MONS. BUX E MONS. FELLAY – P. CAVALCOLI RISPONDE AL SITO “UNA VOX”

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Dopo la pubblicazione della lettera di Mons. Bux al Superiore della Fraternità San Pio X, e la lettera di Mons. Williamson in risposta, abbiamo pubblicato l’articolo di P. Cavalcoli “Mons. Bux e Mons. Fellay”, sul quale è intervenuto il Sito Una Vox, con un commento di Belvecchio. Pubblichiamo ora la risposta di P. Giovanni Cavalcoli a Belvecchio, e ringraziamo quanti, partecipando a questo scambio di opinioni, consentono di approfondire un argomento di grande importanza per la Chiesa.

PD

 

RISPOSTA A BELVECCHIO


di P. Giovanni Cavalcoli, OP


Ho trovato sul sito Una Vox una serie di “note” di Belvecchio al mio articolo “Mons.Bux e Mons. Fallay”, recentemente pubblicato su Riscossa Cristiana, di commento alla lettera di Mons. Williamson in risposta a quella di Mons. Bux indirizzata alla Fraternità S.Pio X. Alle note di Belvecchio rispondo come segue.

1. Riferendo in modo riassuntivo le mie parole, Belvecchio dice: “Il Concilio non può sbagliare perché assistito dallo Spirito Santo, il Magistero non può sbagliare perché assistito dal Papa, il Papa non può sbagliare perché è il Papa. Ergo, tutti quelli che parlano di errori del Concilio, di errori del Magistero e di errori del Papa sono dei protestanti”.

Risposta. Sottoscrivo pienamente queste affermazioni e le considero verità cattolica, però con la precisazione che la materia del giudizio – stiamo parlando delle dottrine del Concilio – sia materia o di fede o prossima alla fede. Invito Belvecchio a dimostrare che sbaglio.

2. L’unico che abbia interpretato male il Concilio sarebbe Rahner, tutti gli altri lo avrebbero interpretato bene.

Non ho mai detto questo, ma da tempo vado ripetendo in ogni occasione che nel postconcilio è sorto un forte movimento neomodernistico che ha attecchito in tutti gli ambienti, persino quello dei teologi e dei vescovi, movimento di falsificazione delle dottrine del Concilio. Inoltre nella mia lunga attività pubblicistica – basta vedere la mia bibliografia – ho criticato anche molti altri, come Schillebeeckx, il card. Kasper, Küng, Forte, Bordoni, Mancuso, de la Potterie, Teilhard de Chardin, ecc. La retta interpretazione ovviamente è data dal Magistero sia pontificio che dagli organi della S.Sede, soprattutto la Congregazione per la Dottrina della Fede. Condivido tutte le condanne pronunciate da quest’ultima dalla fine del Concilio ad oggi. Importanti sono anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (non quello olandese!) e il Codice di diritto canonico.

3. Lo stesso Vaticano II e lo stesso Papa continuano a ripetere e a mettere per iscritto che è lecito esprimere riserve su molti punti del Concilio e a pretendere che essi vengano letti e compresi solo alla luce della Tradizione, a riprova del fatto che i documenti del Concilio, di per sé, non convincono della continuità dottrinale con quanto la Chiesa ha sempre insegnato, cosa che per un Concilio è molto grave.

Le riserve si possono esprimere su punti di carattere pastorale o disciplinare o giuridico, non sulle materie dottrinali che sono legate al dogma o ai dati della Scrittura o della Tradizione. Mentre nel primo campo la Chiesa può mutare o sbagliare, nel secondo, anche se non si tratta di dogmi solennemente definiti, la dottrina è immutabile ed infallibile. Ma è anche la Tradizione – la quale è una Tradizione viva -, che dev’essere letta alla luce del Concilio, perché il Concilio, come ha detto Paolo VI, è uno sviluppo della Tradizione, perché la Tradizione conciliare, che è più avanzata, illumina la Tradizione precedente. Quanto ai documenti del Concilio, non convincono della “continuità” coloro che non sono disposti (per vari motivi) a convincersi.

