MEMORIAE TRADERE. CONTRO OGNI RIVOLUZIONE. IL DISCORSO DI ALEKSANDER SOLGENITSIN IN VANDEA

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MEMORIAE TRADERE. Rubrica del sabato, a cura di Pucci Cipriani

sabato 9 febbraio 2013


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CONTRO OGNI RIVOLUZIONE. IL DISCORSO DI ALEKSANDER SOLGENITSIN IN VANDEA (1993)


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v1Due terzi di secolo fa, il ragazzo che ero allora leggeva già con ammirazione sui libri i racconti che rievocavano la sollevazione della Vandea, così coraggiosa e disperata, ma non avrei potuto immaginare, neppure in sogno, che da grande avrei avuto l’onore di partecipare all’inaugurazione del monumento in onore degli eroi e delle vittime di questa sollevazione.

Sono trascorsi venti decenni da allora, decenni diversi nei diversi paesi, e non solo in Francia, ma anche altrove la sollevazione vandeana e la sua sanguinosa repressione sono state continuamente illuminate di nuova luce. Perché gli eventi storici non sono mai completamente compresi nell’incandescenza delle passioni che li accompagnano, ma solo a distanza di tempo, una volta che le passioni sono state raffreddate con il passare degli anni. Ci si è a lungo rifiutati di ascoltare e di accettare le grida uscite dalla bocca di coloro che morivano, che venivano bruciati vivi: i contadini di una regione laboriosa, per cui sembrava che fosse stata fatta la Rivoluzione, ma che questa Rivoluzione oppresse e umiliò fino in fondo, ebbene sì, questi contadini si rivoltarono contro di essa.

Che ogni rivoluzione scateni negli uomini gl’istinti della barbarie più elementare, le opache forze dell’invidia, della rapacità e dell’odio, i contemporanei l’avevano capito bene. Pagarono un tributo molto pesante alla psicosi generale…

Il ventesimo secolo ha notevolmente appannato l’aureola romantica che circondava la Rivoluzione del Settecento. Di cinquantennio in cinquantennio gli uomini hanno finito per convincersi, meditando sulle loro sventure, che le rivoluzioni distruggono il carattere organico della società; che rovinano il corso naturale della vita; che annichiliscono i migliori elementi della popolazione, lasciando libero il campo ai peggiori; che nel paese in cui scoppia, in genere, la rivoluzione è causa di innumerevoli morti, di un diffuso impoverimento, e, nei casi più gravi, di un duraturo degrado della popolazione.

La stessa parola “rivoluzione” (dal latino revolvo), significa “riportare indietro”, “tornare”, “riprovare”, “ridestare”, nel migliore dei casi mettere sottosopra: una sfilza di significati poco invidiabili. Ai nostri giorni, se la gente attribuisce a qualche rivoluzione l’epiteto di “grande” , lo fa solo per circospezione, e molto spesso con molta amarezza…

v2La Rivoluzione francese è stata ispirata a uno slogan intrinsecamente contraddittorio e irrealizzabile: “Liberta’, uguaglianza e fraternità”. Ma nella vita sociale libertà e uguaglianza tendono a escludersi reciprocamente, sono antagoniste, perché la libertà distrugge l’uguaglianza sociale, mentre l’uguaglianza restringe la libertà, perché altrimenti non sarebbe possibile realizzarla. Quanto alla fraternità non appartiene alla stessa famiglia degli altri due termini, non è che un’attardata aggiunta allo slogan: non sono delle norme sociali a fare la vera fraternità, che è di ordine spirituale. Per di più, a questo triplice slogan si aggiungeva   in tono minaccioso: “o la morte”, il che ne distruggeva ogni significato.

Mai, a nessun paese, potrei augurare una “grande rivoluzione”…La Rivoluzione sovietica…ha trascinato il nostro popolo nell’abisso della perdizione. Mi dispiace che non ci siano qui oratori che possano aggiungere quel che ha insegnato loro alla resa dei conti l’esperienza della Cina, della Cambogia, del Vietnam, e ci possano spiegare quale prezzo hanno pagato questi paesi per la rivoluzione.

