MARIA ADELAIDE RASCHINI. L’ANTIMODERNO NELLA LUCE DELLA CARITA’ INTELLETTUALE – di Piero Vassallo

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L’antimoderno nella luce della carità intellettuale

 

di Piero Vassallo

 

La superba corsa della civitas hominis si è rovesciata ultimamente in una palude alimentata dalla  sottomissione all’ideologia del regresso e ai miti dell’irrealismo.

Dietro la scena trionfale del talk show progressista appare, infatti, la mesta figura di un umanesimo immiserito e pervertito, che dichiara la sottomissione alle leggi della città animalesca.

Il ritorno al reale e la restaurazione della metafisica sono le condizioni poste da quanti intendono affrontare seriamente la crisi dell’Occidente ossia promuovere un’efficace difesa dal nichilismo e dal  corteo di vizi in cammino dietro le piovigginose chiacchiere degli intellettuali sedicenti adulti.

libro raschiniOra la testimonianza di Maria Adelaide Raschini ha stabilito che la restaurazione della metafisica è impossibile senza il preventivo distacco dall’egotismo che agita e intorbida l’umanità d’oggi [1].

Al proposito Enrico Berti rammenta che, secondo Raschini, il riscatto del sapere deve ricominciare dalla scoperta che “oggi Socrate deve dirci qualcosa tutt’altro che insignificante, stimolandoci a una qualità umana che non può mantenersi viva senza la coscienza del logos, senza che il lume speculativo si sostenti con alimenti non mondani ma religiosi” [2].

Maria Adelaide Raschini osservava appunto che, nel ripiegamento su se stesso, l’uomo scansa l’oggetto della verità, in quanto presume che “la ricerca filosofica ci rubi l’attenzione che è dovuta a noi stessi, ai nostri simili, al mondo.

La carità intellettuale, filo di un rasoio che corre tra gli abissi scavati dall’intellettualismo e dalla stupidità, pertanto, è l’unica efficace difesa contro la devastante superbia degli uomini rovesciati nel mondo.

La difesa esige personalità guidato da intelletto d’amore e però capaci di vedere l’insopprimibile esigenza del vero, oltre che nella profondità dei filosofi cristiani, sotto la vernice della più furenti negazioni  [3].

Antonio Livi, il più originale e autorevole fra i filosofi cristiani d’inizio III Millennio, peraltro, ha suggerito di rettificare la nozione drammatica di mondo moderno: “L’arbitraria attribuzione al mondo nel quale la Chiesa vive e opera ai nostri giorni di un carattere ideologico unitario ed estraneo al cristianesimo ha impedito una corretta collocazione dei problemi dottrinali e apostolici dell’esistenza cristiana nell’orizzonte soprannaturale che è loro proprio, quell’orizzonte che comprende la realtà della creazione (i valori soprannaturali, teoretici e morali) e la realtà dell’incarnazione (i valori soprannaturali, tra i quali innanzitutto la verità salvifica rivelata dal Verbo incarnato e l’azione dello spirito di Cristo nel mondo” [4].

Dal suo canto Carlo Maria Fenu ha paragonato l’opera di Raschini a quella di un minatore, che lavora nell’oscurità per scavare quei tesori che egli probabilmente non vedrà mai circolare in superficie, ma di cui la gente fruirà quando saranno messi a disposizione di tutti.

Impugnato il piccone dell’antimodernità [5], la carità di Raschini, lo ricorda Cesare Cavalleri, si è messa alla paziente e sagace ricerca dei testimoni involontari, “gli autori di posizione eterogenea, spesso lontana da quella cristiana o a questa contraria, e che tuttavia mostrano per qualche aspetto di convenire su problemi e soluzioni propri della riflessione cristiana o con essa convergenti. Pagine che spaziano da Leopardi a Sartre, da Latréamont a Gide, a Cioran, a Feurbach e a Renan“.

Va da sé che durante la ricerca delle testimonianze di verità soggiacenti all’apostasia, Raschini non ha fatto alcuna concessione ai sistemi della menzogna.

