I nostri film di guerra  –  di Piero Nicola

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A peste, fame et bello libera nos, Domine. La giaculatoria conferma come la guerra sia un flagello. La Madonna, a Fatima, confermò che la Guerra Mondiale era un castigo. Tuttavia San Bernardo da Chiaravalle benedisse i monaci guerrieri che si recavano alla Crociata. La morale cattolica prevede la necessità di muovere una guerra giusta. E si può essere costretti a difendersi con le armi dall’altrui bellica aggressione.

  In ogni caso, quando una nazione è in guerra, la partecipazione ad essa è dovere civile e religioso dei cittadini. Il paese che, a torto o a ragione, evita la guerra col nemico intenzionato a sottometterlo, subirà la mala egemonia e l’iniquità, privato del beneficio di aver inteso conservare l’onore e di aver fatto valere la giustizia. Difatti, l’Italia sottostò alle cattive influenze dei vittoriosi Alleati e oggi subisce un disegno di disgregazione morale avente, in larga parte, origini straniere.

di Piero Nicola

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  La pena della guerra che Dio ha voluto o permesso, al pari di ogni altra dura prova cui gli esseri umani sono sottoposti, è nondimeno un’occasione di riscatto. Innegabilmente, soprattutto per i combattenti che godettero e approfittarono dell’assistenza dei buoni cappellani, la morte poté coglierli in grazia di Dio e salvarli, quando nella vita civile avrebbero potuto perdere il sommo bene della propria anima; e non pochi riportarono la fede dal fronte o dal campo di prigionia.

  Questo fatto è attestato da diversi sacerdoti che indossarono la divisa con la croce sul petto. Tra essi, emerge fra’ Ginepro da Pompeiana, la cui fedeltà indefessa al regime fascista non inficiò le sue splendide memorie di cappellano, nutrite di episodi di conforto spirituale prestato a ufficiali e soldati.

  Il cinema italiano di quel periodo offre lavori più che dignitosi, nei quali sono presenti sia le pratiche del ministero sacerdotale negli schieramenti, sia la devozione autentica di militari.

  zzassdlczrNel 1940 Augusto Genina gira L’assedio dell’Alcazar, alla cui sceneggiatura partecipa il drammaturgo e narratore Ugo Betti. L’episodio della guerra civile spagnola è riprodotto fedelmente. Il colonnello Josè Moscardò, asserragliato nell’Alcazar di Toledo con una guarnigione e una folla di civili, resiste all’assedio dei repubblicani che gli intimano la resa, pena l’uccisione di suo figlio adolescente; e glielo fanno sentire al telefono. L’ufficiale e il ragazzo respingono il ricatto; si affidano al Signore. In seguito, i resistenti ottengono che un sacerdote venga ammesso nel fortilizio. Egli impartisce ai convenuti alla Messa un’assoluzione generale, resa necessaria dalle circostanze, e celebra un matrimonio in articulo mortis tra un cadetto agonizzante e la sua fidanzata. Tra un ufficiale e la viziata amica della povera sposa nasce un amore. Piuttosto che in virtù di esso, ella si trasforma al contatto con la vita vera e cruda nel ricovero. I cannoneggiamenti, gli assalti, le privazioni non piegano la volontà dei nazionalisti, che verranno liberati dalle truppe del generale Franco.

