MA PUO’ UN BAMBINO AVERE GENITORI DELLO STESSO SESSO? – di Carla D’Agostino Ungaretti

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di Carla D’Agostino Ungaretti

 

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Appena pochi anni fa una simile domanda avrebbe suscitato stupore, seguito da ilarità e compatimento, da parte di qualunque benpensante (o normalmente pensante) perché non era neppure lontanamente concepibile che ci si  potesse ritrovare, come genitori, due uomini o due donne. “Ma che dici? Come avrebbero fatto a metterci al mondo?” sarebbe stata l’obiezione più immediata e spontanea. Se la domanda fosse stata rivolta da un bambino, nella sua disarmante ingenuità,  a suo padre o a sua madre, essi gli avrebbero affettuosamente spiegato che è assolutamente impossibile avere due papà o due mamme, perché Dio o la Natura ( a seconda delle convinzioni nutrite dall’adulto)  avevano stabilito che solo dall’incontro amoroso di un uomo e di una donna possono nascere i bambini. E il discorso sarebbe finito lì, senza creare ulteriori dubbi o incertezze nella mente del piccolo innocente, il quale sarebbe arrivato all’età adulta con la stessa convinzione, qualunque poi si fosse rivelato il suo orientamento sessuale.

In pochi anni, invece, la situazione si è capovolta. Le moderne tecniche di fecondazione artificiale, la dilagante teoria del gender, il pensiero debole – che non ammette più l’esistenza di verità inoppugnabili, arrivando persino a negare sfacciatamente l’evidenza, e cioè la differenza anatomica tra l’uomo e la donna – tentano insistentemente, e purtroppo con successo, di inoculare nelle menti più deboli e sprovvedute la legittimità di alcune autentiche aberrazioni umane e antropologiche in nome di valori nobilissimi – sfruttati però per un fine perverso – come l’Amore, l’Uguaglianza, la Libertà, il Rispetto, il Diritto.

Una conseguenza del cambiamento di paradigma che abbiamo sotto gli occhi, è che gli omosessuali finiscono per sentirsi esclusi, discriminati, emarginati, se gli si impedisce di sposarsi tra di loro e di avere figli. E non è una contraddizione, questa, in un mondo che – avendo liberalizzato e trasformato in un passatempo il rapporto sessuale – ha aperto la strada alla contraccezione e al rifiuto procreativo? Chi ha una visione cristiana del mondo non ricollega certo la dignità e il valore di una persona alla sua sessualità e tanto meno alla possibilità di contrarre matrimonio; invece, il clima che stiamo vivendo induce gli omosessuali a sentirsi umiliati se la società non  omologa il loro stile di vita a quello che, fino a poco tempo fa, era considerato “normale”. Perciò ora siamo costretti a trovare una risposta a tre interrogativi che appena 50 anni fa non sarebbero stati neppure immaginabili. Può sfociare nel matrimonio l’unione stabile tra due persone dello stesso sesso? In caso affermativo, queste persone hanno il diritto di avere figli? (E in che modo, poi?) Ancora in caso affermativo, quali sono le prevedibili conseguenze di queste scelte?

Per rispondere a questi interrogativi bisogna prima intendersi bene sul significato delle parole che adoperiamo, perché i tempi confusi nei quali viviamo favoriscono relativisticamente la confusione dei significati. Amore e matrimonio non sono sinonimi e il matrimonio non è stato certo inventato, nella notte dei tempi, per mettere il suggello a qualunque realtà affettiva, e questo non per volontà discriminatoria, ma perché l’umanità si è sempre resa conto che gli stessi rapporti amorosi possono riferirsi a realtà molto diverse. Il termine matrimonio rinvia direttamente al matris munus, ossia al compito della maternità che, a sua volta, discende dall’unione tra un uomo e una donna in vista della procreazione di nuovi esseri umani, il che non avviene nei rapporti omosessuali (ma c’è proprio bisogno di spiegarlo?…)

Ma i gay, che per millenni hanno accettato questa verità senza contestarla, ora si sentono discriminati e offesi nei loro “diritti umani” e premono tramite le loro (ricchissime) organizzazioni affinché in tutto il mondo venga istituito il matrimonio tra omosessuali. Ma perché tutto questo? La prima spiegazione che balza alla mente di una cattolica “bambina” come me – che non è certo una filosofa né una studiosa dei comportamenti sociali – è che, per molti secoli dopo l’avvento del Cristianesimo,  l’omosessualità è stata accettata o tollerata come un fenomeno (negativo) che comunque esisteva e gli omosessuali, presenti in ogni strato della società, hanno vissuto situazioni diverse a seconda della loro condizione sociale. Quelli di alto rango hanno sempre potuto assecondare la loro tendenza senza difficoltà, quelli di umile condizione sono stati spesso dileggiati, irrisi, perseguitati e anche uccisi.

