“Militarmente scorretto”. Il generale Marco Bertolini si racconta in un libro-intervista

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Non è stato per un attacco di reducismo che ho accettato di scrivere Militarmente scorretto, il libro intervista edito da Eclettica Edizioni, rispondendo alle domande del bravissimo Andrea Pannocchia. Credo, infatti, che la mia generazione, almeno quella italiana, non abbia vissuto esperienze tali da meritare di essere oggetto di libri di memorie. Non abbiamo combattuto le guerre dei nostri padri e dei nostri nonni, non abbiamo ricostruito un Paese distrutto e umiliato e da decenni ci siamo illusi che le crisi e le tensioni che continuavano a rotolare fuori dai confini del nostro Paese ci sfiorassero appena; così, ci siamo rinchiusi nella nostra realtà autoreferenziale di nuovi democratici, con la certezza di vivere ormai fuori dalla storia.

Credo che sia proprio questo il nostro problema principale, quello che ci rende così difficile prendere atto che il mondo si muove sempre con la stessa logica, quella degli interessi nazionali e delle grandi consorterie finanziarie transnazionali, e di prendere conseguentemente il posto che ci spetterebbe, per posizione geografica e ruolo che abbiamo avuto nella storia del mondo.

Tutt’al più, possiamo vantare di essere stati protagonisti di quel ’68 dal quale è iniziata l’involuzione del nostro Paese e il ribaltamento dei nostri valori di riferimento. Insomma, niente di cui essere orgogliosi, visto che da allora abbiamo sprecato quello che ci era stato lasciato dalle generazioni che ci avevano preceduto, sotto il profilo sociale, economico e valoriale.

La Sovranità è una delle vittime per eccellenza di questa epoca, ridotta a ideologia negativa ovviamente combattuta dal culturame che gestisce i media come uno strumento per costruire realtà fittizie anziché per raccontare quelle vere; come mezzo per indirizzare le scelte della gente. Per questo, la nostra si è ridotta a una società della finzione, nella quale un uso sapiente e martellante delle parole, o della “narrativa” come dicono quelli che ci capiscono, riesce a far passare per giusto quello che è ingiusto e viceversa.

A questo si deve la trasformazione in disvalore della sovranità, appunto, che rende possibile quella vera e propria rivoluzione culturale che pone sul trono del giusto i pirati che violentano i nostri confini per i loro traffici di esseri umani e rinvia a giudizio il ministro che ha osato opporsi alle loro violenze.

Lo stesso camuffamento semantico è responsabile di altre assurdità, come la trasformazione in vittima del delinquente che penetra con l’inganno o con lo scasso in una casa e in criminale il padre che reagisce con la forza in ossequio a quello che è da sempre il suo primo dovere: la difesa della famiglia. E che l’uomo della strada sia scandalizzato da questa situazione non è rilevante; non interessa. Non è più il consenso dell’opinione pubblica quello che cercano i “democratici 2.0”, ma quello dei “colti”, dei “giovani”, dei “moderni”, dei “moderati”, degli “europeisti”, degli “antifascisti” per dirla con un termine che non significa nulla ma che può tutto.

Gli altri, quelli che hanno deciso di militare nel campo del Male Assoluto devono rassegnarsi al silenzio e se così non fosse ci penserà qualche Commissione contro l’Odio o qualche Task Force contro le Fake News (bufale, in italiano) a rimetterli al loro posto. Insomma, inutile che si lamentino se il governo degli illuminati vuole regolarizzare qualche centinaia di migliaia di clandestini, non facciano tante storie se vengono liberate alcune centinaia di delinquenti della peggiore specie per paura di disordini nelle carceri, la smettano di opporsi al cappio che giustamente l’Unione Europea ci mette al collo con il MES per non farci scappare più, si rassegnino a un parlamento che non rispecchia l’opinione maggioritaria nel paese e la piantino di tirare la giacchetta al Presidente della Repubblica su questo punto. Pretenderebbero di avere anche ragione con le idee retrive che professano?

Per questo ho scelto Militarmente scorretto come titolo per il libro, perché sono convinto che il primo dovere per chi voglia restare libero in questo tempo della menzogna consista proprio nello sforzarsi di essere scorretto, prima di tutto rifiutando il linguaggio che ci viene imposto da media e politici per nascondere la realtà e dicendo pane al pane e vino al vino.

Ma è un compito difficile, quasi eroico, anche per la caduta di quei presidi di verità ai quali erano ancorate le nostre vite di un tempo. Penso alla scuola, ormai trasformata in centro di indottrinamento alle “verità” più ridicole, come il gender; ma parlo anche della famiglia, umiliata e paragonata a consorterie incredibili come quelle omosessuali, come denunciato anche da Benedetto XVI nella Sua nuova ed attesissima biografia (Ein Leben) a opera di Peter Seewald, nella quale tra le altre cose lamenta il clima di intimidazione e di silenziamento di coloro che non accettano le verità obbligatorie correnti.

