Patto di corresponsabilità: non firmarlo non è reato (e neanche peccato)

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Mai conto alla rovescia per il rientro a scuola è stato tanto frenetico e sofferto come in quest’anno malato. Si attende il deflagrare di una bomba di cui nessuno è in grado di prevedere l’onda d’urto, ma tutti sanno che scoppierà e farà disastri, perché caricata per mesi di un surreale bagaglio di insipienza istituzionale. Il conto dei danni presenti e futuri passa di mano in mano come il famoso cerino e i primi a liberarsene, come sempre, son quelli che lo hanno acceso e allegramente alimentato. Fatto sta che, nel balletto delle responsabilità dei tanti irresponsabili, qualcuno ha trovato il sistema per sgravare l’amministrazione di pesi molesti e farli scivolare come niente fosse sulle spalle del privato cittadino sottoforma di genitore. Il pacco si presenta bene, ha un nome carino e familiare, si chiama “patto di corresponsabilità”. Quest’autunno dunque si porta il “patto”, in mille fogge diverse: minimal, colorato, impreziosito di accessori creativi.
Molta “utenza” stordita da anni e anni di scuola sedicente democratica, partecipata, inclusiva e condivisa, è pronta a ritirare il pacco con soddisfazione e sinanco con gratitudine verso le istituzioni, sotto il segno di quella “alleanza educativa” che, previo atto di fede, invita ad accettare supinamente ed ecumenicamente tutti gli sgorbi apparecchiati da una scuola in disarmo pilotato. Piace, alla gente che piace, cooperare e stringere accordi, perché gli accordi per definizione presuppongono un dialogo e non importa se il dialogo non c’è. È, come dire, in re ipsa, e basta l’illusione.
Grazie a Dio, però c’è anche chi vede la luna al di là del dito, e ha ancora voglia di pensare, e non è disposto a firmare ricevute a scatola chiusa, perché vuole prima scartare il pacco e capire cosa c’è dentro. Per costoro offriamo qualche spunto di riflessione.
Proviamo dunque insieme a smontare il giochino che ci stanno vendendo come parte essenziale dell’equipaggiamento dello scolaro e invece è un ferrovecchio riciclato e sostanzialmente senza valore. Quel che si dice un bidone o, dalle parti di viale Trastevere, na sòla. Ma forse anche una mina inesplosa (per capire cosa si può fare, vedi anche qui).

*** *** ***

Il cosiddetto “patto educativo di corresponsabilità” è stato introdotto con il DPR 235/2007, il quale ha novellato il DPR 249/1998 (“Regolamento recante lo statuto delle studentesse e degli studenti”) inserendo la disposizione di cui all’art. 5 bis, che così recita:
Art. 5-bis (Patto educativo di corresponsabilità).
1. Contestualmente all’iscrizione alla singola istituzione scolastica, è richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori e degli studenti di un Patto educativo di corresponsabilità, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie.
2. I singoli regolamenti di istituto disciplinano le procedure di sottoscrizione nonché di elaborazione e revisione condivisa, del patto di cui al comma 1.
3. Nell’ambito delle prime due settimane di inizio delle attività didattiche, ciascuna istituzione scolastica pone in essere le iniziative più idonee per le opportune attività di accoglienza dei nuovi studenti, per la presentazione e la condivisione dello statuto delle studentesse e degli studenti, del piano dell’offerta formativa, dei regolamenti di istituto e del patto educativo di corresponsabilità.

La ratio della norma è stata illustrata, nella nota introduttiva al decreto, dall’allora ministro Maria Stella Gelmini: si mira a responsabilizzare studenti e famiglie, chiamandoli a siglare una simbolica alleanza educativa con l’istituzione scolastica, nel tentativo di arginare i fenomeni ingravescenti di bullismo e vandalismo all’interno della scuola.

Il “patto”, dunque, si presenta come un mero accordo morale, una sorta di gentlemen’s agreement – il cui contenuto è rimesso alla discrezionalità del singolo istituto, in omaggio al principio di autonomia scolastica – concepito per rispondere a una emergenza di carattere disciplinare ed esteso poi, in molti casi, a comprendere dichiarazioni di intenti in materia lato sensu educativa.

