ONLY YOU – di Rita Bettaglio

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di Rita Bettaglio

 

libro

 

“Only you can make the darkness bright”, cantavano i Platters. Solo tu puoi illuminare il buio, trasformare la vita in un canto di gioia, dare finalmente la felicità. Chi di noi non vorrebbe trovare questo ‘tu’ per il quale solo vale la pena di vivere? Chi lo ha trovato non lo lascia più, perchè tutti, anche i più delusi e feriti dalla vita, cercano e continuano a cercare la felicità.

Ma in cosa consiste e come dove si trova questa felicità, questo tesoro nel campo che spinge a vendere tutto e mettersi in cammino? Felicità è sentirsi amati, sentirsi liberi di essere se stessi perchè chi ci ama lo fa così come siamo, senza volerci cambiare. Pippo Corigliano, nel suo ottimo ‘Preferisco il paradiso’ (Mondadori, 2010), racconta di un signore siciliano che amava molto la moglie, compresi i suoi difetti che egli chiamava ‘caratteristiche’. “La moglie un giorno decise d’intraprendere un itinerario di santità con l’aiuto dell’Opus Dei e lui non si oppose. Quando incontrò le direttrici dell’Opera disse: “Però non me la cambiate”.”

Amare ed essere amati per quello che siamo non è, però, la cosa più facile di questo mondo, soprattutto in una società (che noi stessi costruiamo, non è colpa degli altri) che alla realtà preferisce il reality.

In questa riflessione ci viene in aiuto un agile e gustosissimo libro della sociologa e critica letteraria Gabriele Kuby, novità del catalogo Lindau. Si tratta di “Only you. Diamo un’occasione all’amore” (Lindau, 2010, pag.69, euro 10). Sulla copertina si manifesta subito la cifra di questo lavoro: “il manifesto della nuova castità”, si definisce. Se debbo dirla tutta è proprio quest’affermazione che mi ha avvicinato al libro e, quindi, all’autrice. Sì, perchè oggi parlare di castità non piace neppure ai cattolici e anche i sacerdoti non di rado si trovano in difficoltà ad affrontare l’argomento coi giovani. Proprio a loro si rivolge principalmente il libello della Kuby e a loro ella con ardente passione fa appello perchè non sciupino la libertà che hanno ricevuto in dono con la vita.

“La libertà la si conquista giorno per giorno. Non puoi semplicemente possederla! Ti è data in dono ma la conservi lottando.”, scriveva Giovanni Paolo II. Conservarsi liberi dalle pressioni del mondo esterno, da chi ci circonda, non è facile, soprattutto per chi è giovane e molto ricettivo ad ogni suggestione esterna. Conservarsi liberi costa, ma premia.

“Come sei messo con la tua libertà personale?”, domanda al lettore la Kuby. Sì, perchè la castità è frutto dell’uso consapevole della propria libertà, che si esplica non solo nell’ambito della sessualità, ma in ogni aspetto della vita. Esercitare la propria libertà, anche a costo di faticare un po’ (perchè sarebbe più facile lasciarsi trascinare dal cosiddetto mainstream) è ciò che fa sentire veramente uomo o donna e non un fascio disordinato di muscoli e pulsioni incontrollate. La cosiddetta cultura odierna vuole farci credere che non sia possibile ordinare e dirigere gli istinti e i desideri al bene, a meno di non far violenza a se stessi e quindi negare la propria libertà. Ma questa non è libertà; è schiavitù. “Si comincia con la libertà e si finisce con la libertà peggiore che si possa immaginare. Sei diventato lo schiavo e lo schiavista di te stesso. Per molti questo qualcosa è il sesso dal vivo o virtuale su uno schermo. ‘Liberazione sessuale’ era lo slogan del ’68’, e dove siamo arrivati? Alla dipendenza sessuale”.

Ma la verità è un’altra ed è che si può scegliere, si può fare diversamente. “Se però ti svegli, non devi per forza lasciarti trascinare via. Perchè in verità sei libero e la verità ti rende libero”, esorta la studiosa tedesca, ella stessa un tempo illusa dagli splendidi slogan sessantottini.

Consiglio di leggere con attenzione questo piccolo e scorrevole saggio perchè i nostri ragazzi si fanno molte domande sull’argomento e spetta a noi aiutarli a capire. Non è vero che i giovani non vogliano pensare, non vogliano impegnarsi: magari ci sono abituati, non lo hanno mai fatto, ma ne sono assetati. E, per quanto a noi adulti possa sembrare strano, pensano alla castità più di quanto noi immaginiamo. Ma perchè escano allo scoperto, perchè possano decidere di parlarne e di viverla hanno bisogno di sostegno e di esempi. I ragazzi sono molto più coerenti degli adulti: se vedono i loro genitori insoddisfatti della vita, perchè dovrebbero desiderare di crescere? Pensiamoci un po’.

 

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