Parole chiare sulla famiglia? Purtroppo no – di Aldo Maria Valli

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Tratto da www.aldomariavalli.it per gentile concessione dell’autore

Un amico mi dice: «Sarai contento ora che Francesco ha parlato a favore della famiglia formata da un uomo e una donna. Non è quello che voi “tradizionalisti” gli chiedete?».

La mia risposta è molto semplice: non sono contento. E per diversi motivi.

Il primo motivo è che se si è arrivati al punto da segnalare come novità e motivo di soddisfazione il fatto che il papa abbia detto qualcosa di cattolico significa che qualcosa non funziona.

Il secondo motivo è che quelle parole pronunciate a braccio contengono errori e alimentano equivoci.

Risentiamole.

«Poi oggi – fa male dirlo – si parla di famiglie “diversificate”: diversi tipi di famiglia. Sì, è vero che la parola “famiglia” è una parola analogica, perché si parla della “famiglia” delle stelle, delle “famiglie” degli alberi, delle “famiglie” degli animali… è una parola analogica. Ma la famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola. Può darsi che un uomo e una donna non siano credenti: ma se si amano e si uniscono in matrimonio, sono immagine e somiglianza di Dio, benché non credano. È un mistero: San Paolo lo chiama “mistero grande”, “sacramento grande” (cfr Ef 5,32). Un vero mistero».

Concentriamoci su quella frase del papa: «Può darsi che un uomo e una donna non siano credenti: ma se si amano e si uniscono in matrimonio, sono immagine e somiglianza di Dio, benché non credano».

Domanda: è davvero così? Davvero è sufficiente che un uomo e una donna, sebbene non credenti, si amino e siano uniti in matrimonio (quale? civile? cattolico?) perché siano immagine e somiglianza di Dio? E davvero si può chiamare Paolo a supporto della tesi?

Vediamo.

Prima di tutto occorre leggere Efesini 5 integralmente.

«1 Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, 2 e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. 3 Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; 4 lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! 5 Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolàtri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli resistono. 7 Non abbiate quindi niente in comune con loro. 8 Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; 9 il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. 10 Cercate ciò che è gradito al Signore, 11 e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, 12 poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. 13 Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. 14 Per questo sta scritto: “Svègliati, o tu che dormi, déstati dai morti e Cristo ti illuminerà”. 15 Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; 16 profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi. 17 Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. 18 E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, 19 intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. 21 Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 22 Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. 24 E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. 25 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, 27 al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. 28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. 29 Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! 33 Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito».

Ecco qua. Come si può ben vedere, Paolo dice sì che i due che vanno a formare una carne sola diventano un «mistero grande», ma soltanto se lo fanno alla luce di Cristo, secondo la legge divina e nella Chiesa. Sostenere che qualsiasi coppia, anche non credente, è per ciò stesso «mistero grande» è una distorsione. Grave.

Non basta amarsi e unirsi in matrimonio (anche civile?) per essere immagine e somiglianza di Dio. Non è l’amore umano che santifica il matrimonio. Ciò che santifica l’unione e la rende immagine di Dio è la presenza di Dio. Se io non invito Dio al mio matrimonio, se non mi unisco in matrimonio alla luce di Cristo e in obbedienza alla legge divina, se non chiedo la benedizione divina, se non vivo il matrimonio nella dimensione sacramentale, io posso amare quanto voglio ma non posso ritenere che la mia unione mi porti a essere immagine e somiglianza di Dio. Né posso utilizzare Paolo per tirare l’acqua al mio mulino. Anche perché le parole di Paolo (unite a quelle di Gesù in Matteo, 19,3-6) hanno una conseguenza decisiva, che è l’indissolubilità del vincolo matrimoniale.

Ecco il motivo per cui non posso essere contento della frase del papa. Perché, una volta ancora, è fonte di confusione.

Mi si dirà: ma tu sei incontentabile! No, cerco solo di essere cattolico.

Ma c’è un terzo motivo per cui non sono contento.

Il papa che davanti al Forum delle famiglie difende la famiglia tra uomo e donna e condanna l’aborto è lo stesso che poi invita padre James Martin, paladino della causa LGBT, all’Incontro mondiale delle famiglie di Dublino. È lo stesso che  (di ritorno da Rio de Janeiro) dice che su questioni come aborto e matrimoni tra persone dello stesso sesso non è necessario ritornare, è lo stesso che lascia invitare in Vaticano esponenti della cultura abortista, lo stesso che sostiene di non aver mai capito l’espressione «valori non negoziabili», lo stesso che in Amoris laetitia sostiene la morale del caso per caso, e via dicendo.

Allora? Qual è l’insegnamento del papa?