E che la voce della Chiesa, che aveva da sempre rappresentato un elemento fondamentale per la cultura italiana, abbia smesso di farsi sentire in questi ultimi anni, anche grazie a una pandemia che pare proprio capitata a fagiolo, rende tutto più difficile. Non ci eravamo abituati, ma ora ci hanno lasciati veramente soli.

Ovviamente, mi sono soffermato soprattutto, ma non esclusivamente, sulle conseguenze di questo regime nei confronti della militarità, presidio di sovranità e per questo in crisi da molto tempo. Una crisi di identità, ma anche una crisi pratica, dovuta all’affievolirsi di quelle risorse che le sono indispensabili e minacciata da una voluta confluenza in un contenitore europeo che vorrebbe sbarazzarci una volta per tutte del fastidio dello strumento per eccellenza della nostra indipendenza. Risultato non incidentale, ma fortemente voluto da coloro che da molti anni stanno governando il nostro presente ed impostando il nostro futuro distopico, sempre più aderente alla previsione di un laico votato alla profezia come George Orwell.

E che la crisi si ripercuota anche nella capacità di interpretare quello che sta succedendo nel mondo che ci circonda, a partire dalle realtà a noi più vicine, è ovvio. Per questo, l’Italia sembra aver rinunciato a essere il centro del Continente Euromediterraneo nel quale anche oggi si fa la storia, per limitarsi a essere il margine meridionale di un Continente Europeo nord-centrico che ci considera con supponenza e che impone i suoi interessi come fossero nostri obblighi.

Non è solo una questione economica, quindi, la crisi del nostro strumento militare, ma anche una crisi di visione. Una visione che dovrebbe rivolgersi all’esterno del nostro orticello anziché farsi distrarre dal falso mito di una nostra inimitabile corruzione interna per giustificare una lotta senza quartiere a noi stessi, nella quale alle Forze Armate vengono riservate solo funzioni di bassa manovalanza “operativa” agli ordini di altre amministrazioni.

Da qui, la sostanziale assenza di una politica estera per la quale vengano chiamate ad operare nel ruolo che è loro proprio. Non sono, infatti, semplicemente uno strumento di difesa, ma anche e forse soprattutto uno strumento di politica estera, senza il quale siamo letteralmente incapaci di tutelare i nostri interessi già a poche bracciate dalle nostre coste. Lo abbiamo visto, in maniera emblematica, in Libia, dove ci siamo prima fatti “violentare” dall’improvvida decisione di alcuni nostri alleati di eliminare Gheddafi e poi dal disinteresse europeo per i problemi che ne erano derivati anche, ma non solo, in termini di immigrazione clandestina. Mi chiedo se quei Paesi europei si sarebbero comportati con la stessa spregiudicatezza se nel nostro impareggiabile “Stivale” ci fosse stato uno di loro, la Francia ad esempio con la sua Force de Frappe, o anche la Germania.

Ma lo stesso vale per quanto accade in Medio Oriente, dove la spinta neo-ottomana turca e lo spocchioso disinteresse occidentale per quel che riguarda le realtà del “terzo mondo” lascia crescere indisturbate le radici di quello che potrebbe essere uno scontro generalizzato che cambierà, in peggio, tutto il nostro mondo.

A causa della chiusura dovuta al COVID-19 il libro sarà distribuito nelle prossime settimane.
Per ora è reperibile direttamente presso la casa editrice Eclettica.

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3 commenti su ““Militarmente scorretto”. Il generale Marco Bertolini si racconta in un libro-intervista”

  1. Paolo Bettica

    Grazie Generale per quello che ha scritto e che certamente ritroverò nel suo libro. Lei ci ha ricordato in modo semplice, chiaro, netto e, visto i tempi che corrono, coraggioso i principi che sono stati i capisaldi della Nazione costruita dai nostri padri e che oggi, giorno dopo giorno, vediamo cadere in nome di un progresso senza limiti, senza punti di riferimento. Quei valori che mi hanno inculcato un padre, che non ho potuto conoscere, lasciandomi una medaglia d’oro al valor militare e una madre che, con questi valori. ha vissuto il resto della sua vita.
    Grazie Generale
    Paolo Bettica

  2. Signor Generale ma come si sente un militare che ha giurato fedeltà alla Patria vederla tradita e calpestata da politici venduti agli stranieri dove non esiste più un interesse al popolo Italiano , ma chi difende ora il popolo Italiano? Sono ancora validi i giuramenti o siamo rappresentati da spergiuri? E sopratutto perchè ci vogliono cosi male? Un tempo c erano i cavalieri a difendere i più deboli oggi non solo non siamo difesi ma siamo venduti al miglior offerente non so se esiste ancora la parola onore sicuramente esiste la parola vergogna

  3. Grazie Generale per la sua coraggiosa presa i posizione. Il suo pensiero è quello di molti italiani che non trovano più una degna rappresentazione politica in questa democrazia malata. Abbiamo bisogno di Uomini come Lei nella politica per ridarci fiducia per riavere una speranza di salvare la Patria.
    Ten CC Par Corrado Becchetti

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