MEMORIAE TRADERE. LA DISSACRAZIONE DEL PATRIMONIO ARTISTICO E LITURGICO: LA CHIESA DI SANTO STEFANO AL PONTE DI FIRENZE – di Pucci Cipriani

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MEMORIAE TRADERE. Rubrica del sabato, a cura di Pucci Cipriani

sabato 12 gennaio 2013


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LA DISSACRAZIONE DEL PATRIMONIO ARTISTICO E LITURGICO: LA CHIESA DI SANTO STEFANO AL PONTE DI FIRENZE

di Pucci Cipriani

 

Era il 1982 e ,allora Segretario di “Una Voce-Firenze” (oltre duecento soci)ricevetti dalla Francia la proposta di un concerto di musica sacra da parte dell’Ensemble Polifonique di Versailles Diretto dal Maestro Simone Roger: con entusiasmo, sentito il parere del Presidente Conte Capponi, Una Voce-Firenze accettò di far tenere detto concerto di sacra polifonia nella chiesa di Santo Stefano al Ponte, proprio a tre passi dal Ponte Vecchio, una chiesa stupenda che io-e me ne vergogno ancora-non conoscevo e che vidi, per la prima volta quando, con l’amico Neri Capponi, ci recammo dal parroco per fissare la data dell’evento che si tenne, infatti, il giorno 22 maggio, alle ore 21,di fronte a un numerosissimo pubblico: un successo annunziato. Il Conte Capponi nel ringraziare il Maestro Roger e i sessanta cantori del coro disse che “sotto le navate di questa stupenda chiesa abbiamo sentito riecheggiare le note solenni delle sacre melodie in un mondo in cui la liturgia è abbrutita da motivi canzonettistici di bassa lega…se nella sacra polifonia ritroviamo la via per il Paradiso in queste stupide canzonette che accompagnano la nuova liturgia c’è la via per l’Inferno”.

Poi la festa a Palazzo Capponi dove il Conte offrì ai bravi componenti del coro una confezione di vini “Gallo Nero” della sua tenuta di Calcinaia…un ulteriore concerto in onore della famiglia Capponi.

Ecco i miei ricordi di questa chiesa :anticamente dedicata ai Santi Stefano e Cecilia al Ponte, nota fin dal X secolo, si segnala per opere eccellenti tra le quali spicca la monumentale scalinata marmorea realizzata da Bernardo Buontalenti per la vicina chiesa vallombrosana di Santa Trinità. Lo stupendo altare maggiore, del Giambologna, proviene dal celeberrimo Arcispedale di Santa Maria Nuova e fu collocato nella chiesa di Santo Stefano, per impreziosirla, nel 1895.Diffusamente si da’ poi conto di quale scrigno di bellezza sia la chiesa in un caposaldo della critica storico artistica, il Die Kirchen von Florenz, di W. Und ed E. Paatz (Frankfurt 1940-1954)alle pagine 210-235.

Di proprietà dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero dal 1986,da solenne edificio è diventata prima un auditorium e, ahimè e ahinoi!, dopo la sconsacrazione, da alcuni mesi viene data in affitto come sala da pranzo e intrattenimento, per lussuosi banchetti(notare nella galleria foto un opuscolo promozionale).Il trenta ottobre u.s. si poteva leggere, ad esempio, sul quotidiano “la Nazione” un articolo, a firma di Emanuela Plastina, che la dice lunga su l’uso di    questa “splendida chiesa sconsacrata a tre passi dal Ponte Vecchio” che ospitò il “Florence Art Festival” in cui i giovani “artisti”(sic!)avrebbero esposto le loro opere   “Nella sala centrale dell’Auditorium(leggi navata centrale della chiesa n.pc.),con un biglietto di due euro e performance  artistiche e live painting”…insomma ,si legge ancora su “La Nazione”, “una vetrina dunque per chi ha voglia di fare dell’arte un lavoro e magari iniziare a vendere le proprie opere”.

Già. Un luogo, a buon prezzo, tra le opere del Buontalenti e del Giambologna, ma anche quelle di Tacca, Rosselli, Santi di Tito etc., dove si effettuano mostre, banchetti e meeting, a carattere profano (perché no riunioni di Loggia visto l’appoggio del Cardinal Bagnasco alla lista Monti-Casini-Fini-De Giorgi ?)…

Vorremmo, sia pur sommessamente ,ricordare a chi lo avesse scordato o, peggio, avesse fatto finta di scordarselo che la storia di questa chiesa è legata intimamente alle radici del popolo fiorentino: sfregiata dalle mine naziste fatte brillare durante la ritirata che ridussero gli edifici circostanti a cumoli di macerie, commosse inoltre i fiorentini sapere che ,in quella stessa notte del 3-4 agosto 1944 morì, stroncato da infarto per l’orrore della distruzione, l’anziano parroco di Santo Stefano.

La chiesa poi venne duramente colpita dall’alluvione del 1966 quando l’acqua dell’Arno arrivò all’altezza della mensa degli altari.

Nonostante tutto la chiesa di Santo Stefano fu riportata al culto cattolico.

Ancora nel 1993 la chiesa di Santo Stefano fu gravemente danneggiata nell’attentato mafioso di via Dei Georgofili, strage che procurò ferite a decine di persone e costò la vita a Caterina Nencioni(50giorni di vita), Nadia Nencioni(9 anni), Dario Capolicchio(22 anni), Angela Fiume(36 anni), Fabrizio Nencioni(39 anni).

Ma quello che non riuscirono a fare le mine naziste, l’alluvione del 66, le bombe assassine della mafia riusciranno a farlo alcuni uomini di Chiesa…d’altra parte io, non storico, non teologo ma, semplicemente, cronista della storia mi limito a constatare come, fin da dopo il Concilio Vaticano II, si potessero trovare sacri calici artistici regalati dalla fede e dalle rinunzie dei credenti, artistici reliquari (con reliquie), manipoli, sacri paramenti, coltri, cotte e stole, antichi lezionari e breviari, storici Cronicon etc., a poche lire presso i robivecchi…ancor dura quella follia che ha visto, progressivamente, le nostre superbe chiese spogliarsi delle loro opere d’arte in odio alla Tradizione…

Quando dette opere d’arte non si trovino nei musei d’arte sacra(sorta di obitori dove ogni oggetto tace e non dà testimonianza di un passato che si tramanda ,da tradere…)

Pare di assistere a quell’ondata di giacobinismo che si diffuse in tutta la Francia subito dopo la Rivoluzione francese e il genocidio vandeano allorché le chiese(molte volte con il permesso dei preti “costituzionali” ovverosia degl’infami apostati traditori!)furono spogliate di tutto e sugli altari posta una prostituta, la Marianna, simbolo vero della Grande Prostituta, ovverosia la Rivoluzione.

Santo Stefano meriterebbe almeno di essere rispettata e considerata un sacrario della nostra amata Firenze…e invece scorrono le immagini del sito www.santostefanoalponte.com che documentano eloquentemente una indiscriminata “messa a reddito” che consegna al futuro un luogo simbolo dell’identità cattolica svilito al rango di immonda scenografia per eventi elitari in ossequio alla secolarizzazione giacobina imperante, al cospetto della quale tutti si inchinano a novanta gradi.


 

GALLERIA DI IMMAGINI

 

fc

la facciata di S. Stefano al Ponte

 

bm

le rovine della guerra…

 

sm

… e dell’attentato mafioso di Via dei Georgofili

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Le rovine attuali: S.Stefano Al Ponte: banchetti e sfilate di moda:

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