No ad un inferno terreno, per un inferno eterno?! – una lettera di Andrea Peracchio

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Caro direttore,

vorrei proporre ancora una riflessione su questi disperati del suicidio assistito che, essendo cresciuti nell’ignoranza più totale della fede cristiana, cifra unica del popolo e della civiltà cui appartengono, afflitti da grandi sofferenze, invocano il suicidio e si attorniano di invocatori del suicidio!

Fra i tanti titoli che hanno commentato la morte per suicidio del DJ Fabo e del suo primo emulo, Gianni Trez, riporto quello de La Repubblica… il giornale dell’amico del Papa…

Repubblica ha infatti evocato il desiderio di Fabo di uscire da un inferno di dolore.

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Sempre più frequentemente si evoca l’inferno quando ci si trova dinnanzi a grandi sofferenze, o grandi malattie. Il mainstream porta rapidamente ad etichettare come invivibile, indignitosa, insopportabile, quella o quell’altra situazione. Il rapporto dell’uomo d’oggi con la sofferenza si fa via via più difficile, se da un lato crescono i palliativi medici, dall’altro spariscono i supporti morali e religiosi. Viviamo nell’epoca di un Papa che non sa spiegare la sofferenza, che dinnanzi a domande precise, in pubblico, afferma che non vi sono risposte e che la domanda deve restare aperta…,  sono i tempi dell’apostasia più profonda, in cui è facile fare tabula rasa di ogni precedente, dalle vite dei santi, agli eroi più contemporanei come le “madri coraggio” che magari arrivano in prima pagina per aver rinunciato alle cure ed alla vita per dare alla luce il proprio figlio, ma vengono fatte sparire in quattro e quattr’otto.

Ebbene, la breve e frivola biografia di Fabo, del DJ che passa di sport in sport, dalla musica ai tatuaggi, dai viaggi alle feste… è molto imperniata sul successo personale, sul “sentirsi desiderato”, sul sentirsi di successo… Quel successo mondano e frivolo, molto ambito dai giovani, che fa appena compassione. Forse anche Fabiano Antroniani è registrato in qualche parrocchia per aver ricevuto i sacramenti del Battesimo, della confessione, della comunione, della cresima con uno di quei tanti “cammini” catechistici improntati al vuoto, al banale, al mediocre che siamo ben abituati a vedere molto esaltati ed apprezzati negli oratori…

Anche lui, forse, è poi confluito in quel 85 – 90 % di ragazzi del post-cresima che con la religione cattolica chiudono! Magari si affacciano ad altre credenze, altri riti, altre liturgie, altre fedi… ma quasi sempre chiudono col cattolicesimo d’origine.

Una società secolarizzata, un uomo disincantato e libero, una vita spensierata e spericolata…, sono appunto i miti d’oggi per una presunta felicità terrena…, fino a che si verifica un incidente di percorso. Da lì, la sofferenza, le angosce, la disperazione…, un inferno!

Per amore…, per carità…, uno deve essere libero di suicidarsi, ma noo… “di porre fine alla propria esistenza insignificante ed insopportabile”… e da qui, di caso pietoso in caso pietoso, si normalizza, dopo l’omicidio dei bambini nel grembo delle madri, quello dei vecchi o dei malati nei letti in cui giacciono e soffrono.

Si vuole uscire da un inferno terreno? Ma per andare in un inferno eterno ?!

Il suicida ha un’altissima probabilità di guadagnarsi l’inferno eterno. Cos’è? Ebbene vediamolo, ripescando gli scritti di un grande Santo, uno di quelli che la neo-chiesa potrebbe oscurare completamente fino all’ultimo esame  o master di alta teologia della più alta e nobile licenza di studio o laurea che dir si voglia…

Sant’Alfonso Maria de Liguori tratta dell’inferno in diverse sue opere; bellissima quella intitolata “Apparecchio alla morte”, ma per brevità ci limitiamo alla meditazione del venerdì: sull’inferno (quello, vero, quello eterno!)

