Otto settembre, viltà e disonore  –  di Emma Moriconi

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L’Italia aveva chiesto “protezione” agli Alleati perché temeva la reazione tedesca

Data simbolo della capitolazione, è anche l’inizio del “periodo di incubazione” della guerra civile.

di Emma Moriconi

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zzzz0309438 settembre 1943. Una data simbolo, per l’Italia, della quale abbiamo più volte trattato. La data in cui il nostro Paese venne a conoscenza di un armistizio senza decoro, una resa senza condizioni, una sconfitta senza l’onore delle armi.

In questo 72esimo anniversario cominciamo la trattazione con una domanda: a cosa era servito il 25 luglio? A cosa era servito togliersi dai piedi Mussolini?  L’Italia risolse i suoi problemi, che erano stati in un brevissimo lasso di tempo, improvvisamente, addossati, tutti, a Benito Mussolini e al Fascismo? No, e l’Italia se ne accorse subito. Anzi, precipitò tutto. Accerchiati, da Nord e da Sud, stretti nella morsa di nemici ed ex alleati.

E a cosa servì l’8 settembre? “Intorno a Hitler c’era tempesta – scrivono Rauti e Sermonti – Il cancelliere avrebbe voluto intervenire subito, fulmineamente e drasticamente, e già il 26 luglio avrebbe scagliato una divisione di paracadutisti – tratta dalla Francia – su Roma ‘per arrestarvi il Re e Badoglio e tutti i traditori’; ma era trattenuto da tutti e da tutti portato a riflettere sulla complessità del ‘caso Italia’, mentre ancora in Sicilia reparti italiani e tedeschi combattevano frammischiati e navi e aerei italiani operavano nell’ambito di strutture militari comuni. Meglio prendere tempo, insistere per conoscere la sorte di Mussolini e intanto far ‘calare’ dal Brennero nuove forze tedesche; che infatti affluirono subito (la 44a divisione e la 136a brigata di montagna, appena apprese le notizie del 25 luglio), chiedendo, armi alla mano, di proseguire verso Bolzano, installandosi in Alto Adige come in terra nemica, con sugli elmi e sui vagoni scritte inneggianti a Mussolini e al Fascismo. La guerra non continuava? obiettavano; allora, venivano di rinforzo per continuarla”. Del resto, il 19 luglio a Feltre era stato il generale Ambrosio a chiedere a Keitel l’invio di venti divisioni tedesche sul territorio nazionale … Già, “la guerra continua”, aveva detto Badoglio all’indomani dell’arresto di Mussolini. Un arresto sul quale si potrebbe argomentare all’infinito: quale Re, quale Sovrano fa arrestare in suo Primo Ministro in casa sua? Suo ospite. Dante colloca i traditori degli ospiti nel nono cerchio dell’Inferno. La Tolomea, così si chiama la zona riservata a costoro, perché Tolomeo venne assassinato dai sicari di Pompeo dopo essere stato ospite in casa sua. Vi colloca Alberigo dei Manfredi, assassino di due suoi parenti, che aveva fatto ammazzare dopo averli avuti suoi ospiti. Vi colloca Branca Doria, che uccise il suocero durante un banchetto in casa sua. E in questo caso il tradimento dell’ospite assomma in sé il tradimento del proprio benefattore.  Doppia colpa, che normalmente si ritorce contro chi la commette. E infatti Vittorio Emanuele dovette fuggire, poi divenne un fantasma della storia, dimenticato, obliato da personaggi più grandi di lui, molto più grandi, e non solo in termini di altezza fisica. Il 25 luglio e l’8 settembre sono nettamente connessi. Mai Mussolini avrebbe consentito un disonore di questo genere: avrebbe trattato, con la fine diplomazia di cui era capace, e niente di peggio di ciò che è accaduto sarebbe potuto succedere. Trattarono la resa i generali fedeli a Badoglio, mentre sulla Penisola – lungi dal cessare il fuoco – continuavano e anzi si inasprivano i bombardamenti degli alleati.