L’esperienza della Rivoluzione francese sarebbe dovuta bastare perché i nostri organizzatori razionalisti della “felicità del popolo” ne traessero delle lezioni. Ma no! In Russia …molti metodi feroci della Rivoluzione francese sono stati docilmente applicati sul corpo della Russia dai comunisti leninisti e dagli internazionalisti, solo che il loro grado di organizzazione e il loro carattere sistematico hanno largamente superato quelli dei giacobini.

(Anche noi)abbiamo avuto la nostra Vandea…Sono le grandi sollevazioni contadine, quella di Tambov nel 1920-1921, della Siberia occidentale nel 1921. Un episodio ben noto: folle di contadini con scarpe di corda, armati di bastoni e di forche, hanno marciato su Tambov, al suono delle campane delle chiese vicine, per essere falciati dalle mitragliatrici. L’insorgenza di Tambov si è ripetuta durante undici mesi, benché i comunisti, reprimendoli, abbiano impiegato carri d’assalto, treni blindati, aerei, benché abbiano preso in ostaggio le famiglie degli insorti e siano andati vicino all’impiegare gas tossici. Abbiamo conosciuto la Resistenza selvaggia al bolscevismo dei Cosacchi degli Urali, del Don, del Kuban, di Tersk: una resistenza soffocata fra i fiumi di sangue, un vero genocidio.

Inaugurando oggi il memoriale della vostra eroica Vandea, la mia vista si sdoppia. Vedo nella mia immaginazione i monumenti che saranno eretti un giorno in Russia, testimoni della nostra Resistenza all’assalto dell’orda comunista. Abbiamo traversato insieme con voi il Ventesimo Secolo, un secolo di terrore, orribile coronamento di quel progresso tanto sognato nel Settecento. Oggi, penso, saranno sempre più numerosi i francesi pronti a capire meglio, a stimare di più, a serbare con fierezza nella memoria la resistenza e il sacrificio della Vandea.


Aleksander Solgenitsin


 

CLICCANDO QUI potete ascoltare l’INNO DELLA VANDEA

 

GALLERIA DI IMMAGINI

(Archivio Pucci Cipriani – clicca sulle immagini per ingrandirle)


 

A Firenze nel settembre del 1987 nasce il Movimento ANTI 89 in occasione dell’approssimarsi del bicentenario della Rivoluzione francese(1789-1989), teso a rivendicare-secondo la nota formula del Visconte de Bonald- “i diritti di Dio rispetto a quelli dell’uomo e tener viva la memoria della Tradizione”; il Comitato promosso da Pucci Cipriani, “si propone una serie di attività e di manifestazioni contro la Rivoluzione francese e, in particolare, la creazione di un periodico dal titolo ‘Controrivoluzione’, ben tenendo conto, secondo le parole di Joseph De Maistre che la Controrivoluzione non è una Rivoluzione di segno contrario ma il contrario della Rivoluzione”. Fanno parte del Comitato, oltre Pucci Cipriani, che diverrà il Coordinatore nazionale e il Direttore di “Controrivoluzione”: Massimo de Leonardis(Milano),Roberto de Mattei (Roma), Fabio Marino(Padova), Paolo Naccari(Mestre), Carlo Alberto Agnoli(Trento), Paolo Taufer(Trento), Don Anthony Esposito(Albano Laziale), Piero Vassallo(Genova), Paolo Zolli(Venezia), Guido Vignelli(Roma), Beppe Bergamaschi(Firenze), Gabriele Drudi(Rimini), Giovanni Torti(Parma), Gerardo Romano(Salerno), Nicola Scuccimarra(Prato),(Domenico Del Nero(Firenze), Paolo Baroni(Ferrara), Franco Samorè (Firenze), Pietro Gemmi(Viareggio), Luigi Giugni(Torino) e Tommaso Romano(Palermo).