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Meditazione per lo venerdì DELL’INFERNO

Considera, come l’inferno è una prigione infelicissima, piena di fuoco. In questo fuoco stan sommersi i dannati, avendo un abisso di fuoco di sopra, un abisso d’intorno, un abisso di sotto. Fuoco negli occhi, fuoco nella bocca, fuoco per tutto. Tutti poi i sensi han la lor propria pena, gli occhi accecati dal fumo e dalle tenebre, ed atterriti dalla vista degli altri dannati e de’ demonii. Le orecchie odono giorno e notte continui urli, pianti, bestemmie. L’odorato è appestato dal fetore di quegl’innumerabili corpi puzzolenti. Il gusto è crucciato da ardentissima sete e da fame canina, senza potere ottener mai una goccia d’acqua, né un tozzo di pane. Onde quegl’infelici carcerati, arsi dalla sete, divorati dal fuoco, afflitti da tutti i tormenti, piangono, urlano, si disperano, ma non vi è, né vi sarà mai chi li sollevi o li consoli. O inferno, inferno! che non ti vogliono credere alcuni, se proprio non vi cadono! Che dici tu che leggi? Se ora avessi a morire, dove anderesti? Tu non ti fidi di soffrire una scintilla di candela sulla mano, e ti fiderai poi di stare in un lago di fuoco che ti divori, sconsolato ed abbandonato da tutti per tutta l’eternità?

Considera poi la pena che avranno le potenze. La memoria sarà sempre tormentata dal rimorso della coscienza: questo è quel verme che sempre roderà il dannato, nel pensare al perché si è dannato volontariamente, per pochi gusti avvelenati. Oh Dio che gli pareranno allora quei momenti di gusto, dopo cento, dopo mille milioni d’anni d’inferno? Questo verme gli ricorderà il tempo che l’ha dato Dio per rimediare; le comodità che l’ha presentate per salvarsi; i buoni esempi de’ compagni; i propositi fatti, ma non eseguiti. Ed allora vedrà che non vi è più rimedio alla sua rovina eterna. Oh Dio, oh Dio, e che doppio inferno sarà questo! La volontà sarà sempre contraddetta, e non avrà mai niente di ciò che vorrà, ed avrà sempre quel che non vorrà, cioè tutti i tormenti. L’intelletto conoscerà il gran bene che ha perduto, cioè il paradiso e Dio. O Dio, o Dio, perdonatemi per amor di Gesù Cristo.

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Ecco, spieghiamo cos’è la sofferenza, come può essere trasformata per raggiungere il paradiso, per completare la propria salvezza e quella di altri, delle persone care, delle anime del purgatorio…
E spieghiamo anche cos’è l’inferno vero, facciamo tacere i profeti bugiardi che lo scambiano per un non essere, che chiamano bene il male e male il bene, che spacciano illusioni per ricevere applausi: falsi amici, falsi profeti, cattivi maestri !

Andrea Peracchio

28 commenti su “No ad un inferno terreno, per un inferno eterno?! – una lettera di Andrea Peracchio”

  1. Una nota: la “presunta felicità terrena” dell’uomo “occidentale” di oggi è un inferno. Soprattutto perché imperniata sulla Solitudine esasperata: “IO ho il Mondo di fronte a Me, e ne fruisco”. Per dare un’idea: qualcosa di analogo a coloro che attaccano bandierine sulla propria valigia, cercando di arrivare a TUTTE le bandiere del mondo.
    Ciò che viene bollato come assurdo e vergognoso è il “Noi”: “NOI Corpo di Cristo” (la Chiesa); “NOI affiatati dai natali, dai luoghi, dal retaggio dei predecessori e dal lavoro quotidiano” (la Patria); “NOI che abbiamo formato una casa e ci viviamo con i Doni che Dio ci ha dato, cioè i figli” (la Famiglia)

  2. Piero Vassallo

    pel tempo in cui ero in grado di viaggiare frequentavo ed ero amico di Piero Peracchio (e di Pino Tosca). Andrea è un parente del mio amico? Cordiali saluti, piero vassallo.

  3. Ma perché nelle omelie, ovvero quelle che ai miei tempi si chiamavano prediche, ancor più nel Tempo di Quaresima, quando il frate dal pulpito tuonava con voce forte e decisa parlando del peccato e dell’inferno, perché ora nessuno ne parla, nessuno parla del nostro futuro eterno? Riguarda tutti, nessuno escluso. Per tutti arriverà quel momento. L’inferno non è “solo…” mancanza di Dio come semplicisticamente si vuol far credere, ma tormenti indicibili e infiniti. Se c’è ancora qualche sacerdote che davvero crede in Dio, quello vero, dovrebbe parlare di questo per dare la possibilità di far riflettere, di ravvedersi, di salvarsi l’anima. E’ una cosa immensa. Troppo importante per poterla eludere.

