Maradiaga contro Muller: nella Chiesa è esploso alla fine il conflitto dottrinale – di Paolo Pasqualucci

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di Paolo Pasqualucci

 

mardgHa destato un certo scalpore la recente intervista del cardinale honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, rilasciata al quotidiano tedesco Kölner Stadt-Anzeiger, nella quale egli ha pesantemente attaccato Gerhard Ludwig Müller, al tempo monsignore e oggi  anch’egli cardinale, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e quindi “defensor fidei” ufficiale della Chiesa cattolica.  Lo scalpore è derivato anche dal tono aggressivo, per non dire spavaldo usato dal porporato honduregno.  Egli ha accusato l’eminenza Müller di non aver capito che, con Papa Francesco, “la Chiesa è all’alba di una nuova èra, come cinquant’anni fa, quando Giovanni XXIII aprì le finestre per far entrare aria fresca”[1].   Non l’avrebbe capito in quanto “troppo tedesco”!  Ha detto infatti Maradiaga:  “Lo capisco, è un tedesco, un professore di teologia tedesco.  Nella sua testa c’è solo il vero e il falso.  Però io dico: fratello mio, il mondo non è così, tu dovresti essere un po’ flessibile quando ascolti altre voci.  E quindi non solo ascoltare e dire no”.

Maradiaga dileggia l’ortodossia dottrinale di Müller

mllrDire “no” a che cosa?  Quale sarebbe stata la colpa del cardinale Müller?  Quella, ci ricorda il giornalista, di aver detto fermamente no “al riaccostamento ai sacramenti dei divorziati risposati”.  In effetti in un documento pubblicato il 22 ottobre 2013  su LOsservatore Romano, il Prefetto ha riprovato l’ostilità sempre più aperta di una parte consistente dell’episcopato tedesco contro la bimillenaria dottrina della Chiesa a proposito dei divorziati risposati, ai quali si vorrebbe oggi concedere l’accesso ai Sacramenti. L’atteggiamento di questi vescovi, sottolineo da parte mia, è un caso classico di falsa carità .  Esso rende insicuro il concetto stesso del matrimonio cattolico, intaccando il dogma della fede.  Infatti, già il proporla, questa scandalosa comunione, implica un riconoscimento implicito della legittimità della scelta dei divorziati “risposati”: cattolici che hanno voluto disobbedire ai comandamenti della Chiesa, fondati sul dogma, stabilito da Nostro Signore, della indissolubilità del matrimonio cristiano, l’unico che sia veramente tale poiché santifica i rapporti carnali nel fine superiore (voluto da Dio) della procreazione ed educazione della prole.

Contro questa scandalosa proposta in odor di eresia, il cardinale Müller ha preso posizione con un documento nel quale ha difeso con limpida teologia la dottrina della Chiesa di sempre, negando ogni concessione.  Tra l’altro ha scritto che, con l’invocato lassismo, “si banalizza l’immagine stessa di Dio, secondo la quale Egli non potrebbe far altro che perdonare”.  Troppo facile, allora, diventerebbe rompere il matrimonio, che è invece “una realtà che viene da Dio e non è più nella disponibilità degli uomini”.  “Rompere” il matrimonio, per un cattolico, è peccato.  E bisogna dire, aggiungo io:  peccato mortale, che provoca la dannazione eterna in chi non se ne pente e non lo espia in questa vita nei modi previsti dalla Chiesa.  Invece oggi, cattolici e cattoliche artefici di divorzi si risposano civilmente e pretendono che la Chiesa riconosca come buona la loro scelta, ammettendoli ai Sacramenti!  Ma questo, oltre che offensivo nei confronti di Nostro Signore, non lo sarebbe anche nei confronti di tutti quei cattolici che, con l’aiuto della Grazia, sono rimasti sempre fedeli al loro matrimonio, nonostante le inevitabili difficoltà, i pesi, come si suol dire, che il Demonio riesce sempre a caricarvi?  Dare la comunione ai divorziati risposati rappresenterebbe, inoltre, una violazione patente di un principio elementare di giustizia:  chi ha fatto quello che ha voluto e ha violato la legge morale e religiosa verrebbe trattato allo stesso modo (positivo) di chi ha seguito ed applicato quella legge, spesso a prezzo di duri sacrifici morali e materiali.  In tal modo l’iniquità  verrebbe premiata e tra il talamo incontaminato e l’infedeltà, tra il vero e il falso non ci sarebbe più alcuna differenza.  Tra l’altro, che efficacia avrebbe un Sacramento somministrato ad un peccatore che resta tale e convinto di esser nel giusto, e talmente nel giusto da considerare un suo diritto  ricevere il Sacramento medesimo?  Una tale “apertura” non distruggerebbe il significato stesso dei Sacramenti agli occhi dei fedeli, che sarebbero costretti a considerarli una cosa poco seria?

