Omaggio a Melania

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Nel tempo della postverità e degli stereotipi invertiti, del carnevale permanente e della volgarità senza confini, una donna ha ricordato sommessamente al mondo cosa sia la femminilità. Alla bellezza che madre natura, bontà sua, talvolta regala, Melania Trump ha saputo accompagnare motu proprio una grazia e una classe desuete, restituendo a una pubblica scena ormai deforme un’immagine ancor più potente della sua parte di moglie e di madre, in straordinaria dissonanza con tutto il panorama d’intorno. Richiede molta più intelligenza tenere un profilo così, e affiancare con impeccabile ritrosia un uomo votato a vivere pericolosamente nell’era più buia della storia, che a esibire in parole e opere la propria pretesa emancipazione. Come una qualsiasi donnetta sarebbe stata in grado di fare (e i precedenti dimostrano).

In compenso, l’Italia si è distinta per aver dato spazio e voce a un ometto, uno per fortuna non autoctono ma importato per ragioni umanitarie, che si è sentito in dovere di offendere la prima signora d’America, proprio nel giorno del commiato e proprio per imbrattare quelle qualità così fuori moda, non organiche al sistema psicomediatico della propaganda permanente. Per via comunque che anche la virilità ha fatto la fine che ha fatto, l’ometto dell’aia prodiana – già escort di Paul Manafort, un signore che affari ucraini hanno spedito in galera – non ha guadagnato in risposta nemmeno un insulto, men che mai un pugno sul naso. Lo hanno lasciato sproloquiare rabbioso e impunito, nel suo tronfio accento caricaturale. Le virago da esposizione hanno taciuto; gli pseudomaschi non ce la potevano fare. La cavalleria da un pezzo è sparita dai radar, dai libri e dai ricordi. E la democrazia accarezza i giullari di corte, li nutre e li conserva pingui e bavosi nel suo corpo putrescente: non può permettersi invece di lasciar correre libere la bellezza, la ragionevolezza e la verità. 

C’è il rischio concreto che qualcuno le prenda a modello. 

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14 commenti su “Omaggio a Melania”

  1. Massimo Hirschstein

    Solo una gran vergogna da cittadino italiano,
    Nessuno ha mosso un dito vergognatevi media in mano ai sinistri schierati.
    Grande Donna e Grande Moglie.

  2. corrado corradi

    Concordo pienamente con questo bell’articolo. Friedman, cosi’ si chiama l’individuo dall’accento troppo italo-yankee per non essere ridicolo, é veramente un figuro senza arte né parte che sputa banalità quando non menzogne e c’é da chiedersi: chi ha deciso un giorno di dargli da credito? Chi gli ha aperto le porte dei talk-show dove imperversa oltre che con il suo accento anche con le sue smorfiette? e chi continua a tenergliele aperte?

  3. La cara e “signorile” First lady americana, Melania, ha dato a tutte noi donne un grande esempio di femminilità!!! Accanto alla splendida bellezza naturale, dono di Dio, ma anche cura personale e segno di non trasandatezza, la signora Melania si è distinta per la sua “bellezza” interiore: dal suo stile garbato, raffinato, mai scomposto, mai egocentrico, traspariva una ricchezza interiore. Lei ha saputo “accompagnare” il marito, nel difficilissimo e contrastato compito di governare un Paese così complesso, restando al suo posto di moglie e di madre, rivestendo il proprio ruolo di sposa devota, senza prevaricare sull’immagine del Presidente, magari offuscando, con la sua bellezza, con il suo stile, la centralità che spettava al marito. Inoltre ha saputo dare la sua testimonianza di discrezione e fedeltà . Non si è mai data in “pasto” ai giornalisti, per gossip o per altro, così come, certamente d’accordo con il marito, non ha mai voluto che il proprio figlio minorenne potesse restare abbagliato dai riflettori della stampa e della tv, ne ha permesso che fosse dato “in pasto” ai crudeli giornalisti per farne scempio mediatico, nel bene o nel male. Infine ha “regalato” al mondo, in diretta, la tenerissima scena di lei che delicatamente prendeva la mano del marito, mentre, voltando le spalle alle telecamere, si dirigevano sulle scale dell’aereo. Comprendeva la terribile sofferenza che il marito stava attraversando in quel momento : “lasciare” l’amata America nelle mani di “criminali” che l’avrebbero fatta ricadere nel “fango” dell’aborto, dell’eutanasia, della manipolazione genetica, delle madri surrogate, dei matrimoni tra omosessuali!!! Un grazie sincero alla signora Melania da tutte noi donne vere!!