La risposta è che l’insegnamento del papa, con Francesco, non vuole più ribadire la verità ma, come lui ama dire, «avviare processi». Lo ha spiegato molto bene il professor Roberto Pertici nel suo saggio Fine del cattolicesimo romano.  Siamo di fronte a un pontificato che intende destrutturare il papa e il pontificato stesso, rendere più elastico e adattabile il magistero, depotenziare alcuni sacramenti, sminuire l’importanza della ricerca di principi stabili, sostenere il primato della (presunta) concretezza della realtà sulla (presunta) astrattezza della legge.

Di questo si dovrebbe parlare quando ci si confronta sull’attuale pontificato. Senza mai stancarsi di segnalare, in ogni caso, le contraddizioni interne e i veri e propri errori dottrinali, voluti o non voluti che siano.

 

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51 commenti su “Parole chiare sulla famiglia? Purtroppo no – di Aldo Maria Valli”

    1. Altamente magistrale ! E’ quella chiarezza che non si sente più e che anche il Card. Burcke ( usa ) tanto ama . La confusione non fa bene all’anima , che ha già tanti problemi quando si abbevera a idee chiare ! !

  1. Un contributo pubblicistico come questo del mio vecchio amico Aldo Maria Valli (rigoroso nella dottrina e chiarissimo nell’espressione di argomenti delicati) è oggi quanto mai utile per contrastare quello che io ho chiamato il “disorientamento pastorale”. Esso driva da un modo di “fare magistero” che è ambiguo, e molto spesso è solo un’eco della teologia progressista, che teorizza il primato della prassi “pastorale” sulla dottrina cattolica. Aldo Maira alli e i suoi tanti affezionati lettori troveranno una disamina ben documentata di questo fenomeno ecclesiale nel mio trattato su “Vera e falsa teologia” (la quarta edizione, del 2018, esamina i fatti avvenuti dopo la “Amoris laetitia”)

    1. Ma il supporto ai migranti da parte del Vaticano è martellante. Ma niente paura sono i migranti a sostituire i figli abortiti. Avanti con l’economia di Bruxelles restrittiva per l’Italia, come ce la propino’ Monti alla dipendenze del gruppo Bindelberg radunatosi segretamente a Torino, presente il Segretario di Stato Vaticano, la cui scusa fu quella di dire che molti di questi presenti, Parolin li incontrava anche ad altri appuntamenti. Segno che il Vaticano sta diventando sempre più un partito politico che prende ordini da Soros e tutti i potenti della terra.

      1. Stefano Mulliri

        Se questo non è l’abominio della desolazione, non saprei come definirlo in altro modo. Comunque niente di nuovo sotto il sole, sempre il solito fiume di parole buono per far perdere la bussola a chi ne è uscito da casa, apposta senza portarsela a presso, per perdersi tra le avventure umane. Buon viaggio.

  2. Colaus de Arce

    Argomento condivisibile in parte
    vero è che il matrimonio cristiano è infuso della Grazia in misura particolare, ma è un errore dire che un matrimonio anche civile non sia sottoposto alla legge divina, la quale non inizia con il cristianesimo ma con in “Principio” espresso da Gesù stesso.
    Il matrimonio fonda le sue radici nella prima coppia e a seguire nei suoi discendenti.
    C’è da dire inoltre, che i matrimoni dei cristiani erano esclusivamente civili, il sacerdote poteva benedire la coppia se richiesto, in sostanza il matrimonio come “Sacramento” era all’epoca sconosciuto, solo con il Concilio di Trento si misero le basi per per quello che oggi è il Sacramento, nel medioevo la chiesa iniziò a formulare degli obblighi, come le pubblicazioni ed il grado di parentela.
    Quindi, il matrimonio in quanto tale è valido in tutti i modi e in tutte le culture, ma è evidente che chi si sposa secondo il Sacramento cattolico acquisisce un Grazia particolare in quando ci si inneca negli insegnamenti di nostro Signore.
    Se così non fosse, mi corregga Mons.Antonio Livi
    Pax et Gaudium

    1. Mi scusi, Colaus de Arce, ma non riesco a capire.Solo il Concilio di Trento mise le basi per quello che oggi è il sacramento? Allora la mia ignoranza intorno al matrimonio è grande, poiché l’ho sempre considerato di istituzione divina, direttamente derivato dalle parole di Gesù: “L’uomo non separi quello che Dio ha unito”. Sono imbarazzata.