Nella pratica, si risolve in un orpello più che inutile, dannoso: nel migliore dei casi enfatico, quando replichi cautele già vigenti ad altro titolo nell’ordinamento (generando comunque una indebita confusione tra fonti normative, vere o presunte); ma, qualora introduca novità, esso dà adito facilmente a censure di illegittimità per difetto di base normativa.

Che al “patto” non possa riconnettersi alcun effetto giuridicamente vincolante (visto che fuoriesce da qualunque schema giuridico esistente nell’ordinamento) e, in particolare, non possa rientrare nello schema pattizio in senso proprio (di un accordo di diritto privato) è evidente innanzitutto per il fatto che la scuola è una funzione pubblica di cui il cittadino ha diritto di usufruire in qualità di contribuente: l’erogazione del servizio, che corrisponde a un dovere che la pubblica amministrazione è tenuta ad assolvere attraverso personale retribuito, di certo non può essere subordinata alla collaborazione dell’utente o alla assunzione da parte sua di specifici impegni negoziali. Il diritto costituzionale all’istruzione non è, per sua natura, soggetto a condizioni che ne limitino l’esercizio (art. 34 primo comma Cost.).

In tema di istruzione ed educazione, la Costituzione Italiana riconosce un preciso e distinto ordine di compiti a famiglia e scuola. Alla famiglia spetta la priorità (e la connessa libertà) educativa: i genitori hanno il dovere e il diritto di istruire ed educare i figli (art. 30 primo comma). Lo Stato, dal canto suo, deve predisporre gli strumenti per l’istruzione (e va da sé come una corretta istruzione sia di per se stessa anche educativa) di cui i genitori possono avvalersi, così come possono decidere di provvedere direttamente in autonomia (art. 33). In ogni caso, non vi è spazio per accordi privatistici che limitino l’esercizio di un diritto essenziale costituzionalmente garantito.

Il termine “patto”, che evoca il ricorso a uno strumento negoziale nei rapporti tra scuola, famiglie e studenti, è quindi utilizzato dalla legge in senso atecnico e sovrabbondante. Esso, tuttavia, insieme al termine “corresponsabilità” cui viene abbinato, assume un significato suggestivo e pericolosamente fuorviante quando si modifichi il suo oggetto rispetto a quello storico originario, sì da spostarlo da un orizzonte generico e discorsivo verso un cono d’ombra giuridico, pretesamente obbligatorio e dunque pretesamente sanzionabile.

In concomitanza con lo stato di emergenza, infatti, si è identificato nel “patto” lo strumento ideale – anche perché già diffusamente percepito come familiare e per ciò stesso innocuo – da piegare a nuove esigenze estranee al suo oggetto tipico, in particolare a quelle organizzativo/sanitarie per il contenimento dei contagi da SARS Cov-2.

Attraverso il “patto” – che le singole amministrazioni scolastiche oggi declinano a proprio arbitrio interpretando liberamente il susseguirsi disarticolato di direttive e protocolli delle autorità centrali – si pretenderebbe di impegnare studenti e famiglie ad assumere compiti di vigilanza e presidio sulla propria salute e a rispettare le misure organizzative e igienico-sanitarie predisposte o addirittura in fieri (ovvero, in molti casi, una obbligazione su di un oggetto indeterminato e indeterminabile), con la malcelata intenzione di stabilire una presunzione di colpa in capo al privato “contraente”, sulla falsariga della fattispecie prevista dal secondo comma dell’art. 2054 c.c. (c.d. danno aquiliano): uno schema ovviamente non trasferibile nella disciplina di una funzione pubblica dove le parti, per definizione, lungi dal trovarsi su di un piano di parità, vedrebbero il fruitore versare in una condizione di minorata difesa davanti alla pubblica amministrazione. Alla responsabilità “contrattuale” del privato si contrapporrebbe infatti la sostanziale irresponsabilità della amministrazione, chiamata a rispondere eventualmente solo al proprio superiore gerarchico e non alla controparte.

Il “patto di corresponsabilità”, dunque, non possiede alcuna precisa fisionomia giuridica né può essere forzato ad acquisirla.

