Parole chiare, “parole profetiche” – di Marco Bongi

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“Ci troveremo sempre di più di fronte a qualcuno che pretenderà di parlarci in nome di Dio per dirci che non abbiamo bisogno di Dio”.

Ho ascoltato queste agghiaccianti parole pronunciate da Alessandro Gnocchi l’8 marzo 2014, all’annuale raduno di Civitella del Tronto. L’intervento di Gnocchi aveva per titolo: “La crisi del sacro e la Chiesa inginocchiata davanti al mondo”

di Marco Bongi

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Per sentire l’intervento, CLICCARE QUI (la citazione è proprio alla fine):

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zzgnccA prima vista sembrano dichiarazioni  provocatorie ed un tantino sopra le righe. Ci ho però riflettuto a lungo, non da teologo che non sono, ma da semplice fedele che osserva quanto accade intorno a sè.

Ebbene: sono giunto alla conclusione che queste sono davvero “parole profetiche”… Così abbiamo fatto contenti anche tutti coloro che amano, a sproposito, questa espressione.

Ecco allora qualche semplice pensiero in libertà sull’argomento:

1 – Che cosa è, in fin dei conti, la libertà religiosa enunciata dalla dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae? La diplomazia della S. Sede non si diede del resto molto da fare, negli anni successivi, per chiedere, in nome del Concilio (e quindi di Dio), di togliere dalle loro costituzioni ogni riferimento alla religione di Stato? Si è chiesto, in altre parole, in nome di Dio di dichiarare che Dio non è importante.

2 – Non è avvenuto forse lo stesso in campo ecumenico? In nome di Dio ci hanno imposto di credere che, in fondo, le differenze fra le varie religioni cristiane, e non cristiane, sono tutto sommato trascurabili. Che Dio sia presente nell’Eucarestia oppure no, che Cristo sia il figlio di Dio incarnato, che “senza la Fede è impossibile piacere a Dio”, non sono cose importanti. Dio stesso dunque, alla fine, non è importante per costoro.

3 – E la questione della Messa di sempre? I novatori la odiano perchè…, pensateci bene, perchè da troppa importanza a Dio ed alla dimensione trascendente del rapporto con Lui. In nome di Dio ci obbligano a dare invece importanza all’uomo, all’assemblea, alla comunità, alla cena in compagnia…

4 – E’ anche impressionante la durezza e l’intransigenza, che non ammette discussioni, con cui  i moderni pastori si scagliano contro ogni ipotesi di guerra intrapresa in nome della Religione: fare la guerra per difendere Dio è una bestemmia, un crimine inescusabile. Molto più comprensibili invece le rivolte popolari, l’occupazione delle fabbriche, le cosiddette guerre di liberazione. Cosa significa? Ovvio… Dio non è importante, non ha senso combattere per difenderlo e, se non l’avete capito, ve lo ordiniamo in nome dell’autorità di Dio stesso!

5 – Tanti sarebbero ancora gli esempi ma, per guardare al prossimo futuro, vorrei brevemente soffermarmi anche sulla possibile, e probabile, riammissione dei divorziati risposati ai sacramenti. Dovremo certo accettarla, in nome dell’autorità di Dio, anche se Dio ha chiaramente detto: “L’uomo non divida ciò che Dio ha unito”. Morale: la legge di Dio non è importante, dovete crederlo in nome di Dio stesso.

6 – E la prassi, o come usano dire loro la “pastorale”, segue fedelmente la nuova teologia. Che cosa significa, solo per fare qualche esempio, imporre, di fatto, la Comunione nella mano, impedire, di fatto, la genuflessione perchè sono stati tolti gli inginocchiatoi, espellere, di fatto, dalla catechesi come dall’omiletica, il peccato, i novissimi, l’oggettività della morale?

Ecco perchè, a mio parere, le affermazioni di Alessandro Gnocchi sono davvero profetiche, nel senso più autentico di questa espressione.

Le domande conclusive sono dunque inevitabili, anche se possono apparire provocatorie:

 

Le autorità ecclesiastiche possono insegnare queste cose? Rientra fra i loro legittimi poteri? Noi fedeli abbiamo il dovere di obbedire a tali ordini?

E, in fin dei conti:

Dio accetterà ancor per molto di essere messo da parte come un giocattolo inutile?