      1. Colaus de Arce

        Tonietta
        In breve
        Per vari secoli i matrimoni tra cristiani erano sia corrispondenti alla legge civile sia secondo tradizione ebraica, almeno per i primi secoli, la chiesa poteva se richiesto benedire gli sposi, ad esclusione se fosse il secondo matrimonio (Digami), nel quale non solo il presbitero non li benediva ma non partecipava alla festa.
        Questo durò per circa mille anni, fu solo nel medioevo che la chiesa iniziò a porre dei regolamenti, sia sul grado di parentela per proteggere la sposa, sia instaurando le pubblicazioni, ma la cerimonia rimaneva civile, gli sposi entravano in seguito in chiesa per la benedizione, questo lo si fissa nel XIII e XIV secolo, la chiesa era però pronta per avocare a se la celebrazione nella quale fu fissata proprio dal concilio di Trento, e nello stesso concilio fu stabilita la regola assoluta del celibato dei presbiteri.
        Noi partiamo come se la chiesa nascesse proprio da quel concilio, ma vi sono moltissimi aspetti specie nei primi mille anni che andrebbero studiati per avere una comprensione più ampia, sia della Prassi che della Dottrina.

          1. Colaus de Arce

            Tonietta
            Aldo Maria Valli compi due errori
            1) “Domanda: è davvero così? Davvero è sufficiente che un uomo e una donna, sebbene non credenti, si amino e siano uniti in matrimonio (quale? civile? cattolico?) perché siano immagine e somiglianza di Dio?”

            Si, il matrimonio anche non cattolico è valido, in quanto corrisponde a quel “Principio” enunciato da Gesù.
            2) “Prima di tutto occorre leggere Efesini 5 integralmente.”
            Il matrimonio espresso in Efesini corrisponde al matrimonio investito della Grazia Santificante, e quindi corrisponde pienamente a quella “corda a tre capi” marito-moglie-Dio.
            Citare Efesini per dimostrare la nullità dei matrimoni non cattolici è errato, in quanto Paolo si riferisce ai cristiani e non agli altri.

            Per il resto, aborto et similia sono d’accordo con lui.

    2. Non sono d’accordo che il matrimonio in quanto tale sia valido in tutti i modi e in tutte le culture, altrimenti NS Gesù Cristo non l’avrebbe elevato al rango di sacramento. Riporto questi chiari punti del Catechismo di San Pio X:

      835. Fra i cristiani dunque non vi può essere vero matrimonio che non sia sacramento?
      Fra i cristiani non vi può essere vero matrimonio che non sia sacramento.

      838. In qual modo si amministra questo sacramento?
      Questo sacramento, conservando la natura di contratto, si amministra dagli stessi contraenti col dichiarare alla presenza del loro parroco, o di un suo delegato, e di due testimoni di unirsi in matrimonio.

      839. A che serve dunque la benedizione che il parroco dà agli sposi?
      La benedizione che il parroco dà agli sposi non è necessaria per costituire il sacramento, ma si dà per sanzionare a nome della Chiesa la loro unione, e per chiamare sempre più sopra di essi le benedizioni di Dio.

      1. 852. Che cosa è il matrimonio civile?
        Il matrimonio civile non è altro che una formalità prescritta dalla legge al fine di dare e di assicurare gli effetti civili ai coniugati e alla loro prole.

        853. Basta per un cristiano fare il solo matrimonio ossia contratto civile?
        Per un cristiano, non basta fare il solo contratto civile, perché questo non è sacramento, e quindi non è vero matrimonio.

        854. Se gli sposi convivessero tra loro col solo matrimonio civile, in che condizione si troverebbero?
        Se gli sposi convivessero tra loro col solo matrimonio civile sarebbero in istato di continuo peccato mortale, e la loro unione resterebbe sempre illegittima innanzi a Dio e alla Chiesa.

        1. Gentile Luigi, sono con lei. È così chiaro il catechismo di S. Pio X! Ma in questa nostra epoca abbiamo il potere di rendere confuse le cose chiare e chiare le confuse. Mah!

      2. Colaus de Arce

        Luigi
        ” Non sono d’accordo che il matrimonio in quanto tale sia valido in tutti i modi e in tutte le culture, altrimenti NS Gesù Cristo non l’avrebbe elevato al rango di sacramento. Riporto questi chiari punti del Catechismo di San Pio X:”

        Su questo siamo pienamente d’accordo, ma io non parlavo del matrimonio cattolico, ma del matrimonio a prescindere, vorrei ricordare che Gesù Cristo colloca il matrimonio nel disegno divino proprio in quel “Principio” in cui si fonda la famiglia, quel principio in cui non è lecito separare.

        Se non guardiamo sotto questa ottica allora dovremmo dire per assurdo che tutti i matrimoni celebrati ante Cristo sarebbero invalidati, è evidente che elevando il matrimonio cristiano a sacramento si da piena attuazione a quel principio enunciato da Gesù.
        Inoltre ribadisco che il concetto di “Matrimonio-Sacramento” era sconosciuto per molti secoli, ed i matrimoni anche tra cristiani erano esclusivamente civili.

