Messe moderniste, mascherine & lo zampino di belzebù

Nell’età del relativismo dogmatico è ben difficile sostenere una tesi esclusiva delle opinioni. Viene anch’essa istantaneamente declassata a opinione, doxa avrebbero detto i filosofi. Ciò nonostante vorrei asserire che già da parecchi mesi la malattia denominata sars covid-19 non esiste più, oppure è diventata una banale influenza, che si chiami omicron, delta o zeta, è curabile con medicine da banco. Sul fatto che anche la precedente forma virale fosse curabile in egual maniera non è argomento qui e ora.

È invece interessante tornare sulla fenomenologia del modernista cristiano nei panni del fedele della nuova religione mondiale dell’immanentismo post-pandemico. Avevo per tempo fatto notare come, già in estate, nella Basilica del Poverello i cattoprogressisti appecoronati al potere temporale fossero mascherati come superantieroi nel timore di prendersi un’influenza che si cura con tre aspirine. Tutto questo sputando in faccia a quella millenaria fede cattolica tanto ben interpretata, se mi si passa il termine, da san Francesco che abbracciava i lebbrosi. Lebbra dicesi malattia vera, morti veri, piaghe vere non curabili con antinfiammatori da banco.

Una prova ulteriore che la tesi non fosse infondata è data dal fatto che nostri antieroi post-cattolici non si rintanano in fantomatiche catto-caverne, né in odorose e ben tornite bare come i vampiri, ma sembrano voler frequentare i comuni oratori, originariamente strutture della Chiesa Cattolica, un pochino come facevano i ragazzi problematici e i prodotti altrettanto problematici dei seminari del Postconcilio, con cui abbiamo avuto modo di convivere nelle ultime decadi del secolo decadente.

Discorso, quello sul declino progressivo degli oratori ridotti ormai a null’altro che ammortizzatori sociali, che ebbi ben modo di far presente al clero nel frattempo divenuto professionista (non si sta in parrocchia a vita, ma solo otto anni poi “si gira”, così si getta nel migliore stato confusional dottrinale possibile fedeli in giro un po’ dappertutto e non una comunità sola, infine, si va in pensione da prete a godersi il meritato riposo del pasticcio esistenziale grasso e chiacchierato nel frattempo imbastito). Il risultato fu una fugace indagine psicanalitica del sottoscritto, in bello stile clericale e protomisericordioso, come le Messe conciliari, quattro chiacchiere orfane di sintassi fra un cappuccino e una chitarrata: sindrome proiettiva. E sia chiaro: “sindrome proiettiva” lo dico io, perché i termini usati erano molto garbatamente popolari.

Sindrome proiettiva di chi è corrotto e vede la propria corruzione nel prossimo, concetto latino di omnia munda mundis in pratica, che ho preferito rovesciare per farlo meglio aderire al mondo rovesciato che chiamano società postmoderna.

Ora, gli stessi zelanti interpreti della salute rovesciata in stile vivere da malati per morire sani, de facto, sono gli zeloti della chiesa rovesciata del cardinal Bergoglio. Se ben si guardassero le foto segnaletiche di catechisti, organisti, cantautrici e microfoniste parrocchiali, si riscontrerebbe un unico stupendo mosaico lombrosiano che, guardato alla giusta distanza, renderebbe il motivo artistico di fondo: il loro feroce desiderio di appartenere al politicamente corretto. È il concetto spengleriano di “la gente pensa ciò che si suppone debba pensare” elevato a stile di vita. Il tacchino che predica più scuri affilate per tutti.

Ecco qui perfettamente sovrapponibile l’immagine del maestro del coro a quella del responsabile covid-19 della scuola, il quale, fra una sonata e una ritenuta d’acconto post-omiletica al Padreterno, trova modo e tempo di mandare circolari surreali sulla pretesa che si debbano tenere le mascherine in modo ortodosso anche fuori dalla scuola: altrimenti che senso avrebbe tenerle a scuola se poi, fuori, che ne so, non dico ci si lecca come i cani, ma ci si comporta cinicamente nei confronti della protezione della salute degli altri? Costringerli a esplicitare tutta una gamma di certi sottintesi li obbliga a mostrare i denti perché li svela per ciò che sono: prepotenti giacobini dal sorriso amaro in borghesi sanculotte.

La stessa operazione la si potrebbe fare per la catechista, l’insegnante, l’allenatore o il dirigente sportivo di matrice cattoprogressista. Per cui, attenzione, non è tanto una questione sanitaria, ma, ormai da tempo, moralistica, la quale poggia sull’implicito, a volte inconscio: “io metto la mascherina, anche se non sono malato, anche se non è obbligatorio, perfino se non serve a un tubo, perché sono un cittadino migliore di te”. Fin qui la critica della ragion psicologica.