A ulteriore conferma del fatto che pretenderne la firma e ritenerlo impegnativo per i sottoscrittori si traduce in uno stravolgimento dei fondamentali principi del diritto, foriero di abusi e non privo di intollerabili profili ricattatori, valgano, ad abundantiam, i seguenti argomenti:
– Nel “patto” è coinvolto anche il minore il quale però, per legge incapace di agire (art. 2 c.c.), non può stipulare alcun valido accordo.
– Il “patto” consiste, di fatto, in un documento predisposto unilateralmente dalla istituzione scolastica e presentato alle famiglie per la sottoscrizione sic et simpliciter: sarebbe dunque strutturalmente assimilabile alla categoria dei contratti per adesione (o di serie) la cui disciplina privatistica, essendo elusa la fase delle trattative tra i contraenti, è rigorosamente ispirata dal legislatore al principio di tutela del contraente debole. Nel caso in questione la asimmetria tra le parti risulterebbe ulteriormente quanto inaccettabilmente aggravata dalla natura ibrida (privatistico-amministrativa) del rapporto con la relativa concentrazione di potere in capo alla pubblica amministrazione.
– Le «procedure di elaborazione e revisione condivisa» del “patto” (secondo comma dell’art. 5 bis DPR 235/2007) attraverso l’eventuale coinvolgimento degli organi collegiali rappresentano un paravento democratico meramente cosmetico, del tutto inidoneo a compensare la sperequazione tra le posizioni delle parti: si tratta cioè di una fictio rappresentativa perché la materia de quo fuoriesce dagli ambiti di esercizio della autonomia negoziale e dai limiti di disponibilità delle posizioni giuridiche in gioco.
– La figura giuridica dell’obbligo a contrarre – del tutto impensabile qualora sia funzionale a limitare l’accesso a un servizio pubblico fondamentale – è vista in ogni caso con sfavore dal legislatore: non per nulla rappresenta una eccezione nell’ordinamento, non estensibile in via analogica, proprio perché costituisce un limite alla libertà negoziale e alla libertà individuale tout court.
– Per quanto riguarda in particolare la richiesta di autocertificazioni che, in qualsiasi modo, facciano riferimento allo stato di salute proprio o altrui, è dirimente l’espresso divieto posto dal DPR 445/2000 (da un lato, all’art. 46 del decreto, sono elencati in via tassativa gli «stati, qualità personali e fatti» suscettibili di essere comprovati con dichiarazioni sostitutive sottoscritte dall’interessato; dall’altro lato, al successivo art. 49, viene esclusa espressamente la sostituibilità con altro documento di certificati medici e sanitari).

In conclusione, è evidente come i cosiddetti “patti di corresponsabilità” – predisposti secondo criteri del tutto arbitrari e per giunta soggetti ad aggiornamenti e modifiche unilaterali – non possiedano né la rilevanza né la giustificazione giuridica che si pretenderebbe di attribuire loro; ma è altresì evidente il rischio concreto che questa irrilevanza e mancanza di giustificazione non costituiscano alcun ostacolo ad un uso spregiudicato del diritto, nel disprezzo dei suoi principi fondamentali e di ogni etica politica. Fino all’abuso conclamato, quanto pericolosamente “contagioso”, di negare l’accesso a scuola agli studenti le cui famiglie non intendano apporre la propria sottoscrizione.

Per tutti i motivi esposti, non intendiamo sottoscrivere il patto di corresponsabilità né alcun altro documento che, sotto diverso nome, persegua i medesimi scopi. Ci riserviamo di agire nelle sedi opportune per far valere i nostri diritti, non ultimo quello al risarcimento di tutti i danni patiti e patiendi, nel caso in cui la scuola pretenda di condizionare alla firma del modello l’ammissione dell’alunno alla frequenza, in spregio alle garanzie costituzionali.