  3. Colaus de Arce

    Inoltre, Gesù non istituì il matrimonio, in quanto come istituzione divina si fondava proprio in quel Principio ” Non avete letto che dal Principio Dio creò l’uomo e la donna e li unì, ciò che Dio unisce l’uomo non separi”, quindi il Matrimonio essendo istituito in quel “Principio” o all’inizio, è, e sarà sempre valido sia cattolico che non, in quanto tale unione espressa dalle consuetudini popolari, vedi ad esempio il placet patriarcale, risponde pienamente a quell’istituzione divina esplicitata dalla creazione della prima coppia.
    Gesù, epurò il matrimonio di tutte quelle eccezioni espresse dalla Legge, riportandolo a quello che era l’istituzione divina, “l’uomo non separi” (avevano il vizietto di cambiare moglie facilmente), ma è più che evidente che il matrimonio incastonato nella Grazia risponde meglio di quelli non cattolici, poiché negli sposi cattolici la Grazia Santificante cementa l’unione in modo più perfetta, facendola corrispondere in misura piena all’Istituzione divina il quale non è altro che lo Ius Divinum o Diritto di Dio sulle sue creature.

    1. Gesù non si limitò a portare alla purezza originale l’istituto del matrimonio, ma lo elevò al rango di sacramento, come ricorda anche il Concilio di Trento:
      “Poiché, quindi, il matrimonio nella legge evangelica è superiore per la grazia di Cristo agli antichi matrimoni, giustamente i nostri santi padri, i concili e la tradizione della chiesa universale hanno sempre insegnato che si dovesse annumerare tra i sacramenti della nuova legge.” (SESSIONE XXIV).

      Il fatto che nei primi secoli dopo Cristo il sacramento non venisse amministrato come viene amministrato oggi, non significa che le sue basi siano state poste solo con i conciliî del secondo millennio (e quello di Trento in particolare). Semplicemente sono cambiate le forme e la Chiesa ha acquisito maggiore consapevolezza sul sacramento, ma l’essenza è rimasta la stessa: infatti la materia del matrimonio sono gli sposi, la forma è la mutua accettazione del diritto sul corpo altrui, i ministri sono gli stessi sposi e i soggetti sono i battezzati che hanno raggiunto la maturità sufficiente a contrarre questo sacramento.

      1. Quindi il matrimonio come sacramento ha sempre fatto parte della Tradizione della Chiesa, sin dai primi secoli, anche se in modo meno esplicito rispetto alle definizioni solenni del Concilio di Trento. Ma non si può dire che fosse sconosciuto.
        Altrimenti uno potrebbe fare lo stesso discorso con dei dogmi come l’Assuzione della Vergine Maria. È vero che il dogma è stato definito solo nel 1950, ma ha sempre fatto parte della Tradizione, poichè non vi può essere Rivelazione che non sia contenuta nelle Scritture o nella Tradizione.

        1. Perfetto, caro Luigi, lei ribadisce ciò che il catechismo ( di S.Pio X) ha sempre insegnato e soprattutto che i ministri del matrimonio sono gli sposi stessi e non “un ministro che santificando con la liturgia sacramentale la volontà dei nubendi dona alla coppia il soccorso della Grazia e la benedizione divina”. Il catechismo è dunque cambiato. Che sbadata, è passato tutto questo tempo e non me ne sono mai accorta.

      2. Colaus de Arce

        @Luigi
        Siamo pienamente d’accordo, ma come alcuni affermano che i matrimoni celebrati dai non cristiani non siano validi mi pare un grosso errore.

        1. Non sono validi per chi? I matrimoni celebrati dai non cristiani non sono cristiani. Per avere validità di sacramento, ossia grazia santificante da Dio, devono essere celebrati cristianamente, anzi cattolicamente, dacché la Chiesa di Cristo sussiste nel cattolicesimo e le altre religioni sono semplicemente false. Per il resto, grazie a Luigi per l’approfondito chiarimento, ad uso degli arrampicatori di specchi.

          1. Colaus de Arce

            @ Alessandro2
            ” Non sono validi per chi? I matrimoni celebrati dai non cristiani non sono cristiani. Per avere validità di sacramento, ossia grazia santificante da Dio, devono essere celebrati cristianamente, anzi cattolicamente, dacché la Chiesa di Cristo sussiste nel cattolicesimo e le altre religioni sono semplicemente false. Per il resto, grazie a Luigi per l’approfondito chiarimento, ad uso degli arrampicatori di specchi.”