Vi sono numerose cose da dire sull’8 settembre, non basterebbe un intero libro e molti ne sono stati scritti nel tempo. Qui, come facciamo abitualmente, scegliamo di volta in volta un tema su cui focalizzare l’attenzione e in questo caso parliamo di un documento, che ci sembra interessante per l’analisi della vicenda: si tratta di un commento di Eisenhower che egli stesso riporta nel suo “Crociata in Europa”. “Gli italiani – dice – desideravano ardentemente di arrendersi. Tuttavia volevano farlo solo dietro assicurazione che nel momento della resa una potente forza alleata sbarcasse sul continente in modo che il governo stesso e le città fossero protetti dalle forze tedesche. Di conseguenza cercarono di ottenere tutti i particolari sui nostri piani. Noi non li volevamo rivelare, poiché non era da escludere la possibilità di un tradimento. Inoltre l’invasione dell’Italia con le forze che gli italiani ritenevano necessarie, era del tutto impossibile per la semplice ragione che non avevamo le truppe nella zona, e nemmeno le navi per trasportarle. Le autorità militari italiane non potevano immaginare che gli Alleati si lanciassero in questa impresa con meno di 15 divisioni in prima schiera. Secondo i nostri piani, invece, ne avremmo impiegate solo tre, con qualche unità di rinforzo, oltre alle due che dovevano sopraggiungere attraverso lo stretto di Messina”.

Insomma, l’Italia chiedeva “protezione” alle forze armate alleate perché temeva i tedeschi. Ma davvero? Quindi, a conti fatti, il terrore che i tedeschi mettessero a ferro e fuoco la Penisola c’era. Quindi il rischio in tal senso era altissimo. Quindi Mussolini, liberato ai tedeschi il 12 settembre sul Gran Sasso, cosa avrebbe dovuto  fare? Insomma non si può giocare con la storia come più aggrada. La Germania era una minaccia incombente, pesantissima, lo era da tempo, lo era anche quando l’Italia entrò in guerra. Per questo nacque la RSI, per arginarne gli spasmi, per frenarne gli istinti, per proteggere il Paese. E a chi volesse argomentare che la guerra civile si scatenò a causa della RSI basterà raccontare, per esempio, come i comunisti instaurarono sistematicamente il clima del terrore, a cominciare dagli assassinii di Ghisellini, di Resega, di Facchini, di Capanni. Uomini posti da Mussolini a capo delle rispettive Federazioni perché di comprovata moderazione, in grado di guidare i fascisti nelle rispettive zone di competenza tenendo a freno le teste calde e dunque impedendo le rappresaglie, che vennero ripetutamente e scientemente provocate dai partigiani comunisti per instaurare un clima di odio di cui addossare la colpa proprio ai fascisti. Colpo che poi invece riuscì, dopo l’eliminazione degli uomini che avevano, fino a quel momento, garantito la pace e l’ordine, nonostante il momento difficile e caldo.

L’8 settembre inizia, come scrisse Giorgio Pisanò, il “periodo di incubazione” della guerra civile in Italia.

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La fuga del Re e di Badoglio

Insieme alla dichiarazione di armistizio viene pubblicato il bollettino n.1201, che riferisce le azioni dei nostri soldati contro gli Alleati

