PASSEGGIANDO CON L'ALIENO. L'INGANNO DI TREMONTI – di Giovanni Lazzaretti

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Il nostro Giovanni Lazzaretti ha di nuovo incontrato il suo amico alieno, e ci riporta il dialogo che è intercorso tra di loro…

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San Martino in Rio, 20 agosto 2011, San Bernardo di Chiaravalle

 

  • E così il tuo Tremonti ha partorito la manovra.

  • Mio? Perché lo chiama mio?

  • Perché non ti lascia indifferente. Hai un misto di repulsione e attrazione.

  • Repulsione certamente: è dal 2001 che taglia i fondi alle scuole paritarie, e quindi anche alla nostra scuola. Sì, ogni tanto mi attrae, dice cose insolite su moneta e globalizzazione.

  • 6 marzo 2008 Annozero, 26 febbraio 2009 Porta a Porta, 6 marzo 2009 TG1,…

  • Lei sa proprio tutto.

  • Su Youtube si trova quasi tutto. Insomma le sue parole sulla follia della globalizzazione, sull’assurdità di aver immesso 1 miliardo di cinesi nel mercato mondiale, sugli stati che hanno lasciato crescere una moneta parallela a quella sovrana, ti colpiscono positivamente.

  • Sì, non lo nego.

  • Hai abboccato come un pesce…

  • Perché mi dice così?

  • Te lo spiego con un esempio. Come fa il darwinismo a reggersi in piedi?

  • Il darwinismo? Ma che c’entra?

  • Rispondi, per favore.

  • Il darwinismo, non essendo una teoria scientifica, si regge per via mediatica. Sceglie un avversario anch’esso non scientifico, il creazionismo, e sui giornali si parla solo della diatriba darwinisti-creazionisti. Il darwinismo vince facile perché il creazionismo “puzza di religione”…

  • e intanto l’unica teoria scientifica che ha una base logica, l’evoluzione monogenerazionale o per punti, rimane tagliata fuori da tutti i media.

  • E’ così.

  • Ecco. Questa tecnica pensi che sia ignota a Tremonti?

  • Che tecnica?

  • La tecnica dello scegliersi un avversario adatto. Tremonti sceglie come avversario “la follia della globalizzazione”, “il miliardo di cinesi”. Sceglie un avversario che ha già perso in partenza, perché non ha difensori: la gente normale è tutta contro la globalizzazione e contro i cinesi. E così la gente, quando sente da Tremonti che negli anni ’90 gli Stati hanno ceduto la sovranità monetaria lasciando nascere una moneta parallela cattiva, finisce per crederci, e pensa che prima degli anni novanta ci fosse una moneta buona.

  • Non è così?

  • Non è così! Tremonti denuncia le follie della globalizzazione, ma la globalizzazione non nasce da “Stati che hanno ceduto la sovranità monetaria”, nasce da Stati che la sovranità monetaria non l’hanno mai avuta.

  • Forse abbiamo perduto un po’ di sovranità entrando nell’euro…

  • Ma lascia perdere l’euro, è roba del 2002! La questione è molto più antica e profonda! Fatti venire in mente cosa disse Tremonti a Bersani, Annozero del 26 novembre 2009.

  • Non l’ho visto.

  • C’era un faccia a faccia a mo’ di battibecco. A un certo punto Tremonti incalza Bersani ed esce con la frase “Ma cosa fai, stampi moneta? Fai il debito?”. Ecco, questo è Tremonti. Attacca il nemico “moneta sporca”, “globalizzazione selvaggia”, “cinesi”, per tornare a proporre una nuova Bretton Woods, un nuovo governo mondiale, che ribadisca comunque la moneta come “moneta debito” in mano alle banche private.

  • Da noi non è in mano alle banche private…

  • E’ in mano a Bankitalia. “La Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico come stabilito dalla legge bancaria del 1936, ribadita anche da una sentenza della Corte Suprema di Cassazione. Le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private, per il 5,67% di enti pubblici (INPS e INAIL)”. Proprietà di privati, non è un segreto.

