MEETING DI RIMINI 2018. Ombre cinesi. Il papato ciellino mancato – di Roberto Dal Bosco

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Vi è stato un tempo, non più tardi di un lustro fa, in cui Comunione e Liberazione era convinta di conquistare il cielo. Per cielo intendiamo: A) Il Soglio petrino e B) Palazzo Chigi.

È andata in altro modo.

Il 2013 fu un annus horribilis per CL, l’anno in cui il sogno si infranse, e con esso il castello di carte dei giussanoidi. Essi per decenni avevano fatto bene i compitini, preparando la vittoria finale: hanno rotto poco le scatole in giro perché per arrivare al potere assoluto avevano scelto la via democristiana, non offendere nessuno, leccare tutti: il Meeting è semplicemente lo specchio di questo. La volontà di arrivare al potere facendo lingua in bocca con Satana e i suoi demòni.

Una storia di già veduta.

Negli anni precedenti al fatale 2013, CL voleva piazzare al governo della Repubblica Italiana un suo premier (Formigoni) e infilare l’anello piscatorio ad un suo prete (Scola).

Destino crudele: Formigoni, il virus che CL inoculò con successo nel corpo del berlusconismo allora vivente, fu abbattuto da un uragano su cui soffiavano congiunti il Corriere della Sera, i giornali di De Benedetti e con probabilità i concorrenti di CL all’interno della ricca greppia della gestione della Sanità della Regione Lombardia.

Don Angelo Scola, invece, ha una storia più intricata, a tratti epica, quanto oscura. Una spy story con finale tragicissimo (il finale si chiama Bergoglio).

Pochi oggi ricordano lo strano intreccio che mi accingo a raccontare.

A qualcuno però sovverrà lo strano comunicato che la CEI emise pochi istanti dopo la fumata bianca del drammatico conclave 2013. Il testo si congratulava per l’elezione al Soglio di Angelo Scola, il quale – era scritto – aveva pure scelto il suo nome da Papa. Vocabor Leo: Scola era divenuto Leone XIV.

Immaginiamo la gioia sfrenata nelle valli lombarde del Ciellistan, e pure nelle énclave romagnole. Un Papa ciellino? Alé.

Secondo alcuni, fu un errore dovuto al fatto che secondo certi pronostici il futuro Papa, chiunque egli fosse, avrebbe deciso per il nome di Leone. E chi più di Scola era papabile? Unico caso della storia, credo, di prelato che passa per ambo i trampolini preferiti del papato, il Patriarcato di Venezia e l’Arcidiocesi di Milano (cosa orribile, insulto per i Veneti, che furono ulteriormente vilipesi da Ratzinger quando in Laguna piazzò un genovese, Moraglia: con evidenza, non solo la Chiesa non conosce la Tradizione, la odia.).

Ma c’è un episodio che forse potrebbe meglio spiegare la tremenda sfiga in cui incappò il sogno ciellotto.

Febbraio 2012, sul Fatto Quotidiano emerge uno scandaloso leak. Sono pubblicati documenti relativi ad un viaggio a Pechino del Cardinale arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo.

Un anno prima, Antonio Socci fece delle incredibili rivelazioni sulle dimissioni di Papa Ratzinger. Par di ricordare anche di un Giuliano Ferrara che tentò di rivendicarne la paternità ad un Porta a Porta di Bruno Vespa. Per lo più, l’idea delle dimissioni di un Papa sembrava fantascienza. Socci poi, poteva essere finito in una di quelle sue turbolenze…

Il Fatto di una tale fantascienza offre, documenti riservati alla mano, una versione ancora più contorta. A degli interlocutori cinesi (cosa di per sé pazzesca) il Cardinale arcivescovo metropolita di Palermo racconta inenarrabili manovre.

«Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre» scrive il quotidiano di Travaglio. «Il Cardinale Romeo ha sorpreso i suoi interlocutori a Pechino informandoli che lui – Romeo – formerebbe assieme al Santo Padre – Papa Benedetto XVI – e al Cardinale Scola una troika (…) il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale».

Ombre cinesi. Nientemeno che un papicidio. A cui, secondo Romeo, doveva seguire l’elezione dello Scola.