Fu, quell’8 settembre, un giorno nero per la Patria: non solo la sconfitta, che fa parte del gioco quando si combatte una guerra. Ma il disonore. L’Italia diede il peggio di sé, sbeffeggiata dai vincitori, e non solo per aver perduto. Curioso il fatto, per esempio, che il 9 settembre venne diramato, insieme alla dichiarazione di armistizio, il bollettino di guerra n. 1201, che recitava così: “Sul fronte calabro reparti italiani e germanici ritardano, in combattimenti locali, l’avanzata delle truppe britanniche. L’aviazione italo-tedesca ha gravemente danneggiato nel porto di Biserta 5 navi da trasporto per complessive 28mila tonnellate; nei pressi dell’isola di Favignana un piroscafo di 15 mila tonnellate è stato colpito con siluro da un nostro aereo. Formazioni avversarie hanno bombardato Salerno, Benevento e alcune località delle provincie di Salerno e di Bari perdendo complessivamente 10 velivoli: 3 abbattuti dalla caccia italo-germanica e 7 dall’artiglieria contraerea”. L’annuncio dell’armistizio era stato diramato il giorno precedente, ma il bollettino di guerra continuava a riportare le imprese “contro” gli Alleati, forse ancora in omaggio a quel “La guerra continua” di Badoglio di qualche settimana prima. Il quotidiano La Stampa, sempre il 9 settembre, titolava: “La guerra è finita. Badoglio annuncia alla Nazione che la richiesta di un armistizio è stata accolta dal gen. Eisenhower”. Certo, “è stata accolta”… come se l’Italia avesse elemosinato quel patto col diavolo, come se Eisenhower ci avesse, nella sua infinita bontà, “concesso” l’armistizio. Altro che “accolta”: persino durante il Consiglio della Corona del pomeriggio dell’8 settembre le massime autorità del Paese avevano discusso perché in molti non volevano capitolare. Concesso? Imposto, piuttosto. E accettato, senza dignità. È sempre il 9 settembre quando le truppe del generale Carboni ingaggiano i primi combattimenti con i paracadutisti tedeschi. Mentre Badoglio, il Re, il principe Umberto e gli esponenti del Comando supremo abbandonano la Capitale diretti a Pescara, da dove si imbarcheranno per Brindisi. I soldati in strada a combattere contro quelli che fino a poche ore prima erano i loro alleati. Senza ordini. Senza guida. E loro via, al Sud, a dare vita all’occupazione americana. Si perderà, al Sud, ogni autonomia, persino finanziaria. Al Nord, di lì a poco, verranno formati i Ministeri, ci sarà la Banca d’Italia. Certo i tedeschi saranno, al Nord, una presenza ingombrante, fastidiosa, della quale gli stessi fascisti – Mussolini per primo – avrebbero fatto volentieri a meno. Ma ci sarà uno Stato, italiano. Una Repubblica, italiana. Un Capo. Italiano. Qual è stata la vera “occupazione”? Quella tedesca al Nord o quella americana al Sud?

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fonte: Il Giornale d’Italia

della stessa Autrice vedi anche: Otto settembre, l’italica viltà  

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6 commenti su “Otto settembre, viltà e disonore  –  di Emma Moriconi”

  1. Piero Vassallo

    magnifico, coraggioso articolo! vorrei far sapere alla dr Moriconi che all-annuncio della resa mio padre / fratello di un eroe della Grande Guerra non seppe nascondere le lacrime. capi- in quel momento mio padre compresa che stava consumandosi la morte della Patria

    1. Se venisse fuori la verità cadrebbero le colonne che reggono, da settant’anni, l’edificio tecnocratico e mondialista edificato sulla nostra pelle!

  2. Si avverò la profezia di don Bosco sulla fine della dinastia regale. Sappiamo bene quale fu il ruolo dei Savoia, da prima dell’unità d’Italia al ’43. Sappiamo anche a quale mondo carsico si erano venduti. Sappiamo anche le interconnessioni tra i Savoia con chi diede vita al progetto ‘British Lake’. Oggi sappiamo che il progetto di far fuori il Duce veniva da molto prima, perlomeno dal ’39, e fu decisa a Washington. Sarebbe interessante analizzare anche i motivi profondi di chi spinse per la Guerra, una Guerra ufficialmente condotta contro l’Asse, ma non possiamo negare che chi ci rimise di più fu la perfida Albione. Prendere, cioè, quattro piccioni con un terzo di colpo! Sarebbe, infine, interessante focalizzare l’attenzione sulle interconnessioni tra una parte del Clero, con centro operativo a Milano e che aveva come guida l’allontanato Montini dai Sacri Palazzi, e i ‘liberatori’.

  3. L’articolo afferma anche cose giuste riguardo i meriti di Mussolini e della RSI che hanno fatto da cuscinetto all’occupazione tedesca. Tuttavia c’è sempre il solito pregiudizio anti-sabaudo e anti-italiano. Non penso vi fossero altre vie d’uscita per l’Italia, Mussolini ebbe la sua occasione all’incontro di Feltre per mettere le cose in chiaro e sganciarci dai tedeschi, ma non ne ebbe il coraggio (lui stesso riteneva non fosse possibile sganciarci in maniera pacifica da Hitler) e oltretutto sperava ancora in chissà quali eventi miracolosi come le armi segrete tedesche o la pace separata con l’Unione Sovietica quando ormai era evidente che la guerra era perduta per il tripartito. Mussolini non era quindi utilizzabile anche perché gli anglo-americani non erano disposti a trattare con lui e con i fascisti in generale, questo per rispondere alla frase “Mai Mussolini avrebbe consentito un disonore di questo genere: avrebbe trattato, con la fine diplomazia di cui era capace, e niente di peggio di ciò che è…

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