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44 commenti su “Patto di corresponsabilità: non firmarlo non è reato (e neanche peccato)”

  1. Buonasera, ho letto l’articolo: im patto non è una cosa risalente al covid quindi ma all’anno 2008, quindi è sempre stato firmato prima. Cosa cambia adesso? Se con il rifiuto venisse negato l’accesso a scuola ai miei figli cosa dovrei fare?
    Grazie in anticipo

    1. E’ cambiato proprio il senso del patto Alessandro. Fin’ora il patto riguardava studenti/studentesse dall’età dal discernimento in sù , fatto per accrescere il senso di comunità, rispetto, collaborazione, proprio dall’età in cui il ragazzo prende la responsabilità (e l’onere) delle proprie azioni. Dall’anno scorso è stato esteso alla scuola primaria mediante Legge 20 agosto 2019, n. 92 (art.7). Da questo patto completamente insensato vista l’età a cui si rivolge, fino ad arrivare ad oggi momento in cui il patto diventa una serie di ordini sanitari da seguire con la scusa della collaborazione. No, decisamente non è la stessa cosa e firmare una cosa così può diventare assolutamente pericoloso

    2. Salve, io non firmerò il patto di corresponsabilità o quantomeno cancellerò alcune parti del testo, spero sia lo stesso. Dovrei allegare quattro righe stilate da me o dovrei rivolgermi ad un avvocato? Grazie

    3. Infatti NESSUN preside può negare l’accesso scolastico specie in età scolare dell’obbligo.
      Vai a leggerti cosa ha detto ieri il senatore Pittoni che opera nel Dipartimento Scuola del Ministero.
      Nessuno può vietare l’accesso per omissione di sottoscrizione. Ciao.

  2. Buonasera Sig.ra Frezza grazie di cuore per quello che sta facendo. Chiedo la possibilità di essere contattata poiché non intendo sottostare a quanto sta succedendo. Con le mie sole forze sto cercando di mettere in atto tutto ciò che mi è possibile ma avrei bisogno e necessità di un appoggio. Sto cercando di lottare per la libertà e la dignità dei miei figli.

  3. Buongiorno
    Siamo due genitori in difficoltà poiché da lunedì la scuola riaprirà i suoi battenti obbligando gli studenti a mantenere la mascherina fissa su naso e.bocca per tutta la permanenza nell’istituto. Cosa possiamo fare per ribellarci a tutto ciò?

  4. buongiorno, a noi e’ arrivata comunicazione dalla scuola che se non firmiamo il patto il ragazzo non puo’ frequentare in presenza (suppongo lo inserirebbero nella didattica a distanza). Per la scuola il patto si intende gia’ discusso ed accetato in quanto approvato dal consiglio di istituto nel quale sono presenti anche i rappresentanti dei genitori e quindi si richiede a tutti di sottoscriverlo per presa visione. Anche al ragazzo (15 anni) il referente degli insegnanti ha comunicato la stesa cosa chiedendo di portare ildocumento firmato il primo giorno di scuola pena l’impossibilita di partecipare in presenza. Quali strumenti ci sono per difendersi da questo senza che l’alunno ne paghi le conseguenze?

  5. Grazie per questo intervento chiarificante..proprio ieri abbiamo richiesto e letto il Patto predisposto dalla scuola dei nostri figli e siamo rimasti sconvolti dal numero eccessivo di obblighi citati nel patto in cui, addirittura, gli studenti (i miei scuola elementare e media) vengono resi responsabili della propria e altrui salute. Certamente non è nostra intenzione firmare il Patto. Chiedo anche io come dovremmo muoverci nel momento in cui dovessero “intimarci” di firmarlo pena l’inaccessibilità dei nostri figli a scuola. Possiamo appellarci all’articolo 34 della Costituzione?

  6. andrea passarelli

    Buona sera.

    Ho ricevuto un sollecito dalla scuola di mia figlia che mi rammenta che il patto deve essere compilato prima di accedere alla scuola, il 14/09/2020. Cosa si fa se non accettano gli alunni a scuola?

  7. Salve, mi sento sola contro un mostro, o mia figlia che dovrebbere fare seconda elementare, non intendo di firmare nulla, avrei bisogno di suo aiuto per come comportarmi e essere preparata nel momento opportuno, grazie mille

    1. Buongiorno oggi mi è arrivata a casa la carta da firmare x il patto..
      Non ho nessuna intenzione di firmare,quali sono le conseguenze e come mi devo comportare ? Grazie x l’aiuto.