4. La continuità non è manifesta e forse neanche realmente presente: i documenti del Concilio si è costretti a spiegarli a posteriori come fossero in continuità, perché a priori non lo sono, anzi si prestano facilmente ad essere letti e assimilati secondo una logica della rottura.

Il Santo Padre ha affermato che la continuità esiste e quindi da buoni cattolici dobbiamo credere alle parole del Papa. E’ vero che tale continuità non è sempre perspicua, ma in alcuni casi va dimostrata. Questo è il dovere dei teologi, ma il Papa stesso, se crede, nei casi dubbi può mostrare questa continuità con riferimenti alla dottrina della Chiesa precedente.

5. Chi non crede nelle dottrine del Concilio Vaticano II come in un dogma, cade nell’eresia. E i “lefevriani” “sono caduti nell’eresia”.

Le dottrine del Vaticano II non contengono dogmi definiti ma soltanto impliciti, che comunque restano dogmi. Perché un dogma sia dogma non c’è bisogno che la Chiesa lo definisca come tale, ma è sufficiente che sia una proposizione che determina una verità di fede, come interpretazione ecclesiale della divina Rivelazione, basata sulla Scrittura e la Tradizione. Ora il dogma, definito o non definito, si oppone all’eresia. In tal senso, chi rifiuta la dogmatica del Concilio (anche se non definita), soprattutto quella delle Costituzioni Dogmatiche, indubbiamente cade nell’eresia o quanto meno nell’errore prossimo all’eresia o nel sospetto di eresia.

6. O si crede nelle dottrine del Concilio Vaticano II come fossero un dogma o non si è cattolici; chiunque si permette di dissentire da questo suo (=di Padre Cavalcoli) enunciato, “non ha capito che cosa Roma ci insegna”, cioè è un cretino.

Non è un cretino; può essere una persona intelligente e colta sul piano razionale, ma è oggettivamente (anche se forse non soggettivamente) un eretico o uno stolto sul piano della fede.

7. Belvecchio cita poi le mie parole: «E’ nell’oggi della Tradizione che la sacra Tradizione si presenta con la sua massima attuale esplicitazione». La “sacra Tradizione trova la sua massima attuale esplicitazione “nell’oggi della Tradizione”, poiché, diciamo noi, è risaputo che esiste un oggi della Tradizione, un ieri della Tradizione e un domani della Tradizione, tali che la Tradizione non è mai sempre e solo la “sacra Tradizione”, ma una Tradizione che è di oggi, di ieri o di domani. Sembra un giuoco di parole, e invece non lo è, qui Padre Cavalcoli afferma che più tempo passa più la “sacra Tradizione” trova una “massima attuale esplicitazione”, che sarà sempre più massima e sempre più attuale in diretta corrispondenza col fluire del tempo.

La Sacra Tradizione non è diversa ieri, oggi e domani, come credono i modernisti, ma è la stessa di ieri, di oggi e di sempre come Cristo: heri, hodie et semper per quanto riguarda il significato delle proposizioni tradizionali, che resta sempre lo stesso; invece (come dice S.Vincenzo di Lerino) muta e progredisce nel tempo la nostra comprensione di questo medesimo significato; e in tal senso si dà uno sviluppo della Tradizione e quindi dello stesso dogma, che non ha nulla a che vedere con la concezione modernistica del progresso dogmatico, ispirata non al Lerinense, ma a Hegel. C’è da dire inoltre che tale comprensione non migliora automaticamente col semplice passar del tempo, come le mele che maturano alla luce del sole, ma grazie alla preghiera, allo studio perseverante e allo sforzo mentale di tutti i fedeli, sotto l’assistenza dello Spirito Santo, in particolare grazie alle indagini dei teologi approvate dal Magistero della Chiesa.