  • Ma Bankitalia garantisce il valore della moneta…

  • Bankitalia non garantisce niente. Bankitalia tiene gli euro circolanti in Italia nelle sue passività (138 miliardi di euro, più o meno), passività inestinguibile, e utilizza liberamente l’attivo corrispondente. Ciò che fa Bankitalia lo poteva fare anche lo Stato, con la differenza che il patrimonio attivo sarebbe stato un bene di tutti.

  • Non ce lo vedo Tremonti come “difensore occulto” di Bankitalia. Tremonti nel luglio 2009 di fatto attaccò Bankitalia, quando chiese di tassare del 6% le plusvalenze in oro.

  • Tremonti sapeva già che l’Europa l’avrebbe bocciato. E probabilmente sapeva che il bilancio 2009 avrebbe comunque riservato un trasferimento enorme da Bankitalia allo Stato (*). Secondo me sono solo schermaglie di pressione e di potere tra galli nel pollaio, ma il pollaio è sempre lo stesso: “La moneta deve essere debito”.

  • Quindi secondo lei Tremonti fa una specie di sceneggiata.

  • Se vuoi chiamarla così… Concentrati su una cosa. Tremonti è presidente di Aspen dal 2004, riconfermato fino al 2012…

  • Aspen?

  • Aspen Institute Italia, un pensatoio, un “think tank” se vuoi dirla all’inglese.

  • Ma è un istituto di centro destra?

  • Macché centro destra! Trasversale nel modo più assoluto. Ci trovi Tremonti e Prodi, Enrico Letta e Gianni Letta, Franco Frattini e Giuliano Amato. Politici, banchieri, manager, gestori dei media,… (**). Il “metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”, L’Aspen Institute è finanziato ampiamente da fondazioni come la Carnegie Corporation, la Rockefeller Brothers Fund e la Ford Foundation (niente di segreto, è robetta da Wikipedia).

  • Ma insomma… Tremonti avrà pure una sua autonomia di pensiero!

  • Pensi che uno possa stare 8 anni presidente di Aspen dicendo qualcosa di sgradito ai Rockefeller? Impossibile. C’è l’arte dell’autocensura: frequenti Aspen e un po’ alla volta sai cosa si può dire e cosa non si può dire. Certamente in Aspen non puoi dire “La moneta è del popolo, le banche centrali devono essere proprietà dello Stato!”.

  • Ma prima ha detto che le banche centrali sono tutte private…

  • Tutte? Ma non sei stato proprio tu a scrivere che la Banca Centrale di Libia e la banca del Nord Dakota sono proprietà dello Stato?

  • Sì, ma non sono esempi spendibili. La Banca Centrale di Libia, eliminato Gheddafi, non esisterà più. E poi è, o era, la banca di un dittatore. E il Nord Dakota è uno Stato all’interno di una federazione.

  • E allora pensa alla Norvegia!

  • La Norvegia avrà una banca centrale come la nostra.

  • Signornò! L’aveva fino al 1985. Nel 1971 muore definitivamente la stabilità delle monete, con la decisione di Nixon di non garantire più il cambio dollaro – oro; la Norvegia osserva la situazione per alcuni anni e poi fa il suo atto di sovranità, affinché la moneta non sia in balìa dei cosiddetti “mercati”. Questo l’ho preso dal loro sito: “A new law of 24 May 1985 on Norges Bank and the monetary system (the Central Bank Act) entered into force on 9 September 1985. The bank ceased to be a limited company and became a separate legal entity owned by the state”. Owned by the state: questa è sovranità! E anche la rivoluzione antibancaria in Islanda credo stia andando nella stessa direzione.

