Orchi e orchesse per i Francescani dell’Immacolata – di Contardo Paulini

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Il tumore del Commissariamento si è esteso anche al ramo femminile dei Francescani dell’Immacolata, rei di una vocazione troppo cattolica e troppo spirituale.

Anche per le Suore si è trovata una persona adatta all’uopo, per gettare cioè nel dissidio e nel turbamento l’anima delle buone religiose. Qui ci vuole però una persona particolarmente adatta. Non basta un membro della famiglia Francescana come P. Volpi, ci vuole una specialista. Una persona esterna, pronta a smantellare un istituto che non conosce minime scalfitture interne.

di Contardo Paulini

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zFFI“Non sono un orco!” aveva tuonato P. Fidenzio Volpi nel refettorio del Convento – Noviziato  di Tarquinia alla presenza di un centinaio di Frati Francescani dell’Immacolata l’8 settembre 2013, il giorno delle professioni e nuove vestizioni dei Novizi dell’Istituto, dopo il pranzo.

Nessuno dei Frati commissariati aveva ancora pensato di dare quest’epiteto di “orco” al Padre Commissario Apostolico che ha pensato bene di darselo da solo, nelle parole e nei modi. Infatti dopo quell’uscita “non sono un orco!” del Commissario, sbattendo pure i pugni sul tavolo, nel silenzio irreale e stupefatto della grande assemblea dei religiosi intenti a festeggiare i loro giovani confratelli, molti frati hanno cominciato a pensare: “E’ veramente un orco!”.

In effetti i fatti successivi, noti a tutti, hanno dato prova ineccepibile di questa caratteristica del Commissario da lui stesso enunciata per primo. Non si contano più le angosce, i malumori, le tristezze ed anche la disperazione per i danni arrecati dal Commissario all’Istituto ed alla Chiesa: vocazioni rovinate, sacerdoti inibiti, riviste distrutte, cultura assente, missioni fallite, minacce di scomunica, di povertà e di infamia, innumerevoli frati che ormai hanno un unico desiderio: scappare dall’Istituto e dal Commissario e spesso pure questo viene loro impedito (ritornando all’ “orco”, citato dal P. Commissario, torna in mente la fiaba di Pollicino), genitori di questi religiosi prostrati e costernati nel vedere i loro figli rovinati forse per sempre da una mano feroce ed estranea alla carità.

La storia non è ancora finita, i frati ancora languiscono nei loro conventi sotto controllo spinto, senza avere una minima idea di come tutto questo finirà e di cosa sarà della loro vocazione e della loro vita che la materna e vigile mano della Congregazione ha già in serbo un altro grande aiuto all’Istituto.

Il tumore del Commissariamento si è esteso anche al ramo femminile dei Francescani dell’Immacolata, rei di una vocazione troppo cattolica e troppo spirituale.

Anche per le Suore si è trovata una persona adatta all’uopo, per gettare cioè nel dissidio e nel turbamento l’anima delle buone religiose. Qui ci vuole però una persona particolarmente adatta. Non basta un membro della famiglia Francescana come P. Volpi, ci vuole una specialista. Una persona esterna, pronta a smantellare un istituto che non conosce minime scalfitture interne. Per i Frati c’era l’appiglio della richiesta di cinque dissidenti che lamentavano torture e abusi del Fondatore. Ma per le suore? L’istituto delle circa 400 suore Francescane dell’Immacolata, sparso in tutto il mondo, è molto più compatto, non ha avuto impennate, né suore che sono andate a protestare in Congregazione, a sporgere denunce o cose simili. Le suore sono contente di vivere il loro carisma approvato dalla Chiesa, punto e basta. E sono in costante aumento.

Allora ecco l’alter ego di P. Volpi e pure più. Una buona suora Maestra dorotea, Suor Fernanda Barbiero, «una religiosa “adulta” e aggiornata, di tendenza moderatamente femminista, fautrice, con qualche anno di ritardo, dell’“umanesimo integrale” maritainiano», scrive il Prof. De Mattei su di lei, l’orchessa che ci vuole per le suore Francescane, ancora col velo, ancora coll’abito lungo fino ai piedi, ancora a pregare tutte quante in Chiesa, ancora a fare la meditazione sul Vangelo e sugli esempi e i detti dei santi e non sulle canzonette di Suor Cristina Scuccia.

