O capitana, mia (?) capitana… Perché la Sea Watch non è la nostra barca

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Passano gli anni, i lustri, i decenni, i secoli, ma loro son sempre gli stessi. Li ha partoriti il
cosiddetto pensiero moderno; li ha fatti proliferare in maniera abnorme la cultura dei diritti
dell’uomo e del cittadino; li ha riempiti di prosopopea la baldanza dei philosophes illuministi, poi la
sicumera dei positivisti, infine l’umanitarismo, il pacifismo e il buonismo odierni, meglio se in salsa
cattocomunista.
Ma chi sono, loro? Sono quelli che vogliono cambiare il mondo, rifare i cervelli, come diceva il
buon Galilei, rieducare l’intera umanità, sulla base della loro ideologia progressista e globalista,
fatta passare per Weltanscahuung della civiltà in quanto tale; chi non l’accetta o avanza delle riserve
è un incivile, quindi un nemico da convertire con le buone, se possibile, magari con dei trattamenti
psichiatrici, con le cattive se non si può fare altrimenti, con l’uso della forza a scopo umanitario.
Dominano l’ONU, spadroneggiano all’UNESCO, controllano l’UE; hanno dalla loro tutta
l’informazione, la scuola e le università; controllano il linguaggio e, attraverso di esso, il modo di
pensare, di sentire, di essere. Ma chi sono, in concreto? Sono individui come la ragazzotta Carola
Rackete, quella che imbarca i falsi profughi sulle coste della Libia, poi fa rotta direttamente su un
porto italiano per scaricarli, un’infornata dopo l’altra, e se il governo non le dà il permesso, lei se lo
prende lo stesso: finanziata da Soros, approvata dalla CEI e dal papa, beniamina degli intellettuali
alla Saviano, portata in palma di mano dalla stampa e dalle tv politically correct.
Non la sfiora l’idea che, forse, sta collaborando a un ignobile traffico di carne umana; che non sta
aiutando le popolazioni africane, ma sta contribuendo a fare dell’Africa un continente sempre più
povero e disperato; che sta calpestando non solo le leggi di una nazione sovrana e teoricamente
amica, come l’Italia, ma soprattutto i diritti degli italiani poveri, i quali sono sempre più poveri
perché l’Italia si deve accollare il mantenimento di orde di migranti/invasori che pretendono di
entrare e di essere accolti, che ci sia lavoro o che non ci sia, tanto non vengono per lavorare ma per
farsi mantenere.
Il loro obiettivo non è inserirsi con gratitudine nella società che li accoglie e li sfama, ma
conquistarla facendo venire i loro parenti e sommergendo gli italiani, sempre meno numerosi, sotto
caterve di bambini africani. Non la sfiora la mente il pensiero che quei migranti, quasi tutti di fede
islamica, provengono da una cultura incompatibile con quella europea di matrice cristiana; che
presso di loro la donna è una serva e un animale da riproduzione; che i figli sono proprietà del padre
e che la conversione a un’altra fede è inconcepibile; che per essi le donne che guidano la macchina,
pilotano gli aerei (o le navi), hanno relazioni con uomini senza sposarsi, pensano alla loro carriera e
non a fare figli, sono donnacce, prostitute, uno scandalo che suscita orrore e disprezzo.
A tutto questo non pensano lei e quelli come lei; a loro non interessa cosa faranno tutti questi negri,
una volta sbarcati; se scapperanno dai centri di accoglienza e andranno in giro a spacciare droga, a
rubare e stuprare; se occuperanno delle case sfitte, impedendo ai proprietari di entrarci e rifiutandosi
di uscire, con l’aiuto del solito magistrato compiacente, fino a quando il comune o il governo non
avrà trovato per loro e per i loro bambini (non si può mica giocare sulla pelle dei bambini, eh!) una
sistemazione dignitosa; se renderanno invivibili i quartieri di periferia, se prenderanno in ostaggio
gli italiani più deboli, gli anziani, i pensionati, portando prostituzione e criminalità organizzata.
A lei non importa nulla di questo, né si chiede che ne sarà dei meno fortunati, quelli che cadranno
sotto le grinfie dei caporali calabresi o pugliesi, e andranno a raccogliere pomodori per tre euro
all’ora, a sfiancarsi tutto il giorno sotto il sole come schiavi, senza un alloggio decente, né un
contratto di lavoro, né assistenza di alcun tipo: non è un problema suo. Lei ha salvato le vite, lei ha
raccolto i poveri naufraghi; lei ha fatto il suo dovere morale, ha pagato il suo debito di bianca ricca
(e annoiata) nei confronti dei meno fortunati, ha fatto quel che andava fatto, sentendosi un po’ Mosè
che guida gli ebrei attraverso il Mar Rosso, un po’ Gesù Cristo che viene a salvare l’umanità
sofferente, a mostrare agli ultimi cieli nuovi e una terra nuova.

