Passaggi al bosco – Idee per resistere alla dittatura sanitaria

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«Il singolo dispone ancora di organi in cui è depositata più saggezza di quanta non ne possieda l’intera organizzazione: il suo stesso smarrimento e la sua paura ne sono la testimonianza» Ernst Jünger. 

L’eccesso di razionalismo è un sintomo, il sintomo di una malattia che, quando diffusa, porta a esiti opposti. Il razionalismo dei lumi portò alla schizofrenia del romanticismo ottocentesco, l’ubriacatura per la macchina e la velocità portò alla carneficina mondiale, il culto dell’intelligenza virtuale porterà alla catastrofe finale. L’intelligenza artificiale non può essere controllata dalle masse, né dai governi, la propaganda televisiva di oggi contiene i germi subliminali della sottomissione di domani. Solo il singolo può ancora ribellarsi, come aveva capito quel grande interprete del nichilismo che fu Ernst Jünger. Il pensatore tedesco ci direbbe, oggi ancor più di allora, di passare al bosco, ribellarci. Solo il singolo può ribellarsi, lo può fare con la saggezza atavica che esce come sangue dal suo cuore quando batte nel petto in modo insolito, lo può fare dando ascolto alla propria voce interiore, può scatenare quell’atto della volontà per dire no alla paura che lo coglie. 

Occorre ribellarsi all’organizzazione mondiale che vuole cambiare per sempre la faccia della terra. Il processo, però, va prima capito a livello intellettuale, digerito, considerato nella sua reale esistenza. Altrimenti lo smarrimento e la paura otterranno il sopravvento. La sequenza deve partire non dal cuore, dove si agita il cane incontenibile della potenza umana, che annusa già l’usta della libertà, la sequenza deve essere logica, seguire il flusso dei pensieri coerenti, che tengono ancora alla catena il cane. Non è tempo di mordere, basta di ringhiare. 

La mente non ha vincoli. È nata libera.

Con la mente è venuto il momento di abbandonare la concezione idolatrica della scienza. La vicenda covid-19 ce lo ha insegnato: gli scienziati pontificano i propri assiomi scientifici ricavati dalle ricerche esattissime della tecnica. Poi si copre che i tamponi non sono affatto precisi, i virologi non sono d’accordo sul periodo di incubazione, non si sa con certezza se gli asintomatici siano infettivi o meno. Nel frattempo, questi stessi asintomatici vengono classificati dalla medicina televisiva come malati, per quanto l’evidenza dica che sono sani. Come d’altra parte sanno benissimo da soli. Un qualsiasi analfabeta vede che un asintomatico è sano, ci vuole uno scienziato per dire che è malato. 

La medicina si è rivestita di quel paleolitico alone di magia e superstizione che pensavamo abbandonato da quando scoprimmo la ragione con i filosofi greci. Oggi la ragione filosofica di tipo aristotelico, e, se vogliamo, tomista, è stata spazzata via con il suo carico di buon senso, da certi sapientoni che interpretano i dati con l’antica sicumera degli aruspici di fronte al fegato fumante. Con un ulteriore inscalfibile violenza concettuale: lo dicono i dati. Chi non si adegua a questo gregarismo animale da rinnovata società di vergogna diviene ipso facto un untore, un immorale, un criminale.

L’idolo scientifico non è solo. Incombe su di noi con le sue dita sterili, che non sono altro che i tentacoli di lattice della finanza mondialista, le cui ventose sono costituite da quella cosa appiccicaticcia e malsana che è diventata la politica. Se è necessaria l’autorità medica per stabilire che un sano è malato, serve un politico per stabilire che la salute dipende dalla coercizione. Il male non è la malattia, che esiste e è fra noi, ma il leviatano turbo-globalista che ha reso le politiche nazionali rispondenti al motto: homo homini virus.