            I matrimoni celebrati dai non cristiani è evidente che non sono cristiani, ma quì si sta parlando del matrimonio in quanto tale, nello specifico dei non cristiani ed è perfettamente valido in quanto risponde al disegno divino “Nel Principio”, o forse mi si vorrebbe dire che i matrimoni siano validi solo a partire dal concilio di Trento? e dimmi, come ci si sposavano i cristiani nel primo millennio? e che dire ante Cristo, erano forse tutti invalidati?, la Chiesa è fondata in divenire non in divenuta, e grazie a questo si è avuta una comprensione maggiore sul sacramento del matrimonio, ma ciò non invalida i matrimoni, ne quelli prima ne dei non…

          2. Chissà perché Colaus de Arce mi ricorda tanto un nefasto personaggio che imperversava su MiL, un tale Cyrano… Il metodo era semplice: riferirsi a casi estremi o del passato remoto, per i quali gli interlocutori avevano difficoltà a rispondere. Tanta sapienza di facciata, e tantissimo modernismo sottostante! Ora, noi siamo cattolici, sappiamo che il matrimonio come sacramento l’ha istituto NSGC stesso, quindi al di là dei formalismi con cui si celebra, esso ha una sussistenza bimillenaria. Tra l’altro ministri del matrimonio sono gli sposi stessi, quindi la questione della benedizione del sacerdote è secondaria.

          3. Colaus de Arce

            Caro Edoardo
            Prima di tutto il nome Colaus de Arce è il mio cognome originale, quindi non Cyrano come tu pensi, inoltre conosco perfettamente la storia del cristianesimo in modo particolare il primo millennio, cultura ebraica e quella dei giudei cristiani, e non mi si venga a dire che sono cose del “passato remoto”, perché la fede cattolica si fonda proprio in quel passato remoto tanto indigesto.
            Inoltre necessita contestualizzare la pericope a cui si riferisce la questione, proposta come trappola dalla scuola rabbinica di Hillel e non quella di Shammai, in sostanza se non si conosce la cultura ebraica e le argomentazioni di Gesù a quella cultura non se ne esce, e la questione non era il matrimonio in quanto tale, bensì il divorzio che la scuola rabbinica di Hillel spargeva a piene mani, e per questo Gesù fece riferimento a quel “Principio” in cui l’uomo e la donna uniti diventavano una sola carne, come poi andò a finire è cosa nota.

          4. Colaus, ho capito bene la sua argomentazione, non c’è bisogno che la ripeta. A risposta, basta citare ancora una volta Luigi Bonini (magari non l’ha letto, è qui sopra): “Il fatto che nei primi secoli dopo Cristo il sacramento non venisse amministrato come viene amministrato oggi, non significa che le sue basi siano state poste solo con i concilî del secondo millennio (e quello di Trento in particolare). Semplicemente sono cambiate le forme e la Chiesa ha acquisito maggiore consapevolezza sul sacramento, ma l’essenza è rimasta la stessa: infatti la materia del matrimonio sono gli sposi, la forma è la mutua accettazione del diritto sul corpo altrui, i ministri sono gli stessi sposi e i soggetti sono i battezzati che hanno raggiunto la maturità sufficiente a contrarre questo sacramento”. E ancora: “Quindi il matrimonio come sacramento ha sempre fatto parte della Tradizione della Chiesa, sin dai primi secoli, anche se in modo meno esplicito rispetto alle definizioni solenni del Concilio di Trento. Ma non si può dire che fosse sconosciuto”.

        2. Colaus de Arce,
          capisco l’obiezione, ma qui non si tratta di capire se i matrimoni dei non cristiani siano validi o no. Sicuramente rispondono alla legge naturale voluta da Dio, ed è ottima cosa che anche i pagani la seguano per evitare di fare peccati ed offendere Dio, ma attenersi alla sola legge naturale non è sufficiente per raggiungere la salvezza. La dottrina cattolica insegna che se non si entra a far parte della Chiesa attraverso il battesimo non si può essere salvati, anche se un pagano avesse vissuto fedelmente il matrimonio naturale. Se poi questo stesso pagano dovesse salvarsi attraverso il battesimo di desiderio (e quindi essere unito spiritualmente alla Chiesa), questo lo può sapere solo Dio, ma se Nostro Signore ci ha comandato di far conoscere il Vangelo e battezzare tutte le genti un motivo ci sarà. L’incorporazione al Corpo di Cristo attraverso il battesimo sacramentale apporta evidentemente dei benefici incalcolabili di cui un pagano che si dovesse salvare col solo battesimo di desiderio forse non godrà mai.

