Paralipomeni ad una moderna batracomiomachia – di Patrizia Fermani

Ovvero, non bisogna esagerare con l’orgoglio, o “pride” che dir si voglia. Comunque si aprono interessanti prospettive per i portatori di alluce valgo, tanto più se riusciranno ad avere l’appoggio ecclesiastico. Reggio Emilia, con l’ alleanza tra granchi e rane, docet. Però, attenzione, conviene ricordarsi di quel che successe a una certa rana…

di Patrizia Fermani

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L’orgoglio è l’esagerata valutazione dei propri meriti e qualità per cui ci si sente superiori agli altri, oppure è la coscienza e fierezza dei propri meriti e qualità, capacità e doni. Si può essere dunque orgogliosi di sé in assoluto e l’orgoglio si volge in superbia, oppure in relazione a qualcosa che si possiede o si pensa di possedere oggettivamente, ma che a sua volta può essere stato sopravvalutato, come nel noto detto napoletano, per cui ogni scarafone è bello a mamma sua. Non sappiamo, se fosse questo il caso di Cornelia, che presentava i figli come i propri gioielli, a fronte di Coco Chanel che esibiva i propri gioielli alla stregua di figli. Mentre rimane in ogni caso commovente l’orgoglio degli infelici genitori di Astianatte per cui “non fu si forte il padre e il cuor materno esulta”. D’altro lato la superba nobiltà di spirito di Farinata rende attraente anche la sua insolente arroganza. Senz’altro condivisibile da tutti poi, l’orgoglio nazionale mostrato senza veli da Tardelli dopo avere messo a segno il goal che dava il terzo mondiale all’Italia.

Caso del tutto nuovo e anche piuttosto curioso è invece quello dei signori/signore, che tornano a frotte come le rondini, all’inizio della bella stagione, a sfilare qua e là per strade e piazze cittadine con l’intento di mostrare a grandi e piccini, la soddisfazione di essere diversamente orientati rispetto alle normali e naturali inclinazioni sessuali.

Non che siano mai mancate le manifestazioni di orgoglio collettivo. Hanno sfilato e sfilano ancora gli alpini. E in tempo di pacifismo repubblicano obbligatorio, continuano a sfilare persino i bellicosi e piumati bersaglieri. Ma, tanto per fare un esempio, non hanno mai pensato finora di sfilare i portatori di alluce valgo. Forse per l’ innato pudore che porta normalmente a coccolare in privato le proprie magagne. Forse perché hanno pensato che non ci sia proprio di che vantarsi. Ma non è detto che col tempo, vista la strada già battuta dalla gaia confraternita dei diversamente orientati, anch’essi trovino un finanziamento pubblico per sfilare, e il debito sostegno morale a Bruxelles come a New York, e finalmente anche Oltretevere.

Eppure gli infelici valgisti potrebbero quanto meno armarsi, se non proprio di coraggio, che è merce un po’ in disuso, di quella libertà di pensiero e dal pensiero, che porta a spogliarsi da ogni inibizione incassando tutti i vantaggi della faccia tosta, o come la si voglia chiamare in alternativa, che è caratteristica essenziale dei diversamente orientati. Basterebbe anche solo sfoggiare per via uno sponsor potente e colto, un teologo molto noto, alla Camisasca, per intenderci, che li aiutasse a sostenere, sacri testi alla mano, tutta la nobiltà del valgismo. In questo modo la vittoria su quanti si ostinano a sostenere la superiorità anche estetica di piedi non deformati, sarebbe sicura perché se il potente alleato inalbera la bandiera arcobaleno, è ovvio che in hoc novo signo vincet.

Già Leopardi nei famosi Paralipomeni illustra come i granchi, che impersonavano gli austriaci al potere, grazie alla santa alleanza con le rane pontificie, schiacciarono il tentativo di rivolta dei liberali napoletani. Insomma, se è palese che i diversamente orientati hanno conquistato un potere assoluto con il concorso esterno ma non troppo del pontificio Consiglio per la Famiglia guidato dal suo oculato presidente, e se da questa santa alleanza viene proprio la repressione democratica di ogni opposizione alla dittatura omoerotica, anche i valgisti potrebbero imporsi su tutti gli oppositori che si ostinassero a sostenere la bellezza degli alluci senza protuberanze oscene e delle belle scarpe normalmente affusolate. Basta avere quell’alleato formidabile che giudica gli oppositori privi di cristiana delicatezza, anzi decisamente troppo rozzi per i nuovi e illuminati tempi cui tutti dovrebbero conformarsi.

Pare che in quel di Reggio Emilia, antica culla di forti interessi musicali, i granchi al potere abbiano aperto il fuoco su quelli che volendo sfuggire alla loro dittatura pregano per l’offesa che le sfilate dei diversamente orgogliosi arreca ai più elementari principi religiosi oltreché al buon senso e al normale senso del pudore. I granchi attaccano travestendosi da vittime, cosa che riesce loro facile perché ci hanno preso la mano. Si immedesimano tanto nella parte per mania di grandezza da credersi votati ad un martirio che nessuno pensa valga la pena di infliggere loro. Mentre le rane pontificie applaudono a bordo campo.

I valgisti come tanti altri diversamente dotati possono imparare, e andare a mostrare liberamente il proprio orgoglio. Basta però non esagerare con l’orgoglio che quando è troppo può dare alla testa, come capitò a quell’altra rana famosa che per via dell’orgoglio finì per tirare anche le cuoia.

3 commenti su “Paralipomeni ad una moderna batracomiomachia – di Patrizia Fermani”

  1. Bravissima, ottima metafora che Le consiglio di inoltrare senza indugio al discendente degli Apostoli in quel di Reggio Emilia

  2. Rane e granchi, fino ad un recente passato, si sono dissimulati nell’ambiente circostante esercitando con maestria, sotto la sferza di una salutare vergogna, il mimetismo criptico, sia esso omomorfico che omocromico, disruptivo o di camuffamento. Ora non più, per via delle mutate condizioni ambientali, sopravvenute in conseguenza di una mancata salvaguardia dell’ordo creationis.

    Continuano a condividere il fango come trascendentale esistenziale.

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