  4. Io ho recitato il rosario di santa Faustina Kovaska e quello delle sante piaghe di Gesù della Chambon.
    Speravo che recedesse dal triste proposito ma sono rimasta delusa qualche ora dopo quando ho sentito dire che era già morto. Se preghiamo ancora possiamo alleviare le sue pene nel purgatorio. Potrebbe avere scampato l’inferno. E’ stato sfortunato a non conoscere il bene anche prima dell’incidente.

    1. anche io penso che sia in purgatorio,poiché la sofferenza di gravi disabilita’ può influire sulla piena avvertenza!!! ……non dimentichiamo pero’ che anche in Purgatorio si sofre tantissimo,ma almeno vi e’ la letizia di aver salvato la propia anima e il conforto dei suffragi!!!

  5. Se un sacerdote oggi “predicasse” con parole simili a quelle di Sant’Alfonso o verrebbe presso per un pazzo e finirebbe alla neuro, o lo lincerebbero direttamente i “fedeli” (non coi sassi, ma con le parole).
    Siamo andati troppo oltre… la situazione attuale è del tutto irreversibile (non è questione di speranza, ma semplice realismo… la speranza non viene mai meno…). Siamo ad un punto di non ritorno, perchè parlare di certi temi (chiamiamoli pure Novissimi) è parlare una lingua totalmente sconosciuta alla stragrande maggioranza delle persone.
    Solo il Cielo ora ci puo’ salvare. Per questo invochiamoLo come mai l’abbiamo fatto prima.

    1. Per la verità caro Luigi, davvero non mi do pace di come anche fra giovani e volenterosi sacerdoti, davvero nessuno osi fare un’omelia anche solo leggendo passi dei grandi santi che ci hanno preceduto. Dovrebbe essere un desiderio profondo in loro, almeno in quelli che più credono alla loro vocazione, dovrebbe essere un moto interiore insopprimibile. Ma probabilmente li hanno formati proprio perché questo non avvenga… Quante splendide omelie si potrebbero ricavare e recuperare… a beneficio di tutti… E se non sono disposti a ragionarci e a farlo, se nemmeno nelle loro chiese sono disposti ad una “cosa” così semplice… quale valore potrà mai avere, nello specifico, l’invocare (per delegare) il Buon Dio ?!

    2. Solo una nota.
      Sembra che tanto abominio (l’inferno) sia opera di Dio anziché di Satana.
      Bisogna dirlo che Dio è buono ed è ancora disposto a salire sulla Croce per non farci andare coi demoni.
      Per questo si parla tanto di misericordia.
      Gesù si lamentava con santa Margherita Maria Alacoque
      dei religiosi che parlavano di lui come se fosse il diavolo e le chiedeva la preghiera (tra cui i nove venerdì) per convincerli e salvarli.
      Lo sapeva bene sant’Alfonso che, ricordiamolo, è il fondatore dei Redentoristi.

  6. Se una madre abortisce al 4 mese ,in alcuni paesi è un diritto se invece lo uccide dopo nove mesi cioè appena nato è reato di infanticidio e quindi punibile dalla legge.La punizione deve essere per entrambi casi.

  7. io ho 36 anni e purtroppo dopo la cresima grazie a liturgie sterili e a preti progressisti mi ero allontanato dalla chiesa,solamente verso i 28 anni leggendo i libri di don Gabriele Amorth sono tornato ai sacramenti e ai precetti cattolici,inizialmente per paura del demonio ,poi gradualmente anche per amore di nostro Signore comprendendo il valore del suo sacrificio!!! …..oggi ahimè (a parte rari casi) sono pochissimi i preti che mettono in guardia sulla dannazione eterna…………

  8. Anche l’ateo si salva, se agisce secondo la propria coscienza (rivelazione del pontefice Bergoglio al discepolo Scalfari, 2013)

  9. Cara Rita, “mancanza di Dio” ti pare poco? Non poter partecipare della Sua Gloria per un tempo “eterno”, in una “dimensione” in cui il tempo non esiste? Il linguaggio biblico è un dono utile per farci comprendere delle Verità altrimenti da noi non percepibili perchè, comunque animali, anche se dotati di ragione, disponiamo solo di cinque sensi corporei, forse un sesto…forse il più importante. Per chi ha fede, il Creatore ci ha reso disponibile e comprensibile la Rivelazione, e ci ha fatto dono del Figlio e della Redenzione: ci si riferisce a cose “ultime”, dell’altro mondo. Nel Vangelo troviamo la parabola di Lazzaro e del ricco Epulone: anche qui si parla di “sete”, ma evitando di accontentarci del senso letterale, pensiamo alla “sete di Dio” che sembra soffriranno anche coloro che avranno rifiutato di credere e di covertirsi al Regno (il peccato contro lo Spirito Santo). Anche se è vecchiotto,1982, consiglio di leggere “Scommessa sulla morte” di Vittorio Messori: è sempre attuale e chiarisce le idee su questo mondo temporale in cui ci tocca di vivere.