          1. Colaus de Arce

            Caro Luigi
            Concordo in parte (la prima) il tuo post, ma c’è da rettificare, Salus Animarum Suprema Lex, non riguarda i pagani bensì coloro che una volta accettati i sacramenti vivono de facto fuori di essi e fuori dalla Chiesa, i pagani non hanno il “Battesimo di desiderio” concetto errato ed errata applicazione, in quanto si applica a coloro che conoscendo il Kerygma gesuano si trovano nell’impedimento di realizzare tale battesimo, come il “Battesimo di sangue”, versato per la fede prima del battesimo, per i pagani la salvezza dipende dall’ubbidienza a quella legge che san Paolo disse essere iscritta nei loro cuori ” Quando i pagani, che non hanno la Legge, per natura agiscono secondo la Legge, essi, pur non avendo Legge, sono legge a se stessi. 15Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori,”
            Ma è altresì evidente che la Grazia infusa è diversa da chi opera nella fede in Cristo e nella Sua Chiesa da chi agisce secondo natura.
            Condivido la tua ultima parte, in quanto solo a Dio spettano le vie della salvezza, noi ci dobbiamo fermare e pregare per…

          2. Caro Colaus de Arce, leggo dal Catechismo di San Pio X:

            171. Ma chi si trovasse, senza sua colpa, fuori della Chiesa, potrebbe salvarsi?
            Chi, trovandosi senza sua colpa, ossia in buona fede, fuori della Chiesa, avesse ricevuto il Battesimo, o ne avesse il desiderio almeno implicito; cercasse inoltre sinceramente la verità e compisse la volontà di Dio come meglio può; benché separato dal corpo della Chiesa, sarebbe unito all’anima di lei e quindi in via di salute.

            Inoltre:

            567. Si può supplire in qualche modo alla mancanza del Battesimo?
            Alla mancanza del sacramento del Battesimo può supplire il martirio, che chiamasi Battesimo di sangue, o un atto di perfetto amor di Dio o di contrizione, che sia congiunto col desiderio almeno implicito del Battesimo, e questo si chiama Battesimo di desiderio.

            Come vedi il Battesimo di desiderio si applica per i pagani, non per i cristiani non praticanti, e per ottenerlo è necessario il desiderio almeno implicito del Battesimo. È questo a cui si riferisce San Paolo nel brano citato.

          3. Colaus de Arce

            Caro Luigi
            Rispondo quì perché non vedo il pulsante di risposta nell’ultimo tuo post.
            Se leggiamo attentamente ciò che dice S.Pio X, notiamo che la sostanza non cambia, sia il battesimo di desiderio che di sangue sono preceduti da un accostamento alla fede cattolica, il percorso che il catecumeno fa per ricevere il battesimo, su questo siamo perfettamente d’accordo, ma tale esplicitazione da parte di S.Pio X non può essere ascritto a chi non conosce, ha chi non ha mai sentito parlare ne della S. Trinità ne di Gesù Cristo ne della Sua Chiesa.
            Si desidera ciò che si conosce, costoro possono solo ubbidire alla legge naturale, sempre se non contaminata dalla loro cultura, essere fuori dalla Chiesa significa semplicemente non appartenere ancora al Corpo Mistico, e fino a quando non si riceve il battesimo si è fuori, nell’antichità il catecumeno non poteva assistere alla consacrazione ne alla comunione , doveva uscire dalla Chiesa per poi farne rientro, fin quanto non avesse ricevuto il battesimo era considerato fuori dalla Chiesa.

  4. Cesaremaria Glori

    Concordo con Colaus de Arce. Lo stesso catechismo della Chiesa Cattolica chiarisce che “tra i battezzati i legami del matrimonio sono santificati dal sacramento” (C.C.C.n.2360). Il sacramento aggiunge la Grazia che è una ulteriore garanzia donata da Dio alla coppia. Al n. 2364 lo stesso Catechismo afferma che la comunità di vita e di amore fondata dal creatore e strutturata con leggi proprie è stabilita dal patto coniugale, vale a dire, dall’irrevocabile consenso personale. L’alleanza stipulata liberamente dai coniugi impone loro l’obbligo di conservare l’unità e l’indissolubilità. Dal secolo XII si impose la dottrina di ascendenza romanistica che riconosce nel consenso dei due sposi la causa genetica del matrimonio. Consenso che costituisce la causa unica ed efficiente del matrimonio (C.C.1057/1). La storia della formazione del Diritto in Italia risente della eredità romana con apporti del diritto germanico e ha trovato, per quanto concerne il Matrimonio,il suo compimento con il concilio di Trento per poi essere scardinata ai nostri giorni nella sua essenza. Sono…

  5. Cesaremaria Glori

    d’accordo con Colaus de Arce per il resto. Il ministro che celebra il Matrimonio non è una delle parti contraenti ma solo un ministro che santificando con la liturgia sacramentale la volontà dei nubendi dona alla coppia il soccorso della Grazia e la benedizione divina. Per la Chiesa Cattolica il vero matrimonio è uno solo cioè quello caratterizzato dalla dignità sacramentale per i battezzati ma ciò non significa che il matrimonio naturale non possegga una intrinseca valenza sacra e religiosa. Restringere la sacralità esclusivamente al Matrimonio sacramentale cattolico impoverirebbe immotivatamente quella prevista dal diritto naturale che è, anche esso, di origine divina. Aggiungerei inoltre una riflessione: se poniamo il parallelo fra il principio identità/inseparabilità con patto matrimoniale e sacramento togliamo la sacralità al matrimonio naturale, che è, ripeto, anche esso di origine divina.

