L’ossessiva ricerca di stravaganze non giova alla Chiesa – di Andrea Moretti

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Il Magistero, la Tradizione, hanno sempre avuto parole chiare e nette, che pacificavano l’anima dei fedeli. Ora sembra che ci sia una gara a chi le spara più stravaganti o grosse. A che scopo? Le strane proposte del Vescovo di Coira e l’ultima affermazione del Papa.

di Andrea Moretti

 .

HuonderQuesta l’abbiamo letta oggi su La Stampa, a firma di Marco Tosatti:

“Qualche giorno fa il vescovo di Coira, Vitus Huonder, ha proposto su Internet che le persone che non vivono in conformità con ciò che dice il Vangelo possano mettersi in fila con gli altri fedeli, al momento dell’Eucarestia, a braccia incrociate; e ricevere una benedizione, invece dell’ostia: una comunione spirituale. Fra di essi – ma non solo – i divorziati risposati, le persone omosessuali che vivono in coppia, e chi ricorre di norma alla contraccezione”.

Guardiamo anche la stampa svizzera, e troviamo la stessa cosa: “… (la) proposta fatta dal vescovo di Coira a divorziati, concubini e omosessuali. Vitus Huonder, come altri prelati, chiede a queste persone di accostarsi all’altare con le braccia conserte per ricevere, al posto dell’ostia, la comunione spirituale (una benedizione del prete)”. Peraltro in questo stesso articolo (sul sito RSI.Ch) apprendiamo che questa “benedizione” sarebbe già una consuetudine in alcune chiese di Milano.

Penso che sia lecito almeno chiedersi il perché di una simile stravagante idea.

La benedizione non viene impartita a tutti i fedeli alla fine della Santa Messa?

Per quale motivo i “divorziati risposati, le persone omosessuali che vivono in coppia, ecc. “ devono porsi in fila a braccia giunte? Per dichiarare pubblicamente la loro condizione? E se preferiscono tenersela per sé?

Sono forse, per qualche oscuro motivo, meritevoli o bisognosi di una benedizione supplementare?

E i fedeli che vivono secondo le regole, ma non si accostano all’Eucaristia perché non se ne considerano degni e devono confessarsi, che devono fare? E perché non fare una benedizione anche per loro?

Insomma, l’unica certezza che vien fuori da questa strana iniziativa è che si tratta di una strana iniziativa. E ritorno a chiederne il perché. Mi sfugge, ma non mi sfugge che queste stravaganze non aiutano la Chiesa, non aiutano i fedeli, che dai Pastori si aspettano di essere guidati con parole chiare e inequivocabili.  Queste stravaganze aiutano solo la confusione.

Chi vive in condizioni irregolari sa, da sempre, che non si può accostare ai Sacramenti. Ha fatto una scelta, ne sopporti anche le conseguenze. Di certo, non lo si aiuta inventando paraliturgie.

Un altro sassolino da levare dalla scarpa. Leggiamo oggi sull’ANSA: “Il Papa è un uomo, un uomo qualunque, e ha le sue sofferenze”. Parole di Papa Francesco nell’incontro con i rifugiati alla parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù.

Santità, consenta all’ultimo dei peccatori di rivolgerLe la parola: Santità, non dubito che anche il Papa abbia le sue sofferenze. Ma l’ultima cosa che vorrei sentire è che il Papa è “un uomo qualunque”. No, Santità. I fedeli hanno bisogno del Vicario di Cristo, che non può autodefinirsi un “uomo qualunque”. Egli riveste la Somma Autorità sulla terra. L’unica Autorità pienamente legittima. Non può, per noi, per Lui stesso, per la Chiesa, essere un “uomo qualunque”.

Di certo questa frase è stata detta con l’intento di essere “più vicino”. Ma la vera vicinanza si può avere solo se ognuno vive il suo ruolo.

Stravaganze, novità, modi e parole popolari. Ma anche tanta confusione. E a chi giova?

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12 commenti su “L’ossessiva ricerca di stravaganze non giova alla Chiesa – di Andrea Moretti”

  1. Giorgio Rapanelli

    Pienamente d’accordo con l’articolista. Abbiamo avuto un papa come il Borgia e la Chiesa ha resististo, pure quando c’è stato il tradimento del Cristo Corpo e Sangue da parte di Lutero. Qui stanno cercando di fare accettare una Chiesa accomodante con i desideri individuali. Non si può fare della Chiesa una strada larga come un’autostrada, quando la strada verso la perfezione divina è stretta e in salita. Qui, un vescovo si sveglia alla mattina ed esprime ciò che gli è stato suggerito da qualcuno di notte, mentre si trova sul piano astrale. Non credo in satana. Ma, per come vanno le cose, comincio a pensare che esiste una mente diabolica che ispira tutte queste opinioni personali. E temo che, alla fine, Papa Bergoglio spacchi in due la Chiesa tra relativisti e tradizionalisti. Vi chiedo, comunque, perdono poichè sono un novizio della Chiesa Cattolica e posso dire delle sciocchezze.

