NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : ISTITUZIONI COMUNITARIE , LEGISLAZIONI NAZIONALI E IL MODELLO DI CIVILTA’ IRLANDESE – di Pietro Guerini

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di Pietro Guerini Portavoce nazionale del comitato no194

 

 

Le illuminate menti che riescono a comprendere , a differenza di noi , la legittimità della soppressione di un nostro simile , anche attingendo ad un patrimonio culturale superiore particolarmente sensibile ai diritti fondamentali del cittadino ed alla difesa dei più deboli , elevano spesso il loro pensiero al punto di conferirgli un respiro internazionale .

Il quadro legislativo continentale non è certo nel complesso incoraggiante ( si veda l’articolo che ho fatto pubblicare sul numero del 31-1-2010 di questa rivista , allora riportata sul sito  www.lariscossacristiana.com ) e da ciò esse traggono ispirazione per affermare l’irreversibilità della normativa che legalizza la pratica abortiva , accettata dalla quasi totalità dei paesi , quindi da ritenersi sacrosanta e , in ogni caso , definitiva .

Non solo , ma tale definitività sarebbe ratificata a livello istituzionale .

In particolare , i princìpi recepiti e propugnati dalle istituzioni comunitarie sarebbero incompatibili con il riconoscimento di un diritto alla nascita ( da comprimersi sono in circostanze eccezionali ) , a seguito della esplicita tutela concessa ( sia pur con diverse sfaccettature paese per paese ) al contrastante diritto all’interruzione volontaria di gravidanza , tutela che si tradurrebbe in un vero e proprio diritto all’aborto , contro il quale non si potrebbe legiferare in nessuno stato europeo .

Anche alla luce di ciò , iniziative come la nostra assumerebbero un carattere del tutto pleonastico .

Una risposta significativa a questa ennesima argomentazione strampalata contrastante con l’operazione neoreferendaria è venuta da una recente sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo , a seguito di un ricorso presentato nel 2005 da due donne irlandesi e da una lituana residente nell’isola verde .

Ricorso con il quale esse hanno lamentato il presunto contrasto dell’art. 8 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ( che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare )  da parte della legislazione nazionale irlandese , che ammette la pratica abortiva solo in presenza di un pericolo di vita della madre .irlanda

Ebbene , con la sentenza citata , la Corte adìta ha affermato a chiare lettere l’intangibile sovranità di ogni singola nazione nel regolamentare il fenomeno in oggetto, sottolineando che nella convenzione europea ora citata non è contemplato alcun diritto all’aborto .

Ogni Stato , quindi ed a prescindere dalla comunque non illimitata incidenza generale delle istituzioni comunitarie sui parlamenti nazionali , può liberamente disciplinare in materia , senza subire decisivi condizionamenti da parte delle stesse .

Di conseguenza , in merito non sussiste alcun obbligo del nostro paese di adeguarsi a normative esterne .

Ricordiamo che la legge 194 , che riconosce il diritto all’interruzione della gravidanza nei primi 90 giorni per qualsiasi ragione , anche meramente economica , morale e sociale , è sostanzialmente identica alla legge che disciplina il fenomeno abortivo in Francia .

Orbene , con l’adesione all’iniziativa neoreferendaria , che si effettua accedendo al sito www.no194.org secondo le modalità precisate sotto “ aderisci ! “ , si può non solo affermare un princìpio universale nella prospettiva di concrete implicazioni di carattere legislativo , ma anche sancire una rottura con una cultura nichilista che mal si concilia con la tradizione più profonda della realtà italiana .

Non possiamo ignorare che la capitale del nostro paese è la capitale mondiale del cattolicesimo e che tale religione ha affermato la sacralità della vita come valore assoluto , in quanto tale non comprimibile dagli interessi di comodo dei singoli .

Ho sostenuto sin dal mio primo pezzo pubblicato sulla rivista che gentilmente mi ospita ( pubblicato il 31-12-2009 ) che il diritto alla nascita doveva essere riconosciuto a livello costituzionale ed inserito tra quelli inviolabili di cui all’art. 2 della Carta .

Il che avrebbe reso incostituzionale la 194 .

Ed ho anche precisato , sempre in quell’articolo che , al limite e quanto meno , i costituenti avrebbero dovuto estendere il generale diritto di rinvio alle camere del Capo dello Stato , non vincolante e non ripetibile secondo l’art. 74 della Carta stessa , rendendolo  vincolante e ripetibile per quelle leggi contrastanti con i diritti dei non elettori ( categoria alla quale i concepiti appartengono ) , rispetto al consenso dei quali il parlamentare non dipende .

E non è certo un caso che il diritto alla nascita trovi diretto riconoscimento nella costituzione irlandese .

Una costituzione emanata da un paese che costituisce , anche sul piano legislativo , un autentico esempio di civiltà a livello mondiale e , comunque , europeo.

L’Irlanda , attingendo dalla consapevolezza della propria drammatica storia , resiste orgogliosa ad ulteriori colonizzazioni provenienti dal proprio continente , con le quali si vorrebbe pure legalizzare la soppressione dei propri figli .

Questa fiera resistenza trae il proprio fondamento ideale nel richiamo ad una cultura religiosa che si riconosce nella chiesa romana e nell’autorità spirituale del Sommo Pontefice .

Riportandomi al discorso di apertura , se nell’affrontare un tema vitale ( in tutti i sensi ) come quello dell’aborto proprio non vogliamo , come dovremmo , limitarci ad interrogare le nostre coscienze , ma intendiamo svolgere preliminari analisi culturali o sociologiche di respiro internazionale , sarebbe opportuno che ci prodigassimo in tale esercizio volgendo la nostra attenzione a quella specifica realtà e che , rispecchiandoci in essa , scorgessimo le radici culturali che sono peculiari della nostra società .

Anche per questi motivi , dunque , invito tutti ad aderire alla nostra iniziativa , aggiungendosi al mezzo migliaio di nostri connazionali che hanno già fatto tale scelta , due terzi dei quali solo negli ultimi due mesi e mezzo .

Pubblicato il 30-3-2011 su www.riscossacristiana.it

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