OMOSESSUALITÀ E FALSI PROBLEMI – di Danilo Campanella

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di Danilo Campanella

 

 

pfQuando si parla di « problema » in filosofia, si esprime la volontà di « problematizzare », ossia di mettere qualcosa in discussione. Nel gergo comune il « problema » è diventato un termine pregno di significati negativi. Ecco che molti temi che in verità non sarebbero affatto « problemi », nell’accezione volgare del termine, lo diventano : il problema della vita, il problema di Dio, il problema della persona… cosi anche il « problema » dell’indirizzo sessuale omosex . Il diritto di « amare » come si vuole è spesso collegato al « problema » dell’omosessualità. Il problema, ad esempio, di manifestare il proprio affetto ed essere liberi di farlo pubblicamente.

Non credo che sia in discussione il fatto che ognuno sia libero di amare chi vuole, eppure non sono tanto sicuro che ognuno di noi sia libero di manifestare come vuole tale amore. Faccio un esempio: se un ragazzo e una ragazza si scambiano un sorriso o un bacio su un autobus, ciò non dovrebbe causare scandalo, fin quando queste effusioni si fanno sempre più spinte, anche se si tratta di una coppia formata da un maschio e una femmina. Perché la manifestazione di atteggiamenti sessuali espliciti dà fastidio a molti e per molti motivi. Quello che riguarda una coppia « etero », naturalmente vale per una coppia « omo », senza cadere in alcuna « fobia ». Tale disagio ce lo provocano anche il machismo e il velinismo. A volte addirittura antipatia.

Al « problema » dell’omosessualità spesso si allega il « diritto » alla paternità, o alla maternità che dir si voglia. Molti di noi sono divisi sulla possibilità di dare in affidamento un bambino a una coppia omosessuale, e i mass media ci stanno abituando a credere che sia meglio una tale soluzione rispetto alla solitudine in un orfanotrofio. Non parliamo di questo, ora, ma del fatto che molte coppie omosessuali (e purtroppo anche eterosessuali) vogliono un « loro » bambino, e quando questo (evidentemente) non è possibile fanno affidamento a una madre surrogata. Questo accade quando gli omosessuali sono entrambi maschi. Questi sborsano una somma ingente di quattrini per « comprare » un ovulo da una donna, attraverso la compiacenza di una azienda sanitaria ad hoc, pagare il disturbo della donna nel portare avanti la gravidanza con il seme di uno dei due uomini omosessuali, partorire un infante e portarselo a casa.

Quanto è costato questo « diritto » alla paternità (e quindi alla famiglia) ? Molto, e non in termini economici : comprare la natura di una donna, il suo ovulo, la sua gravidanza, la sua parziale maternità, il suo tempo di genitrice e infine un distacco innaturale, rende quella donna più simile a un bovino cui viene staccato il vitello appena nato per continuare la produzione di latte. Questo perché abbiamo ancora una concezione patrimoniale della vita. Il « mio » bambino, la « mia » famiglia, « mia » moglie, e cosi via … Come se un orfano non potesse essere « nostro » figlio. Come abbiamo visto questa catena di sforzi non ha avuto un costo circoscrivibile alla coppia, ma ha avuto un costo per tutta la società, attraverso la creazione di un mercato, lo svilimento della vita e una trasmutazione di alcuni valori.

Quello che i media (spesso la televisione) non considerano, promuovendo determinati « problemi » con scenette da palinsesto e messaggi più o meno subliminali, è che il problema dell’omosessualità non è un problema, ma una realtà, una delle tante a questo mondo, e come tale è una realtà sì da affrontare, sì da considerare, ma che trascina a sè tante altre realtà, di pertinenza di tutti, e non solo degli omosessuali.

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