Morti per droga. Una gioventù smarrita  –  di Giovanni  Lugaresi

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Forse sarà il caso di tornare a Guareschi. Sì: senza forse… alla luce di eventi che le cronache quotidiane ci propinano, sia che sfogliamo un giornale, sia che ascoltiamo un notiziario radiofonico, sia che sentiamo e vediamo sugli schermi televisivi.

di Giovanni  Lugaresi

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zzzzdsktkLe morti per droga nelle discoteche, intanto, vittime giovanissime, minorenni. E qui viene subito alla ribalta un concetto: l’etica della responsabilità personale. Dei giovani, a volte vittime, appunto, e dei genitori.

Non possono non sapere quali esiti possa dare l’impasticcarsi, magari mandando giù con l’accompagnamento di bevande-porcherie superalcoliche.

Sì: non possono non sapere, perché l’informazione dei media oggi più che mai ci racconta tutto quel che accade in discoteche e… affini, all’ingresso delle scuole, nei giardinetti e parchi, nelle stazioni ferroviarie e dei metro, e financo nelle vicinanze dei patronati parrocchiali.

E allora?

Quando succede, ci si scandalizza, ci si gira a destra e a manca per trovare un colpevole, per scaricare una responsabilità, appunto. E magari dare la colpa alla società. Sì, perché la colpa non è mai nostra, personale; non è mai di genitori che i figli non li seguono o li seguono fino ad un certo punto. Perché fare figli è facile, ma lo è meno, molto meno, seguirli nell’educazione, nel percorso della vita, dando loro, con l’insegnamento, un esempio, ed educandoli al senso di responsabilità, appunto.

zzzzdsktk2“E’ assai più faticoso educare un figlio, attrezzarlo per combattere validamente la lotta per la vita, che trattarlo fino a trent’anni come un bambino [oggi diremmo: bamboccione!, ndr]. Costa assai meno regalare al figlio un patrimonio che insegnargli come si conquista e si amministra un patrimonio… Quanti infelici creati da questo strano amore dei genitori. Quanti giovani spinti fuori dalla loro vera strada, costretti a svolgere attività a essi non adatte!” – così scriveva ai suoi tempi Giovannino Guareschi, aggiungendo che certi genitori tolgono ai giovani “il piacere della conquista, il rispetto per la loro personalità, e creano quegli scontenti che poi si ribellano alla società ingerendo droga, rapinando per divertimento o scatenando rivoluzioni al grido di: ‘Viva Mao! Viva Marcuse! Viva Marx! Viva Che Guevara!’

“Ma i giovani non sanno che il comunismo porta in sé la propria condanna. Il comunismo, che è soltanto la negazione di tutte le conquiste della civiltà (conquiste spirituali naturalmente), che nega Dio, la libertà, e vuole togliere all’uomo la  coscienza personale per sostituirla con una coscienza di partito o di Stato, che fa dell’individuo un anonimo elemento della mandria, una volta esaudita la sua iniziale carica di odio contro Dio e contro gli uomini, si comporta come il colossale macigno che, precipitando da una vetta, travolge e sgretola tutto al suo passaggio e poi giace inerte nella valle opprimendo la terra col suo immane peso”.

Un discorso sul materialismo, contro la concezione dello statalismo che arriva alla pianificazione delle coscienze, con lo sguardo rivolto a Oriente (esisteva a quel tempo ancora l’Urss ed esisteva la cortina di ferro). Ma poi, Giovannino non risparmiava un altro tipo di materialismo volgendo lo sguardo ad altri orizzonti, per così dire.

zzzzgrsch“Anche in America la delinquenza giovanile non scherza. Non si può pretendere una gioventù di sana educazione morale e spirituale in un Paese dove il vero Dio si chiama Danaro. E anche i giovani teppisti americani si battono, inconsciamente, contro una dittatura più feroce ancora di quella socialista: la dittatura del Dollaro”.

Parole dei primi anni Sessanta del secolo scorso… non prive di una certa attualità, nel senso che fanno tuttora riflettere, alla luce degli eventi presenti, su due temi: educazione ed esempi da dare ai figli da parte dei genitori, in una famiglia nella quale si parli di doveri, di sacrificio, di rispondere delle proprie azioni senza invocare alibi, senza scaricare su altri i risultati delle proprie scelte; riferimento a valori veri, non fasulli come il dio quattrino e la vita facile, rivolgendo gli occhi in alto e non tenendoli fissi ad un orizzontalismo, come succede pure oggigiorno a taluni uomini di Chiesa.

E a questo proposito, ecco un altro significativo, illuminante passo. Chi ha avuto occasione di leggere il nostro precedente testo sulla dignità di Guareschi, che per rimanere libero seppe prendere la via della galera (italiana) dopo l’esperienza del lager (nazista), potrà trovare elemento di riflessione pure in questo brano di una lettera che lo scrittore inviò alla moglie durante i 409 giorni di detenzione nel carcere di San Francesco a Parma, un carcere nel quale, in quel tempo (1954) le condizioni di chi vi era rinchiuso non sono paragonabili a quelle odierne, che pur tante critiche suscitano nelle anime belle che la galera magari vorrebbero eliminarla anche per il più spietato degli assassini.

“… Completa è la mia fede nella Divina Provvidenza che, per essere veramente tale, non deve mai essere vincolata da scadenze. Mai preoccuparsi quindi del disagio di oggi ma aver sempre l’occhio fisso nel bene finale che verrà quando sarà giusto che venga.

“I giorni della sofferenza non sono giorni persi: nessun istante è perso, è inutile, del tempo che Dio concede. Altrimenti non lo concederebbe…”.

Ci sarà qualcuno a far leggere queste espressioni ai “nuovi preti” (e magari anche a monsignor Galantino), che non sanno più parlare di grazia, di Provvidenza, di senso della sofferenza, di abbandono in Dio?…

Buon Ferragosto (festa della Vergine assunta in cielo) con Giovannino Guareschi, amici lettori!

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3 commenti su “Morti per droga. Una gioventù smarrita  –  di Giovanni  Lugaresi”

  1. Stamperò questo bellissimo brano di Guareschi.
    Anzi più che bello è “santo”!
    E stasera pregherò lui, sicuramente abitante amatissimo del Paradiso, che interceda
    per noi, per questo mondo impazzito, per questa Chiesa blasfema!
    Grazie, gentile Giovanni Lugaresi.
    Il Signore la benedica.

  2. Anch’io la ringrazio per le citazioni, in particolare l’ultima che faccio mia per questi giorni, e ricambio l’augurio di buona festa dell’Assunta.

  3. La gioventù non si è smarrita, è stata fatta smarrire dalla famiglia, dallo stato e dalla società. Si preferisce perdere vite umane cos giovani, si preferisce sostenere costi umani e sanitari notevoli, si preferisce distruggere la generazione che deve crescere per non fermare il fiume di morte che ogni giorno attraversa l’ esistenza dei nostri ragazzi. Togliete la patria potestà ai genitori, togliete la patente, il lavoro e ogni risorsa che porta a comperare questa grande arma chimica letale. Qualcosa dobbiamo fare perchè i giovani stanno perdendo la vita e il sapore della loro esistenza. Stanno perdendo la possibilità di avere un futuro come è giusto che sia e si preparano a vivere una vita di continua estinzione del fisico e dell’ intelletto.

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