MONTI IN PELLEGRINAGGIO A WALL STREET. IL GRANDE INGANNO DEL DEBITO PUBBLICO – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 

w sGià Napolitano, essendo primo ministro Berlusconi, fu negazionista. Sostenne, cioè, che le difficoltà del nostro prestito pubblico non dovevano imputarsi alla speculazione, ma al mercato, il quale era giustamente in allarme nei confronti di un paese troppo indebitato. In tal modo, egli preparava il terreno.

Il meccanismo reale e perverso dovrebbe essere arcinoto: se gli acquirenti dei titoli fanno salire gli interessi, lo stato che li ha emessi non riuscirà a contenere il debito, perché gli stessi interessi usurai lo faranno crescere, e lo stato andrà fatalmente incontro al crac. Onde evitarlo, i creditori che ne hanno interesse – anziché chiedere un interesse ragionevole per scongiurare la bancarotta e non rimetterci anch’essi – spingono affinché il paese debitore salassi i suoi cittadini, così da rinsanguare la sua cassa. Ciò impoverisce quel paese, e la crisi finisce per renderlo esangue e più insolvibile di prima. Questo processo è ben rappresentato dalla situazione della Grecia, e anni or sono lo fu dall’Argentina; per la quale interviene, da un certo momento in poi, un altro discorso relativo alla sua emancipazione e rinascita.

Ora, chi sono i creditori se non le banche? Chi determina il mercato se non i più forti, e dunque, tra gli istituti bancari, quelli dell’alta finanza? Non a caso, Monti adesso ha reso loro conto a Wall Street.

E’ forse una cosa seria che per una notiziola come la disoccupazione salita, da qualche parte, di mezzopir e maspunto, la produzione scesa di un punto, l’inflazione scesa o salita un poco, il Dow Jones appena variato, la borsa si muove, lo spread cresce o decresce? E chi può approfittarne che non siano gli esperti, gli abili speculatori? Storia vecchia. Sciocco negarlo. La novità sta nel fatto che nel grande gioco finanziario, gli stati sempre poterono difendersi e contare. Il che non è più per quelli europei, vincolati all’Euro: una moneta di cui non hanno il controllo..

Sicché Monti ci riparla di mercati, si appella ai mercati; sottinteso: liberi. Ricevuto l’appoggio del signor Obama, si è recato nel covo di quelli che contano molto più del Presidente, nella centrale della super-finanza, per mostrarle di aver provveduto a rassicurare gli investitori. Rappresentazione ad uso del popolo; che stia quieto. Ma che fine ha fatto la speculazione? Scomparsa.

Davvero non sarebbe stato carino andare dai grandi finanzieri a chiedere loro di desistere dallo speculare, tacciandoli così d’essere speculatori. Giacché la speculazione di altri sarebbe di influenza trascurabile. Però, con tale comportamento, o la speculazione è immaginaria, oppure se ne diventa complici. E così il cerchio si è chiuso. Si è chiuso esteriormente, pubblicamente, grazie alla connivenza dei media, fessi o sporchi, con un giochetto di prestigio, con uno scambio di termini, dove il mercato campeggia e la farebbe da padrone.

Nessuno nega che il mercato esista, ma, ancora una volta, secondo la scuola dei politicanti, si prende il dato minore, lo si gonfia, e lo si spaccia per maggiore e decisivo. Ficchiamocelo in testa, noi uomini della strada: il cosiddetto mercato è alla mercé dei manovratori dei super-capitali – assai fittizi, cartacei ed elettronici –, fiancheggiati dalle agenzie che danno i voti alle economie, intesi a sostenere il dollaro e a deprimere l’Euro e l’Europa. Non converrebbe che l’Euro andasse subito all’aria. Conviene persino dare un po’ di ossigeno, l’illusione di un miglioramento, un colpo al cerchio e uno alla botte: lo spread in calo e qualche A di meno a banche e stati. L’importante è che i Monti restino in sella, e che l’Euro, eventualmente, sparisca dopo che l’Europa sia andata in rovina e non sia più capace di rialzare la testa.

Il fallito – magari la Grecia, dove qualcuno sta mangiando la foglia – non paga nessuno, né interessi né titoli divenuti carta straccia, e torna alla propria valuta, si rifà una vita, prima d’essersi eccessivamente immiserito; come ha fatto l’Argentina. Bancarotta fraudolenta? Ma chi ne è il responsabile? Semmai, a suo tempo, il giusto sarà rimborsato. Allora il rifondatore terrà il coltello per il manico, e non più puntato alla gola.

Speriamo che i nostri saputelli politici lo capiscano; e, se lo hanno capito, speriamo che qualcuno li svegli, pungendoli con un’iniezione di onorevole coraggio. Andando avanti di questo passo, non si vede che cosa abbiano da guadagnare, anzi rischiano grosso.

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