PENNE NERE, ORGOGLIO D’ITALIA. DOPO L’ADUNATA GENERALE DI PIACENZA, CONTINUA IL CAMMINO DEGLI ALPINI – di Giovanni Lugaresi

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di Giovanni Lugaresi

 

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Finiti i clamori, spente le luci, ammainate le bandiere, Piacenza ha salutato gli Alpini alla fine della 86° adunata nazionale, ma per le Penne Nere non è certamente finita. Vogliamo dire che, al di là delle loro azioni quotidiane, del loro costante impegno associazionistico e a favore degli altri, c’è dell’altro in preparazione, e che “altro”!

Infatti ci si sta preparando per i viaggi-pellegrinaggi (come a noi piace definirli) di settembre in terra di Russia: Rossosch-Nikolajewka-Don, organizzati da una speciale commissione dell’Ana capeggiata da Sebastiano Favero, Lino Chies, Cesare Poncato.

Perché questi “pellegrinaggi”? Semplicemente perché vent’anni fa, ricorrendo il cinquantenario della battaglia di Nikolajewka, veniva inaugurato l’Asilo Sorriso, ideato, progettato, costruito dalle Penne Nere, quindi donato alla popolazione di Rossosch per ricordare i Caduti.

Allora, cioè per lavori fatti da giugno a settembre nel 1992 e nel 1993, Favero, Chies e Poncato avevano ricoperto un ruolo di grande responsabilità, per cui in questo ventesimo anniversario, è stata affidata a loro la promozione di questi “pellegrinaggi”. E c’è di più. Infatti, è a cura loro un volumetto dall’emblematico titolo: “Ritorniamo a Rossosch/ Operazione Sorriso”, sottotitolo: “1993-2013 Il sogno realizzato vent’anni dopo” (Edizioni Nero su Bianco – Alpago). In queste pagine c’è tutta la storia dell’Operazione: dall’idea, che fu del reduce di Russia bresciano Ferruccio Panazza, all’approvazione da parte del consiglio direttivo dell’Ana, alla sottoscrizione di un protocollo con le autorità russe, alla progettazione della struttura, da parte del presidente della sezione Montegrappa Bortolo Busnardo (morto un anno fa) e dei nipoti Sebastiano e Davide Favero, alla costruzione, pietra su pietra, realizzata da seicento volontari (l’offerta di altri seicento venne rifiutata perché si sarebbe raggiunto un numero eccessivo e quindi ne avrebbero sofferta la praticità, l’efficienza dell’impresa), impegnati in turni di due settimane (ma ci fu chi ne fece anche due e anche quattro, di turni).

Tutti a rendersi utili secondo la propria professionalità, il proprio mestiere, e chi non ce l’aveva, a fare il manovale! Esempi come quello del generale Mario Gariboldi, già comandante della Regione militare Norde-Est, che spingeva carriole cariche di malta, danno la misura delle motivazioni che animavano i volontari: fare comunque qualcosa per realizzare quello “speciale monumento”, in memoria di chi non era tornato a baita.

Dopo l’inaugurazione, peraltro, i lavori non finirono, perché le Penne Nere sono tornate a più riprese in questi anni, per manutenzioni varie e altre realizzazioni, come quella di un parco verde.

Tutto è testimoniato, sia con parole e numeri, sia con fotografie, planimetrie, eccetera, nel libro, a dare una esaustiva immagine dell’impresa compiuta.

La sezione Ana che fornì il maggior numero di volontari fu quella di Brescia (56), seguita da quelle di Bergamo (53), Bassano (43), Vicenza (26), Varese (25), Pordenone (20) – due volontari anche della sezione Bolognese-Romagnola.

Complessivamente, le giornate lavorative furono diecimila. I materiali, in parte portati dall’Italia, in parte acquistati in Russia: tutti pagati con i fondi raccolti nella sottoscrizione aperta dall’Ana. Non manca in questo volume di oltre 250 pagine una ampia rassegna stampa (anche L’Osservatore Romano riferì dell’Operazione Sorriso)…

Chi scrive (non alpino), vent’anni fa c’era a Rossosch e c’era a Nikolajewka. Guardando, e riflettendo, avvertì per la prima volta nella sua vita un sentimento mai provato, assolutamente nuovo: l’orgoglio di essere italiano. A Nikolajewka, per un passato di valore e di dolore, di sangue e di morte; a Rossosch, per un presente di fede e di opere, di quella solidarietà vera che deriva dall’amore. E nel silenzio di certi momenti, rammentò (ripetendo a se stesso) le parole del Poeta, allora e in quei luoghi, più che mai adatte: Itala gente, da le molte vite


questo articolo è stato pubblicato anche su:

La Voce di Romagna, 20 maggio 2013

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