MA CHE MUSICA MAESTRO – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

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Il Quartetto Cetra, la colonna sonora del dopoguerra

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“Mezzo secolo di sodalizio artistico, in pratica la vita stessa della canzone italiana del secondo dopoguerra”.

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Ho scelto di iniziare a parlare del Quartetto Cetra attraverso un commento che condensa la carriera artistica di questo formidabile quartetto vocale italiano formatosi già negli anni 40 del secolo scorso. Apostrofati giustamente come “la colonna sonora del dopoguerra”, i Cetra hanno fuso con stile impareggiabile brani orecchiabili e popolari (uno su tutti: “Nella vecchia fattoria” del 1949) ad arrangiamenti raffinati in compagnia di grandi musicisti della musica leggera italiana come l’indimenticabile Gorni Kramer e la sua fisarmonica.

Il celebre Quartetto, reso noto dalle numerose apparizioni televisive fin dal nascere della TV italiana, era composto da artisti che provenivano un po’ da tutta Italia: Felice Chiusano (1922-1990), Giovanni “Tata” Giacobetti (1922-1988), Lucia Mannucci (1920-2012) e Arturo Virgilio Savona (1919-2009). Gli ultimi due, Lucia e Virgilio, oltre che sodali nella musica erano uniti anche in matrimonio. Con grande buon gusto ed umorismo hanno saputo riproporre con garbo e con voci educate un grande repertorio che poteva spaziare dallo swing al successivo rock’n’roll,  come nella rinomata versione di Rock around the clock del 1957. Inizialmente coro solamente maschile e dopo aver cantato nel 1945 il primo boogie-woogie italiano, nel 1947 inseriranno nel celeberrimo Quartetto la prima voce femminile, Lucia Mannucci.

Insieme hanno cantato più di mille canzoni, tra cui alcune ancora ora arrangiate per cori polifonici, per bande e per altri generi musicali, come, ad esempio: “Un bacio a mezzanotte”, “Vecchia America”, “I ricordi della sera”. Hanno partecipato alle rassegne musicali canore più importanti d’Italia, come il Festival di Sanremo nel 1954, il Disco per l’estate nel 1965 (con la canzone: “Se fossi Giulio Verne”). Hanno eseguito doppiaggi canori mirabili della Walt Disney, ricevendo i complimenti dagli stessi registi, interpretando le storie di Dumbo, l’elefantino volante e del Mago di Oz. Alla televisione hanno portato molta allegria con tanta semplicità ed alcuni pezzi delle loro canzoni sono entrati nell’immaginario collettivo: “Il pericolo numero uno: la donna!”.

A quei tempi nessuno si scandalizzava per questa presunta impertinenza nei confronti del genere femminile, così come nessuno osava chiamare in causa i pacifisti ad oltranza se il Quartetto Cetra presentava una commedia musicale in sette puntate sul primo canale RAI dal titolo: “Non cantare, spara”. Ed eravamo nel rivoluzionario 1968! Cantando si impara, con il Quartetto Cetra, a saper vivere e cantare con gusto, apprezzando i più disparati generi musicali, senza mai cadere nella volgarità. Coniugando assieme western all’italiana (le colonne sonore, tanto per intenderci, di Sergio Leone), musical d’oltreoceano, commedia all’italiana (ancora decente) e canzoni popolari e folkloristiche, i Cetra hanno saputo fare un genere di intrattenimento con classe anche se non pretenzioso. La loro immediata simpatia, i loro testi divertenti e le loro scenette  fatte sempre con misura ed equilibrio hanno fatto assaporare la continuità del bel canto italiano in versione leggera e popolare.

Si potrebbe parlare a lungo del loro repertorio ma, con un gioco di parole, potremmo sintetizzare il tutto con l’espressione: “Quartetto… et cetera!”.

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9 commenti su “MA CHE MUSICA MAESTRO – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan”

  1. Stefano Mulliri

    Quanta nostalgia per quell’Italia che non c’è più, così garbata e pudica, sembrano passati mille anni.