Müller ci ricorda che Dio è giustizia, oltre che misericordia

Il cardinale Müller ha detto anche qualcos’altro, di estrema importanza a mio avviso, e che non si sentiva dai tempi di Giovanni XXIII, quando nell’ambigua Allocuzione di apertura del pastorale Vaticano II disse (ma l’aveva detto più volte anche prima) che la Chiesa non avrebbe più dovuto condannare gli errori ma usare invece la “medicina della misericordia”.  È iniziata da allora la “banalizzazione” lamentata oggi dal cardinale Müller, secondo la quale “Dio non potrebbe far altro che perdonare”. Così come ha fatto l’autorità ecclesiastica nei confronti degli errori del Secolo a partire dal Vaticano II, rinunziando ad esercitare l’autorità che le viene da Dio e cadendo pertanto nell’inanità e nella corruzione che oggi la stanno consumando. Il concetto di estrema importanza, riesumato inaspettatamente dal Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, è proprio quello della “giustizia di Dio”, del quale si era persa appunto memoria. La misericordia, ha ribadito, non può esser separata dalla giustizia:  “al mistero di Dio appartengono, oltre alla misericordia, anche la santità e la giustizia; se non si prende sul serio la realtà del peccato, non si può nemmeno mediare alle persone la sua misericordia”[2].  In effetti, Dio perdona a chi si pente e cambia vita, non a chi continua a vivere nel peccato come prima e pretende persino di esser accettato dalla Chiesa allo stesso titolo di chi nel peccato non ci vive.  Questo significa cercare di prender in giro il vero Dio, Uno e Trino.

