LUCIO DALLA E IL PROBLEMA DELL’OMOSESSUALITA’ – di P. Giovanni Cavalcoli, OP

di P. Giovanni Cavalcoli, OP

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Il funerale di Lucio Dalla ha dato occasione ai mass-media di riproporre in modo acceso la questione morale dell’omosessualità ed abbiamo potuto assistere ad un rinnovato scontro tra esponenti della Chiesa e rappresentanti dell’impostazione laicistica.

In questo scontro sono riapparse le due ben note posizioni nei confronti di questa grave questione: i cattolici, ma non solo loro, bensì coloro che posseggono un’autorevole competenza, anche se non-cattolici, nella guida della condotta umana, educatori, genitori, insegnanti, giuristi, politici, psicologi, sostengono che l’omosessualità in se stessa è un disordine o difetto della condotta sessuale, ed è pertanto in se stessa illecita, e tuttavia precisano che nella guida concreta delle persone omosessuali occorre praticare una certa tolleranza.

I laicisti, invece, dal canto loro, specie se di impostazione atea o materialista, ritengono, come sappiamo, che l’omosessualità sia legittima e dignitosa espressione della persona, la quale avrebbe facoltà e diritto di determinare la propria condotta sessuale in base ad una scelta soggettiva, indipendentemente dall’accoglienza di princìpi deontologici che dovrebbero precedere e regolare la detta scelta, fondati su di una natura umana ed una legge naturale oggettive ed universali, create da Dio, alle quali non si riconosce alcun potere vincolante in coscienza, essendo questa, nella visuale di costoro, il principio primo, originario ed assoluto della verità e della bontà morali, e quindi del diritto e del dovere, indipendentemente da qualunque norma assoluta o trascendente l’individuo, di carattere antropologico, religioso o teologico.

Lucio Dalla, come è emerso chiaramente dalle dichiarazioni autorevoli di chi lo ha conosciuto, cosa che del resto già si sapeva, era un cattolico e come tale non sbandierava la sua tendenza omosessuale quasi facendosene un vanto alla maniera dei laicisti atei o agnostici, predicatori del cosiddetto “orgoglio omosessuale”. Per questo egli si era rifiutato di associarsi a costoro ed era molto riservato nel parlare della sua condizione sessuale.

Queste cose ho potuto approfondirle parlando direttamente col suo confessore, mio compagno di tavola nel refettorio del Convento bolognese di S.Domenico, mio ex-insegnante di Sacra Scrittura, il Padre Domenicano mio amico di lunga data, Bernardo Luigi Boschi, illustre biblista dell’Antico Testamento, docente presso la Facoltà Teologica di Bologna e quella Domenicana di Roma (l’“Angelicum”).

Qui desidero solo ricordare ciò che l’eminente Confratello ha già dichiarato ai mass-media dopo la sua centratissima omelia al rito funebre per Dalla, applaudito da una immensa folla commossa, rito nel corso del quale Padre Bernardo ha dato prova particolarmente felice della sua sapienza evangelica e consumata conoscenza della Scrittura, oltre che del suo cuore paterno e fraterno di sacerdote.

Padre Bernardo, con riferimento a Dalla ed anche per spiegare la sua linea pastorale nei confronti del cantante defunto, ha opportunamente ricordato la condotta misericordiosa, perdonante e tollerante di Nostro Signore Gesù Cristo a favore dei peccatori pentiti, parole che hanno avuto un riscontro comprensibilmente più generico, ma prudente ed opportuno anche nelle dichiarazioni di Mons.Giovanni Silvagni, Vicario dell’Arcivescovo Card.Caffarra.

La lamentela quindi e la protesta dei laicisti per il fatto che nel corso della cerimonia funebre in S.Petronio non si sia fatta menzione esplicita alla condizione sessuale di Dalla, ma, in riferimento al suo compagno, si siano usati termini discreti ed adatti alla circostanza, non significa alcuna ipocrisia né mancanza di sincerità, ma è stato autentico rispetto per le convinzioni stesse del Defunto, nonché testimonianza della permanente disapprovazione da parte della Chiesa, in linea di principio, del peccato di omosessualità, peccato che nel peccatore pentito può e deve essere perdonato, ma che non potrà mai essere trasformato in comportamento in se stesso lecito e in un vero e proprio diritto della persona, sia nella legislazione canonica come in quella civile.

Il grande e toccante evento dunque dei giorni scorsi a Bologna ci dà occasione per ricordare e confermare i princìpi e la pastorale della Chiesa in questo campo delicato e difficile dell’omosessualità e in genere dei peccati nel campo sessuale. In essi la materia può essere anche grave, in quanto toccano il dovuto rispetto alla dignità della vita umana nascente, nata o che può nascere. E quindi in tal senso, se c’è la piena avvertenza e il deliberato consenso, questi atti si configurano come peccati mortali, cancellabili sono per mezzo del sacramento della penitenza.

Tuttavia occorre anche ricordare che i peccati sessuali, come in genere tutti i peccati passionali (i cosiddetti “peccati carnali”), a causa di precedenti tendenze innate o acquisite, soprattutto se forti o addirittura patologiche, come già osserva S.Tommaso, non sono tanto peccati di malizia, nei quali soli a causa della cattiva volontà emerge chiaramente la gravità della colpa, ma sono peccati di fragilità, anche se ovviamente, nello stato di veglia o nel soggetto psichicamente normale, la colpa non scompare del tutto.

Tuttavia in questo tipo di peccati la volontà non è del tutto libera e quindi responsabile, appunto perché non agisce in modo autonomo, ma sotto la pressione di un impulso o una passione o un’inclinazione che a volte è quasi irresistibile.

Più gravi invece, come ancora osserva S.Tommaso, sono i peccati “spirituali”, ossia quelli compiuti a mente lucida, piena consapevolezza, premeditata deliberazione e freddo calcolo, come per esempio l’empietà o la ribellione a Dio nella superbia, l’ipocrisia ovvero la finta santità, la bestemmia e il sacrilegio come offese a Dio, la falsificazione della Parola di Dio, l’eresia, che comporta la disobbedienza al Magistero della Chiesa, l’apostasia che comporta la perdita della fede, il peccato contro la carità che può comportare o lo scisma o l’odio coltivato, prolungato ed ostinato o la volontà di vendetta, l’ingiustizia che si esprime nell’oppressione calcolata e sistematica del prossimo, la sete di potere che comporta una l’astuzia e una violenza ordinate a dominare sugli altri.

E tuttavia anche qui, se il soggetto è pentito, interviene la misericordia di Dio. Ma qui il pentimento è più raro a causa della natura stessa di questi peccati, che possono essere assimilati alla malizia del demonio, per la fredda determinazione della volontà, la loro arroganza e spavalda opposizione alla verità, la loro lucida crudeltà e l’ostinazione irremovibile con la quale vengono commessi.

Infatti, per pentirsi occorre essere umili. Ora invece questi peccati si fondano sulla superbia. Viceversa, chi pecca nella carne, non si sente pienamente responsabile di quello che ha fatto perché ha prevalso in lui la passione, per cui egli è più nelle condizioni di esercitare l’umiltà e di pentirsi. Per questo anche da un punto di vista storico possiamo notare che, mentre è molto raro che le persone superbe si pentano, non è difficile constatare conversioni e pentimenti in chi si è lasciato sedurre da passioni o debolezze. Per questo Cristo, rivolgendosi ai farisei, ai sommi sacerdoti e ai dottori della legge, induriti nella loro presunzione, esce in quella famosa frase: “I pubblicani e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli”.


Bologna, 7 marzo 2012

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