LUIGI COPERTINO PROPONE UNA LETTURA INUSUALE DEL RISORGIMENTO – di Piero Vassallo

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La storiografia liberata dalle ipoteche della destra

 

di Piero Vassallo

 

Appesantita dallo storicismo dei neo-hegeliani e dal falso tradizionalismo di Evola, la cultura di destra era diventata refrattaria alla teologia della storia. Il tentativo, avviato nell’ormai lontano 1977, da Francisco Elias de Tejada e da Silvio Vitale di mostrare l’intenzione della divina Provvidenza nell’unità d’Italia, quantunque attuata da massoni e da liberali nel segno del laicismo, fu trascinato nel gorgo delle contraddizioni parallele, le tesi dei patriottardi e quelle dei codini, che garantivano l’equilibrio degli opposti pensieri nello sgangherato partito di Giorgio Almirante.

Fortunatamente, l’estenuazione della destra nell’alcova di Luciano Gaucci ha spezzato le catene mentali e de-mentali, che frenavano e dissuadevano gli studiosi d’area intesi ad esaminare la storia italiana alla luce della teologia cattolica.

Il provvidenziale naufragio della destra trascina al fondo i resti paralizzanti dello statuto pirandelliano vigente nell’area almirantiana-finiana (area finalmente occupata dal radical chic) e offre nuove e interessanti opportunità agli studiosi della storia italiana.

Non più condizionati dai paralizzanti equilibri dalle scolastiche missine, gli studiosi di ultima e penultima generazione, ad esempio Anna Pellicciari, Alberto Rosselli, Giuseppe Brienza, Tommaso Romano, Francesco Agnoli, Chiara Crisci, Davide Sabatini, Marco Invernizzi, Massimo Viglione, ecc. sciolgono il nodo stretto intorno al risorgimento e alla storia italiana del xx secolo dalla mente bifida o trifida della defunta destra.

copertinoFra gli studiosi in uscita dalla cattività nel carrozzone della destra, si distingue Luigi Copertino, lombardo imprestato all’Abruzzo, dove sta dimostrando il possesso di ingenti qualità intellettuali.

Dopo essersi felicemente sottratto alle suggestioni lanciate dagli interpreti codini intorno alle insorgenze antifrancesi e al c. d. banditismo anti-sabaudo, Copertino, uno fra i più acuti e imparziali studiosi della tradizione italiana, legge la storia risorgimentale nell’intento “di contribuire al recupero da parte del mondo culturale cattolico della capacità di leggere gli avvenimenti della storia da una prospettiva teologica e cristocentrica(cfr. Risorgimento?“, Effedieffe edizioni, 2011, pag. 150).

Secondo Copertino, la nuova chiave di lettura del risorgimento è la separazione dello spirito degli insorgenti antifrancesi, i fautori pre-liberali dell’unità italiana, dall’ideologia reazionaria: “Nelle insorgenze le motivazioni religiose, radicate, a fronte della politica scristianizzatrice degli invasori, più tra i ceti popolari, sia urbani sia rurali, che non tra quelli aristocraticoborghesi, si univano a quelle sociali che non coincidevano affatto con la difesa sic et simpliciter dellassetto feudale, ma con la difesa delle terre demaniali comuni e dei diritti comunitari sulle terre, signorili ed ecclesiastiche, contro le privatizzazioni terriere e la distruzione dei vincoli solidaristici che, nellAncien Régime, ponevano un freno allindividualismo di mercato“.

La critica del risorgimento, pertanto, si affranca dalle ipoteche reazionarie per assume l’inedito aspetto della rivolta contro l’ideologia oligarchica, fomite di un laicismo odioso [Anna Pellicciari sostiene al proposito che, prima di ottenere lunità politica i liberali hanno sgraziatamente perduto lunità religiosa] e instauratore di un’economia fondata sullo sfruttamento selvaggio dei lavoratori.

L’originale approccio alla storia italiana consente a Copertino l’apprezzamento delle tesi di Rosmini sulla necessità di distinguere, da un lato, Chiesa e società civile, dall’altro “le innovazioni che distruggono e quelle che arricchiscono i valori tradizionali“.

Copertino sembra condividere la tesi di Giulio Andreotti, secondo cui Pio IX non intendeva conservare i possedimenti della Santa Sede ma difendere il diritto all’esistenza dell’autonomia politica necessaria alla libertà del magistero. Autonomia che gli ideologi piemontesi liquidavano nella disgraziata formula “libera chiesa in libero stato, un capestro con il quale i massoni, che avevano plagiato i Savoia, intendevano soffocare la libertà cattolica.

Di qui i puntuali giudizi sui promotori sabaudi del risorgimento, sull’incauto e precipitoso Carlo Alberto – che probabilmente voleva solo avviare un processo di necessarie riforme del regno sabaudo, si affidò ai liberalmassoni locali” – e su Vittorio Emanuele II, “troppo intellettualmente zotico per comprendere qualcosa che andasse oltre la propria immeritata vanagloria“.

La mala unità non ebbe dunque origine dalle colpevoli debolezze dei Savoia ma dai tradizionali avversari della Chiesa cattolica. Copertino rammenta che “Augusto Del Noce giustamente interpretava il Risorgimento come una pagina dellimperialismo inglese. Nel XIX secolo si oppose il mito massonico della Terza Roma alla Roma cristiana, alienando in tal modo al processo di unificazione statuale il solo vero fondamento di una non contraddittoria unità politica“.

La religione degli italiani fu sostituita dal binomio mazziniano Dio-Popolo, copia “dellumbratile e cupa visione del romanticismo germanicoche rende molto bene la stretta connessione delle idee mazziniane con il sottofondo teosofico“.

Il giudizio di Copertino non è indirizzato al getto dell’unità italiana insieme con l’acqua sporca del liberalismo, ma a suscitare la speranza in una rinascita popolare, finalizzata alla liberazione dai poteri economici promossi dalla ostilità nei confronti della tradizione cattolica, di cui l’Italia è stata ed è presidio.

Non per caso il tentativo di soffocare l’economia italiana per abbattere l’ultima ridotta cattolica, oggi è messo in atto dall’Unione massonica d’Europa, erede dei furori antipapali un tempo nutriti dall’impero britannico. [Impero che non ha mai dimenticato la dura condanna del delinquenziale commercio dell’oppio pronunciata da Gregorio XVI e dal Beato Pio IX].

L’odierna scena italiana, affollata dai rottami dello stalinismo, dai pii grembiuli e dai crepuscolari alunni di Dossetti e Alberigo, dimostra che perversa non fu l’intenzione unitaria ma l’infiltrazione della decadente ideologia liberale nella cabina di comando.

 

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