“Parità di genere” e donne illogiche – di Piero Nicola

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Ci sono donne, in particolare politiche e parlamentari, che nell’ansia di compiere rivendicazioni femministe, perdono il senso della ragione e anche si danno la zappa sui piedi. Si danneggiano – è ovvio – relativamente alla logica e alle persone assennate che ancora danno segno di vita.

 di Piero Nicola

 .

rsbndIn parlamento, niente po’ po’ di meno che in materia di legge elettorale e senza curarsi di mettervi i bastoni fra le ruote, deputate e senatrici, e non solo loro, intendono far valere il diritto alla parità di genere. Genere maschile e femminile. Però, il termine genere non viene usato in senso grammaticale per risparmio delle parole uomo e donna sottintese (in tal caso, sarebbe esatto dire parità dei generi), bensì nel nuovo significato… degenere con cui si intende eliminare la differenza tra maschi femmine e altri presunti sessi (no, non si tratta neppure d’un terzo genere neutro, ma di generi sessuali che ognuno avrebbe la facoltà di scegliere!). Poverette, non si rendono conto che anche agli altri, che non sarebbero né maschi né femmine, spetterebbe lo stesso trattamento paritario. L’obiezione in base alla quale, in definitiva, omosessuali, transessuali, ecc. ricadrebbero in due soli generi, contraddice la differenza di sessualità rivendicata nel campo sociale e politico, contraddice la tipologia dei generi. –  Mi si permetta di divagare un po’.

  Dunque, quelle signore e signorine (escluse le signorine che non vogliono più essere chiamate così, sebbene non siano zitelle; e hanno ragione, poiché la loro lunga serie di esperienze rende preferibile chiamarle eufemisticamente signore), queste tali, dicevo, rivendicano il diritto per cui il numero delle candidate alle elezioni non sia inferiore al numero dei candidati. Per giunta, i nomi femminili andrebbero messi in lista alternatamente con quelli maschili, perché i primi dell’elenco risultano essere preferiti dai votanti. Come si risolverà il problema del capolista? Dovrà essere tirato a sorte uno dei due: un uomo e una donna?

  Ora, i candidati, i possibili rappresentanti del popolo sovrano, non è forse giusto presceglierli secondo le loro doti e idoneità peculiari? In altre parole, quelli che compilano le filze di coloro che vengono proposti all’elettorato, non devono scegliere le persone meglio preparate e più capaci per svolgere l’alto compito di deputati o senatori?

  Siccome non ci sarà nessuno che osi eccepire il contrario, ne deriva che tale vaglio dei possibili candidati prescinderà dal sesso. Dal vaglio potranno giustamente uscire più uomini che donne e più uomini in evidenza. Che cosa ci sarebbe da obiettare?

  Le femministe e i femministi che pretendono l’uguale presenza e disposizione dei generi nelle liste elettorali, rivelano implicitamente la convinzione che le donne sarebbero di meno e meno favorite, in mancanza di una norma che le protegga. Costoro suppongono l’inferiorità femminile, non potendo pretendere che oggi il gentil sesso non abbia la possibilità di farsi avanti e di proporsi in ogni ambito, incluso quello dei partiti politici. Ma quand’anche il gentil genere fosse ancora un po’ impedito dalla società nel competere col rivale sesso forte, non sarebbe una ragione sufficiente per far sì che donne occupino il posto di uomini maggiormente idonei di loro a ricoprire quel posto.

  Si ripete la vecchia stupidaggine delle famose quote rosa. E la prosopopea, il tono professorale ancor più che sindacale, assunto dalle odierne suffragette che propugnano la femminista integrazione alla legge delle future elezioni, dà luogo a interviste e dibattiti esilaranti, degni della sapida commedia all’italiana.

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3 commenti su ““Parità di genere” e donne illogiche – di Piero Nicola”

  1. luigi da foligno

    sempre tagliente piero nicola. sempre fedele al buon senso, quello che manca alle virtuose donne politicanti

  2. Sono, purtroppo (non mi fraintenda, gent. Prof. Nicola, il purtroppo non sta per lei), costretta a concordare con lei.
    Non se ne può più di tutti questi discorsi sulle quote rosa e simili. Ma sono sicuri i nostri politici che a noi elettori interessino queste cose, non ci interessa piuttosto la competenza dei parlamentari uomini o donne che siano?
    Poi non mi piace per niente questo gran parlare di parità di genere ( e rieccoti il termine: genere, e tutti dietro a usarlo). Non è che tra un po’ ci sarà anche la parità di qualche altro genere (e che volete, mica sono solo due), con le relative quote (3, 4, 5, ecc.) e l’obbligo di votare tanti di qua e tanti di là in egual numero?
    P.S. Ho messo il punto di domanda nell’ultima frase, ma mi sto accorgendo adesso che stona un po’… Boh, speriamo di sbagliarci, di essere un tantino fuori fase a quest’ora della notte.

  3. Normanno Malaguti

    Non sono una donna, evidentemente, ma mi sento ugualmente offeso per loro.
    Com’é possibile che si svalutino così, tante donne di effettivo valore intellettuale, morale, sociale?
    Chiedere ciò che chiedono le suffragette ed i suffragetti (che carini no?) squalifica il gentil (o meno) sesso.
    No sono folli ed autolesioniste.
    Come sempre bravo Piero Nicola.

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