  8. Monica Carafone

    Vi alleghiamo l’autocertificazione + protocollo di sicurezza che non vogliamo firmare e Vi chiediamo gentilmente di poter avere un Vs parere a stretto giro, su cosa dovremmo fare a riguardo non essendo nel caso specifico un patto di corresponsabilità poiché nell’ultimo punto riteniamo illegittimo condividerne il contenuto. Se non lo firmiamo possono negare a nostro figlio l’ingresso a scuola, chiamare i carabinieri, etc.. e come possiamo tutelarci?

  9. Daniele Pancaldi

    Grazie per l’interessante articolo, sono presenti argomenti sicuramente utili in previsione di un eventuale confronto con la dirigenza scolastica. Ma servirebbe un modulo, giuristicamente corretto, da consegnare in sostituzione del patto. Viceversa, è inevitabile un confronto verbale con la dirigenza scolastica, ben più preparata di noi genitori a sostenere questo contradittorio. Se possibile, vorrei essere contattato.

  10. Daniele Pancaldi

    Ho appena concluso una riunione con i docenti, propedeutica al rientro, per istruire in metito alle modalità definite dalle normative ministeriali e di istituto. L’incontro è stato organizzato dalle insegnanti, non dovuto, da loro chiesto ed approvato dalla dirigenza scolasticata: un elogio per tale dimostrazione di volontà, orientata alla trasparenza e alla chiarezza. Il contesto è una scuola elementate di un importante comune della provincia di Modena. In merito al patto, fino al primo incontro con i docenti, che avverrà non prima di metà ottobre, non sono definite le modalità di consegna ai genitori, di compilazione da parte loro e di riconsegna firmato alla segreteria. Fino a tale data, la dirigenza scolastica ha solo dato indicazione alle insegnanti di leggere e condividerne i contenuti con i genitori. Non entro nel merito dei criteri di convivenza degli spazi scolastici imposti a mia figlia. Non ne entro nel merito perchè non è più scuola, è altro e non so definirlo. Ho il vomito a pensarci. Ma apprezzo il rimando, l’offerta di tempo inaspettato concesso dalla dirigenza. Non ho le competenze per intravvedere un eventuale inganno.

  11. Stefano Pignotti

    Buonasera Dott.ssa Frezza, vorrei contattarla per un suo parere riguardo una risposta ufficiale (pec) che mia figlia ha ricevuto dalla direzione socio educativa del municipio VIII di Roma a firma del suo Direttore circa l’obbligatorietà della sottoscrizione del noto patto di corresponsabilità da parte dei genitori senza peraltro confermare, come dichiarato a voce dal preside della scuola a mia figlia, che l’eventuale diniego a firmarlo comporterebbe l’esclusione di mio nipote all’accesso all’istituto. Mio nipote ha 4 anni, quindi scuola dell’infanzia, sono un nonno preoccupato considerato che sia mia figlia che mio genero devono assolutamente lavorare entrambi e non sono dipendenti, anche io (60 anni) e mia moglie lavoriamo in modo autonomo, entrambi le famiglie con ridotte possibilità economiche per poter pensare al privato. Lascio i miei recapiti di seguito, grazie e complimenti per il bellissimo articolo. Con cordialità Stefano Pignotti.

  12. Buonasera.

    Ho letto anche io l’articolo e vorrei sapere cosa succede se non si firma perché non sarei intenzionata…anche se pare essere obbligatorio doverlo accettare per far andare a scuola i nostri figli.

    Grazie in anticipo

  13. Buongiorno come posso far valer il diritto a istruzioni si no firmò il patto di responsabilità. Si non fanno entrare a scuola. Grazie

  14. Chiedo cortesemente quale documento formale necessita per negare il patto di corresponsabilità e quale citazione dovrei presupporre affinché abbia valore. Detto ciò cosa cambia in termine di prescrizione alla quarantena piuttosto che la coercizione del tampone per il ritorno?