Tra le prime iniziative ci sarà sicuramente la visita alle case di formazione dell’Istituto dove più grande è il fervore e la gioia della vocazione. Bisogna cominciare dalle idee se si vuole cambiare gli uomini. E’ il metodo marxista. Una filosofia che non serve alla rivoluzione non è una vera filosofia. Staremo a vedere. Ma le idee sono già chiare in Congregazione. O ci si ammoderna o si muore, o meglio bisogna far sì che muoiano queste strane suore che ancora non vanno a “The voice” o a Sanremo … Viene un tempo in cui gli uomini diventeranno pazzi, e quando incontreranno uno che non è pazzo si rivolgeranno contro di lui dicendo: “Tu sei pazzo!” (Dai Detti dei Padri del deserto). Benvenuti agli orchi e alle orchesse, nuove guide dei Francescani.

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26 commenti su “Orchi e orchesse per i Francescani dell’Immacolata – di Contardo Paulini”

  1. Sul fenomeno suor Cristina ora tanto in voga e tanto ben accolto in molti ambienti religiosi e sulle sue consorelle scatenate fans, stendiamo un velo pietoso. Un grosso velo da estendere anche ai superiori che hanno consentito la partecipazione a quell’inqualificabile concorso. Purtroppo è questa l’aria che ora tira, un’aria pesante, ma così pesante che per chi è cresciuto nelle “più spirabil aere” dei tempi andati, toglie il respiro così tanto da sentirsi quasi soffocare.
    In un clima generalizzato di questo tipo, come possono piacere le suorine dell’Immacolata?

    1. Anch’io non ho parole in merito ai superiori di questa vicenda. Perché, se la giovane, nella sua ingenuità, può essere scusata, i superiori dov’erano e dove sono? Quanta differenza rispetto ai maestri di vita religiosa di un tempo, che si preoccupavano del bene dei loro novizi! Davvero c’è aria di pazzia in giro.

  2. Piero Vassallo

    propongo l’organizzazione di una catena di preghiera per la salvezza delle suore francescane dell’Immacolata dall’assalto dei preti senza principi

    1. Paolo Pasqualucci

      Io invece esorto le Suore Francescane dell’Immacolata a ribellarsi ai soprusi di un’autorita’ esercitata in modo sempre piu’ demenziale e ad aderire in massa alla Fraternita’ Sacerdotale S. Pio X, le cui eccellenti suore sono perfettamente cattoliche, come lo erano tutte le suore, prima del Concilio.

    1. Ho letto che dei seminaristi sono stati radiati dal seminario perché si sono rifiutati di andare, in estate, a fare gli esercizi dal “sig.” Bianchi, e questo è certamente un segno di merito di fronte a Dio, al vero Dio, non a quello di questi lupi travestiti da agnelli. Libera nos a malo, Domine (da questi ingannatori, liberaci o Madre), amen.

  3. Complimenti per l’articolo. Ottimo, come al solito, il commento di Tonietta. Il problema principale non è la suor Cristina di turno, ma i superiori – e chi sta ancor più “sopra” a questi ultimi – che fanno finta che tutto ciò è normale. Sono ridicoli e ridicolizzano la Chiesa sempre di più ma probabilmente neppure loro ne sono coscienti di esserlo. Il neo commissariamento (o controllo) delle Suore Francescane dell’Immacolata dice tutto su questo papato falsamente misericordioso.

  4. Cesaremaria Glori

    E’ preferibile quanto propone Vassallo. Il suggerimento di Pasqualucci farebbe esultare Braz d’Aziz e soci con un “Avete visto che avevamo ragione? Sono sempre stati dei criptolefebristi”. Eppoi l’Obbedienza sempre dimostrata dai frati si ripeterà con le suore in modo ancora più convincente. Sarà una tortura per loro ma questa tortura sarà il crisma di conferma della loro giusta e sincera fede.Quando la tortura sarà finita – e finirà – la gioia coprirà ogni ricordo di dolore e di umiliazione.