E che spettacolo vedere l’ascetico Delrio, il goffo Orfini arrampicarsi sulla scaletta e salire a bordo
della sua eroica nave (ma non lo vedete che siete ridicoli?), porgerle i sensi della loro sperticata
solidarietà, lanciare alte strida sulla terribile sorte di quei naufraghi tenuti brutalmente in ostaggio, e
scagliare strali contro il governo populista e sovranista, inumano e incivile! Che spettacolo vedere
quei signori del Pd e dell’estrema sinistra saltare sempre sul carro del più forte: perché non ci sarà
mica qualcuno che pensa che il più forte sia Salvini?
Proviamo a pensare: dalla parte della capitana sta Soros con tutti i suoi soldi (anche quelli rubati a
suo tempo agli italiani con le sue ignobili speculazioni finanziarie, e coi quali paga gli stipendi a
tutti questi operatori umanitari, capitana compresa), le multinazionali interessate a far scendere
sempre più il costo del lavoro in Europa, Bergoglio con tutto il peso della Chiesa cattolica
(cattolica, si fa per dire; massonica), Mattarella, Napolitano, la magistratura, l’Unione Europea (che
vuole far sbarcare tutti quelli che arrivano, però non vorrebbe prendersene neanche uno), la stampa,
le televisioni, i servizi strappalacrime di La Sette, i collegamenti patetici del TG 3, e poi l’ONU,
l’Agenzia dei Rifugiati, il Tribunale dell’Aja, il Trattato di Dublino; e poi le banche, soprattutto le
banche…
Con questo po’ po’ di schieramento a suo sostegno, c’è davvero qualcuno che vede l’intrepida
capitana come Davide e il truce Salvini come il Golia della situazione? Davvero qualcuno non
capisce che le cose stanno esattamente al contrario e che si sta consumando una terribile ingiustizia,
una gravissima prevaricazione ai danni di milioni d’italiani poveri?
Ma al tipo antropologico della Rackete, di Orfini, di Bassetti, di Galantino, del solito giudice di
sinistra che fa rimettere sistematicamente in libertà i delinquenti stranieri arrestati in flagranza di
reato, di Saviano che pontifica dal suo attico a New York, di Fazio che piange sui poveri negri e
intanto si prende tre milioni di euro l’anno (ah no, scusate, che terribile sopravvalutazione: ne
prende appena 2 milioni e 240.000, una miseria), della Botteri che fa i servizi in diretta da New
York come se fosse l’addetta stampa del governo ombra della Clinton, cioè di Rotschild, e di
Boldrini che trova sempre da indignarsi sulla pelosità con cui si accolgono i migranti, ma non la si è
mai vista visitare i quartieri poveri di una grande città italiana, parlare coi pensionati che campano
con cinquecento euro al mese, coi ragazzi italiani che non trovano lavoro e devono andare all’estero
con le loro lauree chiuse in valigia: a questo tipo manca ancora un tassello affinché il mosaico sia
completo.
Ed è quello rivelato dalla recente inchiesta sugli affidi in quel di Reggio Emilia (un vero business
quello degli affidi: 30.000 in Italia, contro gli 8.000 della Germania, che ha venti milioni di abitanti
in più). Gli psicologi disonesti, gli amministratori corrotti, tutti questi mostri che arrivano al punto
di strappare i bambini dalle loro famiglie per darli in affido a coppie interessate, anche a coppie
omosessuali che vogliono far su di essi il bellissimo esperimento del cambio di sesso, sempre con
un solo obiettivo finale: delegittimare la vera famiglia, criminalizzarla, esautorarla, e sostituirla con
le coppie gay e i bambini rapiti ai loro veri genitori per affidarli alle mani amorevoli delle lesbiche e
dei sodomiti, il tutto per il più nobile, puro e disinteressato degli ideali: la lotta al pregiudizio
omofobico, la rivalutazione delle nuove famiglie arcobaleno, l’archiviazione dei termini obsoleti
papà e mamma e la loro sostituzione con il molto più democratico genitore 1 e genitore 2.
Certo, ci sono anche quelli che si prestano a tale orrido traffico per ragioni meramente economiche;
pure, è innegabile che vi è anche una componente idealista, o meglio ideologica: l’affermazione di
un principio universale, in questo caso dove c’è amore c’è famiglia, e la volontà di finirla con la
vecchia famiglia maschilista, aprir le porte ai gloriosi tempi nuovi degli invertiti e di tutti quelli che
si sono liberati dal pregiudizio che l’uomo sia fatto per la donna e la donna per l’uomo.
Uno dei meriti di Ernst Nolte è quello di aver offerto come chiave di lettura del fascismo
(prendendo in questo termine, il che però è molto problematico, anche il nazismo) come lotta contro
la trascendenza, dove con quest’ultima espressione, presa a prestito da Heidegger, egli intende
l’idea comunista di una universalizzazione pratica dei valori. Per i giacobini mandare sulla
ghigliottina le carmelitane scalze non era assassinare delle donne inermi, ma togliere di mezzo i
simboli del vecchio regime e un potenziale pericolo per il nuovo. Stessa cosa per i miliziani