Ma non è finita, perché qualcuno ha una logica nella lucida follia, una logica “come da circolare”. Non sto dicendo che ci sia del metodo in questa follia, perché quella è esattamente un’operazione che spetta a noi. No, sto dicendo che ciò che rimane della scienza trova spunti di genuinità intellettuale, nonostante gli scienziati. Le autopsie confermano la presenza di proteina spike nel cervello, introdotta evidentemente col magico siero delle possibilità, d’altra parte era impensabile che rimanesse nel deltoide, come del resto non fanno mai i vaccini, altrimenti immunizzerebbero il solo deltoide, che, detto fra noi, non ha nemmeno la titolarità ad essere un vero delta, greco, cocciuto e marinaresco.

Per capire questi semplici processi: “se non immunizza, non è un vaccino”, “se il sacerdote è post-cattolico (ex.gr. non crede nella Transubstanziazione, ma il florilegio delle eresie è vasto pelago), la messa non è valida”, non dovrebbero richiedere particolari dosi di intelligenza. Vero è che oggi ci si laurea perfino in “Filosofia della mente” e altre materie immaginarie, studi filosofici acutissimi, tanto da richiedere macchinari costosissimi a base positronica – che sarebbero poi gli antielettroni dell’antimateria, che infatti già di suo concettualmente non esiste, come dice Parmenide.

Quindi mi rendo conto che anche la scienza è in stato confusionale avanzato, al pari della chiesa, per quanto sussistano sacche di resistenza. Perciò non c’è troppo da stupirsi che certi fisici si dilettino di metafisica e perfino di teologia, costringendo il mondo occidentale a fare un balzo indietro di duemilacinquecento anni fino all’arché presocratica.

La conclusione di tutto questo discorso apparirà dunque forse una costatazione anassagorea del tipo “il sole è più grande del Peloponneso”, però così a me pare l’ermeneutica della fenomenologia post-cattolica: il partecipare a Messe sacrileghe comporta inevitabilmente il subire, o contrarre, conseguenze preternaturali negative, o demoniache.

Altrimenti, al netto del possibile danno neurologico indotto dalla pozione magica, non mi so spiegare la cieca pervicacia con la quale queste persone si ostinino a negare l’evidenza, in primis a se stessi. Folklore o isteria collettiva, si sentono in genere intimamente investiti di una missione soprannaturale educatrice e evangelizzatrice della nuova religione buonista universale. Reagiscono perciò con violenza verbale, isolamento del contestatore antiscientifico, dichiarazione di eresia barra perdizione eterna al cattolico, perché si sentono forti di una forza quasi messianica a causa dell’appoggio del potere scientifico istituzionale da una parte e religioso istituzionale dall’altra. In realtà il dramma epocale sta nell’abbraccio mortale fra Stato e Chiesa nella cospirazione satanica della negazione dell’evento salvifico cristologico: solo Cristo salva, mentre il culto idolatrico, sia esso nei confronti della scienza, della pace, della fratellanza è anticristico.

D’altra parte, solo una vera e onesta ragione critica mette al riparo l’uomo dall’inganno anticristico, perché in grado di discernere la vera fede dalla sua contraffazione, poiché si poggia su principi indipendenti, universali ed esterni a essa. Invece, oggi, ragione e fede hanno subito una contraffazione grottesca all’interno delle aule scolastiche e di catechismo, così da poter aprire la strada alla contraffazione dei sacramenti senza colpo ferire, per opera di una antichiesa dell’anticristo scimmia di Dio, la quale ha adepti distribuiti con diligenza in ogni parrocchia, i quali ripetono con zelo messianico le peggiori panzane in un teatrino parazoologico tragicomico che fa orrore al solo contemplarlo.

Quindi il mio appello a quanti vogliono mantenersi lucidi, nella sincera ricerca di Dio, per servirlo e adorarlo semplicemente in spirito e verità, è che smettano di frequentare sacramenti buttati là da sciatti servitori del potere, non credenti più in ciò che la Chiesa propone a credere, cardinali, vescovi e presbiteri che si sono inventati una nuova religione fatta di ecologia, pacifismo peloso e sodomitismo depilato. Che smettano subito di recitare il padre nostro e altre preghiere contraffatte, quel padre non è il loro Padre, ma un altro. Smettano di seguire e per conseguenza finanziare falsi maestri e dottori del tempio. Se non lo faranno, prima o poi, seguitando nella frequentazione di Messe sacrileghe in unione con un antipapa teologicamente eretico e consapevole demolitore della Parola di Dio, comunicandosi con un pane sospetto che li potrebbe rendere corpo mistico dell’anticristo, ne subiranno le tragiche conseguenze sul piano spirituale e materiale.

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