Napoli: inaugura la mostra “Storie di giocattoli. Dal Settecento a Barbie” promossa dall’Arcigay – di Rodolfo de Mattei

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di Rodolfo de Mattei

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Promuovere la “normalità” gay attraverso la storia dei giocattoli e rimuovere la distinzione di genere che la società ‘impone’ fin da bambini. Questo è il sotteso ed improbabile obiettivo della mostra Storie di giocattoli. Dal settecento a Barbie”, rivolta alle scuole e a tutta la cittadinanza, che prende il via oggi 8 dicembre a Napoli presso le sale del Complesso di San Domenico Maggiore, in occasione del Natale 2016. A promuoverla è l’associazione Arcigay Napoli insieme al Museo del Giocattolo di Napoli, all’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e all’Università Suor Orsola Benincasa. All’interno delle teche espositive si va infatti dalla Barbie, bambola per antonomasia del Novecento, al Gay Bob, il primo giocattolo al mondo dichiaratamente gay, prodotto a New York nel 1977 per incoraggiare il “coming out” all’interno della comunità Lgbt, nato dall’idea di un ex dirigente pubblicitario, Harvey Rosenberg.

L’assessore Nino Daniele mette in luce gli aspetti certamente positivi e lodevoli dell’iniziativa:

«Questa mostra è il pezzo forte degli eventi culturali proposti per il Natale in città. Puntiamo molto sull’idea del gioco tradizionale per riconquistare le strade e recuperare la dimensione della socialità e della condivisione, a partire dai più piccoli. I giochi di un tempo come lo strummolo, dal nome di derivazione greca che riporta alle origini della nostra città, non isolavano come i videogiochi di oggi che creano anche disturbi ai ragazzi, ma li facevano incontrare».

Peccato però che la mostra, che resterà aperta fino al 19 marzo 2017, preveda, oltre a ciò, l’organizzazione di focus di approfondimento e incontri specifici, finalizzati ad inculcare nei giovani ragazzi la “normalità” omosessuale attraverso tutto il suo, oramai arcinoto, “armamentario” ideologico. Obiettivi del tutto scontati e prevedibili nell’ambito di una manifestazione voluta e promossa dalla principale associazione gay italiana. A tale proposito Claudio Finelli, responsabile cultura di Arcigay Napoli e Arcigay Nazionale, spiega come l’allestimento si proponga di abbattere gli obsoleti stereotipi di genere, educando i giovani alla libertà e al rispetto:

“La mostra del giocattolo è una risposta al tempo stesso colta e scanzonata a chi crede ancora necessario asservire la formazione delle nuove generazioni a stereotipi obsoleti e ruoli di genere, invece di educare i più giovani alla libera creatività e al rispetto delle altrui identità”

Il “grosso” del materiale dell’esposizione, oltre agli oltre mille ‘piccoli capolavori’ provenienti dal Museo del giocattolo dell’Università Suor Orsola Benincasa, è stato messo a disposizione dallo stesso curatore della mostra, il collezionista Vincenzo Capuano, docente di Storia del Giocattolo al Suor Orsola, nonché attivista storico dell’Arcigay Napoli.Capuano chiarisce il preciso intento “pedagogico-ideologico” della mostra spiegando:

“Ancora oggi un maschietto che esprima il suo desiderio di giocare con le bambole è guardato con sospetto dagli altri bambini, dagli insegnanti e dai suoi stessi genitori. Margarete Steiff, ai primi anni del Novecento, si pose il problema e lo risolse inventando l’orso balocco: un orso di peluche buffo e feroce con cui i maschietti poterono giocare come con una bambola, senza per questo contraddire il loro ‘ruolo di genere’, cioè le aspettative comportamentali dei loro genitori e della società. La sorte del Pinocchio balocco fu molto simile: con quel buffo ragazzino di legno le ragazzine si identificarono, rompendo coi rigidi canoni di perfezione in cui i modelli educativi femminili ottocenteschi le avevano segregate”

