MA CHE MUSICA MAESTRO – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

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L’amore asfittico di Gianna Nannini

 

“La fine del mondo un giorno arriverà e un segno profondo forse resterà. Cerco il tuo pianeta tra le stelle, mentre cade giù. La fine del mondo sei già tu…”.

 

Il paradiso cercato da Gianna Nannini, come nel testo della canzone: “La fine del mondo” non ha nulla di soprannaturale ma è identificato con l’amore umano fuggevole e passionale, spesso illusorio e amaro. La constatazione delusa di chi ha confidato nell’umanità ferita dal peccato ed ha cercato un’impossibile redenzione, è attestata nella canzone: “Un Dio che cade”, dove al divino ed agli angeli vengono contrapposte le “verità” umane di un abbraccio protettivo: “Un Dio che cade, stasera aspettavo il miracolo del Dio invisibile… abbracciami, puoi difenderci, se sei il mio angelo non nasconderti”. Anche nel brano emblematico: “Peccato originale” la cantante senese non riesce a dare all’anima il necessario profondo respiro che le spetta: “Voglio l’anima, cercavo l’anima. Tra le lenzuola resta quel furore senza fiato che basta ai nostri corpi…”. Si potrebbe parlare, con Gianna Nannini, di una fede mal riposta , che urla contro un amore umano che diventa asfittico, egoista, come nella famosa canzone Fotoromanza, vincitrice del Festivalbar nel 1984: “Questo amore è una camera a gas!”. La ricerca dell’amore consolatorio struggente ed appassionato ha contraddistinto gran parte del celebre repertorio della cantante toscana, basti pensare al brano Bello e impossibile del 1986: “Ti penso forte e forte ti vorrei” con tutti i caratteri eroici propri di un indomito guerriero: bello e invincibile, bello e irraggiungibile con gli occhi neri e con il tuo gioco micidiale. Anche con la celebre hit: “I maschi” del 1987, Gianna Nannini ha decantato le presunte virtù maschili con vigoria e sproporzionato calore, così come in: “Ti voglio tanto bene”, dove l’amore umano viene reiterato con una serie di: “Io vivrò con te, io ci sarò per te, ti raggiungerò con tutta la mia voce” .  In un altro pezzo, dal titolo significativo: “Il principe azzurro”, Gianna Nannini  non esita ad andare contro il senso comune, rappresentato da un saggio detto popolare: “Chi si accontenta gode”. All’inizio del brano la cantante tuona, nella spasmodica ricerca di un principe amoroso inseguito ma irreale: “Non mi accontento e godo! Sento una voce lontana, sembra una bimba che chiama più forte di un urlo del cielo…”. Il desiderio voluttuoso del principe azzurro è bizzarro ed infantile, come nelle testuali parole del brano: “Principe azzurro baciami e vieni a vivere con me”. Pure nella famosa canzone: “Meravigliosa creatura” del 1995, Gianna Nannini ha cantato l’impossibile desiderio di un amore terreno che sappia soddisfare le esigenze più recondite dell’anima: “Meravigliosa creatura, sei sola al mondo, meravigliosa paura di averti accanto; occhi di sole bruciano in mezzo al cuore, amo la vita meravigliosa”. Con Gianna Nannini tutto diventa illusorio e fallace, come sembrano svelare le parole del brano “Siamo vivi”, dove gli spazi stretti e angusti sono racchiusi dai muri e dove si invoca il desiderio di libertà: “Ho voglia di urlare, fermare la prima persona: Ascolti, signora, lo sa, sono libera…”. Ed è proprio qui dove Gianna Nannini ha rivelato il suo concetto confuso di libertà e di mancanza di responsabilità, quando nel 2010, a 56 anni, ha ostentato la sua gravidanza con affermazioni erronee, come molte delle sue canzoni: “All’improvviso tutti si sono dimenticati della libertà e del diritto che ciascuno di noi ha di fare quello che vuole, quando e con chi vuole”. Alla signora e “madre” Gianna Nannini qualcuno dovrà pur spiegare che libertà non è far ciò che si vuole, ma fare secondo verità. Quella meravigliosa creatura infatti, tanto gridata appassionatamente nelle sue canzoni, senza il Creatore non può sussistere. Senza Creatore la libertà non può essere adeguatamente compresa ma forse tutto questo Gianna Nannini non lo comprende.

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2 commenti su “MA CHE MUSICA MAESTRO – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan”

  1. ed assieme a lei purtroppo in molti scambiano la Libertà con un feticcio senza creatore, con idoli che “Hanno orecchio e non odono, Hanno occhi e non vedono…”. E’ piuttosto invadente pero’ tale impostura: ci viene insegnata ormai quasi dal primo vagito in avanti. Non vorrei sembrare pessimista, ma si configura sempre più come contro i mulini a vento di “cervantesca” memoria questa giusta e sacrosanta battaglia per la Verità ….

    1. No, Ivan: la Verità alla fine vince SEMPRE. Guardi cosa sta succedendo pian piano all’Italia e all’Europa nella sfera politica; un giorno succederà lo stesso in quella religiosa. E chi avrà tenuto duro, avrà la sua rivincita.

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