NEGLI U.S.A. IL PROGETTO ANTIEUROPEO E MONDIALISTA VIENE DA LONTANO – di Piero Nicola

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di Piero Nicola


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Antonio de Oliveira Salazar

 

Mi è tornato in mente  un discorso del Presidente Salazar, che Jean Madiran volle pubblicare per intero su Itinéraires di novembre 1963, affinché nulla venisse omesso o travisato di quelle dichiarazioni. L’argomento è la guerra psicologica e la guerriglia specialmente terroristica scatenata contro il Portogallo in relazione ai suoi Possedimenti d’Oltremare, considerati terre di colonizzazione abusiva, in particolare, dai Paesi africani, e considerati dal Governo lusitano province facenti parte della madrepatria.

Lo statista di Lisbona tracciava gli antefatti ed esponeva le ragioni per cui era fondata la tesi dell’appartenenza di Angola, Mozambico, Capo Verde, ecc. alla nazione portoghese, che da secoli vi era presente con apporto di civiltà e giustizia rispetto alle popolazioni autoctone, ai cui membri era pure dato un conveniente diritto di rappresentanza presso le istituzioni locali ed anche in quelle del potere centrale. “Il concetto di Nazione è inseparabile, nel caso del Portogallo, dalla nozione di missione civilizzatrice”. “All’estero si vuole rivendicare, clamorosamente, l’indipendenza dell’Angola, ma l’Angola è una creazione portoghese e non esiste senza il Portogallo”. Lo stesso disse del Mozambico. Sarebbe stato un tradimento e un sicuro regresso abbandonarli. “La crisi africana è venuta a toccarci allorquando si possono notare delle reviviscenze di stati precedenti non del tutto estinti dalla nostra nazionalizzazione. È naturale che tali reviviscenze si affermino in questi momenti di agitazione e sono mosse da interessi stranieri, ma, di per sé, non hanno la forza necessaria per costituire opposizione all’unità acquisita”. “La condizione di coscienza nazionale, attuata dai portoghesi in popoli così differenti, rappresenta un beneficio per tutti”. “Senza il chiaro esempio, che oggi possiamo presentare, di queste società miste – luso-tropicali –  forse arriveremmo alla rinuncia di riconoscere la parte da noi avuta nella loro realizzazione storica”. “Si comincia già a vedere che l’unica possibilità di riuscita dei nuovi Stati [africani, invece piuttosto razzisti] sta nel riconoscimento degli stessi principi di non-discriminazione o d’uguaglianza razziale che abbiamo sempre proclamato e praticato”.

L’oratore ricordava che, in occasione d’una visita ufficiale a Brazzaville, il presidente delle Repubblica di Guinea, riferendosi ai popoli, secondo lui, ancora colonizzati, aveva dichiarato: “Se questi popoli non vogliono l’indipendenza, noi, che siamo coscienti e liberi, abbiamo il dovere di liberare tutta l’Africa”. E questa era la posizione degli stati africani, che, riuniti ad Addis-Abeba, si erano sbrigliati in una campagna contro il colonialismo, come da loro inteso, con la benedizione delle Nazioni Unite.

Dopo esitazioni, il Portogallo era entrato nell’ONU, ritenendo che la sua celebre Carta potesse tutelarlo, e basandosi sulle passate assicurazioni ricevute dalle Potenze occidentali. Viceversa, alla riunione di Addis-Abeba erano seguite “concessioni di campi d’addestramento a elementi rivoluzionari; offerte di volontari o mercenari; sottoscrizioni a favore di fondi per le spese delle campagne terroristiche; forniture di armi e tecnici per la guerra sovversiva”. Il ricorso al Palazzo di Vetro contro tali violazioni rimase lettera morta. Ormai la stessa Carta dei diritti umani era superata dalle risoluzioni dell’Assemblea Generale, fattasi piena di rappresentanti del Terzo Mondo, e dal Consiglio di Sicurezza, i cui componenti si permettevano di ignorare le risoluzioni prese al loro riguardo. “Dal momento che si accetta il principio secondo cui la dottrina della Carta è quella definita dalla maggioranza di ogni Assemblea Generale, e che le Nazioni Unite possiedono la competenza che si attribuiscono in ogni occasione, il funzionamento dell’Istituzione presenta un serio rischio per le nazioni che, non facendo parte di un notevole gruppo partigiano, appartengono a minoranze inorganiche che non mercanteggiano, non fanno traffico dei voti e non entrano nei conciliaboli di corridoio”. Quanto alle grandi potenze, “trattano i loro problemi più importanti, e si occupano delle loro controversie, al di fuori di questa organizzazione e, in caso di convenienza o necessità, non osservano neppure le sue decisioni, come pure hanno dichiarato di fare senza incorrere in biasimo alcuno”.