«In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perché più vicino alla sua personalità. Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa. Per iniziativa del Santo Padre – così Romeo – il Cardinale Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare da lì con calma al suo Papato. Il Cardinale Romeo ha continuato a sorprendere i suoi interlocutori in Cina continuando a trasmettere indiscrezioni. Sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. (…) Il Cardinale Romeo si sentiva al sicuro e non poteva immaginare che le dichiarazioni fatte in questo giro di colloqui segreti potessero essere trasmesse da terzi al Vaticano. Altrettanto sicuro di sé Romeo ha profetizzato che già adesso sarebbe certo, benché ancora segreto, che il successore di Benedetto XVI sarà in ogni caso un candidato di origine italiana. Come descritto prima, il Cardinale Romeo ha sottolineato, che dopo il decesso di Papa Benedetto XVI, il Cardinale Scola verrà eletto Papa. Anche Scola avrebbe importanti nemici in Vaticano».

La Cina non è un Paese qualsiasi per Bergoglio.

Da secoli sogno mostruosamente proibito dei gesuiti, Bergoglio è stato il primo papa a sorvolarla per andare in Corea, e a benedirla dall’alto dei cieli, per poi in tempi più recenti avanzare il patto con il Partito Comunista Cinese che sarebbe la morte dei Cattolici cinesi, da settanta anni sotto il tallone della persecuzione maoista. In questa ottica vanno letti gli attacchi che Tornielli ha sferrato al Cardinale Giuseppe Zen Ze-Kiun, vescovo di Hong Kong e per anni plenipotenziario della politica cinese della Santa Sede: una politica, che almeno a livello ufficiale, è di scontro totale con Pechino.

Zen, custode della storia di dozzine di martiri del maoismo, non ha mai digerito le interviste che il giornalista dell’agenzia Fides Gianni Valente (quello da cui Bergoglio mangiò il giorno prima dell’elezione, riservando poi la prima telefonata a lui e alla moglie biografa Stefania Falasca) ha fatto a personaggi della «zona grigia» della Chiesa Cattolica cinese. Valente, che come Tornielli pare godere di accesso diretto al Papa, è giornalista della rivista andreottiana pubblicata in 6 lingue 30 giorni, per anni considerabile l’organo della comunità giussanica di Roma. In passato, Valente mai si era occupato di cose cinesi.

Zen attaccò anche il misterioso spin-off di CL, cioè la Comunità di Sant’Egido.

«Alla Comunità di Sant’Egidio – scriveva nel 2012 Sandro Magister – il cardinale Zen imputa di aver invitato con tutti gli onori al meeting interreligioso di Monaco di Baviera – organizzato in pompa magna da questa comunità dall’11 al 13 settembre 2011 – un vescovo cinese in grave disobbedienza col papa per aver partecipato il 14 luglio precedente all’ordinazione illecita di un nuovo vescovo non approvato da Roma ma imposto dalle autorità di Pechino. Alla rivista “30 Giorni” e al suo specialista in affari cinesi, Gianni Valente, il cardinale Zen imputa di aver intervistato – senza nulla obiettare alle sue affermazioni – questo stesso vescovo “che gravemente ferisce l’unità della Chiesa” e che per di più “non è libero di dire quello che pensa”, in quanto legato a filo doppio al regime comunista».

Verrebbe da pensare, dunque, che vari satelliti di CL stessero tentando un fuga in avanti verso il compromesso cinese. Compromettersi con Pechino non riuscì a Matteo Ricci, venerato tuttora in Cina con il nome cinese Lì Mǎdòu, ma potrebbe riuscire, grazie all’olio di gomito di sgherri e leccaculo vari, al collega gesuita Giorgio Bergoglio.

Anche qui, un altro sogno di potere.

Impossibile capire cosa sia successo quella volta.

C’era una «rete» pechinese ostile a Ratzinger, a Scola e a Zen?

La stessa «rete» voleva puntare su Sant’Egidio e sui modernisti à la Bergoglio, consci del fatto che i seguaci di Martini sulla questione dell’accordo per la Chiesa Patriottica (cioè, Chiesa del Partito Comunista Cinese) avrebbero prontemente calato le braghe?

È questa «rete», con i suoi soci prelati, ad aver fatto trapelare l’incredibile chiacchierata pechinese di Romeo a Travaglio, con lo scopo patente di bruciare Scola nell’elezione al Soglio?

Di cosa è fatta questa rete? Di fedeli cinesi? Dei servizi segreti di Pechino (il Guójiā Ānquánbù, per gli amici Guoanbu)?

Del potere profondo cinese che desiderava un nuovo gesuita come  Lì Mǎdòu per mettere a dormire per sempre la minaccia cattolica?