  5. Pare proprio che la via stretta sia quella di cui parlano Piero e Cesaremaria…Lo si dice a denti stretti, in altre epoche o in altre chiese la lotta contro i soprusi era più…muscolare, eppure la via del martirio non è stata anche profetizzata da San Pio a Padre Manelli ? “…il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori.” E’ ancora scritto sulla cartolina dell’elezione di Benedetto XVI (che qualcuno osava definire “pastore tedesco”!) appesa nel mio soggiorno…

    1. Paolo Pasqualucci

      Che dire di “martiri” che non aprono mai bocca? Scusate se mi permetto questa precisazione: i veri martiri (testimoni) affrontavano a viso aperto i persecutori, guardandoli nel bianco degli occhi, proclamando a voce alta la loro fede. Ma ricorrere alla figura del “martirio” non e’ qui eccessivo, anche se ci troviamo di fronte ad azioni indubbiamente persecutorie? Il tempo in cui dovremo testimoniare la nostra fede con la “testimonianza del sangue” e comunque subendo la persecuzione si sta avvicinando, lo sappiamo bene, Ma al momento Il modello da applicare mi sembra piuttosto quello rappresentato da S.Paolo quando rinfaccio’ al Beato Pietro (al Papa) l’errore che commetteva nel continuare in certe pratiche del giudaismo. Non si puo’ continuare ad obbedire (e quindi a tacere) quando e’ il dogma delle fede ad esser messo di fatto in discussione da un’autorita’ che, pur legittima, impone direttive che mostrano di esser (anche se in parte) inquinate dalle cattive dottrine. Chi ha fatto di recente l’elogio indiscriminato della “teologia” di Rahner e di Martini, mostrando per di piu’ di volerla mettere in qualche modo in pratica nella Chiesa? Dobbiamo pertanto incitare le suore e i frati francescani dell’Immacolata a fare come S.Paolo quando dovette opporsi al Beato Pietro, si’ che possano stabilire per loro e per tutti noi a chiare lettere l’ e s e m p i o cui ispirarsi per affrontare le difficolta’ del presente e le prove ancor piu’ dure che si annunziano. Anzi, a fare come S. Stefano protomartire, a veder gia’ con gli occhi della mente Nostro Signore in piedi alla Destra del Padre che li incita a resistere, rendendo pubblicamente testimonianza alla vera fede!

  6. Sono un qualunque tizio: nel giorno del mio trapasso -che umanamente vorrei fosse il più differito possibile- è molto probabile che l’ultimo briciolo di lucidità che Dio mi vorrà concedere, lo spenderò sicuramente per chiedere misericordia all’Eterno, sicuramente ringraziandoLo per avermi fatto cristiano cattolico e molto probabilmente per constatare che nulla di quel che ho combinato passerà alla storia. Ma con quell’ultimo barlume di senno un’altra convinzione, dura come il diamante, mi accompagnerà oltre la soglia: quella di aver vissuto in una (in una tra le tante, certo, ma degna di stare tra quelle a buon diritto) in una, dicevo, delle peggiori epoche storiche della cattolicità.
    Offro la mia sofferenza al Crocefisso.
    Un saluto fraterno a tutti i FFII.

    1. Siamo in un’epoca, caro Eyes, che può essere accostata solo alla grande crisi ariana del IV secolo e forse alla Cattività Avignonese.
      Come in quelle due epoche, il dato politico tende oggi a strangolare la libertà della Chiesa… che poi è solo quella di ripetere “Per quanto ci possiate ricamare sopra -teologi e laici- Cristo è Vero Dio e Vero Uomo ! “. Omousios, non omoiusios, nei termini greci del IV secolo: consustanziale al Padre, e non “simile a Lui”

  7. caro V. si ricordi che : excusatio non petita, accusatio manifesta. Disse guardandosi allo specchio: ” non sono un orco, gli assomiglio solo un po’”. ! Lo specchio non mente mai.