Un falso concetto di Incarnazione alla radice dell’errore

Ma la colpa di questa falsa idea di un Dio che non giudica mai e non ricompensa per l’eternità i meriti e le colpe di ciascuno (come risulta invece come estrema chiarezza dai Vangeli) non è tutta dei credenti:  la Gerarchia ha lasciato che entrasse in circolazione e si diffondesse la bizzarra idea che tutti sarebbero già stati salvati dalla divina misericordia grazie a Gesù Cristo poiché Egli  “con l’Incarnazione si è unito in certo modo ad ogni uomo” (costituzione del Vaticano II Gaudium et spes, 22.2).  In tal modo Egli avrebbe svelato l’uomo a se stesso, rivelandone la sua altissima vocazione (Gaudium et spes GS.1 e 3-5). La “vocazione” dell’uomo, come si evince da svariati testi del pastorale e non dogmatico Concilio, consisterebbe nell’affermare la dignità dell’uomo come supremo valore e nel concorrere pertanto con tutti gli altri uomini alla realizzazione della pace nel mondo, all’istituzione di un nuovo ordine mondiale su di essa fondato, includente tutti i popoli con tutte le loro religioni. Si tratterebbe nientedimeno che di realizzare l’unità del genere umano e senza convertirlo a Cristo! Ora, se con l’Incarnazione il Cristo si è unito ad ogni uomo, nessun uomo può esser condannato all’Inferno poiché in ogni uomo resterebbe sempre  quest’unione per così dire cosmica con il Cristo, essendo Cristo ab aeterno il Verbo divino.  Ogni uomo ed ogni donna vengono così divinizzati, in quanto partecipi in qualche modo dell’Incarnazione del Verbo.  Una dottrina così assurda, già combattuta come eretica da san Giovanni Damasceno (morto nell’AD 749, fustigatore dell’iconoclastìa) e confutata da san Tommaso, riesumata da teologi gesuiti censurati da Pio XII per le loro cattive dottrine, come Henri de Lubac e Karl Rahner e sventuratamente penetrata grazie a loro (immessi nelle Commissioni conciliari dal “buon cuore” di Giovanni XXIII) in uno dei testi più discussi e contestati del Concilio, contraddice evidentemente quanto sempre insegnato dalla Chiesa sul dogma dell’Incarnazione, il cui contenuto appare di un’evidenza palmare nei Testi Sacri, sorretti dalla Tradizione della Chiesa:  il Verbo si è incarnato in un solo uomo, storicamente esistito, l’ebreo Gesù di Nazareth, non si è “unito ad ogni uomo”.  Come avrebbe potuto il Verbo “unirsi” all’uomo che è ciascuno di noi, afflitto dalle conseguenze del peccato originale?  Egli ha innalzato la natura umana ad una dignità sublime in Lui non in noi, in Lui stesso poiché era senza peccato, mostrandoci in Lui stesso, il divino Maestro, il modello dell’uomo come dovrebbe essere per noi.  Nostro Signore ha sempre detto che era venuto  a salvare i peccatori (“veni vocare peccatores”, Mc 2 17), non a farci scoprire chissà quale nostra supposta dignità, della quale non ci saremmo accorti prima della sua venuta. E ha anche detto che sarebbe tornato il Giorno del Giudizio per dividere per sempre l’umanità in Eletti e Reprobi, dando a ciascuno la sua retribuzione in eterno, secondo i suoi meriti o le sue colpe.

Queste erano una volta nozioni elementari della dottrina cattolica, si imparavano con il Catechismo. Oggi ai più possono sembrare inusuali, sostituite dal linguaggio ambiguo e confuso della pastorale attuale, volta da cinquant’anni a trovare un terreno d’intesa con gli pseudovalori del Secolo.  E non solo con gli pseudovalori, persino con le deviazioni e le aberrazioni che ormai dilagano da tutte le parti.

Maradiaga vuole un’apertura a tutti gli usi corrotti del Secolo

Infatti, il cardinale Maradiaga non se la prende con il cardinale Müller solo per la questione della comunione ai divorziati risposati.  Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dovrebbe diventare più flessibile anche per ciò che riguarda le famiglie allargate, i genitori single; la maternità in affitto, i matrimoni senza figli, le coppie tra persone dello stesso sesso[3].  Insomma, bisognerebbe dimostrarsi più elastici nei confronti di tutta la panoplia della vasta e molteplice corruttela contemporanea, per ciò che riguarda la famiglia. Ma come si può conciliare un’apertura del genere con la dottrina tradizionale della Chiesa?  Niente paura, assicura il cardinale:  “la dottrina tradizionale continuerà ad esser insegnata”.  Tuttavia, “ci sono sfide pastorali alle quali non si può rispondere con l’autoritarismo ed il moralismo”. Anche il cardinale Mueller arriverà a capirlo[4]. Insomma, è un “tedesco”, un po’ duro di comprendonio ma si sveglierà, non c’è dubbio!  E la dottrina tradizionale?   Potrà pur continuare ad esser insegnata, come assicura il cardinale, ma in quali condizioni, mi chiedo?  E ci tocca di vedere che una vigorosa ed efficace difesa dell’insegnamento perenne della Chiesa, proprio un cardinale osa bollarla come “autoritaria” e “moralista”?