    1. Certo che non è poco Albert, intendevo dire che si minimizza facendo sembrare l’inferno meno drammatico di quanto è. C’è bisogno di preti che per primo ci credano, e poi che ne parlino scuotendo le coscienze addormentate e anestetizzate di questo nostro tempo terribile, dove più niente ha valore, meno di tutto la vita in tutti i suoi aspetti dall’embrione alla morte. Figurarsi l’Eternità, e chi ci pensa, così intangibile e lontana. Triste come anche tanti anziani prossimi alla morte pensino e si preoccupino del loro destino eterno.

    1. Vero! L’inferno dicono… non è una sala di tortura, ma “solo” lontananza, mancanza di Dio, come dire che forse si, si sta male, ma non troppo male. Quasi più nessuno ormai preso nell’ingranaggio del mondo odierno crede più all’inferno.

  10. Cesaremaria Glori

    Eppur mi ripugna pensare ad un Dio sadico e vendicativo che ingigantisce i patimenti di chi giustamente sconta il fio di un’esistenza votata al male. Una volta veduto Dio, anche se soltanto per il tempo del proprio giudizio, l’anima conosce ciò che ha perduto per l’eternità e questo sarà il suo inferno, un inferno senza fine, un inferno di solitudine col proprio peccato. Un inferno di chi sa che non tornerà mai a casa e che sarà per sempre, sempre, sempre infelice. Oh, quale fuoco potrà essere peggiore di questa bruciante sconfitta per l’aver voluto gustare il male che sembrava bene e che ora mi resterà attaccato per sempre, quel maledetto sempre, fisso nel pensiero che mai mi abbandonerà. Chi avendo visto Dio anche per un solo istante potrà non sentirsi all’inferno – e che inferno! – sapendo che non lo vedrà più per sempre, sempre, sempre…? Se l’amore ci ha sorriso almeno una volta nella vita si può intuire che cosa significhi la perdita del supremo Amore che dura all’infinito come è esso stesso infinito?

  11. Annunciare la Verità dai tetti con il linguaggio del Vangelo, che a volte è aspro, non è mai troppo tardi. Sì forse ci prenderanno per pazzi però sinceramente nella mia vita quotidiana dico apertamente le cose e anche in maniera forte con il sì si no no e sinceramente non vedo tutta questa alzata di scudi al massimo mi dicono integralista ma io ci sorrido e spesso penso e dico che certi cattolici avrebbero dato dell’integralista anche a Ns. Signore. D’altronde anche San Pietro quasi rimproverò il Maestro dicendo che usava un linguaggio troppo duro quando parlava della sua Morte in Croce, ma sappiamo della risposta del Signore… Nel testimoniare occorre essere anche coraggiosi senza pensare troppo al rispetto umano, ma è un coraggio che non è umano ma viene dallo Spirito Santo come Dono della Fortezza. Allora facciamo in modo che un giorno il Signore ci dica “Chi Mi avrà testimoniato davanti agli uomini anch’io lo testimonierò davanti al Padre Mio che è nei Cieli”.

  12. Una sola parola: grazie. La citazione di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori è meravigliosa e andrebbe Passata a ciclostile e diffusa come preziosa semenza sui campi arati da quell’inferno terreno che a tutti tocca e che nient’altro è se non il
    Veicolo della beatitudine futura. Auguro ai prelati della neochiesa che questa ed altre citazioni siano pungolo per le loro coscienze e che ne riconducano quanti più possibile, fra sbuffi, pianti e tribolazioni, alla retta via. A Lode e Gloria di Dio Padre, per sé stessi e per i propri greggi… Che facciano esperienza dell’inferno terreno per proclamare a tutti con coraggio e con Grazia le Beatitudini future. Il Santo Curato d’Ars docet. Godrà ancora di considerazione nei nostri seminari?

  13. Il Santo Curato d’Ars rivelò ad una donna disperata per la fine del marito suicida, che si era salvato dall’inferno implorando la Divina Misericordia all’ultimo istante. Non dobbiamo dunque disperare per l’anima del dj Fabo, ma pregare per lui.