  8. Capisco l’atteggiamento di Paolo Pasqualucci ma si può parlare solo con chi ascolta e cerca di capire. C’è una avversione viscerale contro i Francescani dell’Immacolata perché rappresentano la cattiva coscienza della maggior parte del clero attuale: infatti hanno molte vocazioni e sono molto apprezzati dai fedeli proprio per la loro regola, tutt’altro che morbida ed accomodante. Si capisce da loro la radicalità di ciò che dice Gesù nel Vangelo, non dalle vagonate di documenti, discorsi pastorali, povertà ostentata, misericordia complice. Dimostrano con i fatti che la ricetta del concilio e dei ‘kasperisti’ (o teste di kasper che dir si voglia) sono sbagliate. La Chiesa ha la sua ragion d’essere solo se è sale, lievito, luce del mondo a cui deve anche sapersi contrapporre a meno che non voglia contrapporsi a ciò che ha detto Gesù stesso. Se diventa sale insipido è buona solo per essere buttata.
    E’ possibile e probabile perciò che l’avversione delle alte gerarchie nei confronti dei FFI sia pregiudiziale e malevola, come lo era quella di un Papa recentemente canonizzato nei confronti di San Padre Pio. Se così fosse, una minima reazione, o un aperto avvicinamento a posizioni ‘tradizionaliste’ sarebbero l’occasione per mettere definitivamente fuori gioco i FFI ed i fedeli perderebbero quei pochi punti di riferimento rimasti.
    Non dimentichiamo che molti vescovi, cardinali, teologi, liturgisti cari a Benedetto XVI che hanno osato interpretare il concilio all’insegna della continuità sono stati emarginati. Lo stesso Benedetto XVI ha dovuto passare la mano in modo ancor oggi da decifrare.
    Semmai, starebbe a noi laici – che non corriamo questi rischi – rivolgerci alla Santa Sede e chiedere quale sia la reale posizione in materia liturgica e dottrinale. Abbiamo il diritto ed il dovere di farlo perché, gli piaccia o no, il dovere primario del Papa è di confermare i Cristiani nella Fede.

    1. Forse non è più tempo di parlare, ma di agire come fece Mons Lefebvre. Il Papa a cui Dio ha dato il primato su tutta la Chiesa e che ha la massima autorità e la massima responsabilità sulle anime a lui affidate, dovrà rendere conto di ciò che i cattolici stanno patendo a causa sua,

    2. Concordo, se pur con qualche riserva, con le osservazioni di Fabio, Credo che accanto alla più che opportuna crociata di preghiere proposta da Cesare Maria Glori in qualche post qua sopra, bisognerebbe inviare lettere di protesta alla Santa Sede, al Papa, alla segreteria di Stato, alle Congregazioni romane. Forse se arrivassero sui tavoli di questi ben inquietanti pastori qualche migliaio di lettere, un po’ da tutto il mondo, il vento potrebbe cambiare.

      1. Ripeto ancora la mia proposta, che non esclude quanto osservato dai recenti commenti: liberiamo nei limiti permessi ai laici i FFI, offrendo loro rifugi in cui vivere il loro carisma, quasi preti refrattari perseguitati dal Terrore giacobino. Ma non sarebbero clandestini, sarebbero nuovo centro di irradiazione! I laici vicini ai FFI “sciolti” dal kommissar si sono sciolti davvero come la neve o lavorano? Sappiano che non sono soli, che c’è molta gente a cui questa persecuzione ha fatto conoscere il Carisma e anelano in qualche modo a sostenerlo e a viverlo con loro e con i/le consacrati/e ! La fuga verso i lefevriani saprebbe troppo di resa e di scisma. A proposito, bene le vocazioni tradizionaliste, ma cosa fanno i lefevriani “nel mondo” come lievito e sale? Cresceranno le vocazioni, apriranno case, ma fuori cosa fanno? I FFI fanno star male i modernisti proprio per quanto scrive Fabio! Perché sono nel mondo, ma non del mondo! Sono del tutto con Dio e quindi del tutto coi poveri, e del tutto coi poveri quindi del tutto con Dio, come insegnava don Benzi !
        Quanto agli “scacciati” perché rifiutavano i “corsi” di Bose, fategli sapere che un rifugio è già aperto!