Il cardinale Maradiaga è coordinatore o segretario del Comitato di otto cardinali scelti da Bergoglio per coadiuvarlo nel governo della Chiesa. Occupa dunque una posizione  influente nella catena di comando della Gerarchia attuale. Le cronache ci dicono che “è legato da antica amicizia a Bergoglio”.   Il suo modo di intendere la pastorale della Chiesa non sembra pertanto lontano da quello del Papa, anche se presentato in forma più estrema, come risulta da una conferenza tenuta all’Università di Dallas, nel Texas, il 25 ottobre 2013, sull’ “Importanza della nuova evangelizzazione”.  Si tratta di  un testo che sembra una vera e propria sinossi della più aggiornata “teologia della liberazione” o “popolare”, la “teologia” che notoriamente vede l’essenza della Chiesa nella cosiddetta “Chiesa dei poveri” – il che, sia detto incidentalmente, non si può ammettere, in quanto il Verbo, come ho appena ricordato, si è incarnato per convertire a Lui tutti i peccatori, che si trovano oltre che tra i ricchi anche tra i poveri, a meno che non si voglia sostenere che i poveri, gli indigenti, in quanto tali non commettono mai peccato![5].

L’approccio del cardinale Maradiaga non è teorico, è pratico, come quello di Bergoglio, del resto.  Egli afferma:  quello che serve alla Chiesa oggi  “è più pastorale che dottrina”[6].  È un discorso che abbiamo sentito fare molte volte, da Giovanni XXIII in poi.  E lo si capisce:  se la pastorale è utilizzata per cercare di “aprire” in ogni modo possibile agli usi e costumi del Secolo, “dialogando” quindi con i suoi errori, giunti oggi alle brutture e deviazioni che sappiamo, la vera dottrina cattolica è chiaramente d’impaccio.  Essa non serve, anzi dà fastidio.  Nella scala gerarchica, Maradiaga non occupa una posizione paragonabile a quella del cardinale Müller.  In quanto Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, quest’ultimo è la seconda autorità nella Chiesa, dopo il Sommo Pontefice, o la terza se gli si antepone il Segretario di Stato. Come si spiega allora l’audacia dell’attacco, spinto ai limiti dell’insulto personale?  Evidentemente, con il fatto che Maradiaga si sente le spalle ben protette dal Papa. Se non vorrà subire una fine simile a quella toccata ai Francescani dell’Immacolata, il cardinale Müller dovrà adeguarsi alla svelta alla pastorale della “teologia popolare” di Papa Bergoglio.

Bisogna schierarsi con il cardinale Müller, difensore della fede

Ma il cardinale Maradiaga si sbaglia, se pensa di poter liquidare in questo modo la dottrina ortodossa della Chiesa.  Lo scontro con il Prefetto della Congregazione della Fede non è pastorale, è eminentemente dottrinale, coinvolge direttamente il dogma della fede. Coinvolge il dogma perché coinvolge di per sé la natura stessa del matrimonio cattolico, che riposa sulle verità rivelate da Nostro Signore. La nuova “pastorale” invocata dal cardinale Maradiaga è solo una cattiva dottrina che vuole scacciare quella buona, difesa dal cardinal Prefetto.

Cattolici:  mettiamo da parte una buona volta conformistici ossequi per nulla graditi a Dio, pane quotidiano dei sepolcri imbiancati; ossequi che ci verranno sicuramente rinfacciati da Nostro Signore nel giorno del Giudizio: cerchiamo, invece, di capir bene il significato dell’attuale offensiva contro il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio.  Non si tratta solo di “stracci che volano”.  Sotto attacco è il dogma della fede e quindi la nostra stessa salvezza, la vita eterna.  Si sta tentando di imporre false dottrine, che corrompono la fede e avviano le anime sulla strada della perdizione.  Ricordiamoci bene di quello che ha ordinato san Paolo al fedele Timoteo, da lui ordinato vescovo, come suo fondamentale dovere:  “O Timoteo, custodisci il deposito [della fede], evitando le profane novità d’espressioni e le contraddizioni di quella che falsamente si chiama scienza, cui annunziando taluni persero la mira della fede” (1 Tm, 6,20).  Dobbiamo pregare per il cardinale Müller, affinché resista all’assalto concentrico che gli si sta portando dall’interno della Chiesa e mantenga ad ogni costo le posizioni, respingendo la “falsa scienza” di falsi profeti.  Pregare, e nello stesso tempo prendere pubblicamente posizione, come hanno già fatto Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, contro la deriva sempre più accentuata della Chiesa.