  2. Cesaremaria Glori

    Un proverbio veneziano recita: “el taccon s’è peszo del buso”. Si adatta alla perfezione a questa stravagante ed erronea, se non addirittura eretica, iniziativa. Eretica lo è perché la benedizione silenziosa equivale ad una tacita ammissione di un diritto ad essere inviati in pace, un diritto assai simile alla assoluzione. Un sacerdote, infatti, quando benedice augura la pace interiore, la pace di Cristo. Ma Cristo, se tornasse sulla terra e fosse presente ad un fatto del genere, prenderebbe la frusta e la farebbe funzionare a dovere. Benedire significa, secondo il significato semantico, augurare che Dio li accolga nella pace e nella bontà Sua. Ma quale bene si può augurare a peccatori confessi che si accostano all’altare soltanto per farsi legittimare per quel che sono? Qui ci troviamo di fronte ad una palese ignoranza teologale. Dovere del prete è far riconoscere al peccatore il suo peccato e invitarlo a cambiare, con la opportuna carità che l’esperienza pastorale suggerisce, e a chiedere sinceramente il perdono di Dio. Con la benedizione tutto ciò, mi si perdoni il termine, va a farsi benedire. Nella fattispecie l’errore più grossolano non è quello dei peccatori in coda in attesa del premio di consolazione, ma quello del ministro di Cristo che ne legittima implicitamente il comportamento. Speriamo che Roma parli e che raddrizzi quel che è tremendamente storto.

  3. E a chi giova?Questa è la domanda che sempre più spesso mi pongo di fronte a tanti gesti,parole,atteggiamenti,silenzi,da parte di uomini di Chiesa.Molti dicono:”Che male c’è?”,ma perché non fanno lo sforzo di chiedersi piuttosto:”Che bene deriva da ciò che dico o compio o peggio,faccio finta di non vedere?”.La confusione è tanta e davvero è necessaria una parola chiara,limpida senza possibilità di fraintendimento.Poi,veramente,lo dico dal profondo del cuore,se c’è una cosa che mi procura una grande sofferenza è quella di vedere certi sacerdoti o vescovi che mettono in ridicolo la Chiesa e le tolgono credibilità.

  4. Non giova, non giova a nessuno perché rimanendo orfani di quella figura che “investe la somma autorità sulla terra”, quelli che ne hanno bisogno perché disordinati non riescono a individuare la strada giusta per la salvezza dell’anima loro e quelli che, pur nella fragilità della condizione umana, il disordine cercano di evitarlo, si smarriscono nelle perplessità che li intristisce e li addolora.

  5. Carla D'Agostino Ungaretti

    E’ evidente che nel mondo c’è una tendenza (sempre più difficile da contrastare) a voler realizzare i propri desideri (in altri temini, a fare i propri comodi) in tutti i settori della vita umana, da quelli materiali – e lo vediamo dai prodotti tecnologici che ci rendono la vita più facile, però solo sotto alcuni aspetti – a quelli spirituali. Insomma, anche per quanto riguarda “le cose di lassù” vorremmo che il Padre Eterno ci accontentasse sempre e questo, a mio giudizio, rivela un profondo regresso umano e spirituale. Anche i cattolici finiscono per comportarsi come i bambini capricciosi che mangiano la pappa solo se la mamma racconta loro la favola o se mette loro in bocca il cucchiaio dicendo che così l’aeroplano entra nell’hangar. Questo capitò anche a me quando mio figlio era piccolo, perciò non mi sento migliore di nessuno. Ma la Chiesa, anche se è Madre, non deve assecondare i capricci dei suoi figli più riottosi: essa deve sgridare, strigliare e, all’occorrenza, anche punire. Questo non significa abdicare alla “tenerezza”, alla misericordia, ma tenere la fiaccola della Verità in posizione elevata perché tutti possano essere illuminati. Invece sembra che quella fiaccola venga messa sotto il moggio perché ognuno possa fare quello che gli pare, anche ricevere la S. Comunione senza esserne degno. Ma allora ci vorrebbe qualcuno che gli rammentasse le parole di S. Paolo: chi si accosta all’Eucaristia senza esserne degno mangia e beve la propria condanna.

