PASSIO CHRISTI, PASSIO ECCLESIAE – di Piero Vassallo

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Le disorbitanze delle scolastiche cattoliche

 

di Piero Vassallo


 

Dalla lettura dell’opera di Romano Amerio, monsignor Brunero Gherardini deduce l’evidenza dell’unicità della passione di Cristo e della Chiesa, “unico essendo il martirio che, nella corsa del tempo, s’accanisce sul Cristo mistico con quella medesima virulenza con cui a suo tempo s’accanì contro le carni immacolate del Cristo fisico” (Cfr.: Aa. Vv. Passione della Chiesa. Amerio e altre vigili sentinelle, Il Cerchio, Rimini  2011, pag. 21).

Causa della passio Ecclesiae, che si rinnova dopo il Concilio Vaticano II, è l’illusione di poter trovare un’intesa con il pensiero dei moderni apostati. Tale infondata speranza, si è impadronita di una parte della gerarchia, trascinandola nel gorgo del più disarmante ottimismo-buonismo.

Sostiene Gherardini: “Qualcosa di più sottile e di più diabolico [della persecuzione cruenta, che, peraltro il mondo moderno non fa mancare ai fedeli] stringe la Chiesa in una strozza mortale, nell’intento di soffocare il rapporto della mistica Sposa con lo Sposo celeste, d’aprirla all’amplesso neomodernistico e soffocante della cultura contemporanea pacificandola con essa e con il mondo totus in maligno positus (1Gv 5,9)”.

L’idea della pace con il mondo è penetrato nel candido e incolpevole ottimismo del Beato Giovanni XXII. Nell’Allocuzione inaugurale del Vaticano II, Gaudet Mater Ecclesia, papa Roncalli, forse consigliato da teologi avventurosi, suggerì due opposti indirizzi: un Concilio finalizzato alla risoluta, intransigente conferma dei dogmi, “il Concilio deve condurre ad un sempre più intenso rafforzamento della fede”, e un Concilio orientato ad evitare la condanna degli errori moderni, visto che “ormai gli uomini da se stessi sembra siano propensi a condannarli”.

passione della chiesaIl cardinale Giuseppe Siri comprese l’assoluta infondatezza dell’ottimismo in circolazione nell’aula conciliare ed avvertì tempestivamente che dell’ideologia comunista (e dell’intera filosofia moderna) si stava impossessando la scolastica francofortese, impegnata a trasformare l’ateismo scientifico di Marx in una religione perfettamente capovolta e perciò irriducibile al dialogo con la verità cattolica. Il grande arcivescovo fondò la rivista Renovatio, per indicare la via d’uscita dallo stato d’animo conformista e dai suoi tortuosi percorsi: la comprensione dell’arretramento del pensiero laico alla superstizione nichilista.

Al fine di rinnovare l’ideologia comunista i francofortesi, infatti, avevano trovato sostegno  nell’esperienza gnostica del mondo e perciò rammentavano che nel linguaggio dell’eresia, cosmo vuol dire anche ordine e legge, “ma il segno che questi vocaboli possiedono in greco viene invertito. L’ordine diventa l’ordinamento rigido e ostile, la legge diventa la legislazione tirannica e malvagia. … Il limite che nello schema cosmologico antico era garante dell’ordine armonico, nell’esperienza gnostica diventa la barriera esteriore che bisogna superare”.

Di qui il rovesciamento della dottrina della salvezza nell’assoluta empietà: “Il concetto di Aldilà nel linguaggio gnostico possiede un significato evidente. L’Aldilà è il luogo del Dio oltremondano, che è concepito come un contro-principio rispetto al mondo. I predicati gnostici di Dio – inconoscibile, innominabile, indicibile, illimitato, non esistente ecc. – sono predicati negativi. Devono essere intesi come negazione del mondo e determinano polemicamente l’opposizione del Dio oltremondano nei confronti del mondo”.

Alla luce della novità rappresentata dal nichilismo francofortese, la ricerca del dialogo si riduceva all’affannoso inseguimento di una chimera.