repubblicani spagnoli nel 1936: quando fucilavano preti e frati, il loro scopo era di ordine generale,
rimuovere il vecchio e facilitare l’avvento del nuovo; quei religiosi come persone singole potevano
essere buoni o malvagi, ciò non faceva alcuna differenza.
E tutta la modernità è caratterizzata da questo accecamento per i valori universali e da questo oblio,
se non vero e proprio disprezzo, per le persone singole. Per gli intellettuali comunisti, il desiderio di
felicità e di realizzazione della singola persona era individualismo e narcisismo piccolo borghese:
via, abolirlo! Le stesse parole, o gli stessi concetti, tornarono di moda nel ’68: il privato, che orrore!
Solo il pubblico è bello, solo il collettivo è buono: singolare e massiccio esempio d’incretinimento
volontario e collettivo.
E qui si vede come il comunismo fra XIX e XX secolo non è stato altro che l’incarnazione dello
spirito della modernità: per il quale ciò che conta è il progresso, la felicità collettiva, non il bene
individuale. Sul piano filosofico, due giganti isolati si sono levati, da posizioni molto diverse, per
respingere la pretesa di annullare l’importanza del singolo: Kierkegaard e Nietzsche; la lezione di
entrambi è stata un ritorno al singolo e il rifiuto delle astrazioni umanitarie più o meno retoriche.
Così, il fascismo sarebbe stato la reazione del particolare contro il generale, del locale contro
l’universale, e anche, in una certa misura, la reazione del mondo premoderno, che si sentiva
mortalmente minacciato, contro la modernità. Qualcuno potrebbe obiettare che anche il fascismo
proclamava la preminenza del pubblico sul privato: ma il primo termine si richiamava all’identità,
alla tradizione (Dio, patria, famiglia), cioè a realtà molto sentite dagli individui.
Ebbene, siamo sempre allo stesso punto, cosa più che prevedibile visto l’esito della Seconda guerra
mondiale (che, per chi non l’avesse capito, non è stata vinta da certi Stati su altri, ma dal grande
capitale finanziario contro tutti i popoli, sia vinti che vincitori sul piano militare): dobbiamo fare i
conti con un tipo antropologico che non guarda alla realtà concreta, agli individui, alle condizioni
effettive di vita e di lavoro, ma guarda ai diritti (come oscurare le croci in un cimitero durante le
esequie di un ateo) e alle astrazioni pseudo umanitarie, e pretende di ridisegnare la realtà sulla base
dei propri schemi.
Ieri erano i giacobini, poi i marxisti, oggi sono i figli della globalizzazione, politici e intellettuali di
sinistra, improvvisamente (ma neanche tanto…) amici del grande potere finanziario, dal quale
ricevono sia i soldi che i suggerimenti per affrettare i processi della omologazione e quindi la
distruzione delle identità, siano esse nazionali o individuali, come le religioni, le culture, gli stili di
vita, l’abbigliamento, il cinema, gli svaghi e perfino l’identità di genere.
La pretesa di trasformare quest’ultima da una realtà biologica all’esercizio d’un diritto astratto e
assoluto, se necessario cambiando sesso, oppure contentandosi di una sessualità liquida, maschile o
femminile secondo le circostanze e gli appetiti, è il punto d’arrivo (per ora; ma non è certo questa
l’ultima frontiera, ce ne sono altre, sempre più orrende e deliranti) di questa trascendenza, come la
chiama Nolte, cioè di questo rifiuto di considerare la realtà del singolo in nome di un valore più
alto, il diritto alla libertà assoluta e quindi alla piena autodeterminazione, valido genericamente per
tutti, indipendentemente da impegni, sacrifici e doveri.
Il che mostra bene come l’illuminismo, il marxismo, il liberalismo, il radicalismo, non siano che
abiti e maschere di un solo fenomeno: il grande potere finanziario che assume forme differenti e
incita gli uomini con diverse parole d’ordine, ogni volta illudendoli che la loro liberazione sia a
portata di mano e ogni volta rinserrando le catene che li avvincono alla loro servitù.
In questo senso, è vero che i movimenti populisti e sovranisti di questi ultimi anni svolgono la
stessa funzione storica che fu del fascismo (il che non implica che siano la stessa cosa, solo che
sorgono dalla stessa causa): la rivendicazione dell’individuo concreto, particolare, coi suoi bisogni,
le sue speranze e paure, che si sente schiacciato, ignorato, deriso dai processi della globalizzazione,
e soprattutto espropriato d’ogni sia pur minima capacità contrattuale, come lavoratore, come
cittadino e come risparmiatore, e ridotto a mera appendice del sistema sociale, a sua volta svuotato
di significato se non quello di fornire manodopera e di sovvenzionare i ricchi con le tasse e con i
meccanismi del consumo, che vedono un costante trasferimento di denaro da chi ne ha poco a chi ne
ha moltissimo, in un’asimmetria sempre più evidente e sfacciata.