        1. Paolo Pasqualucci

          Vedo che sui “lefebvriani” si continuano a diffondere cose non vere, sia pure in perfetta buona fede. Mons. Marcel Lefebvre fu scomunicato da Giovanni Paolo II nel 1988 per motivi disciplinari, perche’ aveva consacrato quattro vescovi senza l’autorizzazione del Papa, dopo mesi di convulse trattative per assicurargli un successore (non neomodernista) alla guida della FSSPX, trattative che non avevano portato ad alcun risultato. Il Papa disse che si trattava di un atto “scismatico” o dal “significato scismatico”, dal momento che si poteva temere che mons. Lefebvre volesse con quell’atto dar vita ad una “chiesa parallela”. Ma questo non e’ accaduto, lo ha riconosciuto pubblicamente qualche anno fa anche il cardinale Castrillon Hoyos, affermando che la FSSPX non poteva, propriamente parlando, ritenersi scismatica. Mons. Lefebvre disse espressamente che non conferiva di proposito il potere di giurisdizione ai quattro vescovi e quindi essi non avrebbero costituito nessuna diocesi. Conferi’ loro solamente il potere d’ordine: celebrare la S. Messa e amministrare i Sacramenti. Conferi’ loro una “giurisdizione supplita”, come quella dei missionari in partibus infidelium. La FSSPX e’ estesa in tutto il mondo ed e’ divisa in distretti geografici che i suoi vescovi visitano appunto periodicamente impartendo i Sacramenti, alla maniera dei predicatori itineranti, se mi e’ permessa quest’immagine. Per esserci scisma devono esserci volonta’ scismatica e l’organizzazione di una “chiesa parallela”, cose del tutto assenti nella FSSPX.
          La remissione ratzingeriana della scomunica, dopo le attestazioni formali di fedelta’ dei vescovi della Fraternita’ nei confronti dello stesso Bendetto XVI, ha avuto luogo perche’ evidentemente Papa Ratzinger si e’ convinto della buona fede di mons. Lefebvre, che procedette alle consacrazioni convinto di trovarsi in stato di necessita’, e del fatto che la FSSPX non e’ e non vuole essere affatto scismatica. Essa si trova ancora in una situazione particolare dal punto di vista del diritto canonico, anche per via del contrasto a proposito del valore da attribuire al Vaticano II, ma continuare a parlare di scisma nei suoi confronti e’ del tutto assurdo e contribuisce, senza volerlo, a fare il gioco dell’Avversario.
          E’ assurdo anche usare il termine “lefebvriani”, come se essi costituissero una setta, con una sua dottrina, diversa da quella della Chiesa, alla maniera, che so io, dei luterani. La dottrina e la pastorale professate da mons. Lefebvre erano quelle di Pio XII e della Chiesa di sempre. Non esiste un “lefebvrismo”, non e’ mai esistito. Mons. Lefebvre ha piu’ volte detto con stupore: “come sacerdote ho continuato a fare e a dire quello che ho sempre fatto e detto quando era vivo Pio XII, a fare cioe’ e a dire quello che hanno da sempre fatto e detto i sacerdoti di Nostro Signore, ed ora mi trovo improvvisamente messo al bando!”. Chi era cambiato, allora? E in peggio o in meglio?
          “Resa” perche’, poi? Lei pensa davvero che la FSSPX non faccia niente nel mondo “come lievito e sale”? Il “sale” e il “lievito” non devono essere scipiti, altrimenti a che servono? Se i sacerdoti e le suore non sono formati secondo la retta dottrina essi non saranno il lievito di nulla ed anzi corromperanno le anime, invece di salvarle. Mi sembra che esempi in tal senso abbondino (purtroppo) dalla fine del Vaticano II in poi. La FSSPX , che pure ha le sue scuole ed aiuta i poveri, ha avuto dal fondatore lo scopo di mantenere la formazione dei sacerdoti secondo la dottrina della Chiesa di sempre e di preservare la celebrazione della S. Messa di rito romano antico, quella sicuramente cattolica, ben diversa (lo sappiamo tutti) dal mostriciattolo partorito da un pool di esperti catto-protestanti con l’approvazione dell’ubiquo Montini, il distruttore della liturgia cattolica. Le sembra poco, sig. Crevani? Le sembra poco, l’essersi dato questi due scopi, fondamentali per la ricostruzione della Chiesa, da parte di mons. Lefebvre, quando ha fondato la FSSPX? E da solo contro tutta la Gerarchia, con l’appoggio di un solo vescovo, il brasiliano mons. Antonio Castro Mayer? Dovremmo definire tutto cio’ una “resa”? Non so quale S. Messa frequenti lei, pero’ una cosa so e sappiamo tutti: che senza la lotta tenace di mons. Lefebvre e della FSSPX per il mantenimento del vero seminario cattolico e della vera Messa cattolica, Benedetto XVI non avrebbe mai “sdoganato” la S. Messa di rito romano antico, con grande beneficio per le anime di tanti fedeli, molti dei quali ne ignoravano persino l’esistenza.
          “Resa”,dunque, frequentare le S. Messe della Fraternita’ o gli Esercizi spirituali di cinque giorni secondo il metodo tradizionale di S.Ignazio (separati uomini e donne e con l’obbligo del silenzio) da loro predicati? Li ho frequentati sei volte ricavandone grandi frutti spirituali e non mi e’ sembrato di essermi “arreso”. A che cosa, a chi?
          Non sono naturalmente contrario alle preghiere in aiuto dei francescani dell’Immacolata, alle quali mi uniro’ anch’io, si capisce. Ripeto pero’ che al punto in cui siamo le preghiere da sole non bastano. “Aiutati, che Dio t’aiuta”, dice un antico proverbio. Ne’ basta la silente obbedienza delle vittime. Sono cinquant’anni che dura questo silenzio e i neomodernisti pullulanti nella Gerarchia ne hanno approfittato per fare carne di porco della dottrina, della pastorale, della liturgia, di tutto cio’ che e’ veramento cattolico.