  14. Grazie molte per la bella lettera. Aggiungo la mia testimonianza. Sono nata durante la guerra; negli anni ’50 ho fatto Cresima e Prima Comunione con soli tre mesi di dottrina preparatoria. Poca dottrina, ma solida. Mi sono stati insegnatimi fondamenti, che ho sempre ricordato, fra cui c’è che alla morte segue il Giudizio : o inferno o paradiso. All’età di circa trent’anni sono caduta in una grave forma di depressione. Pensiero ricorrente era che non ero buona a niente, nel mio passato vedevo solo fallimenti, per cui sarebbe stato meglio per me e per tutti se non fossi mai nata e comunque meglio era se morivo. Mi rimproveravo di non avere il coraggio di togliermi la vita. QUANDO ARRIVAVANO QUESTE TENTAZIONI SUICIDARIE, MI RICORDAVO DEL GIUDIZIO DI DIO E MI TRATTENEVA LA PAURA DELL’ INFERNO. Allora pregavo il Signore (che per tanto tempo avevo ignorato), pregavo Lui di farmi morire. E siccome non morivo, pensavo che anche il Signore mi avesse abbandonato. Da questa solitudine e vuoto interiore come ne sono uscita?

  15. Quando con le medicine ero migliorata, il Signore mi ha fatto conoscere persone di fede salda che mi hanno guidato verso la conversione. Poi, in un pellegrinaggio a Medjugorje, ho ricevuto grandi grazie fra cui la conversione di mio marito. Sono passati ormai più di trent’anni e nella malattia non sono più ricaduta. Deo gratias !

  16. Ho letto con costernazione sul foglio parrocchiale stamani un intervento del vescovo ausiliare di Milano Paolo Martinelli a proposito del suicidio di DJ Fabo.
    Forse sono io che non ci arrivo a capire quel che ha scritto, e che perciò riporto citando dal Portale della Chiesa di Milano:
    “La fede cristiana non parla di immortalità dell’anima; la morte non è liberazione dal corpo, come si ripete spesso in questi giorni.”

    Per le mie limitate conoscenze, qui siamo nell’apostasia conclamata, ma attendo lumi da chi è più competente.

  17. Stefano dubito seriamente che il suicida Fabio si sia salvato!
    Ho ascoltato cappato-caronte, in tv, (alle Iene), che ha riferito che le ultime parole di Fabio sono state quella della promessa di allacciarsi le cinture in macchina!
    Pensa un pò…!
    L’Inferno esiste ed è eterno…ce lo dicono i Santi (questi giganti della Chiesa cattolica) come per es. S.Pio, il Santo Curato d’Ars, S.Alfonso Maria de’ Liguori, S.Caterina da Siena etc…etc…

  18. I venditori di morte non contenti di istigare alla disperazione ed al suicidio (chissà perchè la Bonino non si suicida e nemmeno Pannella lo ha fatto), vogliono creare degli assassini, perchè i medici diventano assassini. Vogliono un mondo di dannati, tra quelli che uccidonio e quelli che si fanno uccidere, perchè orgogliosi non accettano ciò che Dio da loro per espiare un po’ di purgatorio sulla terra e magari con la propria sofferenza salvare oltre la propria anche altre anime. Oggi se non si è efficenti, belli e realizzati crediamo di non valere nulla, se insegnassero i sacerdoti quale prezioso mezzo di redenzione sia la sofferenza, la povertà, l’umiliazione (naturalmente se usate bene, rimetendosi alla volontà di Dio e sperando in Lui di avere la forza per portare tali croci, troppo pesanti da portare da soli). Il fatto è che siamo ormai in un mondo di apostati, scomunicati, che non sanno più dire una parola buona e vera, non sanno pregare e questa perdita di Fede, peggio di un diluvio universale, ha come frutti la disperazione e la dannazione.

  19. “La fede cristiana non parla di immortalità dell’anima; l” : sicuramente deve essersi trattato di un refuso, di un errore di digitazione di mons. Martinelli, che sicuramente voleva dire il contrario, e cioè che la fede cristiana “parla” di immortalità dell’anima, ci crede e la predica, altrimenti che religione sarebbe la nostra? un antropocentrismo immanentista e ateo ? un culto dell’uomo senza alcuna fede in Dio Creatore ? mi sembra impossibile il solo pensarlo, un prete che ragionasse in tal modo. Attendo conferme e smentite, grazie.

  20. L’inferno c’è ed è eterno per chi fino all’ultimo istante si chiude all’Amore di Dio. Ma la Misericordia Divina può tutto e fino alla fine richiama e accarezza la sua creatura, è in virtù di questa Speranza che noi preghiamo anche per l’anima di questo uomo.

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