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8 commenti su “Parole chiare, “parole profetiche” – di Marco Bongi”

  1. massimo trevia

    no!!!!!io non obbedisco!!!!!!!tanto per cominciare(l’ho già forse detto) ho scritto una lettera al papa,rispettosa ma molto chiara.almeno non mi dovrò giustificare con Dio per omessa correzione fraterna;e poi da mesi faccio il guastafeste fra i miei amici cattolici.e dopo la telefonata alla donna sudamericana,falsa o meno che sia(ma se si può fare così è perché ciò è reso verosimile da quello che il papa fa,tipo il lasciar fare a kasper) mi sento ancora più deciso!!!!!!! non guardo in faccia a nessuno!

      1. E in Pascendi Dominici Gregis San Pio X aveva già sistemato DEFINITIVAMENTE i modernisti!
        Di “grande apostasia” ne parla anche San Giovanni nell’apocalisse e persino Gesù: “Gaudet Mater Ecclesia” ha “sistemato” anche loro?

  2. Piero Vassallo

    tutte le difficoltà della storia cattolica incominciano dalla “pia” intenzione di facilitare l’adesione alle dure verità di fede – il modernismo (“somma di tutte le eresie”) aveva origine dalla (“pia”) intenzione di moderare e rendere accettabili le verità più “scandalose” del Credo. Per non turbare il popolo i modernisti negavano la Resurrezione di Cristo, la verginità di Maria e i miracoli. Naturalmente alla “pia” intenzione era associata la cecità davanti agli enormi, incredibili errori dei filosofi moderni (all’idea hegeliana di assoluto immanente, ad esempio). Si diceva che “dopo Kant” la filosofia di San Tommaso non era più proponibile. Solo ultimamente uno studioso cattolico, il prof. Paolo Péasqualucci, ha osato confutare le tesi di quel Kant, “dopo” il quale non si poteva più leggere l’opera di San Tommaso. (Forse dimostro cattiva educazione ma chiedo: il regnante pontefice conosce e predica in conformità con la filosofia e con la teologia di San Tommaso? Pensa che sia conforme all’insegnamento di San Tommaso e rispettosa del principio di non contraddizione affermare che gli Ebrei non devono convertirsi? Forse la mia domanda è troppo volgare?) Ai modernizzanti dispiace riconoscere che la reazione cattolica al modernismo ha riacceso la fede del popolo e suscitato molte vocazioni al sacerdozio. Fino agli anni Cinquanta era in forte aumento il numero dei candidati al sacerdozio (infatti si costruiva nuovi seminari per accogliere i futuri sacerdoti). Domanda indiscreta: per quale causa durante e dopo il Concilio Vaticano II (il concilio della modernizzazione) le vocazioni al sacerdozio solo calate? e perché nel post-concilio si sono verificate migliaia (trentamila) defezioni di sacerdoti? Papa Bergoglio raduna folle plaudenti e questo è un fatto innegabile. Ma tra i plauditores quanti sono i vocati al sacerdozio? Come mai la corsa all’applauso non si traduce in corsa ai seminari semi-vuoti? Niente da dire contro gli applausi, ma…

  3. Non è la folla che fa la verità. Quante folle paludenti ed inneggianti abbiamo visto nel corso dei secoli. Sono sempre le stesse folle che prima gridavano viva Gesù, e poi crocifiggilo. La massa non ha anima, è come una specia di isteria collettiva, un fenomeno appunto di massa . Non è guidata dalla voglia di verità, ma dalla curiosità,da una specie di cannibalismo informativo.La massa ha bisogno di possedere per vivere e per sentirsi viva, sembra quasi che in essa non esistano più esseri singoli, ma tutti omologati ad un unico pensiero: devo esserci per dire c’ero anch’io.

  4. “Le autorità ecclesiastiche possono insegnare queste cose? Rientra fra i loro legittimi poteri? Noi fedeli abbiamo il dovere di obbedire a tali ordini?” ASSOLUTAMENTE NO!!!!
    Questi sono abusi di potere!
    Viene spontaneo chiedersi, come Patrizia Stella nel suo ottimo articolo “Il giorno dei quattro Papi”:
    :”Quando il Papa inneggia all’uomo e alle sue miserie senza chiedergli pentimento, anziché essere guida e testimone della missione affidatagli da Gesù Cristo, può essere considerato vero Papa? Non pochi sono coloro che si pongono questo angoscioso interrogativo”.

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