Miracolo italiano e contro miracolo liberale – di Piero Vassallo

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di Piero Vassallo

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Dietro le quinte della dichiarata fedeltà alle vincenti leggi del libero mercato, la Democrazia cristiana procedeva imperterrita sulla traccia segnata da una scuola di pensiero, eminentemente italiana, intesa a promuovere l’efficace intervento dello stato nell’economia.

Il miracolo economico, infatti, fu il risultato della politica democristiana, promossa dal coraggioso  economista Amintore Fanfani e finalizzata a ridimensionare e a rettificare le squillanti mitologie intorno alla sovrana e intrascendibile efficienza del sistema liberale.

Di qui la conservazione e il potenziamento delle imprese statali, fondate nel 1929 dall’economista Alberto Beneduce, geniale socialista arruolato dal regime per antonomasia e incaricato di risolvere la devastante crisi del capitalismo puro. E di qui lo scandaloso, irritante e invidiato successo della riformata economia italiana negli anni del fascismo e del post-fascismo.

Merito della classe dirigente democristiana, timida ma non del tutto sorda alle indicazioni della dottrina sociale della Chiesa, fu il rifiuto di trascinare l’antifascismo di parola nella trincea laica e ineconomica dell’anti-Italia.

Il miracolo italiano fu anche e sopra tutto il risultato della ferma opposizione democristiana agli sbandieratori delle ideologie laiche, vieto liberalismo e vano socialcomunismo, fantasmi anti nazionali, affacciati ai bifidi balconi di un avventizio e anacronistico internazionalismo.

Intanto gli studiosi democristiani, ispirati da Guido Gonella, criticavano severamente gli errori del fascismo senza cadere nella suggestione emanata dall’incapacitante/furente pregiudizio laicista/liberista.  Non per caso i governi moderati costituiti dai democristiani, che progettavano, con più risoluta intenzione, lo sviluppo della nostra economia, furono votati e sostenuti dai parlamentari del partito post-fascista e del partito monarchico.

A cominciare dal 1954 i benefici della economia mista avviarono la diffusione del benessere in un paese fino ad allora avvilito dalle ingenti rovine prodotte dalla seconda guerra mondiale e diviso dallo strascico degli odii generati da un’orribile guerra civile.

Ad ostacolare il progresso italiano nel benessere insorsero, intorno al 1968, gli interpreti servili delle astratte furie generate ed  esportate dalla sub cultura californiana, dagli agonizzanti soviet e dallo stragismo maoista: la contestazione giovanile e l’avversione alla riforma dell’economia.

Agitati e alterati dal delirio anarco-pederastico del californiano Herbert Marcuse i giovani italiani scesero in campo contro i produttori dell’onesto benessere e contro i difensori della morale cattolica. Nel medesimo giro di tempo la macchina del miracolo economico imboccava la via di una malinconica decadenza.

Il delirio libertino associato al furore anarcoide inglobò e sorpassò l’odio di classe avviando la folle corsa dei giovani in direzione di un nichilismo compatibile con il potere esercitato (vedi caso) dai plutocrati e strombazzato dai loro pubblicitari. Demonizzata l’economia mista. il libertarismo si è capovolto nel gonfiore kafkiano di una burocrazia ottusa e vorace, che squaderna oltre tre milioni di stipendiati – molti dei quali iscritti alla triste corporazione dei timbratori renitenti al lavoro.

Sotto i nostri occhi si svolge l’incontro fatale del liberal/libertinismo con la povertà: macinata dai denti dei burocrati e dal tritacarne europeo, la vita degli italiani si affloscia in una grottesca  e miseranda parodia dell’ecumenismo e della misericordia.

I numeri esibiti dalle statistiche malthusiane, intanto, annunciano la non lontana estinzione della stirpe italiana, ammalata di incredulità e di sadica sterilità. Sembra che Maometto sia l’icona di un futuro in agguato sui rami dell’albero secco, dove il corvo della contraccezione declina l’incauta apertura al diverso. Senza ritegno il  fittizio umanesimo rovescia la scuola italiana nel sodomitico comando “farsi l’altro”. Se non che la nobiltà italiana ha origine da una sapiente fatica, che è incompatibile con la neghittosità degli islamici. Lo splendore italiano, quantunque disconosciuto dall’autorità onusiana e umiliato dall’ignavia al potere in Italia, è il risultato di una genialità sconosciuta agli islamici. L’abbassamento delle difese civili, attuato da un governo di tristi gabellieri, dediti unicamente alla raccolta e allo spreco degli ingenti/soffocanti tributi, è compensato dall’irriducibilità della tradizione italiana alla striminzita cultura degli immigrati.