  6. Il Diritto Canonico non è stato inventato ieri, né codifica “prassi” di natura meramente umana. Se Gesù Cristo ha parlato di intangibilità del vincolo matrimoniale ha espresso una precisa volontà che ha una origine divina. Egli è infatti vero Dio e vero Uomo. Per tale motivo il matrimonio è stato associato all’unione mistica di Cristo con la Chiesa. Così pure gli altri Sacramenti non sono frutto di elaborazione umana, sono fonte perpetua di Salvezza, sono il dono della Verità Rivelata. Non vi sono dubbi in merito alla validità del matrimonio non concordatario di fronte alla legge, solo umana naturalmente. E’ sempre ferma la speranza che i coniugi uniti secondo il vincolo civile, i quali non abbiano contratto in precedenza altre nozze valide secondo il rito Cattolico, possano accedere al Sacramento. Viviamo per questo, pensando anche e soprattutto a chi non è ancora aperto alla Grazia di Dio. Le affermazioni del Papa sulla unione uomo – donna sono benedette, come la dura condanna dell’omicidio dei nascituri. Infatti un noto quotidiano della estrema sinistra si è subito scagliato

    1. Colaus de Arce

      @ Francesca
      Gesù sta parlando di del matrimonio in quanto legame tra un uomo e una donna, e tale matrimonio anche se civile (mi riferisco ai non cattolici) è e rimane indissolubile in quanto corrisponde ” In Principio”.
      Cesaremaria Glori ha ben espresso con questa frase ” Aggiungerei inoltre una riflessione: se poniamo il parallelo fra il principio identità/inseparabilità con patto matrimoniale e sacramento togliamo la sacralità al matrimonio naturale, che è, ripeto, anche esso di origine divina.”
      Sono d’accordo con il tuo commento ” contro, diciamo pure in tempo reale. Basta questo per comprendere come sia indispensabile e indifferibile proseguire sulla strada della chiarezza a tutto campo, l’unica giusta proprio perché costa persecuzione come preannunciato il Maestro, raduna gli smarriti, conduce alla Salvezza Eterna.”
      Pax et Gaudium

  7. contro, diciamo pure in tempo reale. Basta questo per comprendere come sia indispensabile e indifferibile proseguire sulla strada della chiarezza a tutto campo, l’unica giusta proprio perché costa persecuzione come preannunciato il Maestro, raduna gli smarriti, conduce alla Salvezza Eterna.

  8. Liliana rizzini

    Argomentazioni chiare e di verità.. C’è chi le espone pacatamente come l’autore e come Antonio Livi o mons. Negri, c’è chi le urla con forza e coraggio come don Minutella. Perché non unire tutte queste voci in una sola?

  9. Ma questo papa (con la p minuscola) è eretico. Il mio pensiero va all omelia della messa della sera della Vigilia di Natale 2017

  10. Una vera chicca della controinformazione cattolica, che rivela l’ipocrisia e la falsità del clero bergogliano, immigrazionista ed ecumenista fin nelle midolla :

    “DOVE AVETE LASCIATO LE VOSTRE DONNE?”. E IL PRETE CHE VIVE CON I “PROFUGHI” VA IN CRISI
    “Stamattina ho posto una semplice domanda a don Biancalani e ai suoi ragazzi: dove sono le loro madri, sorelle, mogli, figlie o fidanzate? Dove hanno lasciato le loro donne? Le hanno lasciate in paesi in guerra da dove dicono di scappare, a rischio stupri, bombe o violenze?
    Oppure sono venuti semplicemente in vacanza, e non sono scappati da nessuna guerra? E se non scappano da nessuna guerra, allora perché dobbiamo mantenerli?
    Non ho avuto risposta. Biancalani ha balbettato qualche scusa senza senso, da cattivo prete e pessimo politico”.

    (Susanna Ceccardi, sindaco di Càscina, Pisa)

  11. Il ragionamento sul matrimonio valido / non valido mi sembra abbastanza confuso:
    “Se gli sposi convivessero tra loro col solo matrimonio civile sarebbero in istato di continuo peccato mortale..”
    e questo vale ovviamente solo per i cristiani. Quindi nel mondo ci sarebbe una miliardata di sposi che vivono in continuo peccato mortale
    in quanto sposati con riti diversi da quello cristiano?

