Menzogne e manipolazioni dei mass-media

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Alcuni si ricorderanno della vicenda, peraltro abbastanza recente: Federico Fubini, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera (infatti nella “gerenza” del quotidiano il suo nome non compare), membro dell’Advisory Board della Open Society di Soros, ha candidamente confessato di aver censurato la notizia che la feroce austerity imposta dalla Troika (Unione Europea, Banca Europea, Fondo Monetario Internazionale) alla Grecia aveva provocato un tracollo dell’assistenza sanitaria con drammatiche conseguenze anche sulla mortalità infantile: “Faccio una confessione, c’è un articolo che non ho voluto scrivere sul Corriere della Sera. Analizzando i dati della mortalità infantile in Grecia, mi sono accorto che a causa della crisi sono morti 700 bambini. Non ho scritto l’articolo per non essere strumentalizzato dagli anti europei”. E ancora: “Ho deciso di non scrivere perché il dibattito in Italia è avvelenato tra anti europei pronti a utilizzare materiale del genere come una clava contro quello che l’Europa rappresenta, una democrazia fondata sulle regole e sulle istituzioni”.

Ciò che più sorprende in queste affermazioni non è la confessione della decisamente poco professionale autocensura, ma la candida arroganza, tipicamente liberal, dell’ammissione. In sostanza, Fubini ci sembra dire: “ho taciuto, ma per una buona causa, la reputazione dell’Unione Europea”. Traduciamo ancora: i giornalisti arruolati nelle élite mondialiste hanno il diritto di censurare, distorcere, manipolare. Anzi, è un dovere, per l’educazione dei popoli, che vanno salvati dai loro pregiudizi.

È recente anche la notizia che molte delle foto dei incendi scoppiati in Amazzonia e in altre parti del Sud America sono dei clamorosi falsi, relativi ad altri eventi o risalenti ad anni fa, diffusi da attivisti o sostenitori dei movimenti ecologisti e di sinistra per diffamare il Presidente del Brasile Bolsonaro. In una di queste foto compariva un alce in fuga, che non pare un animale tipicamente amazzonico. Una giornalista del TG5 ha riferito delle fake news fotografiche, ma le ha giustificate dicendo che erano “per una buona causa”.

Questi episodi sono utili come introduzione alla presentazione di un recente volume di Giuliano Guzzo, intellettuale cattolico, collaboratore del quotidiano La Verità, sociologo, autore di vari testi in difesa della famiglia e dell’ordine naturale: Propagande. Segreti e peccati dei mass media, La Vela edizioni.

La ragione di questo libro, lineare, scorrevole, ben sostenuto da fonti, fatti, testimonianze, testi è sintetizzata nel risvolto di copertina: “I media informano o fanno propaganda? Chiunque oggi solo si ponga un simile quesito viene relegato, d’ufficio, tra i complottisti. Eppure numerosi indizi suggeriscono come i media possono svolgere un ruolo sorprendente nel condizionamento dell’opinione pubblica. Questo libro si propone di svelare i meccanismi e le strategie con cui, all’oscuro dei più, la stampa, la televisione e la stessa Rete hanno condotto – e tutt’ora conducono – campagne propagandistiche raffinate, talvolta quasi impercettibili, ma sempre efficaci”.

Il cuore del problema è sotto gli occhi di tutti: i media (stampa, televisione, radio, cinema, i “Padroni del web”, come li chiama Guzzo) sono massivamente nella mani della “nuova sinistra” postcomunista, liberal, antifascista, antirazzista, immigrazionista, omosessualista (e ancora oltre), ostile alla vita e che vuole distruggere la famiglia, le radici, la civiltà e la cultura europea e cristiana. Quella neo-sinistra decostruzionista di quelli che Renato Cristin ha chiamato, in un suo libro, I padroni del caos e Maurizio Blondet, in un suo articolo, I Padroni del Discorso. Quella nuova sinistra (ma anche ancora vecchia, per il suo giacobinismo e il suo stalinismo intimidatorio e oppressivo con i suoi divieti, la sua dittatoriale “correttezza politica”, le sue censure alla libertà di pensiero, di opinione e di parola) che tiene ben strette nel suo pugno anche altre agenzie “datrici di senso”: le scuole, le università, le case editrici, il sistema editoriale, i premi letterari, persino lo star system.

Il libro di Guzzo ci offre un’ampia carrellata sulle nefandezze del sistema dei media: un viaggio nell’oscurità delle loro falsità, manipolazioni, censure quasi sempre ignorate e non percepite dall’opinione pubblica, anche quella più libera e attenta.

E non è un fenomeno recente; nel primo capitolo l’autore ci offre un esempio risalente al 1975: la grande menzogna abortista di Seveso. Il 10 luglio 1975, a causa di un guasto nel reattore di un’industria chimica, l’Icmesa, viene rilasciata nell’aria una nube chimica composta da triclorofenolo e tetacloro-dibenzo-parodiossina, entrambe sostanze altamente tossiche. Circa 700 abitanti della zona vengono fatti evacuare. Tra gli abitanti si manifestano alcuni casi di affezioni cutanee.

Ma è riguardo alle donne incinte che si scatena il terrorismo del fronte abortista, veicolato dalla grande stampa. Poiché la diossina è stata utilizzata dagli USA in Vietnam, provocando casi di malformazioni ai neonati, lo stesso deve verificarsi anche a Seveso. Non importa che non esistano evidenze scientifiche sui danni provocati da questa sostanza. Le femministe fanno la spola tra la clinica Mangiagalli e il consultorio di Seveso per mostrare alle donne in attesa fotografie di bambini focomelici.

