PER ABBATTERE UN TERRORISTA ISOLATO NON SONO CERTO NECESSARIE 36 ORE – di Piero Laporta

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Sarkozy diceva che lo voleva vivo. Ma lo preferiva morto


di Piero Laporta

fonte: ItaliaOggi, gruppo Class


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Ha un fetore caratteristico di imbroglio, l’operazione sgangherata del Raid (Ricerca, assistenza, intervento, dissuasione), il corpo speciale (?) della polizia francese. Alle 3.20 del 21 marzo hanno assaltato la casa dov’era asserragliato Abdelkader Merah, 29 anni, presunto unico responsabile dei tre attentati di Tolosa e di Montauban, ucciso 32 ore dopo con un precisissimo colpo alla testa. Tutto ha il fetore d’una commedia mal recitata e mal diretta. Le ragioni di questa sceneggiata con morto vero rimarranno oscure, a meno che non salti il coperchio di qualche pentola maleodorante, ma la concatenazione dei fatti e gli elementi tecnici resi noti emanano un puzzo inconfondibile. Dodici ore prima che l’assalto, chiamiamolo così, avesse inizio, il procuratore generale di Parigi, François Molins, faceva sapere che il killer solitario aveva una strana storia alle spalle. La polizia afghana aveva arrestato Merah, lo aveva consegnato agli statunitensi a Kabul e questi, secondo Molins, «lo avevano messo sul primo aereo diretto in Francia». Molins con questa comunicazione ha preso le distanze dal governo francese, dai suoi servizi segreti e soprattutto dal ministro dell’interno che ha tenuto a mantenere – fatto decisamente insolito – il comando operativo di tutta la brillante operazione. Un fatto è così certo. Un signore col profilo politico di Merah non poteva essere lasciato a se stesso dai servizi francesi, i quali, come tutti i servizi segreti di questo mondo, operano in due modi: facendo cose sporche in prima persona o, preferibilmente, lasciandole fare al gonzo di turno, in questo caso Merah. Quando la situazione sfugge di mano, s’organizza l’operazione speciale (?) di 32 ore che rimarrà per secoli al primo posto nei Guinnes dei primati delle panzane dei servizi segreti. Quando un delinquente è asserragliato senza ostaggi, com’è stato il caso di Merah, non è affatto necessario intervenire con le forze speciali, com’è stato dato ad intendere. Era sufficiente, per esempio, introdurre nel rifugio di Merah del gas inabilitante e aspettare con calma che il delinquente semisoffocato o semiaddormentato fosse addomesticabile. Il ridanciano Sarkò ha solennemente dichiarato che lo voleva vivo. Gli uomini alle dipendenze del suo ministro dell’interno hanno fatto per 32 lunghe ore tutto il contrario di quanto va fatto per quello scopo. Anche quando gli hanno sparato in testa, tiratori scelti degni di questa qualifica avrebbero potuto tirargli sulle articolazioni delle braccia e delle gambe (bersaglio più agevole della testa) per averlo alla mercé. Lo volevano morto perché tacesse per sempre. Il perché lo sanno le autorità francesi. Noi possiamo azzardare congettureo, da quando, fin dai primordi del terrorismo, a Parigi si scherza col fuoco. Oggi cominciano a scottarsi. Siamo solo all’inizio d’una campagna elettorale sporca e maleodorante, iniziata a Tripoli e impossibile da concludersi a Damasco.

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