  Protagonista de L’uomo dalla Croce (1943), regista Roberto Rossellini, è il cappellano d’un reparto di carristi in Russia. Fermatosi ad assistere un ferito intrasportabile mentre proseguono le operazioni, egli viene catturato. Porta con sé sulle spalle il suo dolente fardello umano. Sta per essere giustiziato in quanto prete nemico del popolo – come, poco prima, hanno messo a morte un fante che non ha voluto stracciare la tessera del partito fascista – allorché sopravviene l’avanzata italiana ed egli riesce a riparare con il ferito dentro un’isba di villaggio. La battaglia prosegue. Nella capanna, dove il sacerdote è chiamato a battezzare un neonato, si ritirano in armi un commissario del popolo e la sua donna. Usciti da un carro semidistrutto, i ragazzi, già assistiti del cappellano, fanno irruzione disarmando i russi. Fra i rifugiati trova riparo l’ex marito della donna, sfigurato da un’ustione al volto. Egli milita con i fuorusciti dell’URRSS. Mentre la donna architetta un colpo di mano contro i carristi, i coniugi ormai separati si riconoscono, si scambiano accuse. Nel successivo trambusto, il commissario resta ucciso. Allora, l’afflitta indomita dà corso alle confessioni della sua esistenza di militante sovietica. Ne scaturisce un esempio dell’ordine innaturale instaurato dall’atea rivoluzione, che consente iniquità e suscita passioni insane. Il prete espone Dio e le sue invisibili provvidenze. Soltanto la vicinanza del bimbo appena nato sembra illuminare la donna e renderle la speranza.

  L’attacco dei nostri procede. Le pareti sono sventrate dai proiettili. Bisogna uscire all’aperto. Il prete si carica un’altra croce umana sulle spalle: il russo antisovietico gravemente ustionato. Questa volta, però, una pallottola mortale colpisce l’uomo dalla croce. Prima di chiudere gli occhi, egli trova la forza per far recitare il Padre Nostro al suo ultimo assistito, che spira con lui.

  Sempre nel 1943, nei cinematografi si proietta I trecento della Settima, di Mario Baffico, con attori presi dal 1° e 2° Reggimento Alpini. L’azione si volge su un valico delle montagne albanesi. Magnifica, la scena della Messa celebrata su un altare ricavato nella neve e della distribuzione delle Particole.

zumcrc  La posizione deve essere tenuta a oltranza, nonostante che i rifornimenti con i muli siano impediti dal fuoco dei greci. A primavera, il nemico, che tiene una posizione elevata e più favorevole, sferra l’attacco in forze preponderanti. Ben comandati dal capitano della compagnia, la Settima di Dio, gli Alpini, nei quali è vivo il senso della disciplina e dell’abnegazione, respingono l’attacco e giungono a conquistare il costone opposto. Durante le operazioni, il cappellano aiuta il telegrafista ferito a mantenere i contatti col Comando del settore, quindi recita le preghiere sulla salma del comandante, trasportata dai suoi uomini al colmo del costone, dove riceve gli onori dei 19 sopravvissuti.

  Commuove anche, ne La nave bianca (Roberto Rossellini, 1941), la Messa celebrata sul ponte della nave ospedale, dove sono ordinatamente disposti i feriti, le infermiere, i medici e l’equipaggio davanti all’ufficiante.

  La pellicola, priva di enfasi retorica e di ogni falso ottimismo, come generalmente le altre dello stesso genere, è bensì recitata da uomini e donne che in quel momento servivano la Patria. Essa gode dell’inarrivabile commento musicale dovuto a Renzo Rossellini, che compose le potenti musiche di Un pilota ritorna (Roberto Rossellini, 1942),  Giarabub (Goffredo Alessandrini, 1942) e il suddetto L’uomo dalla Croce; per quanto siano assai pregevoli anche gli accompagnamenti in musica dovuti a Francesco De Robertis e ad Antonio Veretti.