In tutta Italia si svolgeranno Convegni e Conferenze.

 

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Il 13 maggio 1989 si svolge a Roma a Palazzo Pallavicini un Convegno Internazionale promosso dalla Fondazione Giovacchino Volpe in collaborazione con il Comitato ANTI89 sul tema “1789-1989-La Rivoluzione francese tra mito e realtà”.

Il Convegno, presieduto dall’illustre Professor Augusto Del Noce, fu aperto da una prima tavola rotonda con la partecipazione di Massimo de Leonardis, Docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Pucci Cipriani Direttore di “Controrivoluzione” e di Francesco Grisi, Presidente del Sindacato Nazionale Scrittori Italiani. In questa foto da destra: Pucci Cipriani, Francesco Grisi e Massimo de Leonardis nella Sala del Trono di Palazzo Pallavicini presente la Principessa Elvina.

 

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Da destra: il Professor Jean de Viguerie della Sorbona e il Professor Augusto del Noce della “Sapienza” di Roma. Presero parte, come oratori al Convegno anche il giornalista francese François Brignau Presidente dell’ANTI89 francese che fece un gemellaggio con l’ANTI89 italiano di Pucci Cipriani e il Professor Roberto de Mattei dell’Università di Cassino che così concluse il suo intervento: “Non esiste una rivoluzione ‘cattiva’ ed una rivoluzione ‘buona’, esiste una sola Rivoluzione francese: quella-non tradita ma tragicamente compiuta-che, in nome dei principi dell’89, si propone la realizzazione dell’utopia anarchica ed ugualitaria che costituisce la fonte dei mali del mondo moderno.”

 

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“Tradidi quod et accepi”. Sì, ti tramando quello che ho ricevuto. Ecco in queste due foto c’è la sintesi della Tradizione. Nella foto a sinistra si vede un giovanissimo prof. Roberto de Mattei con accanto il Prof. Agostino Sanfratello a Firenze il 3 marzo del 1976 a Firenze(Palazzo dei Congressi) durante una conferenza su “Analisi del totalitarismo” organizzata dal Centro Studi “M.F.Sciacca” Diretto da Pucci Cipriani. I tradizionalisti furono i primi ad analizzare il fenomeno del totalitarismo, gli altri se ne accorgeranno dopo una trentina di anni. Nella foto a destra il giovane che regge il cartello “Italia” e sfila a Parigi alla grande manifestazione  monarchica e cattolica del luglio 1989 è Ranieri de Mattei, figlio del prof. Roberto de Mattei e nipote del Barone professor Rodolfo anch’egli illustre pensatore monarchico.

 

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Parigi luglio 1989.La grande Messa tradizionale in piazza celebrata dall’Abbé Coache per riconsacrare la Francia al Cuore Immacolato di Maria nel duecentesimo anniversario dell’infausta Rivoluzione.

 

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Visione della piazza e sfilata della grande processione controrivoluzionaria.

 

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Una foto di gruppo davanti ai Gigli della Monarchia di San Luigi di Francia nella sede di “Jeunesse Catholique” a Parigi.

 

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Il monumento funebre di Luigi XVI e della Regina Maria Antonietta a Saint Denis, la cattedrale dove ci sono le tombe dei Re. Non furono mai trovati i resti del Re e della Regina Martiri perché dopo le esecuzioni, estremo scempio rivoluzionario, i cadaveri venivano sciolti nella calce viva.

Parigi, Museo delle Cere. L’impressionante ricostruzione del Martirio di Luigi Carlo, il Piccolo Re, rinchiuso e murato vivo nella Torre.

 

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A Civitella del Tronto si faranno due Convegni sulla Rivoluzione Francese e sulla Vandea. A sinistra, gli Atti del Convegno Tradizionalista di Civitella del Tronto.

A destra, una bella cartolina rievocativa dei Convegni controrivoluzionari di Civitella di Alfio Krancic. Un soldato borbonico fa fronte al mostro rivoluzionario.