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[1] IL FOGLIO.it – On line, 22 gennaio 2014, articolo di Matteo Matzuzzi, Siamo agli stracci. Maradiaga contro il “troppo tedesco” Müller, http://www.ilfoglio.it/sol/soloqui/21575.  Invece dell’aria fresca è entrata nella Chiesa quella mefitica del Secolo, ma in troppi continuano oggi a non volerlo ancora capire.

[2] Quest’ultima frase, è riportata sempre dal medesimo giornalista ma in un articolo del 25 gennaio 2014, che contiene un’intervista con il noto teologo laico progressista Vito Mancuso:  Mutare la dottrina, si può e si deve, IL FOGLIO.it – On line. 25.1.2014; http://www.ilfoglio.it/soloqui/21626.

[3] Articolo inizialmente citato.

[4] Ivi.

[5]Il testo di Maradiaga è reperibile sul sito: http://whispersintheloggia.blogspot.it/2013/10/the-councils-unfinished-business.html, con il titolo:  “The Importance of the New Evangelization”, pp. 1-8.

[6] Siamo agli stracci, cit.

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12 commenti su “Maradiaga contro Muller: nella Chiesa è esploso alla fine il conflitto dottrinale – di Paolo Pasqualucci”

  1. Ma come facciamo Noi povere pecore ad essere condotti e guidati alla salvezza delle nostre anime da simili pastori? Gli esempi oramai purtroppo abbondano, cardinali che danno la comunione a transessuali, altri che si fanno ungere da pastore protestanti,e poi dulcis in fundo il pastore universale che di fronte a uno dei più gravi peccati, afferma candidamente “ma chi sono io per giudicare”. Siamo in balia dei lupi, che imperversano indisturbati o come nella mirabile e magistrale lettera di Mario Palmaro dei vietcong ,mentre gli elicotteri si sono alzati in volo. E se non sbaglio questo cardinale è stato nominato capo di cosidetto senato cardinalizio incaricato dal papa di riformare la Curia. Che Dio ci aiuti.

  2. ho letto l’articolo su Il foglio, illuminante in che mani siamo, ma ho già scritto che le parole di Gesù si “interpretano”, quindi a seconda del tornaconto; oggi in Italia ci stanno massacrando coi carcerati e con i migranti e la Chiesa si fa portavoce di questa politica e di quella della sovversione della moralità, anzi diciamo che si va abolendo la moralità, perchè si deve essere moderni.
    Si chiudono le chiese perchè mancano le vocazioni, sanno solo frignare, non cercano soluzioni alternative, mi sembra che stiano battendo in ritirata, per spartirsi le anime esattamente come i politici si spartiscono le risorse.
    Ma non è finita qui: se noi ci ritiriamo, lasciamo che la spiritualità cristiana abbia sempre meno respiro, siamo solo noi poveri a rimetterci, perchè nel nostro quotidiano verrebbe a mancare quell’oasi mistica e di gioia che sanno darci le nostre chiese e le nostre messe, perciò dobbiamo lottare e sostenere chi porta avanti questa lotta. Abbiamo una infinità di martiri che ci possono dare esempio di coraggio!

  3. Aggiungerei di pregare San Paolo, che da acerrimo nemico dei cristiani (acerrimo ma onesto e non svenduto, non conoscendo ancora la Verità) diventò, per grandissima Grazia di Dio, testimone primario e di cristallina limpidezza del messaggio evangelico.
    Mi sembra più che mai il suo momento. Visto che rischia (giusto per usare un termine, mi perdonino, poco ortodosso) di essere “bannato” pure lui, a causa della totale antiteticità del suo insegnamento al buonismo politicamente corretto oggi vigente.
    San Paolo aiutaci. Siamo tutti in viaggio verso Damasco, ma l’oscurità dell’intelletto sembra farsi sempre più densa e palpabile, anzichè diradarsi …

  4. Che sofferenza e che strazio. Ma sono sicuro che il Signore non mancherà di aiutare la Sua Chiesa. Dobbiamo pregare molto per la Chiesa e per il Santo Padre.