  Gente dell’aria (Esodo Pratelli, 1943) narra la vicenda di due fratellastri, figli di un fabbricante di aeroplani. Il primogenito Pietro (Gino Cervi) è un bravo ufficiale dell’Aeronautica, che collabora altresì all’installazione e al collaudo di piloti automatici su apparecchi da bombardamento. Il secondogenito Raimondo (Antonio Centa), geloso del prestigio goduto dal fratello, rifiuta l’esonero dal richiamo alle armi e, per interessamento dei familiari, viene destinato al campo di aviazione dove opera il fratellastro capitano. La giovane figlia di un capo meccanico delle officine è innamorata di lui, che non intende legarsi con un fidanzamento, stante l’eventualità di perire nella guerra in corso. Quando sembra che Pietro abbia convinto il tenente Raimondo ad accettare le sue buone intenzioni e le ragioni del servizio, per cui il nuovo arrivato deve fare il debito tirocinio prima di partecipare alle incursioni, questi viene a sapere che il primogenito corrisponde segretamente ai sentimenti della ragazza. Raimondo intendeva conquistarla con fini matrimoniali e resta di nuovo ferito nell’orgoglio, sicché i rapporti fra i due congiunti tornano a guastarsi. Un’emergenza vede riuniti i giovani ai comandi d’un trimotore, in una missione di bombardamento. L’aereo viene abbattuto; l’equipaggio si imbarca sul canotto di salvataggio. L’ammaraggio è avvenuto in prossimità della costa nemica e le ricerche dell’Aviazione italiana riescono vane. I sopravvissuti sono allo stremo delle forze. Dopo la fraterna riconciliazione propiziata dalle sofferenze, Pietro raccoglie le ultime energie per levare una preghiera al Signore, invitando i naufraghi a ripetere le sue suppliche. E’ una delle più belle orazioni non rituali che siano uscite dagli schermi, e termina così: “Benedici i nostri compagni che voleranno domani. E se la tua misericordia non ha diversamente stabilito, fa che noi si possa rivedere i nostri cari e ritornare a combattere”. Un idrovolante avvisterà il canotto e ricondurrà in Patria i superstiti.

  Ai titoli già citati occorre aggiungere per le loro qualità, non segnatamente religiose, Lo squadrone Bianco (Augusto Genina, 1936), Bengasi (Augusto Genina, 1942), Alfa Tau (Francesco De Robertis, 1942), Quelli della montagna (Aldo Vergano, 1943), Uomini e cieli (Francesco De Robertis, 1943), Marinai senza stelle (Francesco De Robertis, 1943).

  Nel dopoguerra il De Robertis perseverò nel rendere giustizia al valore dei nostri militari della Marina (Fantasmi del mare, 1948), della Cavalleria (Carica eroica, 1952), del Controspionaggio (Uomini ombra, 1954), degli Incursori di Marina (Mizar, 1954 e La donna che venne dal mare 1956), ottenendo l’interesse e il favore del pubblico. Con lui, Duilio Coletti riscosse il successo con film che celebravano l’eroismo dei subacquei e incursori (I sette dell’Orsa Maggiore, 1953)e dei paracadutisti della Folgore ad El Alamein (Divisione Folgore, 1954).

  Il prezzo della gloria (1956), regista Antonio Musu, attori: Gabriele Ferzetti (il comandante Bruni), Pierre Gressoy (il tenente, comandante in seconda, Valli), Eleonora Rossi Drago (sua fidanzata), Mike Bongiorno (2° tenente), Riccardo Garrone (direttore di macchina), propone, dialetticamente, il drammatico comando d’una nave da guerra (torpediniera), che richiede il maggiore sacrificio dell’equipaggio e il rischio di fallimento della missione. Per sua natura, il tenente Valli è portato a opporre le ragioni del rischio minore e più umanitario. Il comandante difende, nei confronti del riottoso ufficiale, il motivo del fine bellico prevalente, da cui dipende il maggior beneficio generale. Quando il Bruni muore nel mitragliamento attuato dagli aerei avversari, il Valli, succeduto a lui, ne rileva lo spirito eroico, prosegue nella temeraria rotta intrapresa e affonda con la nave, restando a bordo insieme al ferito che non ha potuto scendere in mare per salvarsi come gli altri hanno fatto.

  Non mancano i momenti della pietà cristiana. Sono mostrati i conforti religiosi amministrati da padre Giuseppe, l’estrema benedizione e la recita della Preghiera del marinaio.