Secondo il curatore-attivista gay, educare alla diversità è l’unica via per il benessere e l’amore, di qualsiasi tipo, è il più bello dei giochi:

“In un mondo complesso l’educazione alla diversità è l’unica vera via verso un futuro di benessere e di pace. È da questa consapevolezza che la voglia di realizzare questa mostra è cresciuta. D’altro canto, al di là dell’aspetto teorico, mi sembra impossibile separare la grande passione per il giocattolo antico dalla mia esperienza di militanza nel movimento gay. Il mondo del giocattolo fa capo a qualcosa di ancestrale e profondo, ha radici nel rapporto con i genitori, riguarda i ruoli che assumiamo nelle relazioni umane, le posizioni di potere, la nostalgia, la bellezza, la memoria. Le medesime categorie dell’amore, il più bello dei giochi”

La mostra “Storie di giocattoli. Dal settecento a Barbie” è stata realizzata in collaborazione con le principali istituzioni della città di Napoli, schierate compatte all’unanimità, a sostegno dell’iniziativa politically correct voluta dall’Arcigay cittadino: Accademia delle Belle Arti, Mostra didattica sulla contraffazione del giocattolo, Camera di Commercio, SImpresa, Confindustria Napoli, Unione degli industriali di Napoli, Università Federico II, Procura della Repubblica di Napoli, Agenzia delle dogane e dei monopoli, Guardia di Finanza di Napoli, Arte’m organizzazione, comunicazione, editoria e servizi museali. Lo schieramento delle più autorevoli istituzioni napoletane, dietro ad un’iniziativa promossa e curata dall’Arcigayrappresenta l’ennesima lampante dimostrazione di quanto il sistema politico-culturale odierno sia oggi asservito agli interessi e all’ideologia delle potenti e prepotenti lobby gay.

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fonte: Osservatorio Gender – Famiglia Domani   

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5 commenti su “Napoli: inaugura la mostra “Storie di giocattoli. Dal Settecento a Barbie” promossa dall’Arcigay – di Rodolfo de Mattei”

  1. Ci mancava anche questa, ovviamente indirizzata al mondo dei bambini. Questi personaggi ignorano a cosa andranno incontro, una giustizia spietata. È ormai pratica consolidata questa di toccare i bambini, una pratica che non si può spiegare senza mettere in preventivo l’azione malefica del nemico. Non è soltanto un impulso irrefrenabile a violare il mondo dei bambini, c’è dell’altro, qualcosa di inquietante che può essere spiegato solo alla luce del mistero di iniquità.

  2. Di tutto quello che si potrebbe dire di questa iniziativa – organizzata da una compagnia con interessi comuni – rilevo solo che di essa fanno parte anche i frati domenicani…

  3. Normanno Malaguti

    Feder, Ahinoi! ha detto non bene ma, benissimo illustrando gli scopi, ormai non più neppure mascherati, né velati, di questi spudorati cultori del mondo omo/bi/polisessuale che stanno già imponendo senza ostacoli da parte di chi dovrebbe, soprattutto l’autorità religiosa, che nessuno pare sappia più che cosa sia né dove sia.
    Beatissima Vergine Maria, ora pro nobis!

  4. Quando nacque mio figlio, 1985, ci fu una persona che mi disse che dovevo comperargli una bambola per addolcirgli il carattere, mentre io comperavo trenini, pistole, costruzioni, soldatini etc. Me ne fregai altamente., però già colsi una serie di stupidaggini che si insinuavano nelle menti delle mamme di allora……

  5. Boicottarla! Semplicemente. Iniziative di questo (s)genere vanno trattate per quello che sono: porcherie, che alterano la naturalezza dell’infanzia. Ieri, in un outlet per comprare vestiti nuovi per i miei piccoli; Giorgio (4 anni) mi fa vedere un porta bijou delle Winx. “Lo vuoi?” Gli chiedo un po’ perplesso; risponde: “No, è per la Vale”, cioè per la sorella (6 anni).

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