MA CHE MUSICA MAESTRO – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

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L’orizzonte perduto di Jovanotti

“O Signore dell’universo ascolta questo figlio disperso, che ha perso il filo e non sa dov’è e che non sa neanche più parlare con te”.

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Il mondo cattolico freme sempre, in trepida attesa di una conversione (opera sempre di Dio, a cui l’uomo può e deve partecipare) e queste parole, tratte dalla canzone “Questa è la mia casa” di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, sembrerebbero attestare e rinnovare questo “miracolo”. Peccato che le strofe successive rompano immediatamente l’ingenua e frettolosa aspettativa: “Ho un Cristo che pende sopra il mio cuscino e un Buddha sereno sopra il comodino; conosco a memoria il Cantico delle Creature, grandissimo rispetto per le mille sure del Corano… ho pure un talismano che me l’ha regalato un fratello africano”.

Nello stesso album, “L’albero” del 1997, la canzone omonima equiparava e non distingueva la vita umana dalle altre pur rispettabili esistenze: “La morte che Totò ha definito la livella e che alla fine ci livella tutti uguali, alberi, bestiole, re, profeti, presidenti, calciatori ed animali”. Lanciato alla fine degli anni ’80 da Claudio Cecchetto, il cantautore, nativo di Roma ma originario di Cortona, è passato da rapper (sua la Serenata rap metropolitana) alla world music spesso in versione funky, senza perdere le sue caratteristiche logorroiche nel disperdere in un mare di parole abbozzi di contenuti e banalità sconcertanti. Certamente non si poteva che migliorare dalla prima superficiale “La mia moto” del 1989: “Lei (la mia moto) non è mai gelosa, non è mai preoccupata, per essere sorridente basta una lucidata…sei (ad una ragazza) come la mia moto, sei proprio come lei”. La confusione e la grossolanità di Jovanotti erano confermate da canzoni come “Ciao mamma” del 1990: “Che bello è quando c’è tanta gente e la musica ci fa star bene, è una libidine, è una rivoluzione … ciao mamma, guarda come mi diverto” o dalla famosa “Muoviti, muoviti” del 1991: “Libera l’anima da tutti i limiti che condizionano te ed i tuoi simili, cerca di fare qualcosa che ti diverti, muoviti muoviti”.

L’orizzonte perduto era manifestato nell’emblematico brano “Ho perso la direzione” del 1992: “PDS, PCI comunisti oppure no, chi mi dice rinnovati, chi mi dice però … il partito della destra che paura, ragazzi, sentir parlare del passato … Pannella che mi sembra una persona intelligente”. Anche la celeberrima “Penso positivo” del 1994 celebrava lo spaesamento culturale e spirituale di Jovanotti: “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa, che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, passando da Malcom X attraverso Gandhi e San Patrignano, arriva da un prete in periferia che va avanti, nonostante il Vaticano”. All’insegna del pensiero denominato “positivo” (non oso nemmeno immaginare con quello “negativo” cosa ci avrebbe detto) Jovanotti affermava pure: “Non credo nelle divise né tanto meno negli abiti sacri che più di una volta furono pronti a benedire massacri”. Anche nel pezzo “Non c’è libertà” del 1999, Jovanotti dimostrava di non sapersi molto raccapezzare con la logica e la ragione: “Mi sono svegliato ed ho capito che non c’è libertà … i miei pensieri, le mie parole, i gesti, il mio rapporto con la realtà soltanto meccanicità, niente volontà, il frutto inconsapevole di una catena di eventi precedenti”.

Probabilmente Jovanotti avrebbe dovuto non gettarsi senza formazione in contenuti che non sono propri o che non sono adeguatamente pensati. Nei brani che parlano semplicemente d’amore, con una linea melodica semplice e orecchiabile, dedicati ad esempio alla figlia (“Per te”) o alla moglie (“A te”) si sarebbe dovuto riconoscere e limitare Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti : “Considerando che l’amore non ha prezzo sono disposto a tutto per averne un po’; lo pagherò offrendo tutto l’amore che ho”.

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7 commenti su “MA CHE MUSICA MAESTRO – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan”

  1. Le stesse speranze che i miei amici di CL hanno che Bertinotti si converta. Quando lo stanno ad ascoltare mentre piega la figura di S. Pietro
    all’ideale socialista. Renato Farina spera ancora, mentre fausto intona bandiera rossa dal suo violone e contando i soldi del vitalizio.

  2. Ciò che sconcerta non è il non-pensiero di Jovanotti, ma il fatto che molti della mia generazione (1963!!!!!) abbiano trovato profonde le sue canzoni…..
    Mah! Oltretutto ci sarebbe da dire anche sulle sue doti canore.

  3. Il dramma è che, leggendo la Catechesi odierna del Pontefice, ho avuto l’impressione che potrebbe essere stata scritta proprio da Jovanotti. Che preparino un hit?

  4. Le sue canzonette rispecchiano in maniera evidente il pensiero di un aderente alla massoneria il quale ha partecipato anche ad un summit del gruppo bilerberg.

  5. Luciano Pranzetti

    Spiritualità da bancarella, uno dei tanti furbi che alluma gli sciocchi con temi demenziali spacciati per profondità filosofica per il solo scopo dei vendere. Lo stesso tipo di messaggio – ma questo più laido e sacrilego – di quel preteso musicista, rapper dal nome falso con finale in Z, un corpo che è un poster per quanto è cosparso di tatuaggi, che s’è fatto incidere un Cristo coronato di spine sopra il pube. La stessa spiritualità minestrona di Renzi che va a Messa, si dichiara cattolico e poi pormulga la legge sulle coppie sodomtiche. E molti abboccano. . .

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