Matrimonio: amore e ribellione contro il mondo moderno

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In ogni tempo della storia e in ogni luogo del mondo Dio chiede agli uomini di compiere la sua volontà. Leggiamo straordinarie vite di santi che nel medioevo si mettevano in cammino con una bisaccia e un libro di preghiere e fondavano eremi sperduti sulle montagne, immaginiamo le morti eroiche dei crociati senza nome in difesa del Santo Sepolcro. Abbiamo studiato la storia di grandi uomini che si sono opposti con tenacia a qualunque rivoluzione minacciasse ciò che avevano di più caro, la loro Fede, e il richiamo di nomi come Vandea o Cristeros ci immergono in una dimensione senza confini, ci fanno sentire l’atavica nostalgia di una battaglia di cui proviamo orgoglio, senza aver imbracciato la spada. Persino i racconti di mio padre, che negli Anni 70 stava nel Fronte della Gioventù e faceva (quando andava bene) a sassate contro le bande comuniste della città, mi fanno brillare gli occhi. Tutti i cristiani hanno affrontato tempi bui, mondi spigolosi, si sono trovati a dover scegliere, a un certo punto della loro vita, da che parte stare, su quale linea combattere, e scelto lo schieramento, la lotta iniziava.

Non menzioniamo tutto ciò per cadere nel piagnisteo passatista in cui, ahimè, il mondo cattolico spesso incappa. Nulla è mai stato nero o bianco, non è sempre vero che si stava meglio quando si stava peggio. Le sfumature di grigio nel quale ci muoviamo oggi, spesso, esistevano in passato perché l’anima dell’uomo non è nera o bianca e i buoni non sono sempre su un fronte e i cattivi non sono sempre sull’altro. L’essere umano è una creatura complessa e, grazie a Dio, può essere salvato nonostante le sue infinite sfumature di colore. Se in passato fossimo stati così candidi come ce la raccontiamo oggi, la Provvidenza sarebbe andata in vacanza e lasciato il pio popolo di Dio a fabbricarsi un destino già scritto. Ma, grazie a Dio, non abbiamo niente da spartire Calvino e le sue teorie sulla predestinazione.

Cosa contraddistingue allora la nostra società liquida, da una società passata, che per quanto brutta, poteva considerarsi solida? Molti lo hanno spiegato, ci hanno illustrato con chiarezza cosa sia un mondo come quello attuale in cui non si può combattere su nessuna linea, perché l’abbiamo ormai superata. Ma cosa vuol dire? 

Me lo sono chiesta spesso, senza capirlo, fino al giorno in cui ho deciso che mi sarei sposata, più o meno sei mesi fa. Vorrei poter raccontare un episodio idilliaco in cui io e il mio fidanzato, Luca, ci siamo messi a saltellare mano nella mano spensierati, ma non è la verità. La verità è che la sera in cui ho deciso di sposarmi piangevo come una disperata perché a Luca avevano rinnovato il contratto di lavoro solo per sei mesi ed essendo l’unico lavoratore della futura famiglia, pensare al matrimonio sarebbe stata una follia. 

Eppure, quella sera, tra i singhiozzi, mi sono ricordata di una frase di Domenico Giuliotti “il poeta che è in te capirà, il borghese che è in te mi odierà e io aspetterò con pazienza che il primo dia lo sfratto al secondo”. Era quello il momento della scelta, era quello l’attimo in cui potevo decidere se sarei diventata una piccola borghese come migliaia di altri attorno a me, oppure mi sarei ribellata. Ho deciso di ribellarmi.

Ho vissuto una scelta così fisiologica, come il matrimonio a coronamento di un lungo fidanzamento, come un’investitura e mi sono sentita, per la prima volta nella mia vita, di aver iniziato anche io una battaglia.

Una battaglia, sì, pare assurdo. E nello stesso momento in cui ho capito questo, mi si è fatta chiarezza su molte cose. É proprio questo ciò in cui differisce la nostra società da quelle precedenti, per quanto decisamente non perfette e ideali: oggi ci vuole un gran coraggio per le scelte ordinarie e Dio ci chiama a essere i suoi beati folli ogni qualvolta compiamo un atto ordinario contro le logiche di un mondo che lo fa apparire insensato. 

E come un tempo erano chiamati fanatici i Vandeani che difendevano la loro terra e la loro fede, oggi siamo chiamati fanatici, o quanto meno strani, io e mio marito che ci siamo sposati a venticinque anni con un lavoro precario, una casa arrivata dalle mani della Provvidenza, senza un’auto nostra e senza migliaia di euro sul conto corrente. 

È sconcertante quanto appaia straordinario quel che una volta era ordinario, è sconcertante il fatto che mia nonna mi abbia detto “sai, una volta facevamo tutti così, era normale, ma oggi è tutto cambiato”. La fede dei cristiani viene messa alla prova in atti che non hanno nulla di eroico, e quel che a noi sembrano prove di fedeltà assoluta, fino a poche decine di anni fa, erano atti di fiducia scontata. 