  15. Buongiorno, mi trovo anch’io nella situazione di dover firmare un Patto con la scuola che è una paritaria e non una statale. Da quello che leggo mi sembra un po’ diverso dal modello di cui sento parlare nelle varie chat. In particolare è rivolto alla famiglia e non allo studente e prevede una parte di impegni che si prende la scuola ( tutti riguardanti pratiche igieniche, aggiornamento dell’organizzazione in base alla situazione di contagio, sorveglianza della corretta applicazione delle norme di comportamento ecc)
    Vorrei sapere se visto che si tratta di una struttura privata vale lo stesso quanto letto sopra e se anche questo modello di patto è impugnabile.
    Grazie infinite
    Alice

  16. Buongiorno, ho letto tutto l articolo relativo a questo patto di corresponsabilità. In modo immediato non appena mi verrà chiesto il perché del rifiuto della firma come faccio a spiegare tutto ciò, o meglio, cosa rispondo in modo immediato. Grazie ancora.

  17. Buonasera,
    grazie dei chiarimenti. A suo parere il rifiuto di firmare il patto di corresponsabilità può però dare adito ad esclusione dello studente in caso frequenti una scuola privata?

  18. Buonasera mi pare quindi di capire che esiste la possibilità di non firmare il patto, citando quanto sopra. Mi può confermare? Grazie

  19. Eccellente articolo. Si potrebbe forse aggiungere ai motivi per non firmare, che i “patti” trovati in rete sono scritti in modo tale da essere così generici e aspecifici da includere tutto e il suo contrario, e quindi tali da poter essere utilizzati, per vincolare studente e famiglia ad accettare supinamente qualsiasi aberrante attività (come ad esempio l’indottrinamento gender) facendo leva su una firma apposta ad inizio anno, a scatola chiusa.

    1. Salve,voglio sapere in che modo posso rifiutare a firmare il patto?Se mi dicono che mio figlio non può andare a scuola cosa fare?

  20. La ringrazio per questo interessantissimo articolo. Lunedì non firmerò alcun patto e scoprirò cosa succederà a me e mio figlio. Sono una persona sensata, in grande difficoltà e questo patto è esclusivamente a svantaggio delle famiglie. In questa rinomata scuola materna romana per mio figlio ci sarà un’ora e 45 minuti in meno ogni giorno,io non completerò il mio orario di ufficio e non so proprio come farò,altro che corresponsabilità. Ma a chi possiamo fare riferimento per opporci concretamente?

  21. Gentilissima dott.ssa Frezza, la ringrazio per i preziosi suggerimenti.
    Anch’io sono un genitore che non intende piegarsi a quanto sta accadendo, ma avrei necessità di qualche elemento in più per comprendere le modalità operative attraverso le quali possiamo difenderci nel caso in cui dalla mancata sottoscrizione del patto derivi come diretta conseguenza il mancato accesso a scuola dei miei figli.
    Chiedo pertanto se vi è la possibilità di stabilire un contatto anche a mezzo posta elettronica.
    Grazie.

  22. Buon giorno. Ho ricevuto questa mattina il “patto” di cui sopra. È vergognoso e ricattatorio. Grazie per le spiegazioni e con le sue opportune precisazioni vi dà modo di non firmarlo serenamente e di poter rispondere ad eventuali obiezioni. Complimenti.

  23. Buona sera, anche io sono interessata a chiarimenti ed indicazioni più precise su una eventuale risposta scritta da inviare all dirigente scolastica. Non firmo comunque ma vorrei poter rispondere ‘a tono’ via pec in modo da poter eventualmente ‘impugnare’ o persino denunciare la scuola e la preside

  24. Grazie mille per l’articolo. Anche io non voglio sottostare a questa dittatura a svantaggio delle famiglie. Potrei avere maggiori informazioni in merito!
    E comunque su come comportarsi nel momento in cui mio figlio non venga accettato a scuola?
    Grazie mille

  25. Vorrei precisare che il contenuto standard del patto (a meno di aggiunte ad hoc apportate da qualche istituto scolastico) prevede alcune norme di comportamento che non hanno nulla di particolarmente allarmante nè per le libertà individuali né per la democrazia: tenere sotto osservazione la temperatura dei nostri figli prima di mandarli a scuola e chiamare il medico di famiglia se il bambino ha sintomi particolari.
    Stiamo attenti a non veicolare allarmismi esagerati