    1. Dipende, se senza colpa non sono consapevoli della necessità della fede cattolica (e quindi dei sacramenti) per la salvezza, non vivono in stato di peccato mortale, perchè non ci sarebbe la piena consapevolezza.
      Se dovessero però divorziare o commettere adulterio commetterebbero peccato mortale, poiché andrebbero contro l’ordine naturale, non soprannaturale, del matrimonio (il matrimonio è infatti un istituto naturale di diritto divino, oltre che essere sacramento).

  12. E’ semplice: i cristiani battezzati che hanno contratto matrimonio civile vivono in peccato mortale, perchè il vero matrimonio, secondo quel che dice la Dottrina cattolica, è quello sacramentale e la loro ignoranza del valore di questo Sacramento è un’ ignoranza colpevole, perchè è ignoranza delle cose di Cristo. Per tutti i non battezzati, che non hanno conosciuto Cristo, non si può parlare di peccato mortale. Dell’amore che avranno dato alla loro moglie o marito e dell’onestà con cui hanno vissuto questo legame sarà tenuto conto da Dio. La disquisizione dotta del sig. Colaus de Arce è interessante ma inutile e crea solo confusione. Quel che conta non è quello che è successo prima di mille anni fa ma quello che dice la Dottrina cattolica e i dogmi della Chiesa come li conosciamo OGGI. Sennò facciamo come il mio parroco che si arrabbiato con me perchè volevo la Comunione in bocca e sosteneva che gli Apostoli e i primi cristiani la prendevano in mano. Ecosì per chi sostiene il celibato dei preti….ci si rifà sempre a una supposta Chiesa delle origini per cui “inizialmente…

    1. Bravissimo Isia. Aggiungo: l’ignoranza è quasi sempre colpevole anche per i non battezzati, che in questo mondo globalizzato non possono non avere accesso alla vera e santa dottrina del Cristianesimo cattolico.

  13. Chissà perché Colaus de Arce mi ricorda tanto un nefasto personaggio che imperversava su MiL, un tale Cyrano… Il metodo era semplice: riferirsi a casi estremi o del passato remoto, per i quali gli interlocutori avevano difficoltà a rispondere. Tanta sapienza di facciata, e tantissimo modernismo sottostante! Ora, noi siamo cattolici, sappiamo che il matrimonio come sacramento l’ha istituto NSGC stesso, quindi al di là dei formalismi con cui si celebra, esso ha una sussistenza bimillenaria. Tra l’altro ministri del matrimonio sono gli sposi stessi, quindi la questione della benedizione del sacerdote è secondaria.

    1. Colaus de Arce

      @ Edoardo
      ” Tanta sapienza di facciata, e tantissimo modernismo sottostante! ”

      No, non è così, vedi io non sono ne modernista ne tradizionalista estremista, sono solo un cattolico, con poca sapienza, ma che in compenso ha studiato la storia del cristianesimo( particolarmente la questione di cui si discute), della cultura ebraica, la Teologia ed in particolare la Teologia Escatologia e la questio dello “stato intermedio”, per tutta questa mia ignoranza la Chiesa Cattolica mi ha consegnato il famoso pezzo di carta, tutto quì, nulla di eccezionale.

      1. @Colaus de Arce
        Beh, io non ho il pezzo di carta, e me ne dispiaccio. Uscendo dal tema, ha mai avuto a che fare con il suddetto Cyrano?
        Tornando in tema: per quello che ho capito io, l’autore muove una critica volta a mostrare come il Papa tiri per la classica giacchetta S. Paolo, facendogli dire cose diverse da quelle originali. Il fine? Io credo che sia quello di giustificare alcuni punti critici di Amoris Latetitia. Infatti, ad esempio, se una qualsiasi coppia uomo/donna unita in matrimonio è immagine di Dio, allora lo sono anche i divorziati risposati. Quello che manca nel discorso del Papa è la puntualizzazione che solo il matrimonio cristiano rappresenta la completezza dell’unione uomo/donna, mentre a qualsiasi altra forma di unione manca l’apporto della Grazia del sacramento. Mettiamola così, nel migliore dei casi il Papa è quantomeno un pessimo venditore, perchè avendo il prodotto di gran lunga migliore (matrimonio cristiano) lo abbassa a quello dei concorrenti.

        1. Colaus de Arce

          @ Edoardo
          ” Quello che manca nel discorso del Papa è la puntualizzazione che solo il matrimonio cristiano rappresenta la completezza dell’unione uomo/donna, mentre a qualsiasi altra forma di unione manca l’apporto della Grazia del sacramento. ”

          Caro Edoardo, questo che hai scritto è il nocciolo della questione, ed è quello che qualche post addietro ho scritto, concordo perfettamente.

          1. Colaus de Arce

            @ Edoardo
            ” ha mai avuto a che fare con il suddetto Cyrano?”
            Scusami, me ne ero dimenticato

            No, non ho mai avuto a che fare con questo Cyrano, almeno per quel che mi ricordo.
            Ciao

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