  5. Fatima, parte del 3° Segreto:

    ” Ma verrà pure per la Chiesa un tempo di prove più dure. Cardinali sa­ranno contro cardinali e vescovi saranno contro vescovi. Satana si met­terà in mezzo a loro. Anche a Roma vi saranno grandi cambiamenti. Ciò che è marcio cade e ciò che cade non deve essere mantenuto. La Chiesa sarà oscurata e il mondo immerso nello smarrimento. “

  6. Sono così rattristata! Già ieri sera ho letto di questa intervista del card. Maradiaga da Antonio Socci.
    Non ho quasi parole. Il grosso guaio è che qui non si tratta di poveri preti qualunque (non sarebbe comunque ammissibile, un sacerdote dovrebbe avere una buona preparazione dottrinale, ecc .; però sarebbe meno grave), ma di cardinali di Santa Romana Chiesa, di persone che potrebbero diventare Papa in futuro e che in ogni caso voteranno per un futuro Papa. Persone che dicono: il mondo è così, bisogna capire. Ma sono diventati pazzi anche loro?
    Sto leggendo e rileggendo i documenti degli ultimi due pontificati. Consiglio di rileggersi in particolare la Veritatis Splendor e la Fides et ratio. Ho poi finito di rileggere la Dives in misericordia, la seconda enciclica di Giovanni Paolo II (anno 1980), che all’epoca mi piacque molto; in uno degli ultimi capitoli è molto chiaro, la misericordia va insieme alla verità (non so esprimerlo meglio in questo momento, non l’ho sotto gli occhi). Per non parlare di S.Paolo, che non aveva tanti peli sulla lingua (o forse non capiva anche lui come va il mondo, e che bisogna andargli incontro?).
    Antonio Socci ha scritto che stanno smantellando quanto fatto da Benedetto XVI. Già, il povero e caro Benedetto XVI, che non ce l’ha più fatta con le sue forze ormai molto deboli. Fosse stato amato non sarebbe finita così, ma non è stato amato: non tanto dalla curia, come in genere si tende a dire, ma dai vescovi in giro per il mondo, con la pretesa di tanti di loro di fare a modo loro.
    Che il Signore ci protegga e la Vergine preghi per noi.

  7. Ormai ci sono problemi cosi’ incancreniti che , come vedo ritengono importanti bloggers cattolici all’estero , potranno essere risolti da futuri papi e da una Chiesa decisa ad affrontarli di petto , fra una o forse due generazioni . Molti anni dovranno essere spesi , oltre che in preghiera , a vincere la resistenza di quelli dello ‘ spirito del Vaticano 2 ‘ e ‘ noi siamo Chiesa ‘ sterzando con decisione verso
    la Tradizione ed al riconoscimento della legge naturale e del semplice buon senso cattolico . Il potere , per adesso , ce l’hanno i Maradiaga, i Mogavero , i preti piu’ ‘ pastorali ‘ e i teologi alla Enzo Bianchi , molta brodaglia , poco arrosto , ma capaci e pronti a scagliarci addosso veri macigni , come accaduto ai F.F.I. Credo ci sara’ molta sofferenza . Certo , ci si chiede : da che seminari sono usciti i Bergoglio , Maradiaga , O’ Malley ? Che cosa realmente e’ stato loro insegnato e , cosa piu’ importante , da chi ? Da dove arriva questo ‘ peronismo teologico ‘ cosi’ duro da vincere ? Chi ha determinato e consentito carriere stellari a sacerdoti tanto deboli dottrinalmente ? Se questo e’ il top of the top della gerarchia , chi c’e’ sotto ed in attesa di promozione ? Sono tante – forse troppe –
    le domande inquietanti . In piu’ , c’e’ in giro una mentalita’ per cui ‘ Bergoglio e’ il Papa , ed al Papa bisogna sempre obbedire senza fiatare e discutere ‘ che nasconde in realta’ la mancanza di voglia di fare ed una esplicita volonta’ di lasciare fare agli altri , pur di non doversi prendere responsabilita’ . Certo , bisogna evitare di scadere nel sedevacantismo , che e’ un passare armi e bagagli
    ai nemici , quelli veri. Pero’ si lasci esercitare una cattolicamente sana liberta’ critica , almeno la’ dove si puo’ – e si dovrebbe – usare .