 

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Una foto storica. Il Vicario Episcopale di Benevento P. Antonio M. Di Monda , of.m. a Civitella del Tronto insieme a Don Giorgio Maffei per ricordare i martiri della Vandea italiana(le insorgenze antigiacobine).

 

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Si crea in Italia il Comitato Internazionale per le celebrazioni del 200° anniversario delle Insorgenze antigiacobine in Italia(1796-1996).Presidente è Pucci Cipriani, Vicepresidente Luciano Garibaldi e Presidente onorario S.E. il Principe don Sforza Ruspoli. Viene costituito un Comitato scientifico Internazionale tra cui si notano famosi e illustri cattedratici e storici. Nel Comitato anche il dr. Massimo Viglione allora giovane ricercatore dell’Università di Camerino e oggi il massimo storico delle Insorgenze italiane antigiacobine.

 

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A sinistra: convegno su la Rivoluzione Francese a Civitella del Tronto(1989). Da sinistra: don Giorgio Maffei, il Magistrato Francesco Mario Agnoli, Massimo Viglione e Vinicio Catturelli.

A destra: si parla della Vandea Martire. Da sinistra On. Silvio Vitale, Prof. Piero Vassallo e il Magistrato dott. Francesco Mario Agnoli.

 

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A sinistra. Civitella del Tronto. Parla Padre Angel Garcia, salesiano spagnolo. Da sinistra il Magistrato Carlo Alberto Agnoli, don Giorgio Maffei e Pucci Cipriani.

A destra. Civitella del Tronto. Da sinistra. Luciano Garibaldi, Massimo de Leonardis e Pucci Cipriani. Garibaldi parlò contro il liberismo economico ribadendo i principi fondamentali del manifesto dell’ANTI 89: “Ricordiamo che in materia sociale la Rivoluzione, secondo l’espressione stessa del leader sindacalista  Leon Jouhaux : ‘ebbe per prima conseguenza di consegnare senza difesa l’operaio allo sfruttamento padronale’, ricordando che la legge Le Chappellier, rinforzata da decreti di Allarde, proibì assolutamente la libertà di associazione e che, fino alla metà del XIX Secolo, ne derivarono solo leggi di repressione sociale. Privato degli accordi sociali firmati nel quadro delle corporazioni, privato della forte solidarietà dei membri della corporazione ormai sistematicamente perseguitati, non potendo più, come prima, negoziare il ‘calmiere’, l’operaio francese totalmente indifeso, sempre più proletarizzato , diviene allora e durante il diciannovesimo secolo la preda ideale delle maggiori offerte rivoluzionarie. Bisognò aspettare la riorganizzazione dei legittimisti e dei cattolici sociali: “infaticabili difensori della causa operaia” secondo Edouard Herriot stesso, per veder rinascere un diritto del lavoro e votare le leggi sociali giuste”.

 

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Una foto ricordo da Civitella. Da destra. Edoardo Adaker, Marco Piazza, Luigi Bassi, Fabrizio Di Stefano (oggi senatore PdL) Pucci Cipriani, Andrea Bisacchi, Domenico Del Nero e Massimo Sandrelli.

 

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Si sale alla Rocca per ricordare i Martiri della Tradizione.

 

Anche quest’anno venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 marzo  2013, Convegno della Tradizione cattolica su : “1813-2013 DALL’EUROPA DELLE NAZIONI ALL’EUROPA DELLE BANCHE”  e anche quest’anno a Civitella ci saremo tutti per difendere Iddio, la Patria , la Monarchia contro il mondialismo, fedeli alle parole dell’eroe vandeano Monsieur Charette:

“La nostra patria per noi sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe. Tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi: La nostra patria è la nostra fede, il nostro re. Ma la loro patria cos’è per loro? Voi lo capite? Loro l’hanno in testa, noi la sentiamo sotto i nostri piedi.”

 


 


 


 


 


 



 



 


 


 


 

 

 



 


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