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8 commenti su “O capitana, mia (?) capitana… Perché la Sea Watch non è la nostra barca”

  1. jb Mirabile-caruso

    Prof. Lamendola: “… che, per chi non l’avesse capito, [ la Seconda guerra
    ………………………………mondiale ] non è stata vinta da certi Stati su altri, ma
    ………………………………dal grande capitale finanziario contro tutti i popoli, sia
    ………………………………vinti che vincitori sul piano militare”.

    Dispero molto, caro Professore, che la nostra ‘capitano’ Bianca, Ricca e Tedesca che, trentunenne, a causa della sua intossicazione femminista, non riesce a distinguere il bianco dal nero, riuscirà mai a capire un giorno di essere stata una povera ‘fessa’ nelle mani di personaggi dotati di una furbizia di matrice diabolica avendo essi fatto il patto con Satana!

  2. ahimè non posso esprimermi come vorrei su quella “annoiata” ragazzotta…. che invece di pensare ai poveri di casa sua pensa agli africani.
    Sò io cosa le direi…

  3. E’ LA GRANDE LOTTA FRA IL BENE E IL MALE, FRA DIO E SATANA, CHE NEL CORSO DEI SECOLI SI INCARNA IN IDEOLOGIE E FILOSOFIE DIVERSE CHE SI CONTRAPPONGONO NELLE VARIE FASI STORICHE. DA PIU’ DI UN SECOLO IL “MALE” SI E’ INCARNATO NEL SOCIALCOMUNISMO, CHE TALVOLTA HA AVUTO ANCHE LA COMPLICITA’ DEL CAPITALISMO E DEL LIBERISMO PER CONTRAPPORSI AL DIVINO CATTOLICESIMO.
    OGGI CHE ANCHE LA CHIESA STA DALLA PARTE SBAGLIATA, CHI RIMANE A DIFENDERE IL SACRO TRINOMIO “DIO-PATRIA.FAMIGLIA”?

  4. Marco Boggia

    Perché stupirsi? Non ci hanno martellato per decenni che la nostra civiltà è il Male assoluto, il cancro del mondo? Al punto che anche le cose che in lei sembrano buone non sono altro che subdole astuzie del Sistema per autogiustificarsi? Con queste premesse, è ovvio che chi (come questa Carola) agisce a favore della nostra distruzione non è un nemico, ma un operatore di bene, che favorisce il giusto corso della storia.

  5. Forse la Signorina “bianca , ricca e tedesca” sta facendo la parte della povera fessa, o forse, ambisce proprio ad entrare in quel club di persone dotate di furbizia di matrice diabolica.
    Un’altra considerazione, che ho raccattato da qualche commento, lei e quelli come lei amano i lontani per sentirsi autorizzati ad odiare i vicini. Ne conosco gente così, sprezzanti verso chi appartiene alla sua cultura, fede, storia, (e che la difendono) per sentirsi superiori nei giudizi su cose che poi alla conta dei fatti non scalfiscono minimanmente la loro comoda vita.

  6. la differenza fra noi e loro: NOI qui a lamentarsi LORO agiscono e hanno il potere. Un libro mai tradotto in italiano spiega che -dalla preistoria ad oggi – mai nessun gruppo di umani è arrivato al potere con le buone maniere: ha funzionato solo la violenza.
    Ma NOI abbiamo mille remore, dubbi, timori, paure, esitazioni, rimorsi di coscienza: (tengo famiglia…)
    Quindi quando uno di NOI come Luisa ad esempio trova LORO che con arroganza sentono di poter disprezzare la propria cultura, fede, storia, è arrivata l’ora -e ne abbiamo il sacrosanto diritto – di usare un pò di sana forza nei confronti di questi -consapevoli o inconsapevoli – agenti di satana.

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