L’uomo incontra l’orso cattivo, ma fugge se stesso

Gli orsi della foresta non sono gli orsi del circo e non sono gli orsacchiotti rosa nella testolina del benpensante medio. Tuttavia, oportet ut scandala eveniant, pertanto, interveniamo su una vicenda dolorosa che ha riaperto il dibattito sulla difficile convivenza tra i plantigradi e l’uomo in un territorio fortemente antropizzato come quello italiano.

Ovvero sul dramma dell’incontro uomo/orso, perché in generale non interessa a nessuno degli orsi, se non per appagare le proprie voglie ecologiste a casa altrui. Sono gli agiati abitanti delle città a volere il reintegro delle belve nei boschi di provincia, in caso qualcuno se lo fosse mai domandato, i montanari campavano benissimo senza lupi e orsi a sbranare greggi e vitelli.

Dunque, a che pro riempire i giornali di una non-notizia che riguarda solo i famigliari della vittima? Forse, perché non si è capaci di andare in giro a raccogliere notizie (leggi novità) vere o perché non si ha lo spessore intellettuale sufficiente all’approfondimento critico di quanto già pubblicato da altri?

Qui il dramma in questione rivela due facce ben distinte: primo, non è chiaro se il povero runner sia stato ucciso dalla cosiddetta orsa “Jj4”, oppure se il suo cadavere sia stato aggredito a seguito del solito malore improvviso serpeggiante fra gli sportivi.

Secondo, delle due l’una: o si vuole il reintegro in natura delle fiere, accettandone le conseguenze, fra cui che un orso si comporti di orso, un lupo da lupo, oppure si accetta di vivere nell’agio del mondo borghese in cui un impiegato di città deve sentirsi in sereno diritto e in impellente necessità finesettimanale di incomodare ulteriormente la vita scomoda della gente di montagna.

Tertium non datur.

Se si va fieri del reintegro dei selvatici un tempo scomparsi dal nostro territorio (lupi, orsi, leoni) si accettano le conseguenze del caso, però cum grano salis. Intendo con ciò che, se si vuole andare nei boschi insieme agli orsi, è almeno necessario essere istruiti su come ci si debba comportare nel caso si incontri un plantigrade. In nord America è nozionismo di prammatica, in Italia come al solito si vuole fare tutto col bagaglio spirituale dello sprovveduto.

Ciò al netto del fatto che, di norma, l’orso non aggredisce l’uomo. Fatto noto a tutti, tranne ai detective. Con ogni probabilità si butteranno soldi in indagini di DNA ursino, si faranno talk show con gli animalisti e controparte cattoprogressista camuffata ad uopo da suprematismo machista. Sono stati sguinzagliati poderosi apparati d’informazione a caccia dell’intervista a familiari affranti e all’auctoritas radiotelevisiva

Per poi giungere alla trovata finale e risolutiva, tratta dal cilindro immenso del genio politico: “Introduciamo anche qui gli spray anti-orso”..

Il secondo atto del dramma, quello ben più tragico e taciuto al grande pubblico, è questo: non andate a giro nei boschi, non fate escursioni alla salutare aria aperta, non state al sole, perché un’orsa jj-xy potrebbe sbranare voi e i vostri figli.

Questo è il banale, ormai riconoscibile, processo di alienazione dall’habitat naturale umano previsto per noi esseri sacrificabili, il quale procede spedito e multiforme in linea con il programma mondialista, il cui fil rouge è la paura. Abbiate paura e state in casa. Il neocapitalismo mondialista, declinato nei variopinti governicchi locali, estrae valore direttamente dai corpi: animali, umani o sintetici (vedi l’ultima trovata della carne sintetica). Il problema è gigantesco e la massa di semicolti verbalmente violenti non vuole ammetterlo perché è intollerabile, ma soprattutto perché è semplicemente collusa.

Tuttavia, il gioco è stato svelato, il velo di menzogna squarciato per sempre, perciò, se lo fa l’ottuso bifolco sottoscritto, una persona di intelletto nella media e con una moderata volontà di sopravvivere può, a questo punto, sorridere di queste trovate da circo, ribellandosi all’illusionismo orwelliano.

I secoli bui sono i nostri. Il buio si vede meglio a partire dai Lumi e dai loro ingannevoli giochi di prestigio linguistico e di scientismo funzionale. Oggi ne siamo finalmente consapevoli.

Come allora, dunque, il gregge farà ancora bèe. Ma noi sorrideremo.

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