“È doloroso costatare che tanti paesi responsabili hanno votato contro di noi o si sono astenuti […] Al Consiglio di Sicurezza del 9 giugno 1961, si è arrivati a deplorare i massacri di massa e i gravi provvedimenti di repressione in Angola, e lo stesso Consiglio ha ritenuto che il perdurare di questa situazione possa minacciare il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Tale risoluzione, che disconosce o deforma i fatti in modo oltraggioso per la verità…”

“Dobbiamo concludere che l’unico scopo perseguito è quello di permettere, sia la separazione di territori privi di una solida unità, sia l’annessione, dovuta ad altri, di territori portoghesi che noi provvediamo del necessario, data la loro incapacità di assumere la loro indipendenza. E ciò è accaduto a Goa, divenuto da Stato prospero una colonia dell’Unione Indiana, in seguito ad un attacco a mano armata, proibito dalla Carta dell’ONU e attuato quando il Consiglio di Sicurezza, paralizzato dal veto russo e dalla significativa dichiarazione del delegato indiano (per la Carta o senza la carta, con o senza il diritto), riscontrava la sua impotenza ad agire, vale a dire la sua inutilità nella difesa del diritto”.

Passioni e interessi hanno preso il sopravvento, e Antonio de Oliveira Salazar adduce a spiegazione “l’interesse rivoluzionario”, in special modo di certe repubbliche nordafricane e dell’URSS. “La Russia sta dietro tutti i movimenti di pseudo-emancipazione”.

Ma quale poteva essere il vantaggio per l’Occidente di abbattere un suo baluardo nel Continente Nero, minacciato dalla penetrazione sovietica e cinese? “Si possono considerare parallele le politiche americana e russa, e il fatto che gli Stati Uniti pretendano di contribuire alla cosiddetta emancipazione dell’Africa onde liberarla dall’influenza sovietica o comunista, non modifica la sostanza delle cose […] Entrambe le nazioni fanno un’uguale politica, sebbene appaia per fini differenti. Tuttavia c’è una differenza essenziale: mentre la politica russa è coerente e logica [estendere  la “rivoluzione mondiale”], la politica americana contiene in sé un grave principio di contraddizione, perché il principio fondamentale della politica degli Stati Uniti essendo di operare per la difesa dell’Europa […] essi stanno provocando la diminuzione del potenziale dei paesi europei loro alleati a vantaggio del potenziale nemico, ossia comunista. La contraddizione è tanto evidente e la posizione americana tanto equivoca, che le nazioni africane si permettono, come avvenuto in occasione dell’ultima riunione del Consiglio di Sicurezza, di lanciare una sfida agli Stati Uniti affinché optino per una scelta che sanno come essi non possano raccoglierla senza sacrificare irrimediabilmente la difesa dell’Europa e dell’Occidente”.

“Lasciando da parte ciò che concerne la difesa dell’Europa, compromessa dalla politica africana degli Stati Uniti, un fatto appare chiaro: il continente africano è il grande campo di competizione fra le due nazioni più potenti, Stati Uniti e Russia, o fra le tre, siccome la Cina comunista vi ha fatto la sua comparsa”.

Siamo al punto di maggiore interesse. Salazar prosegue parlando di “neo-colonialismo” e delle risapute, “speciali relazioni intercorrenti tra Congo e Stati Uniti, per cui non ci si è stupiti che il Congo abbia riconosciuto de jure una sorta di associazione di terroristi costituita a Léopoldville  per agire in Angola e apertamente finanziata dal denaro americano (dichiarazione di Léopoldville del 28 luglio)”. Ebbene, alla luce degli avvenimenti contemporanei, si può credere che gli USA anteponessero a interessi strategici e politici – giacché allora la presa del comunismo sulle genti d’Africa era assai forte – il disegno di distruggere le ultime cittadelle della tradizione cattolica e della civiltà europea.

Il Congo ex belga, avuta l’indipendenza nel 1960, ebbe traversie politico-militari, finché dal 1965 subì la tirannia di Mobutu fino al 1996. Questi perseguitò i cristiani e si macchiò dei peggiori delitti.

Tuttora il Congo è travagliato da guerre intestine.

L’Angola, indipendente dal 1975 in seguito alla caduta di Caetano succeduto a Salazar, fu in preda alla guerra civile durata fino al 2002, e di essa soffre ancora gli strascichi.

Il Mozambico, pure indipendente dal 1975, aderì all’Unione Sovietica; negli anni ’80 fu martoriato dalla guerra civile; negli anni ’90 diede la sua appartenenza al Commonwealth britannico.

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