Come tutti gli imperatori, anche in Cina lo sanno: il cattolicesimo è la più grande minaccia che sulla terra può esservi per il potere dell’iniquità…

Qualche anno fa uno delle migliaia di eventi al Meeting di Rimini fu la presentazione della traduzione del Senso del Religioso, il capolavoro di Giussani, in lingua cinese. Vi si è adoperato un professore della Cattolica di Taipei. Taiwan, l’isola sulla carta arcinemica di Pechino Taiwan.

«In passato – scriveva nel 2012 sempre Magister – la comunità fondata da don Luigi Giussani si distinse, anzi, per la sua strenua battaglia in difesa delle comunità cristiane oppresse dal dominio comunista, nei paesi dell’ex impero sovietico. Anche allora l’antidiplomazia di CL non era ben vista dalle autorità vaticane, che miravano invece a negoziare concessioni anche minime, ma ad alto prezzo, ai regimi comunisti. Erano quelli gli anni della cosiddetta Ostpolitik, il cui massimo stratega era Agostino Casaroli, prima ministro degli esteri e poi segretario di Stato».

Ora la musica è decisamente cambiata, e la difesa delle comunità cristiane oppresse interessa ben poco a CL: pensate al caso del ras cielloide Luca Volontè, che, dietro il pagamento di diversi milioni di euro, difende il petrostato islamico dell’Azerbaigian, stato che opprime e massacra gli armeni cristiani del Nagorno-Karabakh.

Ma torniamo alle poche certezze che abbiamo.

In quel fatale febbraio 2013 sembrava tutto fatto. Vi erano pure le indiscrezioni cinesi del Cardinale Romeo. Dan Peterson avrebbe detto: «Mamma butta la pasta». E invece niente Scola.

Esponenti di movimenti avversari di CL misero in giro la voce che, che per la delusione patita, Scola sarebbe stato male. Avrebbe visto una specialista, all’estero, dove si sarebbe recato in treno in abiti civili. «Si fa pure prendere il biglietto sotto falso nome» disse il mendace maligno diffamatore.

Un’altra storia di fantascienza.

Scola sta benissimo. Lo si è visto in dichiarazioni come «integriamo le feste musulmane con le nostre» o «la distinzione tra noi e gli islamici è astratta e fuori dal presente». O quando, va riconosciuto con anni di anticipo, nel 2015 attaccò Salvini e il voto alla Lega (!). O quando ci fu la sospensione di un insegnante di religione di Cardano al Campo reo di aver mostrato ai suoi allievi il documentario antiabortista L’urlo silenzioso.

Angelo cuor di Leone.

Certo che sta benissimo: una sintonia simile con il Papato invertito richiede una certa lucidità, oltre che la plasticità che bisogna riconoscere ai ciellini, che sono un gargantuesco comitato d’affari che alla fine però ti vuole fare anche la morale. E comandarti.

Insomma: elessero Bergoglio, ma poteva andare peggio.

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9 commenti su “MEETING DI RIMINI 2018. Ombre cinesi. Il papato ciellino mancato – di Roberto Dal Bosco”

  1. No. Elessero Bergoglio, e fu peggio. Lo vediamo tutti, tutti i giorni.
    Per il resto, grazie e complimenti: queste informazioni valgono ORO.

  2. Qualcuno è in grado di dimostrare l’elezione di bergoglio? Bergoglio è il papa? Mmm……..fortissimi dubbi. Per me Bxvi è ancora sommo pontefice. Chissà che ne dicono i servizi segreti!

    1. jb Mirabile-caruso

      claudiusIII: “Qualcuno è in grado di dimostrare l’elezione di Bergoglio?”.

      Nessuno di noi, signor ClaudiusIII, si trova in una Corte di Giustizia, di fronte ad una Giuria a cui dimostrare la propria tesi. Qui ognuno di noi si trova nella ben diversa situazione di investigare tutto ciò che sei papi di fila – da Roncalli a Bergoglio – hanno detto, scritto e fatto per stabilire se sono stati Pastori o ‘lupi travestiti da pastori’.

      Una sfida non da poco! Perché se la conclusione a cui perveniamo dovesse non coincidere con la Verità, beh…l’implicazione che ne conseguirebbe sarebbe la nostra dannazione. Non si va, infatti, in Paradiso separati dalla Verità.