  4. Più che i giullari accarezza gli smargiassi. Trionfano volgarità e insulti gratuiti; quello citato è stato particolarmente odioso. Avere idee diverse costituisce solo un pretesto: la politica diviene un mezzo attraverso il quale dare libero sfogo agli istinti più infimi. Tv, media, “social” in genere veicolano un linguaggio da trivio. Di certo questa tutto è fuorché democrazia. Anche per condurre una opposizione occorrono intelligenza, moderazione, argomenti, ironia. Capacità di sostenere un confronto sereno. Doti rarissime nei tempi odierni. Auspichiamo un atto di autentica resipiscenza.

  5. La cara e “signorile” First lady americana, Melania, ha dato a tutte noi donne un grande esempio di femminilità!!! Accanto alla splendida bellezza naturale, dono di Dio, ma anche cura personale e segno di non trasandatezza, la signora Melania si è distinta per la sua “bellezza” interiore: dal suo stile garbato, raffinato, mai scomposto, mai egocentrico, traspariva una ricchezza interiore. Lei ha saputo “accompagnare” il marito, nel difficilissimo e contrastato compito di governare un Paese così complesso, restando al suo posto di moglie e di madre, rivestendo il proprio ruolo di sposa devota, senza prevaricare sull’immagine del Presidente, magari offuscando, con la sua bellezza, con il suo stile, la centralità che spettava al marito. Inoltre ha saputo dare la sua testimonianza di discrezione e fedeltà . Non si è mai data in “pasto” ai giornalisti, per gossip o per altro, così come, certamente d’accordo con il marito, non ha mai voluto che il proprio figlio minorenne potesse restare abbagliato dai riflettori della stampa e della tv, ne ha permesso che fosse dato “in pasto” ai crudeli giornalisti per farne scempio mediatico, nel bene o nel male. Infine ha “regalato” al mondo, in diretta, la tenerissima scena di lei che delicatamente prendeva la mano del marito, mentre, voltando le spalle alle telecamere, si dirigevano sulle scale dell’aereo. Comprendeva la terribile sofferenza che il marito stava attraversando in quel momento : “lasciare” l’amata America nelle mani di “criminali” che l’avrebbero fatta ricadere nel “fango” dell’aborto, dell’eutanasia, della manipolazione genetica, delle madri surrogate, dei matrimoni tra omosessuali!!! Un grazie sincero alla signora Melania da tutte noi donne vere!!

  6. Dott.ssa Frezza! Grazie, come sempre, un articolo pulito, che si impone per la sua chiara verità (non c’è bisogno di sproloqui per affermare che il sole riscalda e dà luce!),
    Melania, distante anni luce dalla comune, scialba e scontata Jill Jacobs Biden che vuole essere chiamata con il titolo di “dottoressa”, credo rimarrà ultimo bell’esempio di “forte-dolce” femminilità!

  7. “In compenso, l’Italia si è distinta per aver dato spazio e voce a un ometto, uno per fortuna non autoctono ma importato per ragioni umanitarie,”
    👏👏🤣🤣🤣

  8. carlo zanardi

    Questa è l’ era di Elagabalo, la “prostituta”. Dei tempi di Traiano e Marco Aurelio non sussiste il ricordo. La storia ricorre, eccome se ricorre: è la miseria umana, nella sua immensa stupidità, che si vuole opporre al liberatorio cammino lineare pensato dal Logos. Si inchina a Satana, ripiegando gli eventi verso una tragica ricorsività. E presto, come allora, avremo il crollo, il lugubre sghignazzo, gli Eruli e i Goti. Great Reset.

  9. Che dire?Dopo la seconda guerra mondiale qui in Italia è arrivato di tutto.Tanta spazzatura.Se la potevano tenere e,il signore-signore?-in questione ricorda il:LEO SENEX, APER, TAURUS ET ASINUS di Fedro.Poveretto.
    Per il resto da uomo concordo:
    grande donna la Melania.Non era semplice.

    1. Gentile Giuseppe,

      mi chiamo Chiara Gnocchi e sono la persona incaricata di gestire il sito. Lavoro da sola e le forze per portare avanti questo progetto sono limitate e totalmente volontarie. Gli autori e i collaboratori non hanno alcuna responsabilità, se qualcosa mi sfugge non è dovuto a negligenza o cattiva disposizione a pubblicare i commenti. Ci tenevo a farglielo sapere.

      Saluti,
      Chiara Gnocchi

      1. Capisco.
        Mi dispiace vivamente.Ho esagerato.Quando non si conosce non si può capire.Ed io ho presunto,ergo,mi sono comportato da presuntuoso.
        La prego di accettare le mie scuse.Pensavo,erroneamente,fosse in atto una sorta di filtro.
        Cordialmente
        Giuseppe

  10. La stampa di regime ha bisogno di giullari ridicoli come Friedman che raccontino un volto dell’America distorto, ma di supporto al loro modus operandi; affinchè possa continuare a prosperare la civiltà della destrutturazione e dell’orrore.
    Chapeau a Melania!

    Grazie Dott.ssa per questa riflessione.

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