  • Insomma c’è uno Stato europeo che agisce come la Libia di Gheddafi…

  • …e, come la Libia di Gheddafi, la Norvegia ha un ISU (***) da spettacolo. Gheddafi aveva largamente il miglior ISU di tutta l’Africa. La Norvegia ha il miglior ISU dell’Europa e di tutto il mondo. Ed ha anche il vantaggio di non essere una dittatura: contro la Norvegia non potrete chiedere “azioni militari umanitarie”.

  • Eh, no di certo. Oslo non è Tripoli.

  • Oslo non è Tripoli. Se vi verrà in mente di punire la Norvegia per “reato bancario” dovrete inventarvi qualcosa di diverso.



NOTE

(*) Bankitalia, per Statuto può girare a riserva solo il 20%+20% dell’utile, il resto lo deve dare allo Stato: 57 milioni nel 2007, 105 nel 2008, 1001 nel 2009, 511 nel 2010)

(**) Comitato Esecutivo di Aspen Institute Italia: Luigi Abete (presidente BNL) Giuliano Amato (parlamentare, senior advisor in Italia di Deutsche Bank) Lucia Annunziata (giornalista TV e stampa, direttrice di Aspenia) Alberto Bombassei (vicepresidente Confindustria) Francesco Caltagirone (costruttore, “suocero” di Casini) Giuseppe Cattaneo (consigliere del presidente) Fedele Confalonieri (presidente Mediaset) Fulvio Conti (A.D. e D.G. Enel) Maurizio Costa (vicepresidente e A.D. Mondadori) Gianni De Michelis (politico di lungo corso, consulente del ministro Brunetta) Umberto Eco (filosofo, scrittore, accademico, eccetera) John Elkann (presidente FIAT) Jean-Paul Fitoussi (economista, consulente Primo Ministro francese, CdA Telecom) Franco Frattini (ministro degli esteri) Gabriele Galateri di Genola (presidente di Assicurazioni Generali e Telecom) Mario Greco (CEO della General Insurance, Zurigo assicurazioni) Enrico Letta (parlamentare, vicepresidente PD) Gianni Letta (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) Emma Marcegaglia (presidente Confindustria e LUISS) William Mayer (CEO Credit Suisse e altro) Francesco Micheli (finanziere e imprenditore) Paolo Mieli (RCS libri, ex direttore Corriere della Sera) Mario Monti (International Advisor per Goldman Sachs) Lorenzo Ornaghi (rettore della Cattolica e vicepresidente di Avvenire) Corrado Passera (C.D. e CEO di Intesa San Paolo) Riccardo Perissich (vicepresidente di CONSIUSA, relazioni Italia USA) Angelo Maria Petroni (docente universitario, studioso liberalismo, fondatore Forza Italia) Mario Pirani (giornalista, economista, scrittore, cofondatore di Repubblica) Romano Prodi (parlamentare ed ex Presidente del Consiglio, presidente gruppo lavoro ONU-Unione Africana per le operazioni di peacekeeping) Alberto Quadrio Curzio (economista e docente universitario) Giuseppe Recchi (presidente ENI) Gianfelice Rocca (vicepresidente Confindustria, presidente clinica Humanitas) Cesare Romiti (presidente fondazione Italia-Cina, ex FIAT) Paolo Savona (economista, docente, presidente Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi) Carlo Scognamiglio (presidente onorario ASPEN, economista, docente, politico) Lucio Stanca (deputato PdL, ex presidente Expo 2015) Giulio Tremonti (ministro Economia e Finanze, presidente ASPEN) Beatrice Trussardi (presidente e A.D. gruppo Trussardi) Giuliano Urbani (politologo, cofondatore Forza Italia, consiglio amministrazione RAI) Giacomo Vaciago (economista, saggista, Università Cattolica).

(***) ISU = Indice di Sviluppo Umano. E’ un indice ufficiale che fa un mix tra reddito pro capite e altri parametri difficilmente riconducibili al singolo individuo, come l’alfabetizzazione e la speranza di vita.

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