      Gesù: “Io sono la via, la Verità e la vita”. “Chi non è con me, è contro di me”.

      Questi tempi che ci sono dati da vivere sono così artatamente densi di tenebre che trovare la Verità è una avventura altamente drammatica. Che la nostra persistente preghiera sia rivolta allo Spirito Santo, perché è della Sua Luce di cui abbiamo disperatamente bisogno!

      1. già…. la verità è il Vangelo, quanto alle sette attuali, non saprei chi scegliere, non ce n’è una che contenga la verità intera, x cui non saprei consigliare se non il meno peggio che a volte è anche peggio, come un BXVI molto + pericoloso di un F.uno. A tal punto mi metto nelle mani di Dio, LUI sa che cerco la verità.

  3. C’era in campo la Lombardia catto/aggiornata… dilettanti, rispetto al vero Deep State : il Piemonte (card. Martini e card. Bergoglio).
    In termini geopolitici: la Lombardia è sulla via di Zurigo, venendo da Roma (la Via dei Soldi), ma il Piemonte è sulla via di Ginevra (Calvino e Rousseau), di Parigi e di Londra. Non c’è partita.

  4. “Il Dio dei cattolici è Gesù Cristo, anche se il signore argentino afferma che Dio non è cattolico. E Gesù Cristo è il Verbo Incarnato per la nostra redenzione, quindi per la nostra salvezza. Non ci si salva senza di Lui, fuori di Lui, o tanto meno, contro di Lui. Eppure, per la neochiesa progressista, questa è un’idea sbagliata. Essa afferma che tutte le chiese sono buone, che tutte le religioni portano a Dio: logico, se Dio non è cattolico… Ahimè, per un cattolico, Dio è cattolico, invece: come diceva Jean Guitton: Mi dispiace per gli altri, ma Dio è cattolico. Chi non crede a ciò non è cattolico. Il signore argentino non lo crede e lo dice a voce alta, quindi non è cattolico, ma un eretico convinto di eresia”.
    (http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/teologia-per-un-nuovo-umanesimo/6649-ideologia-del-progresso-e-fede )

  5. e anche qui torna la storia della fumata bianca, smentita poi…Questa più che un chiesa è un cesso!
    Ratzinger vero papa? Solo perché nell’ Aula dell’ Antichiesa, siede a destra, piuttosto che a sinistra, à la Bergoglio???

    1. mah.. la fumata bianca il 26 lo documenta la radio di allora, il video su YouTube, la guardia chiamata a prepararsi, la fumata bianca il 26 ottobre 1958 sono in troppi a dire che ci fu. Poi ci fu la seconda fumata bianca il 28 ed allora uscì fuori un obeso, che si scrive iscritto in logge e di cui ci sono le foto…inginocchiato al massone Auriol. Quindi 2 fumate bianche. Dobbiamo giudicare l’albero dai frutti ? allora l’albero obeso ha portato frutti marci. Non è l’albero. Cosa successe? “potrei scrivere libri ma sono tenuto al segreto”. Roncalli nella notte costrinse a una seduta straordinaria onde far giurare tutti di mantenere il silenzio..su cosa? sul fatto che ci furono 2 fumate bianche, una x il Papa di cui si sa anche il nome ed una per l’antipapa che prese , onde segnalare al clero, il nome di un antipapa. Fu creata la CEI di cui fu primo presidente il card.? Siri di Genova. In questi giorni nel disastro del ponte ho udito al tg “che passa sulla strada del Papa”. Il Papa di Genova. Non esiste altra…

  6. Io che conosco CL da dentro da decenni, e sono estremamente critico sull’attuale corso di stampo modernista, posso dire questo.

    Trovo questo testo una ricostruzione raffazzonata, che mette assieme tanti pezzi qua e là, unendoli con parti più o meno dubbie costruite di sana pianta; parte inoltre da un evidente astio verso CL tout-court, non bacchettando le sole storture affaristiche formigoniane e moderniste carroniane, ma denigrandone l’intera esperienza cristiana. In ciò, tra l’altro, mostra di conoscere di CL solo gli aspetti esteriori (coinvolgimenti politici, economici, ecclesiastici, ecc.), cioè di conoscere CL solo dai giornali, e di ignorare completamente che il 90% dei ciellini è gente non direttamente impegnata né nell’economia, né nella politica, né nella politica ecclesiastica.

    In definitiva… una ricostruzione astiosa, partigiana, grossolana. Non ci siamo proprio.

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