Ora, l’individualismo filosofico che pervade la nostra società ha provocato il mutamento antropologico di cui sto parlando, scatenando la reazione. L’uomo moderno vede solo sè stesso al centro dell’universo e attribuisce significato e valore solo a ciò che sia in grado di dare gratificazione al proprio ego. Allora il matrimonio, da istituto millenario volto giuridicamente a garantire la successione delle generazioni, si è trasformato in una sorta di giocattolo per adulti, che funge da strumento di gratificazione privata degli individui, i quali se ne servono finché farà loro comodo, perché il semplice desiderio è diventato un diritto umano. Lo stesso discorso vale per la paternità e la maternità: avere figli è diventato uno status symbol, un traguardo raggiungibile anche da chi in passato per qualunque motivo ne era escluso, tanto più che i Codici Civili del mondo non obbligano i genitori ad amare i loro figli, ma solo ad allevarli ed educarli.

Mariage pour tous!” ha gridato il Presidente francese Hollande come slogan vincente della sua campagna elettorale. Ma Monsieur le Président – totalmente laicista malgrado (guardate un po’ l’ironia della sorte!…) si fregi del titolo cattolico di Protocanonico Lateranense – avrà mai riflettuto che il legislatore francese, creando nel 1791 il matrimonio civile come mero contratto civilistico, per furia rivoluzionaria e in odium fidei, poneva le premesse per la dissoluzione di questo istituto che, allontanandosi sempre più dal modello cristiano, sembra ora vicino ai limiti estremi? Infatti, l’avvenuta separazione tra attività sessuale e procreazione, la teoria del gender – che cancella l’eterosessualità come requisito fondamentale del matrimonio – la riduzione del matrimonio stesso a mero riconoscimento del legame affettivo che, cessando, legittima il divorzio, stanno svuotando automaticamente questo istituto di ogni significato e valore quali gli erano stati riconosciuti da millenni e lo avviano alla sparizione o, quanto meno, alla sua trasformazione in qualcosa di molto diverso.

Quanto al secondo e al terzo interrogativo, se ammettiamo che due uomini o due donne possano diventare coniugi a pieno titolo, come negare loro la possibilità di diventare anche genitori?  Anche in questo caso l’individualismo la fa da padrone in chiave di autogratificazione e la pretesa di avere figli ad ogni costo è considerata dalla cultura laicista come lotta per i diritti dell’uomo, sotto il cui largo ombrello finiscono oggi per ripararsi tutti i desideri umani ormai divenuti insaziabili e ansiosi di sempre nuove soddisfazioni. “Libito fe’ licita in sua legge”, dice Dante di Semiramide, regina di Babilonia, nel V Canto dell’Inferno.

Infatti oggi si parla molto di concedere ai gay l’adozione di figli, perché la vulgata comune (condivisa anche da molti cattolici “adulti”) sostiene che “è meglio essere allevati e amati da due omosessuali che crescere in orfanotrofio“; ma questa affermazione è tutta da dimostrare perché, come scrive G. Bernheim ,” il padre e la madre indicano al bambino la sua genealogia. Il bambino ha bisogno di una genealogia chiara e coerente per situarsi come individuo. Ciò che da sempre e per sempre costituisce l’umano è una parola in un corpo sessuato e in una genealogia”[1].

