Nello scrigno segreto del C’era una volta… – rubrica quindicinale di fiabe, curata e illustrata da Elena Manetti

Nello scrigno segreto del C’era una volta…

Il masso erratico

 

 

Chi segue la Verità, quindi chi ha la vera Fede, viene premiato dalla Provvidenza; per questo, Satana, il diavolo, non è mai contento e cerca di fare del male alle persone buone di cuore e pure di anima. Ma se si vuole non darla vinta a quell’essere malvagio, non bisogna mai cedere alla paura che egli cerca di trasmettere.

Cari bambini, conoscete San Grato? Egli è un ottimo esempio di coraggio e resistenza al demonio. Riusciva sempre ad impedirgli di far del male non solo a lui, ma anche agli altri, armandosi soltanto di un bastone, di una croce e della sua Fede…

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Lo si vede ancora sopra una sponda del Lys, il bel fiume dal nome floreale che attraversa la valle di Gressoney. È enorme, massiccio e ferrigno come un gigantesco bolide caduto dal cielo, e sopra una parete porta ancora certi segni, come se uno di quegli arieti di bronzo con i quali i Romani diroccavano le mura della città vi avesse picchiato dentro tre o quattro volte.

Sapete che segni sono quelli? Sono i segni lasciati dalle corna del diavolo, quando vi ha cozzato dentro, ai tempi del vescovo San Grato.

In quel tempo il diavolo faceva magri affari nella valle di Aosta: il santo vescovo andava sempre in giro e, dove lo incontrava, gli scaricava tante bastonate sul groppone col bastone, che il più delle volte lo lasciava a terra come uno straccio.

«Una qualche volta» diceva il diavolo, quando si riprendeva dalle percosse «giocherò un tiro a questo vecchio prete, da ricordarsene per tutti i secoli.»

Un giorno, trovandosi nei dintorni di Roma, vide sotto una roccia un masso erratico grande quanto una casa. Si sfregò le mani: gli era venuto un pensiero veramente diabolico.

«La Chiesa del vescovo Grato» disse tra sé «è sulla sponda del Lys; io metterò questo macigno in mezzo alla corrente, la ostruirò e Chiesa e paese rimarranno sommersi.»

Detto fatto, si caricò sulle spalle il masso erratico e si mise in cammino.

Per quanto fosse il diavolo, quel macigno era tanto pesante che a portarlo fin sulla sponda del Lys c’impiegò quasi un mese.

Finalmente una mattina giunse alla meta, ma era così stanco e trafelato che depositò il macigno sulla riva e si sdraiò in terra per prendere fiato. Il fiume scorreva gonfio di tutte le acque del Monte Rosa, e il paesello e la Chiesa brillavano al Sole.

«Attenderò la notte» pensò il maligno «e, quando tutti saranno addormentati, metterò in esecuzione il mio progetto.»

Così meditando si addormentò.

Intanto i valligiani, vedendo vicino al fiume quel blocco enorme che prima non c’era, si misero in allarme. Corsero a vedere e scorsero il diavolo che, sdraiato nel fieno, russava.

Corsero da San Grato, e il pio vescovo, indossata la stola e presa in mano una Croce, si recò sul prato.

«Ah! Malvagio tentatore» disse San Grato «adesso ti aggiusto io.»

Prese la Croce, la piantò sul masso e si mise a pregare.

Improvvisamente il diavolo si destò. Balzò in piedi e corse verso il macigno per rotolarlo nel fiume; ma, quando tentò di avvicinarsi, si sentì respingere da una forza più grande della sua. La Croce lo ricacciò indietro.

Allora furibondo, spirando fuoco dalle nari, si lanciò contro il masso a capo chino, cozzò due o tre volte con le corna contro di esso, poi, impotente e scornato, fece un cerchio di fuoco e scomparve ruggendo col rumore di un tuono.

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