  26. Grazie dottoressa, anch’io non firmerò ma già è straziante vedere i nostri figli in questo stato e in più vederli soffrire per le nostre prese di posizione crea maggiore difficoltà.
    Io come genitore ho bisogno di un serio sostegno legale, chi ci può consigliare? Da sola non ho le armi per difendermi.Grazie

  27. Se non si mandano i figli a fare lezioni e te li tieni a casa cosa potrebbe succedere alla famiglia che decide questa soluzione ..
    Esempio sto a guardare cosa succede in giro di pochi mesi dunque non si presenteremo a lezioni lagher e poco consoni a mio parere dunque non firmando il patto di corresponsabilità… e nessuno potrà mai obbligare a firmare oppure escludere i figli da lezione…

  28. Buongiorno e grazie x questi chiarimenti. Ho letto di citare anche la legge 35/2020 e il GDPR Privacy 679/2016 x giustificare la scelta di non firmare. Non essendo esperta le chiedo: quale parte di queste leggi sono parte della discussione riguardo al patto? Spero di essere stata chiara, grazie

  29. ignazio soriani

    Anche io avrei bisogno di sapere come svincolarsi dal firmare il patto di corresponsabilità, se cortesemente riesce a farmi avere qualche indicazione le sarei immensamente grato, la mia email è: ignassiu@libero.it oppure 3468067528 Ignazio. Grazie.

  30. Immagino che si possa benissimo non firmare un documento del genere, ma poi tanto viene richiesto in ogni caso di attenersi a quelle regole.
    Questo atteggiamento italiano di andare sempre contro il sistema perché, a prescindere, riteniamo che sia malato sempre e comunque.
    Anche se non firmiamo il patto, la scuola allontanerà gli studenti che abbiano anche solo un raffreddore e per la riammissione servirà un certificato medico che sarà redatto da un medico che se, segue le leggi, richiederà un tampone. E qui non c’entra più la scuola, ma è il medico che decide.

  31. Buongiorno, io no ho firmato il patto di corresponsabilità , però la scuola vuole l’autorizzazione ogni GG se non firmo , x cui mi assumo cmq la restituzione penale in tot…

  32. Gentile sig.ra Frezza, trovo il Suo elaborato e sofisticato modo di scrivere altamente pericoloso e fuorviante.
    Dietro il paravento di richiamate normative e concetti giuridici (che Le consentono agli occhi dei non addetti ai lavori di ammantarsi di una autorevolezza che non possiede), Lei ha il solo scopo di infiammare una polemica che mira a mettere famiglie contro scuola.
    Altro che voler rappresentare una voce critica e un pensiero democratico!
    Il patto di corresponsabilità è nato come un accordo morale tra scuola e famiglia, che doveva sancire un’alleanza tra le due entità e stabilire una visione comune nell’educazione e istruzione dei bambini/ragazzi: non vi è alcuna malcelata intenzione di addossare alcuna responsabilità alle famiglie.
    Quindi, quand’anche firmato, cari genitori preoccupati, sappiate che non incorrerete in alcuna responsabilità in forza di questo patto….a meno che le Vostre responsabilità discendano e possano essere provate secondo le regole procedurali civili o penali.
    Temo che il problema risieda, come sempre, nel fatto che i genitori vogliano far valere diritti ma non vogliano assumersi doveri.
    E perciò la scuola DEVE adottare una serie infinita di misure e precauzioni, ma ai “poveri genitori” non ci si debba nemmeno permettere di chiedere di tenersi a casa i figli se sono malati: alla fine, il patto morale che sottoscrivete con il patto di corresponsabilità è (nei numerosi che io ho letto e secondo le indicazioni dei DPCM) solo quello di tenere a casa i figli con 37,5 di febbre….ma anche così non va bene, giusto?
    Del resto, è un problema che si dibatte da sempre: genitori che danno tachipirina ai bambini e li mandano con l’influenza a scuola, in barba alle più elementari norme di civile convivenza e buon senso.
    Cordiali saluti
    Una mamma e giurista.

  33. Salve, avrei bisogno di sapere come fare per non firmare il patto di corresponsabilità, se cortesemente riesce a farmi avere qualche indicazione le sarei immensamente grata. Mail:silviacosimi@hotmail.it

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