Inoltre, quando il figlio adottivo di una coppia omosessuale uscirà di casa potrebbe domandarsi perché lui non abbia avuto un padre e una madre come tutti gli altri. Alcuni sostengono che – se si affronta con naturalezza questa realtà, che in futuro sarà sempre più diffusa – il confronto sarà sempre meno probabile ma, da indagini svolte in paesi europei, come Norvegia, Olanda e Belgio, che ormai da anni hanno istituito il matrimonio omosessuale, è emerso che il numero di questo tipo di unioni, con il passare degli anni, sembra andare sempre diminuendo al pari del matrimonio che io chiamo “autentico[2]. Perciò è lecito supporre che i bambini adottati da coppie omosessuali resteranno sempre una piccola minoranza e, per di più, afflitti da un doppio trauma: sul piano reale, dall’abbandono subìto e, sul piano simbolico, dall’omosessualità dei genitori adottivi che, inequivocabilmente, li rende diversi dalla maggioranza dei loro coetanei. Non spetta al bambino adottato adeguarsi alle scelte di vita affettiva dei genitori, perché è principio largamente acquisito in tutti gli ordinamenti giuridici del mondo che l’istituto dell’adozione esiste per dare una famiglia a un bambino, e non viceversa.

Ma se ci caliamo per un momento nella mentalità di chi vuole un figlio ad ogni costo, omo o eterosessuale che sia,  dobbiamo riconoscere – come fa acutamente notare Tommaso Scandroglio[3] – che per le coppie in questione  è molto più gratificante e conveniente (dato che la scienza oggi lo consente) ricorrere alla fecondazione artificiale eterologa anziché all’adozione. Con la FIVET eterologa il bambino, a differenza di quanto avviene con l’adozione, appartiene geneticamente ad almeno uno dei due partner e, nel caso di coppia femminile, il rapporto è ancora più viscerale perché una delle due donne – il cui ovulo è stato fecondato (a pagamento) dallo spermatozoo di uno sconosciuto – lo porta in grembo per nove mesi essendone inequivocabilmente la madre. Nelle coppie maschili uno dei due “coniugi” sarà, del pari senza dubbio, il padre biologico avendo egli fecondato (a pagamento) una donna disponibile a “dare in affitto” il suo utero.  Ecco quindi scardinata, con l’ausilio del progresso scientifico, l’obiezione di chi vorrebbe impedire il matrimonio ai gay con la motivazione della loro sterilità. Il primo lampante esempio che mi viene in mente è il cantante inglese Elton John e il suo (come chiamarlo?) diciamo “coniuge” David Furnish i quali, “sposi” dal 2005, hanno avuto due figli con la maternità surrogata. In molti paesi, poi, al fine di cementare la solidità di questo tipo di famiglia, è stata concessa al partner estraneo alla procreazione, la possibilità di adottare il figlio del proprio compagno. E così “les jeux sont faits!”

Nel tentativo di assecondare queste assurde pretese, i legislatori fanno i salti mortali per trovare una terminologia giuridica che designi un’inesistente normalità.  Via Padre e Madre! Via Papà e Mamma! Ora si dice Genitore 1 e Genitore 2, ora si parla di omogenitorialità , di omoparentalità, di coparentalità, il che ci fa capire quale trasformazione stia subendo, o meglio si vuole imprimere, nella coscienza comune, alla percezione del matrimonio quale è stata plasmata dalle tre religioni monoteiste. Perciò l’unione omosessuale, anche giuridicamente sancita, avrebbe un significato diverso dal matrimonio così come l’abbiamo conosciuto da sempre; essa pretenderebbe di essere riconosciuta come naturale e legittima dalla società e dall’ordinamento giuridico, ma in realtà l’essenza del matrimonio è sparita.

Perciò, da cattolica “bambina” io mi meraviglio che in un’epoca che si riempie la bocca di diritti umani (e anche non umani, come l’aborto e l’eutanasia) si pensi solo cinicamente ai diritti egoistici degli adulti e ci si dimentichi dell’elementare diritto dei bambini, non solo ad avere un padre e una madre, ma anche a conoscere con esattezza l’identità del genitore biologico. Non si crea così una nuova forma di discriminazione, in un’epoca che aborre le discriminazioni? Sembra che neppure l’UNICEF, l’organizzazione dell’ONU che dovrebbe tutelare i bambini, sia capace di far sentire la sua voce in proposito. Bisogna riconoscere con dolore che se si arriva a definire diritti umani l’aborto e l’eutanasia, che in realtà sono omicidi premeditati, tutte le altre aberrazioni umane seguiranno poi automaticamente da sé. E’ sempre più evidente l’opera del “nemico” nel campo del Padrone!




[1] Cfr. G. Bernheim, “Matrimonio omosessuale: ciò che spesso si dimentica di dire” in Il Regno – documenti, 1/2013, pag. 57.

[2] Cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Same-sex_marriage.

[3] Cfr. La Bussola Quotidiana, 22.5.2013.

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