Nello scrigno segreto del C’era una volta… – rubrica quindicinale di fiabe, curata e illustrata da Elena Manetti

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Piemonte

 

Il folletto del mulino

 

Innanzitutto, mi scuso con i lettori per la lunga pausa, ma adesso sono ben felice di ricominciare con una leggenda piemontese molto divertente.

Cari bambini, avete mai sentito l’affermazione: “ironia della sorte”? Bè, essa è un ottimo riferimento a questa leggenda piemontese. Ma ricordate: fate sempre quello che dovete fare, ovvero la cosa giusta, anche se non doveste ricevere niente in cambio.

 

 

Se voi salite verso la valle di Gressoney, giunti al vallone detto San Grato fermatevi e fatevi indicare quel casolare in rovina che i valligiani chiamano Brochum Mule.

Sono i ruderi di un antico mulino.

Una volta gli abitanti dei dintorni andavano lì a macinare il grano e se ne trovavano contenti; ma un giorno, caso strano, due donne giunte alla porta, la trovarono chiusa.

Dentro, la tramoggia spettegolava, ma nessuno rispondeva al picchiare delle donne. E per di più, il grano doveva essere macinato. Le due valligiane, dopo aver tentato di aprire invano la porta, pensarono di scendere al paese a procurarsi gli arnesi per forzarla. Depositarono i sacchi ai piedi dell’uscio e andarono via.

Al loro ritorno, ritrovarono i sacchi al loro posto, ma il bello fu che, invece del grano, vi trovarono dentro della farina macinata a dovere e a peso esatto.

«Questa» dissero le donne «dev’essere opera di uno spirito folletto.»

Giunte in paese, raccontarono la cosa, e il giorno dopo il fenomeno si ripeté identico con altre donne. Il mulino restava ermeticamente chiuso, ma bastava lasciare il grano davanti alla porta, per ritrovarlo di lì a un’ora convertito in farina.

La cosa era meravigliosa. Per qualche mese i valligiani dei dintorni non ebbero più alcuna noia per macinare il grano. Lo portavano sull’uscio del mulino, e il folletto si incaricava lui di tutto. Era preciso, sollecito e non rubava nemmeno un grammo di peso.

Ma la curiosità delle donne è infinita e genera dei guai. Un giorno una donna di Pressiron volle vedere il folletto. Si recò al mulino e si mise a guardare per il buco della serratura. Intorno alla tramoggia vi era un vecchietto non più grande di un bimbo, barbuto, grinzoso, che si affaticava a macinare.

Aveva addosso tutto il vestito sbrindellato e, siccome faceva freddo, si vedeva il povero folletto basire e battere i denti.

La donna, tornata in paese, raccolse intorno a sé un mucchio di comari chiacchierone e raccontò quanto aveva visto.

«È una ingratitudine da parte nostra» concluse «lasciare quel povero nanetto al freddo. Prepariamogli un vestito.»

È noto che le donne di Gressoney vestono delle sottane e dei corpetti di un bellissimo panno scarlatto. Con quel panno confezionarono un vestito al nanetto e glielo misero davanti alla porta, sopra un sacco di grano; poi si nascosero per vedere quello che il folletto avrebbe fatto. Questi ritirò il grano e il vestitino, ma quando lo ebbe esaminato, la sua gioia non ebbe più limiti. Se lo mise addosso e poi si mise a cantare e a ballare: «♫Ich bin zu edel hier zum malen! ♫» e cioè «♫Ora sono troppo nobile per macinare qui! ♫»

E si apprestava a raggiungere il comignolo e a scappare via. Ma, nell’entusiasmo per il bel vestitino, si era dimenticato di chiudere la porta. Allora le donne, che stavano lì fuori a spiarlo, entrarono di colpo, lo afferrarono e lo portarono in paese.

Il folletto non disse una parola, non protestò, ma si chiuse in un mutismo assoluto. Nessuno riuscì a farlo parlare, e di andare a macinare al mulino non ne voleva saper più.

Le donne, inquiete, non sapevano come fare per indurlo a dire qualche cosa e, non riuscendo né con le moine né con le minacce, chiesero consiglio ad una vecchia strega.

«Ecco» rispose quella «se volete farlo parlare, accendete un fuoco sul camino e mettete davanti a quello gusci di noci, gusci di lumaca e gusci d’uovo.».

Le donne fecero quanto aveva consigliato la strega, e allora il folletto parlò: «Oh,» disse meravigliato «quanti gusci! Tre volte ho visto coltivato Bredu, e tre volte l’ho visto ritornare bosco, ma tanti gusci non li avevo visti mai.»

«Tre volte coltivato e tre volte bosco!? Ma quanto è vecchio questo folletto?» si domandarono stupite le donne. Ma, mentre si guardavano fra loro, il folletto picchiò i suoi piedini a terra e scomparve in una nuvoletta.

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