  6. Questo Papa mi fa venire in mente Papa Giovanni Paolo I.
    Tra i due trovo molte analogie: lo stesso modo di intendere la figura del Papa come uomo fra gli uomini, pur con compiti e responsabilita’ diverse.
    Devo dire che interpretano anche il nostro tempo che oramai ha scardinato ogni simbolo e segno di autorita’ o autorevolezza, e la Chiesa che vive questo tempo ne e’ pure interprete.
    Lasciamo che lo Spirito Santo si esprima attraverso queste figure e non polemizziamo ogni volta che si esprimono come persone magari non proprio dall’alto della Cattedra di San Pietro.

  7. Ma dove sta andando la Chiesa, una santa, cattolica ed apostolica? la confusione aumenta ogni giorno, e i ruoli stanno scomparendo; non però l’intolleranza, l’arroganza e le persecuzioni contro i “buoni”, ma veramente “buoni” (vedi Padre Stefano Manelli)- Gente, è ora di alzare la voce contro questa deriva : sta ai laici, se nessun religioso prende il coraggio a due mani (vedi cardinale Burke, Piacenza). E non aspettiamoci di sentire qualche parola da parte di certi giornalisti cattolici, impegnati solo a salire sugli specchi per difendere l’indifendibile (e forse la loro “carega”?). del resto, la Madonna lo ha deto più volte, nelle sue recenti apparizioni, che stavolta la Chiesa la salveranno i laici (a Schio al veggente Renato Baron ed in altre apparizioni recenti).

  8. Da San Giovanni Bosco, MB III,p.13: “Se non potete comunicarvi sacramentalmente, fate almeno la comunione spirituale, che consiste in un ardente desiderio di ricevere Gesù nel vostro cuore”
    «Questa comunione spirituale – insegna Sant’ Alfonso Maria de’ Liguori – si può praticare più volte al giorno, quando si fa l’orazione, quando si fa la visita al SS. Sacramento.
    «La Comunione spirituale – scrive il card. Elia Dalla Costa (1872-1961), arcivescovo di Firenze – non ci fa ricevere realmente Gesù, ma ci dà un aumento di grazia, una forza nuova per preservarci dal peccato e per avere una più intima unione con Gesù Cristo.

    “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”. (Marco 2,17)

    Credo che la domanda che ognuno di noi deve farsi sia una sola: “Io sono degno di accostarmi all’Eucaristia?”.
    Bè, di sicuro riceve la Comunione Spirituale – al posto di quella Sacramentale – ha l’umiltà di riconoscere di non esserne degno.

    Dio vi benedica!

    1. La Comunione Spirituale a cui si riferiva san Giovanni, era riferita a coloro che non potevano andare a Messa, non ai peccatori che inistono nel loro peccato e che chiedono benedizioni nella Chiesa nonostante tutto!!!

  9. Gualtiero Comini

    Mi viene spontaneo dire : meno male che Papa Francesco c’è. Ed è stato , secondo quanto la Tradizione ci ha sempre insegnato, eletto dal Conclave su ispirazione dello Spirito Santo. O c’è Qualcuno più in alto che possa porre rimedio a questa situazione? In quanto ai cattolici ce ne sono di bravi e di meno bravi. Non abbiamo bisogno di alcuno che ci dia la patente di buon cristiano. Fortunatamente ci giudicherà il Padre Eterno. In quanto ai laici ho da sempre rivendicato il ruolo dei laici all’interno della Chiesa non sempre adeguatamente tenuto in considerazione. Ho comunque sempre operato all’interno del Corpo ecclesiale. Ma credo che la salvezza della Chiesa non dipenda nè dai laici nè dai presbiteri bensì dallo Spirito Santo. Così ebbe a dire il futuro Santo Papa Giovanni XXIII quando non sapeva prendere sonno preoccupandosi delle sorti della Chiesa. Cosa che gli riuscì quando lo Spirito Santo gli fece capire che le sorti della Chiesa le aveva in mano Lui e non il Papa. .

  10. Concordo con l’articolo e con molti dei commenti.
    Il vescovo: preso anche lui, come altri suoi confratelli, da questa strana aria che circola nel mondo. Pazzia mi pare la parola più corretta.
    Per quanto riguarda il S.Padre, è tipico del suo carattere e del suo volersi fare prossimo a tutti.

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