I radicali giungono a richiedere l’aborto obbligatorio per tutte le donne incinte di Seveso. Il Corriere della Sera alimenta le paure e La Stampa appoggia e sostiene la proposta della strage degli innocenti per disposizione di legge. Sempre il quotidiano ultralaicista di Torino definiva i bimbi ancora in grembo “mostri”, “malformati”, “mongoloidi”. In sostanza, una gigantesca azione propagandistica per sostenere l’aborto, che entrerà nella nostra legislazione nel 1978. Inutile dire che nessuno, nessuno dei bambini nati evidenziò malformazioni di sorta. Erano tutti sani. Ma intanto la mobilitazione degli Erodi della carta stampata aveva indotto 42 aborti (pochissimi se si pensa che le gestanti erano più di un migliaio). Nessuno dei feti mostrava traccia di danni.

Il libro di Guzzo dedica altri capitoli alle falsità mediatiche sugli aborti (ad esempio il numero degli aborti clandestini riportati dal Corriere e dall’Espresso: aumentati anche del 3.900 per cento rispetto alla realtà) o la diffamazione e gli insulti a mezzo stampa nei confronti dei medici “obiettori di coscienza”.

Un altro argomento che ispira il sistema dei media (in senso lato: spettacolo, cinema, televisione, fiction, star system) alla più bieca propaganda, al rifiuto della legge naturale e del comune sentire delle persone è quello dell’omosessualità. Riporta Guzzo l’opinione del politico pro-family Simone Pillon: “In ogni fiction è oggi obbligatorio che sia presente almeno una coppia di omosessuali. Ovviamente si tratta di personaggi per bene, raffinati, culturalmente interessanti, proposti incessantemente come modello educativo ai nostri figli”. Non è una moda: è una feroce, dittatoriale, totalitaria imposizione delle lobby sodomitiche alleate ai liberal: i Padroni del Discorso, appunto. Rifiutare questa imposizione significa rischiare l’esclusione sociale, l’aggressione mediatica, talvolta anche quella fisica. Ha dichiarato l’attore Fabio Testi: “Se vuoi lavorare, oggi, devi fare un tesserino da gay”.

Un preoccupante fenomeno, che merita una particolare vigilanza ed è vergognosamente tacitato dai media mainstream è quello della censura operata dai social, a cui è dedicato un capitolo del libro. Gli esempi sono moltissimi: i conservatori, gli identitari, i nazionalisti, i sovranisti, i cattolici, gli antiabortisti vengono sistematicamente censurati da Facebook, Twitter, Instagram, You Tube, spesso senza una ragione e a prescindere dai contenuti oscurati: gli esempi riportati da Guzzo sono decine. Anche su questo sito ci siamo occupati di queste censure: ad esempio con l’articolo del 21 maggio Ci censurano, ma è per il nostro bene.

Un altro ambito in cui le istituzioni e i media esercitano la falsificazione, la manipolazione e la censura dei fatti e delle parole è quello dell’immigrazione. Qui il fronte delle forze immigrazioniste è imponente, minaccioso, liberticida. Il commissario dei Diritti umani del Consiglio d’Europa aveva intimato, fin dal 2010, di proibire la parola “clandestino”, che pure identifica con precisione lo status giuridico della stragrande maggioranza dei cosiddetti “migranti”.

Un caso eclatante di concertata, o imposta, censura delle notizie è quanto è capitato in Germania agli inizi del 2016. Nella notte di Capodanno, durante i festeggiamenti nelle strade di Colonia e di decine di altre città tedesche, migliaia di donne tedesche erano state molestate sessualmente, e in qualche caso violentate, da immigrati: si trattava evidentemente di un’azione pianificata su vasta scala per terrorizzare e umiliare le donne bianche, affermare un dominio, una supremazia.

Racconta Guzzo: “Ebbene, come si comportarono i mass media, non solo tedeschi ma europei e addirittura mondiali, in quell’occasione? Semplice: rimasero in silenzio. Perfettamente in silenzio. Per cinque lunghi giorni”. Fu solo grazie alle informazioni fornite di siti indipendenti (quelli che i liberal vorrebbero silenziare perché accusati di propalare fake news) che il muro di omertà immigrazionista pian piano si sgretolò. Ma nessuna delle grandi testate tedesche chiese scusa.

Anche in questo caso la censura era un “atto dovuto”, anche perché imposto dalle regole del Consiglio tedesco della stampa che, in buona sostanza, vieta di riferire “dettagli relativi al background religioso, etnico […] Va rilevato che riferimenti del genere potrebbero fomentare pregiudizi contro le minoranze”. E’ chiaro: la verità va taciuta, distorta, piegata, manipolata se “può generare pregiudizi”. Quante altre saranno le notizie taciute dai media liberal-immigrazionisti, cioè quasi tutti, in questi anni, per “evitare pregiudizi” contro immigrati, zingari e altre minoranze? Ne verremo mai a conoscenza?

Questi alcuni esempi dei molti temi trattati. Il libro di Giuliano Guzzo non è quindi solo interessante e coraggioso, ma è soprattutto utile. Ci aiuta a leggere e comprendere meglio la realtà, a eludere le censure, a vanificare la malafede di giornalisti, politici, intellettuali dediti alla menzogna e alla disinformazione. Ci consente di ricostruire un quadro più veritiero del mondo, di combattere con maggiori informazioni, dati, fatti i Padroni del Discorso. In definitiva, libri come questo contribuiscono a ridarci un pezzettino di libertà.

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1 commento su “Menzogne e manipolazioni dei mass-media”

  1. Avevo già deciso di comprare il suo libro.
    Domani provvederò!
    Bisogna comunque tenere presente che il demonio, che sta distruggendo la vera umanità, SARA’ SCONFITTO!
    LO HA AFFERMATO IL NOSTRO AMATISSIMO GESU’

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