Tullio Bertamini, ad esempio, rammenta che “nonostante la sua ripetuta ammirazione per il genio di Nietzsche, con il quale sembra condividere alcune critiche alla filosofia illuministica, non manca di sottolineare l’irrazionalità delirante della sua forma mentis,, che, con il rifiuto del logos e lo sciocco annuncio della morte di Dio, ha causato e causa anche tante funeste conseguenze nella cultura e nel mondo moderno, in sostanza lo giudica un falso profeta, che presume alogicamente di assegnare alla storia cicli evolutivi fondamentalmente chiusi e necessariamente senza vero progresso[6].

Significativo e specialmente attuale è il contributo di Raschini allo sviluppo del pensiero filosofico intorno alla famiglia. La geniale studiosa ha infatti dimostrato che, “qualora nel concetto di famiglia si accolgano (come se fossero elementi di diritto) tutte le spaccature, le anomalie, le distorsioni, i vuoti, che l’arbitrio di singoli vi può inserire, non si potrebbe né parlare, né legiferare in modo adeguato intorno alla famiglia … infatti stiamo correndo il gravissimo pericolo che il legislatore assuma la società familiare non per quello che è, ma per quel che non può essere, così che l’onda del malcostume travolge il legislatore” [7].

Le leggi sul divorzio, sulla procreazione eterologa, sulle famiglie pederastiche e lesbiche, rivestite di democraticità dalle avanguardie del nichilismo non recitano altro che la tragedia del malcostume prevalente sulla sapienza giuridica.


 

note


[1] Maria Adelaide Raschini, (Broni 5 settembre 1925 – Genova 14 maggio 1999) si è laureata in filosofia a Genova, nel primo dopoguerra, discutendo con Michele Federico Sciacca una tesi su Plotino. Nel 1958, dopo un lungo, fecondo periodo di insegnamento nelle scuole medie, iniziò la carriera universitaria collaborando al ”Giornale di Metafisica” e, nel 1959, svolgendo, su incarico di Sciacca, un corso di esercitazioni sul “Fedone”. (Cfr.: “Itinerario intellettuale di un discepolo”, in Aa. Vv., “Michele Federico Sciacca e la filosofia oggi”). Succeduta a Sciacca sulla cattedra di filosofia teoretica dell’Università di Genova, ha fondato e diretto il periodico internazionale “Filosofia oggi” e la Società internazionale per l’Unità delle Scienze “L’Arcipelago”, “fecondandone i percorsi odierni. La sua inesausta attenzione storico-teoretica alla contemporaneità si dispiega nella sua ingente produzione”. Un’esauriente bibliografia, amorosamente curata da Pier Paolo Ottonello, sta in appendice a: Maria Adelaide Raschini, “L’organismo del sapere”, Marsilio, Venezia 2001, pag. 263-298.

[2] Cfr.: “Socrate e Platone”, in: Aa. Vv., Maria Adelaide Raschini: la responsabilità della cultura”, Olschki, Firenze 2010, pag. 34.

[3] Cfr.: “I contributi rosminiani di Maria Adelaide Raschini”, in Aa. Vv., Maria Adelaide Raschini: la responsabilità della cultura”op. cit., pag. 67.

[4] Cfr.: “Il contributo di M. A. Raschini alla ricostruzione di una cultura”, in Aa. Vv., Maria Adelaide Raschini: la responsabilità della cultura”op. cit., pag. 227. Opportunamente Livi prende distanza dai due errori contrapposti che hanno agitato la cultura cattolica del Novecento: il modernismo, che pretendeva l’adeguamento della Chiesa al mondo moderno e l’antimodernismo, che auspicava il rifiuto e la condanna globale e indiscriminata di tutta la modernità: “Rileggendo le opere degli uni e degli altri ci si accorge che essi parlano di un fantomatico mondo moderno … che avrebbe carattere unitario, un pensiero unico variamente espresso e sempre più esplicito in senso anticristiano”. Il mondo moderno, invece, è un dato meramente cronologico.

[5] La definizione è di Gianfranco Morra, “Il polemismo costruttivo”, in: Aa. Vv., Maria Adelaide Raschini: la responsabilità della cultura”op. cit., pag. 23.

[6] Cfr.: “L’opera di Raschini”, in Aa. Vv. Maria Adelaide Raschini: la responsabilità della cultura, op. cit. pag. 16.

[7] Cfr.: Goffredo Grassani, “L’essenza della famiglia e la sua promozione“, in Aa. Vv., Maria Adelaide Raschini: la responsabilità della cultura”op. cit., pag. 23.

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