Per quanto possiamo sentirci speciali, eroici, nelle nostre scelte controcorrente, per quanto possiamo godere nel segreto di essere additati come fanatici, per quanto desideriamo vanitosamente abbracciare la croce con falsa modestia, se guardiamo con occhio attento, ci accorgiamo che non ci ha sfiorato nemmeno una scheggia di quella croce e che di eroico non abbiamo proprio nulla. E chiunque sappia cogliere tutto ciò, lodi Dio e la consideri una grazia. 

I cristiani oggi, direi, hanno il compito di ribellarsi senza parlare, senza schierarsi, senza inalberare bandiere, senza inorgoglirsi. Si tratta di una finissima forma di ascesi, quasi monacale, che nel silenzio dei nostri mondi piccoli, ci accompagna giorno dopo giorno, ora dopo ora e che ripara alla nostra fede, così piccola, con atti di amore gratuito e fiducia in Dio. 

La retorica della riparazione dei peccati altrui, mi pare, nel nostro mondo non ha senso. Giorno dopo giorno devo riparare le pecche della mia poca fede, che mi ha fatto disperare dell’aiuto di Dio. Ogni mattina in cui scendo dal letto devo baciare le icone e chiedere perdono per l’orgoglio di tutto ciò che mi pare eroico, ma non lo è. Dobbiamo ricostruirci da capo, scacciando il borghese che bussa alla nostra porta, che ci vorrebbe portare dove tutto è calcolato, tutto è quantificabile, tutto è sicuro, tutto è visibile. Non sventoliamo troppo bandiere di cui non siamo degni. La lotta non è fuori dalla porta di casa: è dentro di noi.

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6 commenti su “Matrimonio: amore e ribellione contro il mondo moderno”

  1. Elena De Palma

    Carissima Chiara,
    permettimi di darti del tu perché potresti essere mia nipote (e purtroppo i figli dei miei figli non arrivano neanche lontanamente a immaginare quello che tu scrivi con tanta sincerità e chiarezza). Non sai quanta consolazione mi dia sentire una ragazza (ma dovrei dire una donna) che dice quanto tu hai scritto così bene. Sottoscrivo tutto dalla prima all’ultima lettera. Testimonianze come la tua sono un segno di speranza specialmente sul piano spirituale. E’ vero carissima Chiara, la battaglia è soprattutto dentro di noi, fino alla fine, e siamo stati sconfitti perché ce lo siamo dimenticati. Grazie per avercelo ricordato, anche se a molti non farà molto piacere.
    Nonna Elena

    1. Flavia Pastore

      Anche secondo me è arrivato il momento in cui dobbiamo prima di tutto vedere cosa abbiamo dentro di noi. Dare sempre la colpa agli altri ci porta a compiacerci di una perfezione che non abbiamo con tutte le conseguenze del caso.

    2. Anch’io ho dei nipoti e anch’io mi angoscio perché li vedo preda del niente che li investe. Dobbiamo ripartire da zero e riflessioni sulle proprie scelte come quella della signora Chiara Gnocchi penso siano un buon punto di partenza. Grazie

  2. Giovanna Dotti

    Io non ho ancora capito bene chi siete anche se mi piace molto quello che pensate e come lo manifestate. Da quando vi ho scoperto per puro caso perché cercavo notizie su Agamben vi seguo sempre. Diversamente a quanto avviene di solito sento un fortissimo spirito religioso che mi attrae invece che respingermi. Ho sempre pensato che il matrimonio in chiesa fosse solo una formalità, ma mi devo ricredere. Se vuole, chiederei all’autrice di questo articolo che ha più o meno la mia età, penso, che cosa pensa della convivenza, la scelta che ho fatto io con l’idea di non lasciare mai il mio compagno.
    Grazie per quanto fate, anche se non sono sempre d’accordo

  3. Donato Casati

    Grazie Chiara per per la ruvidezza dei contenuti anche se avvolti in un incarto gentile. Perché non scrive un po’ di più? E il suo babbo che fine ha fatto? Gli dica che ci manca.

  4. Franco Locatelli

    E’ vero che siamo caduti nella trappola del finto eroismo. Qui nella provincia di Bergamo è rimasto ancora qualche barlume della normalità di una volta, ma davvero poca roba. Oggi sono i nonni e soprattutto le nonne che dicono ai nipoti di non sposarsi e di convivere. Poi loro le trovi tutte le mattine al bar a bere il cappuccino e il ginseng. Mi fanno veramente ribrezzo questi assembramenti di vecchi che stanno lì al bar come i vecchi andavano una volta all’osteria. Tutte con le mascherine perché hanno paura di morire ma non mancano mai neanche un giorno. Inutile dire che prima sono andate tutte a messa, con m minuscola. per loro ormai è tutto uguale.

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