  9. normanno Malaguti

    Ho una smisurata ammirazione per il prof. Paolo Pasqualucci. Ho letto un suo articolo apparso su ‘Divinitas’ alcuni anni addietro, e il suo libro ‘Cattolici in alto i cuori’.
    Condivido quasi tutto ciò che egli afferma a conferma della situazione della Chiesa.
    Condivido quando dice che bisogna far sentire la nostra voce.
    Non condivido quando afferma che i FF.II e le Suore di San Massimiliano Kolbe dovrebbero migrare presso la Fraternità San Pio X, che pure ammiro molto.

    Sarebbe una trappola che scatterebbe alle loro spalle, l’esposizione ad un processo che pure coinvolgerebbe la Fraternità. E’ l’ ultima cosa che desidero.
    Potrebbe dar luogo ad una reazione (certo non composta) da parte del ‘sistema Vaticano’, che sempre più si va confgurando come astuta e rozza caccia ai cattolici irriducibili.
    Non mettiamo in mano agli eresiasrchi uno strumento che farebbe colpo sull’opinione pubblica cattolica che pure mal tollera i cambiamenti epocali che si delineano in modo sempre più evidente in gran parte della gerarchia.
    Proporrei invece una manifestazione sotto le finestre si Santa Marta, per chiedere ragione al Vescovo di Roma delle ragioni del Suo agire nei confronti di chi non vuole tradire oltre millenovecento anni di Sacra Tradizione, cedendo supinamente, alle dottrine eretiche sbandierate dal fu Cardinale Carlomaria Martini e dai suoi molti allievi e accoliti
    Proviamo a pensarci.
    Se non riuscireo ad arrivare a casa Santa Marta, poremo accostarci al Pontefice in occasione di qualche manifestazione in cui si espone così volentieri al contatto con la folla. Avremmo in questo caso il vantggio di non essere totalmetne ignorati dai media, qualunque possano essere i commenti degli stessi.
    Afrontare il Papa, armati di Rosario, serenamente, pacatamente ma con fermezza.