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9 commenti su “Miracolo italiano e contro miracolo liberale – di Piero Vassallo”

  1. “Un complesso d’inferiorità nazionale” di Enrico Mattei
    [Metanopoli, 4 dicembre 1961. Per l’apertura dell’anno 1960-1961 della Scuola di Studi Superiori sugli Idrocarburi]
    “[…] Noi italiani dobbiamo toglierci di dosso questo complesso d’inferiorità che ci avevano insegnato, che gli italiani sono bravi letterati, bravi poeti, bravi cantanti, bravi suonatori di chitarra, brava gente, ma non hanno le capacità della grande organizzazione. […] Tutto ciò è falso e noi ne siamo un esempio. […] Abbiamo creato scuole aziendali per ingegneri, per specialisti, per operai, per tutti e dappertutto. Con questo sforzo continuo ci siamo formati i nostri quadri. Oggi abbiamo solo nel gruppo ENI circa 1300 ingegneri, 3000 tra periti industriali e geometri, 300 geologi, 2000 dottori in chimica, in economia e in legge, migliaia e migliaia di specialisti”

  2. Cesaremaria Glori

    Ci sarebbe stato il 68 se non fosse stato aperto il vaso di Pandora del Concilio Vaticano II? Fu quello il segnale che la porta dell’ovile era stata aperta e che la grande muraglia del Cattolicesimo si poneva in uscita verso il mondo con l’intenzione di redimerlo con una pastorale filantropica che tutto perdonava mentre smantellava gradualmente tutto l’apparato difensivo costruito in due millenni di storia. Fu un’apertura verso il mondo dettata da un ingenuo spirito di fratellanza verso un mondo ancora lontano da Gesù Cristo o fu uno studiato programma per giungere al tanto desiato rovesciamento della vera ed unica dottrina che, grazie alla dolce legge del Vangelo, aveva reso fertile di idee e di umane realizzazioni quell’Occidente già cristiano? Quell’Occidente che, attraverso la Summa Hegeliana si poneva a smantellare gradualmente quella di Tommaso d’Aquino per instaurare il dominio dell’Uomo lontano da Dio ed arbitro di se stesso? La discesa verso l’abisso è iniziata dopo il 1963. E questo è un dato di fatto e non una semplice opinione o casuale coincidenza.

  3. Professore, le scrivo da Teramo. Sono uno studente universitario.
    Quanto sarebbe bello poter fare un convegno a mo’ di disputazione medievale (con un contraddittorio) su due temi irrisolti, invitando i rappresentanti degli opposti schieramenti
    Il liberismo negli ambienti convervatori e tradizionalisti vs il modello di economia mista e la polemica contro l’usura
    L’anti-unitarismo e le nostalgie di neo-borbonici e neo-legittimisti vs il legittimo sentimento dell’amor di patria

    1. Una notazione “a latere” (da una persona che non è né dell’ ex-Regno di Napoli né di Genova come il professor Vassallo): l’ambiente sabaudo massonico che gestì l’operazione “annessione della Penisola e della Sicilia alla Corona Sabauda” non aveva nulla di “italiano”.
      Chiunque altro avrebbe avuto maggior titolo per “unificare l’Italia”.

      L’autentico punto di arrivo della catastrofe ottocentesca fu la realizzazione della romana Piazza Cavour, in “Prati” (la zona oltretevere rimasta sempre a prati, mai costruita): con il Palazzo di Giustizia (“Noi Massoni siamo gli eredi della civiltà dello Jus”), il monumento a Cavour, il Tempio Valdese (“il Vero Cristianesimo è finalmente arrivato a Roma, dalle Alpi Occidentali”)… il tutto a un chilometro da Piazza San Pietro.
      Sindaco di Roma era Ernesto Nathan, “Ebreo di origini anglo-italiane, cosmopolita, repubblicano nella linea di Mazzini e Saffi, massone dal 1887, laico e anticlericale” (da Wikipedia)

  4. Sono stupito che un articolo così chiaro ed impietoso venga pubblicato. Nelle alte sfere dell’attuale potere sovranazionale (in realtà il potere dei gestori della colonia Italia), in un eccesso di magnanimità potrebbe generosamente qualificarlo “qualunquista”.

  5. Veramente io non mi ecciterei così tanto innanzi al democristianesimo che, sommessamente, ricorderei sfociato nell’apertura ai comunisti, ormai rotto ad ogni compromesso, ingrediente fondamentale per un buon “ecumenismo/ammucchiata”.

  6. Piero Vassallo

    a Cesare Maria Glori vorrei rammentare che il Concilio Vaticano II fu celebrato quando era già attuata la “svolta” progressista della teologia cattolica – intendo affermare che il Vaticano II registrò (attenuandole, per quanto possibile) le catastrofiche novità messe in circolo dalla teologia progressista – la rivista Renovatio (fondata dal cardinale Giuseppe Siri) tentò (disperatamente) di ostacolare il vento modernista, che soffiava nelle disarmate orecchie dei teologi conformisti – mi auguro che un giovane studioso consideri l’utilità (e l’attualità) delle tesi sostenute dal card. Siri negli anni incendiati dal fallace entusiasmo post conciliare

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