Le c. d. avanguardie cattoliche si sono estenuate nel tentativo di evangelizzare un sistema filosofico in rovinosa fuga da se stesso.

Animata da un giudizio irrealistico e ingannevole, la rincorsa del marxismo mutante ha suggerito l’abbandono della filosofia tomista, ha impoverito la liturgia e ha alterato la teologia.

Matteo D’Amico al proposito rammenta le conseguenze esiziali della rinuncia alla dottrina di San Tommaso e dimostra che la passio Ecclesiae ha origine dal cedimento a una concezione dell’essere, dell’Assoluto e della verità di tipo hegeliano, immanentistico, dialettico, storicistico, segnata dal primato del divenire e del negativo.

Quando si riflette sulle omelie del cardinale Siri e sui saggi di Julio Meinvielle, Gianni Baget Bozzo, Ennio Innocenti e Massimo Borghesi,  che dimostrano il decisivo influsso dello gnosticismo nella filosofia di Hegel, diventa facile valutare la potenza dell’abbaglio che ha dominato il dialogo dei teologi progressisti con il mondo moderno.

Opportunamente padre Cavalcoli rammenta il rovesciamento della dialettica del peccato e della redenzione attuato da Karl Rahner e il suo disastroso effetto nella coscienza dei fedeli aperti alla novità:  “Il peccato esiste, dice Rahner, ma si annulla da sé, perché comunque la tendenza verso Dio è necessaria ed invincibile perché caratterizza l’essenza stessa dell’uomo. Il sì prevale sempre sul no. Da qui la convinzione di Rahner che tutti si salvano. … Ci si può domandare: se il peccato già elimina se stesso a causa di questa dialettica fra il sì e il no a Dio, che bisogno c’è allora della redenzione di Cristo?”

La libera circolazione di errori devastanti è una delle cause del dramma cattolico in atto dopo il Vaticano II. E una causa che può essere rimossa, quando (al seguito del suggerimento del vescovo di San Marino, Luigi Negri) si riconosca apertamente che “E’ giusto guardare al Concilio, interpretarlo e quindi affrontare anche coraggiosamente quei punti per cui è necessario un ulteriore approfondimento, ma certamente senza cedere alla tentazione ideologica“.

Il nodo da sciogliere è appunto l’ostinata presenza di cascami ideologici come tematiche nelle culture dei fedeli. Di qui infatti discende una divisione incline a scadere nel settarismo e nel cannibalismo. L’estinzione delle ideologie, la loro discesa nel sottosuolo del nichilismo ha chiuso le falle ecumeniche aperte dall’ottimismo galoppante negli anni del Vaticano II.

I fantasmi del comunismo e dell’illuminismo liberale, purtroppo, si aggirano ancora in associazioni autistiche consacrate alla contrapposizione feroce o all’intesa incauta con figure della modernità sorpassate dalle nuove e più velenose tematiche.

Nelle scolastiche intitolate alla lite nel vuoto, la scarsa informazione,  l’impettita autostima e la smania esibizionistica generano lo zoccolo duro della dissidenza e della rivalità fine a se stessa.

Lanciato da fronti opposti, il recente, esemplare attacco cattolico al professor Roberto De Mattei è l’emblema di una teologia indirizzata all’umiliante guerra contro l’amico.

Il rimedio all’errore infantile degli apprendisti settari è magistralmente indicato da Luigi Negri: “è la Chiesa che dobbiamo amare come il luogo dove il Signore torna continuamente presente. E’ un evento unico, assolutamente irriducibile a qualsiasi altro evento della vita e della storia.

La coscienza di appartenere a Cristo nella Chiesa, sollecita i fedeli ad affrontare efficacemente il nodo della discordia: “Se si devono indicare linee di fatica e sacrificio, di dialogo e confronto anche duro, ciò deve essere fatto, ma nel tentativo di cercare di mettere il Concilio dentro il flusso della vita della Chiesa che vuole rendere possibile oggi l’incontro fra Cristo e il cuore dell’uomo”.

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