    Proviamo a pensarci.
    Un fraterno saluto, Normanno

    1. Paolo Pasqualucci

      Caro Malaguti, la ringrazio per i generosi suoi giudizi sui miei scritti.
      Sulla questione delle suore francescane dell’Immacolata, ritengo tuttavia di mantenere la mia posizione. La supplica a voce al Pontefice, da lei proposta, sarebbe indubbiamente una bella iniziativa ma servirebbe effettivamente a qualcosa? Se, a Dio piacendo, le suore dell’Immacolata, invece di sbandarsi come i loro confratelli, passassero in massa e in modo motivato alla FSSPX, unica congregazione cattolica che puo’ garantir loro in perpetuo la celebrazione della S. Messa sicuramente cattolica e una vita conventuale del tutto conforme a quella da loro svolta sin adesso, penso che nelle stanze vaticane, al di la’ delle dichiarazioni ufficiali, si diffonderebbe il panico e forse qualche alto papavero di Curia comincerebbe a capire qualcosa della gravissima crisi della Chiesa. Si tratterebbe di un fatto clamoroso, rivoluzionario, che stabilirebbe sicuramente un precedente. Prego come tutti noi perche’ resistano ma anche perche’ lo Spirito Santo dia loro il coraggio di compiere un atto del genere.
      Ho appena letto il documentato articolo del sig. Faverzani sulla personalita’ della “visitatrice”. Per mio conto, mi ero stampato e letto della stessa il documento “La memoria della salvezza ravviva in noi il dono dell’amore”, il cui link e’ stato dato da una gentile commentatrice (vedi supra). Si tratta di una tipica rappresentante del femminismo penetrato largamente, come sappiamo, tra le suore attuali e che tanti guasti ha prodotto, in particolare negli Stati Uniti.
      In questo documento si trovano frasi dal sapore gnostico: “Cos’e’ proprio di colui che e’ stato battezzato nello Spirito ossia colui che e’ stato attraversato dalla Pasqua? [Sic] Spogliarsi dell’uomo vecchio con le sue azioni e le sue concupiscenze e rivestirsi dell’uomo nuovo che si rinnova nella conoscenza secondo l’immagine di colui che l’ha creato [sic]. Purificarsi nel sangue di Cristo. Custodire l’incessante memoria di Colui che e’ morto e risorto per noi” (p. 1 di 4). L’uomo nuovo che deve diventare ognuno di noi convertendosi a Cristo e ai suo insegnamenti, non si rinnova nella fede e nel fare ogni giorno la volonta’ di Dio, ossia mettendo in pratica gli insegnamenti del Verbo: si rinnova attraverso una conoscenza (o “gnosi”) di tipo particolare e del resto nemmeno ben spiegata: “nella conoscenza secondo l’immagine di colui che l’ha creato”. Che vuol dire? Lei l’ha capito? Io no, lo confesso. Il testo e’ scritto tutto in questo modo scivoloso. Non si capisce bene perche’ debba avere tanta importanza “la memoria della salvezza”, circa la quale del resto non si ricorda mai che essa, se viene gratuitamente da Dio mediante la Grazia, non e’ tuttavia possibile senza la collaborazione del nostro libero arbitrio e della nostra volonta’ e quindi senza la mediazione della Chiesa, con i Sacramenti, che noi consapevolmente utilizziamo come indispensabili mezzi di salvezza.
      Un simile personaggio dovrebbe rimettere in riga le Suore dell’Immacolata. Preghiamo, dunque, ma soprattutto perche’ le Suore francescane dell’Immacolata trovino la forza di dimostrare che il Signore non e’ ” venuto a portare la pace , ma la spada” (Mt, 10, 34); che non e’ venuto a giustificare la falsa pace del mondo ma ad abbatterla con la spada della verita’ rivelata, che si deve impugnare senza riguardi per nessuno, rimettendosi a Lui per le conseguenze.

  10. Non so veramente che parte prendere rispetto agli ultimi, profondissimi commenti… il problema della FSPX non è certo dottrinale, ma il rischio dell’autoreferenzialità, a cui peraltro non sono alieni (anzi !!!) i modernisti. Questi ultimi hanno usurpato il governo della Chiesa Cattolica anziché avere il coraggio di fondarne una loro “seguendo questo secolo”, come qualche discepolo di S. Paolo che, proprio sul più bello (aria di martirio…) lo piantò sui due piedi!
    Chi chiede suppliche scritte o a voce al “Dolce Cristo in terra” non lo fa per spirito di cedimento, ma perché per quanto…confuso è il successore di Pietro. Io ci sto a pregare, ci sto a supplicare, ci sto a far tutto quello che è cattolico!
    Da parte mia, povero materialone, ci metto una casetta, come ho già detto, in un semplice ameno luogo campestre sulla via Francigena, vicino alla città e a un prete (secolare) che coltiva e promuove la Tradizione. Preghiera, apostolato, condivisione fraterna, orticello, libertà e serenità… e la Chiesa, quella dei poveri di spirito, degli umili e dei santi anonimi che reggono il mondo con la preghiera e il sacrificio, che li attende ovunque vadano! Da lì al Vaticano, è solo…via Francigena!

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