L’uomo è un animale che produce dogmi – di Fabio Trevisan

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Citazioni a (s)proposito di Chesterton

di Fabio Trevisan

fonte: Corsia dei Servi

 

chesterton__1_Sarò sempre grato all’amico giornalista e scrittore Alessandro Gnocchi per avermi dato l’opportunità di parlare a Radio Maria del grande poeta e letterato londinese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936). Insieme avevamo meditato una serie di trasmissioni radiofoniche di approfondimento del suo pensiero alla luce dei suoi scritti, anche per distinguere e precisare le improvvisate ed imprecise citazioni che continuavano e continuano a susseguirsi persino in tanti ambienti cattolici, che di Chesterton conoscono assai poco, nonostante l’utilizzo improprio e fuori luogo che sovente fanno. Purtroppo la triste “epurazione”di Gnocchi e Palmaro voluta da Padre Livio non ha permesso di continuare la disamina attenta che, alla luce delle fonti, si voleva portare avanti per porre nell’esatta comprensione la portata del pensiero del gigantesco scrittore di Beaconsfield.

Una delle manipolazioni più scorrette è stata pubblicata recentemente (05/12/13) da “Tempi” a seguito di un’omelia di Papa Francesco, che a sua volta citava erroneamente (senza tuttavia esplicitamente nominarlo) Chesterton: “Uno scrittore inglese, una volta, parlando delle eresie diceva che un’eresia è una verità che è diventata pazza”. Nella mia vecchia e fedele traduzione a cura di Raffaello Ferruzzi del 1947 dell’ Ortodossia (1908) di G.K.Chesterton si legge nel III Capitolo Il suicidio del pensiero: “Quando un sistema religioso è sconvolto, come il cristianesimo all’epoca della Riforma, non si scatenano soltanto i vizi. I vizi, rilasciati, dilagano e danneggiano. Ma anche le virtù, lasciate in balìa di se stesse, si diffondono più selvaggiamente e fanno anche più terribili danni. Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane che sembrano come folli: sono divenuti folli perché sono scisse una dall’altra e vagano senza meta. Così alcuni scienziati coltivano la verità, ed è una verità senza pietà; così alcuni umanitari coltivano la pietà, e la loro pietà è spesso nemica della verità”.

Chesterton parla quindi di virtù cristiane impazzite e fa l’esempio della “verità” e della “carità” che vanno tenute insieme in una visione organica.

Sempre in Ortodossia al Capitolo II Il maniaco si legge: “Gli uomini che credono veramente in se stessi sono tutti nei manicomi … la completa fiducia in sé non è solamente un peccato: è una debolezza”. Il bersaglio polemico in Chesterton non è mai la ragione ma il razionalismo, come si legge più avanti: “Il pazzo non è già l’uomo che ha perso la ragione, ma l’uomo che ha perduto tutto fuor che la ragione”. La pazzia di cui parla Chesterton sta, con le sue stesse parole (Capitolo II Il maniaco), nella ragione adoperata superficialmente, nel raziocinio a vuoto. Quando l’assolutezza logica del razionalismo si coniuga con la limitatezza spirituale si ha la pazzia. Nel capitolo III Il suicidio del pensiero Chesterton ribadisce: “Un uomo ha diritto di dubitare di se stesso, non della verità. Oggigiorno ognuno crede esattamente in quella parte dell’uomo in cui dovrebbe non credere: se stesso, e dubita esattamente in quella parte in cui non dovrebbe dubitare: la ragione divina”.

L’importanza dell’ortodossia è attestata dal saggio Eretici del 1905, in cui all’inizio e alla fine del saggio la corretta dottrina è condensata nei rispettivi capitoli: “Osservazioni preliminari sull’importanza dell’ortodossia” e “Osservazioni conclusive sull’importanza dell’ortodossia”. In quelle osservazioni conclusive Chesterton affermava: “Il vizio nel concetto moderno di progresso intellettuale è quello di alludere sempre a qualcosa collegato con vincoli infranti, confini cancellati, dogmi scartati. Se esiste una cosa come la crescita intellettuale, questa deve indicare una crescita verso convinzioni sempre più definite, verso dogmi sempre più numerosi”. Chesterton non faceva che reiterare l’appello alla ragione ed alla necessità dei dogmi: “Se dunque, ripeto, deve esserci un progresso intellettuale, deve trattarsi di un progresso intellettuale nella costruzione di una precisa filosofia della vita”.

Egli non si scagliò mai né contro la ragione né contro il dogma, anzi. Per lui l’uomo poteva essere definito come un animale che produce dogmi (Eretici- Osservazioni conclusive sull’importanza dell’ortodossia).

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2 commenti su “L’uomo è un animale che produce dogmi – di Fabio Trevisan”

  1. Leggere Chesterton e rimanere come si era prima è facile, e vediamo che prendere frasi staccate dalle sue opere per sostenere le proprie idee è diffuso. Caro Fabio, fai bene ad operare questo lavoro di verifica e puntualizzazione.

  2. Stefano Galati

    Ciao Fabio, io concordo nell’affermazione di Chesterton in cui dice che l’uomo non deve dubitare della ragione di vita,ma come faccio, IO, a non dubitare per che cosa sono fatto??

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