    1. Già. Per fortuna sul web possiamo gustarci innumerevoli video del tempo che fu.
      Altro che tv, radio e cinema d’oggidì……

  2. Ho sempre apprezzato il quartetto Cetra: eleganti, composti, ironici quanto basta, soprattutto bravissimi. Espressione di un’epoca scomparsa che mai più ritornerà.
    Così poco fa per curiosità vado su Wikipedia e leggo la biografia di Virgilio Savona. Ma -ancora non posso crederci- ecco cosa trovo:
    “Nel 1972 pubblicò un album di canzoni sue (testo e musica) intitolato È lunga la strada, che rivelava nuovamente un Virgilio Savona assai diverso da quello televisivo….Nel brano Il testamento del parroco Meslier riprende l’incredibile testo – uno dei più violenti e lucidi atti d’accusa contro l’Ancien Régime e la religione cristiana (considerata il puntello della tirannide) – scritto dal prete francese materialista, ateo, protocomunista e rivoluzionario Jean Meslier (1664-1729)……Tra le sue svariate collaborazioni si ricorda l’album Sexus et politica del 1970 con brani scritti per Giorgio Gaber  …scrisse numerose canzoni molto diverse da quelle del suo repertorio, meno famose ma impegnate sul fronte politico e ideale, ad esempio Angela dedicata…

    1. …all’attivista afroamericana comunista Angela Davis, detenuta ingiustamente in quegli anni. La canzone fu scritta da Tata Giacobetti e Virgilio Savona e incisa dal Quartetto Cetra.
      Morì il 27 agosto 2009 presso l’ospedale Fatebenefratelli di Milano,
      A cura del Comune di Milano, il 31 agosto fu allestita nel foyer del Teatro Dal Verme una camera ardente per consentire alla cittadinanza di rendergli l’ultimo saluto. Al termine della cerimonia laica, la salma fu avviata alla cremazione.”
      La stessa cerimonia laica avvenne per sua moglie Lucia Mannucci.
      Incredibile!

      1. Gentile Tonietta, vedo che lei e io abbiamo più o meno avuto la stessa curiosità e fatto analoghe considerazioni (non è la prima volta…). Del resto il commento del nostro Fabio Trevisan rimane (da me) condivisibile dal punto di vista analizzato, ossia quello del vero e proprio “Quartetto” come tutta Italia lo ha conosciuto in mezzo secolo: caso mai può essere sorprendente quella che io considero una contraddizione fra due profili tanto diversi in una stessa persona. Ma il punto, secondo me, è il seguente: cantare in gruppo “La vecchia fattoria” (ad esempio) non ha impedito o vietato a Savona di essere, a quanto pare, almeno in una fase della sua vita, ateo, comunista e rivoluzionario; con ciò non vi è intento offensivo, ma tanto meno c’è una pericolosa confusione fra un eventuale apprezzamento artistico e una (non) stima di posizioni umane evidentemente antipodali e ostili alle mie.

        1. Devo dirle, gentile Alberto, che per me questa scoperta è stata una vera delusione perché in genere io non riesco a concepire nelle persone due aspetti contraddittori. Come ho detto, la bravura e

          1. La grazia del quartetto mi ha sempre colpito, tanto che ora, a tanti anni di distanza ancora li vedo come emblema di un’epoca perduta.
            Ma tant’è.Ricordiamo queste quattro persone per quello che ci ha rallegrato e basta.

  3. Condivido generalmente l’opinione sulla musica del Quartetto Cetra. Da un punto di vista diciamo “culturale” o ideale, però, con una veloce ricerca su internet ho scoperto che il suo membro Virgilio Savona aveva due facce, specie dopo gli anni ’60: a quella rassicurante e popolarmente più godibile che sfoggiava nel Quartetto ne alternava un’altra, che molti si compiacerebbero di definire “impegnata”, meno conosciuta, di simpatie comuniste e fortemente anticristiana. Ciò, sintetizzato, è quanto risulta dalla sua pagina su Wikipedia. Non riesco a separare l’artista dall’uomo, quindi tale incongruenza mi stride un po’.

  4. Maria Teresa Carta

    Al festival di Sanremo, che è nato come festival della canzone italiana, dovremmo riproprorre le edizioni passate. Una bella lezione di storia per i giovani e un aiuto per ritrovare la nostra identità!

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