  8. Questa frase la dice lunga:”Il cardinale Maradiaga è coordinatore o segretario del Comitato di otto cardinali scelti da Bergoglio per coadiuvarlo nel governo della Chiesa. Occupa dunque una posizione influente nella catena di comando della Gerarchia attuale. Le cronache ci dicono che “è legato da antica amicizia a Bergoglio”.
    Allora perché prendersela con Maradiaga e non con Bergoglio che lo conosce benissimo e lo ha voluto in quella posizione proprio perché condividono lo stesso stile di “pastoralità”. Io mi aspetto che arrivino altri “Maradiaga” … tanto non saranno richiamati dal capo. Vorrei ricordare che pochi giorni fa abbiamo avuto il vescovo do Mazara del Vallo che ha fatto delle dichiarazioni scandalose (almeno per i fedeli cattolici) in merito al “matrimonio” tra sodomiti. Per non parlare di quello che sta accadendo – tanto per cambiare – in paesi come Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda… Ma chi può disconoscere la condizione tragica in cui versa la chiesa conciliare in tutto il mondo. Serve un Paolo che richiami Pietro…Vuoi che non sia rimasto nemmeno un vescovo cattolico con il coraggio di affrontare Bergoglio con la Verità?

  9. Paolo Carbonieri

    Un cardinale che arriva ad essere razzista verso un altro cardinale, perché di questo si tratta, pur di portare avanti le sue deleterie idee!
    Loro possono essere razzisti quando vogliono e gli atri invece sono dei criminali.
    Quale miseria!

  10. Onore al Cardinale Muller che porta avanti la Sua fondamentale battaglia in difesa della vera Dottrina Cattolica. Io nella mia ignoranza ed impotenza posso soltanto pregare per il Cardinale Muller e per la Chiesa Cattolica, quella vera e non quella di chi vorrebbe aprire agli errori del mondo. Forse stiamo davvero vivendo il terribile periodo del terzo segreto di Fatima, l’importante è che restiamo ben saldi nella Fede preoccupandoci soprattutto di pregare, specialmente il Santo Rosario, e praticando la confessione frequente. Che Dio ci aiuti e che Lui intervenga per ristabilire ordine nella Sua Chiesa.

  11. Quando già qualche anno fa mi è giunto all’orecchio per la prima volta questo concetto della divinizzazione dell’uomo in quanto partecipe dell’incarnazione del Verbo, rimasi stupefatta rimproverando a me stessa l’ ignoranza in proposito. Credevo che fino a quel momento non mi fossi assolutamente resa conto di questa “verità” che comunque mi appariva per così dire presuntuosa, ardita, temeraria.Ma quelle parole erano uscite dalla bocca di un sacerdote e perciò, come dubitare? In seguito ritrovai in qualche lettura lo stesso concetto che però non ricordavo di aver mai appreso nelle lezioni di catechismo di quando ero bambina ( il mio catechismo era quello di S.Pio X), o dal mio professore di religione delle scuole superiori, santo sacerdote che ricorderò per sempre. Il tempo è passato senza che approfondissi più questa questione, ma oggi, ecco che leggo le ottime riflessioni del Prof.Pasqualucci e tutto all’improvviso mi torna chiaro.Ho sbagliato dunque, anche perché mi ritenevo e mi ritengo tuttora teologicamente debole. Qualche santa ispirazione, però, mi lasciava comunque un certo dubbio. Era forse il soccorso del mio Angelo Custode. Grazie dunque al Professore per avermi aperto gli occhi e soprattutto al Signore per avermi concesso la grazia di frequentarvi.

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