8. Questo concetto (=l’evoluzione della Tradizione, vedi n.6) è uno di quelli direttamente mutuati dal mondo moderno, secondo l’insegnamento del Vaticano II: ogni tempo ha la sua verità. Una verità che in qualche modo ha le sue radici nell’oscurità precedente e che trova la sua “massima attuale esplicitazione” solo nell’oggi di questa stessa verità. Concetto invero alquanto criptico, ma che in definitiva spiega che la “sacra Tradizione”, cioè la trasmissione dell’unico insegnamento di Gesù, evolve col tempo, in modo tale che l’“oggi della Tradizione” possa continuamente differire dall’ieri della Tradizione in attesa che differisca ulteriormente nel domani della Tradizione.

Io non sostengo affatto che la verità di fede di oggi sorge da una non meglio definita precedente “oscurità”, ma da una precedente meno perfetta conoscenza della medesima verità. E’ chiaro peraltro che la prima illuminazione storicamente sorge dall’oscurità, ma ormai la Chiesa da duemila anni è nella luce della fede. Chi sostiene l’origine del dogma dalla “oscurità” o dal “preconscio” o da una fantomatica “esperienza atematica preconcettuale” sono invece Rahner, Schillebeeckx e i modernisti, con i quali io non ho nulla da spartire. Ogni tempo poi ha la sua verità nel senso che la verità di fede che percepiamo oggi è più chiara e più certa e più precisa di quella che percepivamo ieri, non nel senso che ciò che in materia di fede era vero ieri sia falso oggi o sia diverso da oggi o viceversa. Quest’ultimo sarebbe l’evoluzionismo modernista condannato da S.Pio X; l’altro modo di mutare della verità corrisponde invece al processo normale dell’intelligenza umana che progredisce nella conoscenza della verità. Come ho detto sopra, la Tradizione di oggi differisce da quella di ieri non relativamente ai contenuti, ma in relazione alla nostra comprensione della Tradizione, per cui lo stadio a cui è giunta la nostra conoscenza della Tradizione oggi è più progredito o avanzato di quello di ieri. In parole semplici: noi oggi conosciamo meglio e con maggior precisione i medesimi dati della Tradizione che già conoscevamo ieri. Nessuna rottura, ma continuità nel progresso.

9. Abbiamo l’impressione che il crescendo espresso da Padre Cavalcoli tradisca il sospetto, suo e di altri che ragionano come lui, che Roma possa davvero tagliar loro l’erba sotto i piedi e regolarizzare unilateralmente la Fraternità “così com’è”, mandando a carte quarantotto tutte le loro profonde considerazioni e spedendo al macero i loro articoli e i loro libri.

Non credo affatto che Roma abbia simili intenzioni nei vostri confronti. Roma è una Madre saggia, paziente, caritatevole, giusta e che sa attendere. Indubbiamente ai figli ostinati fa presente la loro ostinatezza. Se alcuni di questi pretendono correggere Lei anzichè correggersi loro, non può evidentemente accondiscendere perché tradirebbe il mandato affidatoLe da Cristo e farebbe il loro danno. Roma, come più volte si è espressa, ha stima per i grandi valori umani, morali e dottrinali – si pensi solo ai dogmi tradizionali e al sacerdozio, conservati nella Fraternità S.Pio X -; ma proprio per questo soffre per la ribellione di questi figli e per l’ingiustificata ostinazione con la quale essi rifiutano le dottrine del Concilio. Siccome queste dottrine non sono affatto eresie, come crede Mons.Williamson, ma sviluppi della tradizionale dottrina della fede e siccome la piena comunione con Roma è condizionata dalla piena adesione alla dottrina della fede, non posso che ricordare qui per l’ennesima volta le parole del Papa: “Cari figli, se volete essere in piena comunione con la Chiesa cattolica, dovete accogliere le dottrine del Concilio”. Non sono le dottrine del Concilio che hanno bisogno di essere corrette, ma il dovere di correggervi circa queste dottrine spetta a voi, una volta che vi siete convinti, anche per gli stessi argomenti che vi offrono i teologi romani (tra i quali ci sono io), che Roma ha ragione.

 

Bologna, 29 marzo 2012

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