  All’epoca in cui questi lavori cinematografici venivano programmati dalle sale di proiezione, essi avevano un numero di spettatori all’incirca pari a quello dei film di guerra americani. Ma l’interesse suscitato dai nostri soggetti implicava un sentimento di orgoglio nazionale, non malvisto dagli Stati Uniti, all’epoca della Guerra Fredda. In seguito, la commozione e la partecipazione al puro eroismo andarono affievolendosi, soffocati dalla liberazione sessantottina e dall’epicureismo pacifista postmoderno. Gli spettacoli hollywoodiani riguardanti episodi del conflitto mondiale, assunsero piuttosto un carattere di spettacolarità e storiografico, a detrimento del grato sentimento indotto dall’eroismo. Finché si giunse all’eroe tipo Rambo e fu la fine. La fiamma si ridusse a un lumicino.

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3 commenti su “I nostri film di guerra  –  di Piero Nicola”

  1. Ricordo che un sacerdote eccezionale, nell’oratorio, ci istruì sulla guerra civile di Spagna, leggendo un libro al proposito e ci faceva vedere, alla domenica dei film di guerra. uno di questi parlava di un mulo, chiamato “tiratardi” che fu l’unico sopravvissuto al fronte. Il film era proprio “i trecento della settima” poichè gli attori erano alpini.
    Eravamo nel 1958, quando ancora in oratorio venivano distribuite razioni di merende-dono del popolo americano- ed i film che quel giovane gagliardo sacerdote proiettava, erano all’indice della politica italiana.
    Quei bellissimi film ebbero un impatto notevole fra noi bambini e contribuirono a mantenere ancora per qualche anno quel senso del sacrificio che la gioventù fascista ricevette.
    Poi, appunto, tutto si affievolì e scomparve a ritmo di blues e di coca-cola….
    Ebbi modo di andare in Spagna al tempo di F.Franco e di vedere l’Alcazar di Toledo, in cui avevano mantenuto le stanze lacere per ricordare l’eroismo dei cadetti della scuola militare.
    Sembra che una famosa foto di un miliziano repubblicano colpito a morte, in caduta all’indietro a braccia aperte, sia presa proprio durante l’assedio dell’Alcazar.

  2. Giammaria Leone Ricciotti

    Già nel milletrecento il Petrarca, rivolto il pensiero all’Italia , pur sapendo “che il parlar sia indarno alle piaghe mortali” mantiene la fede nelle risorse dello spirito “…vertù contra furore
    prenderà l’armi, e fia l’combatter corto:
    che l’antico valore
    negli italici cor non è ancor morto.
    Bisogna mantenere la Fede nell’Italia .Non per nulla Gabriele d’Annunzio la chiama ” la sempre rinascente, fiore di tutte le stirpi”

  3. piero vassallo

    Caro Piero, ho avuto la fortuna di conoscere fra’ Ginepro da Pompeiana e di godere dell’amicizia di fra’ Clementino da Montefiore, allievo e continuatore di fra Ginepro. Il tuo scritto mi ha ricordato la loro lezione e mi ha commosso profondamente. Se vogliamo la nascita di un movimento politico degno della stroria italiana (e dimentico finalmente della vile stupidità di Fini & C.) non possiamo dimenticare gli eroi delle nostre guerre, vinte o perdute (il Signore sa se giuste o ingiuste). Non possiamo tollerare che gli eroi italiani siano giudicati da storici della classe Camera e Fabietti o dai maghi adelphiani. Il gramscismo ha organizzaro uno spaventoso sistema della calunnia e lo ha rivolto contro la vita e il pensiero italiano, gli “umili” refrattari alla “rivoluzione” comunista. Uno dei nostri principali doveri è riscattare la dignità della storia lordata dalla calunnia di Gramsci e compari. E tu stai lavorando egregiamente in vista di tele fine.

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