Mario Palmaro ricordato al Club dei 23 – di Giovanni Lugaresi

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Il nome di Mario Palmaro è risuonato ieri, 5 aprile, nella sala delle riunioni del Club dei 23 a Roncole Verdi. Il Club dei 23 è un’associazione culturale nata quasi trent’anni fa nel nome di Giovannino Guareschi e per Giovannino Guareschi: cioè per tenerne viva la memoria, all’insegna di una cultura di fede e di libertà che furono gli elementi distintivi, per così dire, del grande scrittore celebre ai quattro angoli della Terra.

di Giovanni Lugaresi

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mrplmC’era l’assemblea annuale dei soci: gente di tutta Italia, di diverse generazioni, maschi e femmine (noi usiamo ancora questi termini, perché maschio e femmina Dio li fece). E c’erano naturalmente i figli Alberto e Carlotta, che di questa associazione culturale sono l’anima.

Ebbene, nel corso della relazione, il presidente Egidio Bandini non poteva non ricordare il “nostro” Mario Palmaro. Lo ha fatto con parole sobrie, con accenti accorati, unendo al suo, il ricordo di altri due soci del Club morti recentemente: Tino Pederzani e Giovanni Velicogna.

E questo momento è stato sentito da tutti, vissuto in prima persona da molti, a conferma del segno che Mario ha lasciato: come studioso, come docente, come uomo, come cristiano, e come, ovviamente, “guareschiano”.

Perché non è vero che gli intellettuali hanno snobbato e snobbano il padre di Peppone e Don Camillo. Gli intellettuali galantuomini non lo hanno mai fatto e continuano a non farlo. Mario Palmaro era un galantuomo. Una di quelle persone, poi, ricche di sensibilità a tutti i livelli: quella sensibilità umana che spesso procede di pari passo con la sensibilità letteraria, che è poi, anche, senso critico… rettamente esercitato.

In tante pagine, da solo, o con il sodale Alessandro Gnocchi, Mario aveva sottolineato gli aspetti di fede dell’opera di Giovannino Guareschi, un gigante della letteratura, che egli amava moltissimo, insieme ad altri due autori: Chesterton ed Eugenio Corti.

Giurista e filosofo, infatti, Palmaro non disdegnava (tutt’altro!) le pagine della letteratura, soprattutto quando in esse ravvisava una testimonianza che andava ben oltre la mera letteratura, per farsi appunto testimonianza di quella fede, che è sostanza di cose sperate.

E ascoltando il breve ricordo fatto da Egidio Bandini del nostro indimenticabile Mario, siamo riandati a quella mattinata del 12 marzo in cui nel duomo di Monza gli abbiamo dato l’estremo saluto, in presenza di tanti: familiari, amici, lettori, estimatori, tutti uniti da un sentimento autentico di cristiana fraternità. E tutti uniti in quella liturgia funebre che un altro grande giornalista e scrittore, Vittorio G. Rossi, aveva reso già negli Settanta – banalissimi riti postconciliari imperanti – nella sua essenzialità: “la messa da morto”! Che non doveva essere una spettacolarizzazione con discorsi-elogio, recite di poesie, fervorini vari, e dulcis in fundo, applausi, come a teatro o allo stadio, bensì omaggio rispettoso, se non affettuoso, al defunto, passato di là dalla vita e quindi al cospetto di Dio, giudice misericordioso, sì, ma pur sempre giudice.

grschEd ecco, allora, il senso dei paramenti sacri (neri), del canto del Dies Irae, che non è di certo una canzonetta-ballabile composta da uno dei non pochi “Don Rock” (come vengono chiamati) mondani del nostro tempo, ma timore e tremore, consapevolezza, coscienza, fiducia e speranza; ecco il senso del canto del Libera me Domine de morte eterna e del In paradisum deducant te angeli; ecco, ancora il senso del raccoglimento dei mille e più presenti nel duomo monzese, e il senso, infine, del “Corpo di Cristo” ricevuto in ginocchio – in ginocchio, perché Egli è Dio, e a Dio soltanto è dovuta adorazione!

Sì, ascoltando il ricordo breve ma significativo di Mario Palmaro in ambiente guareschiano, non potevamo non riandare con mente e con cuore al giorno dell’estremo saluto che gli è stato dato.

A Roncole Verdi, nella sede del Club dei 23, da Alberto e Carlotta, Mario era di casa, con Alessandro Gnocchi e altri uomini di cultura che prima di essere tali erano e sono galantuomini, e quindi a Giovannino Guareschi legati per sempre…

Se, come siamo certi, con la morte vita mutatur, non tollitur, a Roncole Verdi, sabato 5 aprile, Giovannino e Mario c’erano, ben vivi, in mezzo a noi.

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2 commenti su “Mario Palmaro ricordato al Club dei 23 – di Giovanni Lugaresi”

  1. Grazie del bellissimo ricordo del Prof. Mario Palmaro.
    I suoi amici di Bologna lo ricorderanno nella Santa Messa in suo suffragio mercoledì 9 aprile – trigesimo – nella Chiesa dei Santi Francesco Saverio e Mamolo- Bologna – via San Mamolo 139 – alle ore 18,30.

  2. Ho girato l’Italia intera, ma non ho travato uno più chiaro di Mario Palmaro, mi ha aperto con verità e vita persino ciò che aveva di più caro la sua famiglia.

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