Il segno distintivo dell’uomo disumanizzato e medicalizzato è la mascherina chirurgica al posto del rosario. Appesa dove si appendeva in modo forse superstizioso il rosario prima, cioè sullo specchietto retrovisore delle auto, e dove ora campeggia il simbolo della decadenza spirituale. D’altra parte, anche i vescovi danno la vita per Dio sostituendo l’acqua santa con l’igienizzante. Si aggrappano alla vita che perderanno, anziché al rosario, alla preghiera che li avrebbe salvati. Non così fecero gli apostoli, mi pare.

Noi ci rifiutiamo di ingoiare tutta questa roba.

Fatelo voi, condite di Maalox i decreti arbitrari di un Presidente semisconosciuto votato da nessuno, i cui discorsi sono talmente incasinati da non sembrare degni di uno statista italiano. Noi ci rifiutiamo. Non solo perché i politici hanno tradito la patria e la storia. Non vogliamo vivere da malati per morire sani. Noi vogliamo rimanere liberi di restare sani di mente. Perché è preferibile una libertà sporca e pericolosa a una cattività igienica garantita dalla protervia scientifica degli interpreti di dati. Perché come diceva Ernst Jünger: “La salute può essere un bene. La malattia a volte può essere addirittura meglio. Le malattie sono domande, sono anche dei compiti, perfino onorificenze. Tutto dipende da come uno se le appunta”.

Non abbiate paura di morire. Abbiate paura di non aver vissuto!

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11 commenti su “Passaggi al bosco – Idee per resistere alla dittatura sanitaria”

  1. Bene, Sig. Matteo Donadoni, mi trova perfettamente d’accordo con Lei, ma quante persone seguiranno i nostri ragionamenti e crederanno davvero al Nuovo Ordine Mondiale?…..Quando parlo con le persone che conosco di tutto questo…mi prendono per visionaria e in preda alla pazzia. Dobbiamo innanzittutto svegliare gli altri dal loro sonno ipnotico, altrimenti possiamo scrivere tanti articoli ma non serviranno a niente ed a nessuno. Comunque grazie per averlo scritto.

    1. Gent. Sig.ra Aloisia,
      Concordo con Lei che svegliare le coscienze intorpidite dalla menzogna mediatica a busta paga della nuova ingegneria sociale, non sarà un compito facile; ma non bisogna perdersi d’animo, e ognuno di noi, nel proprio ambito, può fare la sua parte.
      Un articolo, come questo scritto dal Sig. Donadoni, merita d’essere inviato in copia ad ogni nostra mailing list, pur consapevoli di dover incontrare ostacoli difficili da superare.
      Essere visionari anche se tacciati come negazionisti impazziti, è un dovere.
      Se si smette di combattere è veramente la fine.

  2. Non ricordo se l’ho già comunicato: Consiglio di leggere “La gnosi al potere di A. Pellicciari”.
    Per me è stato un libro molto scioccante perché spiega TUTTO QUANTO ACCADE ATTUALMENTE NEL MONDO.
    E la situazione è “umanamente” irrimediabile.
    QUINDI POSSIAMO ATTENDERE SOLO L’INTERVENTO DIVINO.
    E’ stato detto più volte e se non ricordo male, anche il segreto di Fatima, termina con questa frase MERAVIGLIOSA: “”””… alla fine AVVERRA’ IL TRIONFO DELLA MADONNA! “”””
    Preghiamo che così sia!!!!

  3. Perfettamente condivisibile il rifiuto di vivere malati per morire sani. Ricordiamo però che soni anni che il terrorismo salutista spinge nella direzione opposta

  4. Ed oltre ai comitati incapaci ed ai Giuseppi ci dobbiamo pure sorbire le idiozie del GEOLOGO ABORTISTA TOZZI!
    Un tizio che, fra uno sproloquio pseudoscientifico e l’altro, vorrebbe insegnare alle persone ED AGLI STESSI MEDICI come ci si deve comportare in un periodo così delicato.

  5. Dal punto di vista “medico” una persona positiva (asintomatica o no), viene considerata malata ma infortunio sul lavoro ((gestione INAIL), il “malato” (competenza INPS) è colui che è stato a contatto con un positivo anche se lui risulta negativo

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