NICKI E’ TRISTE – di Massimo Viglione

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di Massimo Viglione

fonte: Corrispondenza Romana


 

ncNicki è triste. Trattasi del “Nicki nazionale”, ossia Vendola. Ce lo ha detto lui, ha tenuto a farcelo sapere. Perché è triste? Perché, da buon cattolico adulto quale è, non è d’accordo con il Papa. Nel discorso all’Internazionale democristiana (sarà un caso?) S.S. Benedetto XVI ha infatti voluto ribadire per la ennesima volta (a Casini e soci, e a tutta la Chiesa e a tutto il mondo) il dovere irrinunciabile – non solo per ogni cristiano, ma anche per ogni uomo che adotta razionalità e senso comune come norma di vita – della difesa senza condizioni né cedimenti del diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale per ogni essere umano e della difesa del matrimonio naturale e sacramentale fra uomo e donna.

In pratica, ha condannato aborto, eutanasia e omosessualismo.

E, così, Nicki è triste: infatti, proprio pochi giorni or sono, in una delle sue celeberrime uscite, aveva pronunziato questa eminente sentenza: “Se potessi fare ciò che voglio, adotterei un bambino da crescere con il mio compagno”. Ma, mal per lui, il Papa non è adulto come lui e non gli consente di essere “cattolico” e di vivere la propria vita contro la Legge di Dio e il diritto naturale. Perché di questo si tratta.

“Se potessi fare come voglio…”. Già queste assurde e patetiche parole – da bambino viziato e capriccioso – condannano Vendola. Evidentemente nessuno gli ha mai insegnato che la vita non si fonda sull’erba voglio, tanto meno quando in gioco vi è l’ordine stesso del creato e i diritti umani. La vita umana non è un gioco, è la cosa più sacra e seria del mondo.

Vendola nella sua attività politica sostiene di voler difendere i diritti dei più deboli… sì, di quelli che non gli danno fastidio, però. Che non lo fanno essere triste. Ma quando questi diritti gli creano un dispiacere perché deve rinunciare a “fare come vuole”, allora finisce la sua difesa dei diritti dei più deboli, e inizia il totalitarismo sovversivo di un egoismo senza fine e senza dignità (e senza onore).

Chi sono i più deboli che Vendola dimentica e calpesta? Non sono gli operai o i disoccupati: sono coloro che realmente costituiscono la “classe sociale” più debole e indifesa al mondo: quella dei bambini che devono nascere (o anche che sono appena nati o piccoli), e che hanno il diritto supremo: 1) ad essere accolti alla vita; 2) ad essere accolti da un padre e una madre, che hanno il dovere supremo di crescerli ed educarli nel rispetto del diritto naturale e divino. Esattamente, peraltro, come è capitato a Vendola, che è nato ed è stato cresciuto da un uomo e una donna.

La tristezza di Vendola è la tristezza di chi, schiavo del proprio disonorevole piacere ed egoismo, vive nella disperazione del sovversivo ribelle all’ordine e al creato, e quindi a Dio.

Vendola può continuare ad essere triste: perché, seppur leggi inique di una società e di una politica iniqua, gli “regalassero” un bambino in adozione (come disgraziatamente già può avvenire e avviene), quel bambino non sarebbe mai suo figlio, sarebbe solo un “sequestrato di Stato”, un essere sommamente sfortunato cui è capitato, probabilmente, il peggiore dei mali possibili.

È dovere di ognuno di noi fare tutto il possibile, e anche di più, per far rimanere Nicki profondamente e irrimediabilmente triste. E per far invece gioire del sorriso dei puri un bambino tra un padre e una madre.

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