Perché dico “No” al Meeting di Comunione e Liberazione  –  di Fabio Trevisan

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di Fabio Trevisan

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zmtng2016Da un po’ di tempo contesto le equivoche posizioni espresse da Don Julian Carron (*) e rilevo le penose “operazioni politico-culturali” che, con grande visibilità, appaiono al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Il chiaro avvertimento o il segnale d’allarme l’ho avuto quando, qualche anno fa, si sono occupati di Chesterton al Meeting, allestendo una mostra con il titolo di una canzone di Gino Paoli: “Il cielo in una stanza” e, successivamente, affiancando al grande Giovannino Guareschi le cosiddette “storie minime” di Enzo Jannacci. Dato che mi occupo da decenni di Chesterton e Guareschi ed anche della storia della canzone italiana, ho trovato questi strani accostamenti di dubbio gusto e l’ho fatto tempestivamente presente agli organizzatori, ricevendone in cambio considerazioni poco edificanti o imbarazzati ma loquaci “silenzi” (vedi in calce a questo articolo un commento dell’A. su Gino Paoli e su Enzo Jannacci).

Tornando all’attualità, ho visto il programma della XXXVII Edizione del Meeting (“Tu sei un bene per me”) e non ho potuto che constatare la triste deriva del Movimento o, quantomeno, quello che appare al Meeting di Rimini e ho deciso di ribadire il mio secco “No” a questa ennesima operazione politico-culturale sbagliata. Sin dall’incontro inaugurale con il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella si trasuda infatti aria da “politicamente corretto” e mi verrebbe da chiedere a Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la Sussidiarietà e a Emilia Guarnieri, Presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, che introdurranno l’illustre intervento, se avranno il coraggio di chiedere a Mattarella lumi attorno alla Cirinnà che, grazie anche al presidenziale silenzio, è diventata legge che equipara le unioni civili al matrimonio tra un uomo e una donna. Glielo chiederei rammentando che, teoricamente, dovrebbero essere tutti cattolici.

Tra le mostre del Meeting, un tempo allestite con cura ed anche belle, quest’anno ne compare una scandalosa sin dal titolo: “L’incontro con l’altro. Genio della Repubblica 1946-2016”, attivata con la collaborazione di Luciano Violante (magistrato di sinistra), che viene qualificato con riverenza Presidente Emerito della Camera dei Deputati ed a cui spetta di introdurne il significato con la prima di una serie di relazioni, che vedranno succedersi sul grande palco riminese nomi altisonanti del mondo giuridico-politico come Giuliano Amato, Giudice della Corte Costituzionale, Giulio Sapelli, Michele Valensise, Sabino Cassese e Agostino Giovagnoli. Non manca, per il “politicamente corretto”, la presenza dell’ex Lotta Continua, ex leader dei Verdi, ora senatore del PD Luigi Manconi, che parlerà (da che pulpito) della “carità politica”, chiamato dai responsabili del Meeting quale Presidente della Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani. Ci sarà pure Romano Prodi, che riprenderà la discussione sulla mostra: “Migranti, la sfida dell’incontro”, che ha avuto la collaborazione dell’immancabile compagno di Carron, Fausto Bertinotti. Alla carrellata non mancherà Paolo Gentiloni, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sul tema della pace in Medio Oriente e Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute.

Anche il “religiosamente corretto” avrà la sua giusta e adeguata collocazione tra preti villeros di una chiesa bergogliana in periferia (l’incontro avrà il tema molto esplicito: “Incontrarsi in periferia”) e vescovi (è stato invitato Mons. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna), che esamineranno la chiesa italiana dopo il convegno di Firenze, con un titolo assai eloquente: “Mi piace una chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti”, che vedrà l’introduzione di Davide Perillo, Direttore di Tracce. Non poteva mancare uno dei maggiori interpreti della chiesa bergogliana, l’ineffabile gesuita Antonio Spadaro, Direttore de La Civiltà Cattolica, che con Alberto Savorana parlerà del tema: “La diplomazia di Francesco. La misericordia come processo politico”. Un tempo si diceva che “tutto è politica” ma che persino la “misericordia” fosse inserita in un processo filosofico-politico di hegeliana memoria mi ha, in tutta sincerità, un poco sorpreso.

Mi fermo, per “carità” anche politica, qui e, parafrasando lo slogan della XXXVII Edizione del Meeting, esprimo il mio disappunto: “Caro Meeting,no non verrò perché… tu sei un male per me”.

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(*)  per leggere i precedenti articoli di Fabio Trevisan, clicca qui, qui, qui, qui e qui.

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Considerazioni su Gino Paoli e su Enzo Jannacci  –  di Fabio Trevisan

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“Ogni suicidio è diverso, e privato. E’ l’unico modo per scegliere: perché le cose cruciali della vita, l’amore e la morte, non si scelgono; tu non scegli di nascere, né di amare, né di morire. Il suicidio è l’unico, arrogante modo dato all’uomo per decidere di sé”.

zgnplL’autore di queste terribili frasi,  da un punto di vista cristiano ma anche umano, è il cantautore e musicista originario di Monfalcone Gino Paoli. Nel 1963 egli tentò infatti di suicidarsi sparandosi un colpo di pistola al cuore. Il cantautore goriziano (la madre, pianista, era giuliana) trasferitosi dopo la nascita, con la famiglia, a Genova, precedentemente al tentato suicidio aveva iniziato una cura disintossicante per abuso di super alcolici (un suo fratello era morto nello stesso periodo per gli stessi problemi). Un’esistenza vissuta, anche da sposato (con la prima moglie Anna Fabbri) come un bohemien; così  testimonia la famosa sua canzone autobiografica La gatta del 1960, in cui descriveva il sottotetto al mare dove viveva con moglie e animali vari. Il disordine esistenziale di Gino Paoli si ripercuoteva nelle relazioni sentimentali che lui ebbe: nel 1961 conobbe Ornella Vanoni ed intrecciò con lei una love story, che gli ispirò il brano celeberrimo Senza fine e nel 1962 si legò alla minorenne promessa attrice Stefania Sandrelli (lanciata da Pietro Germi nel film Divorzio all’italiana), dalla quale nacque Amanda. Fu da quest’ultimo intreccio sensuale che trasse l’ispirazione per la gettonatissima Sapore di sale, arrangiata da Ennio Morricone. Nello stesso anno (1964) in cui nacque Amanda Sandrelli nasceva l’altro suo figlio Giovanni dalla sua prima moglie. A questo punto urge un chiarimento per non essere frainteso: non voglio fare con Gino Paoli del mero e stolido moralismo, ma piuttosto analizzare, anche attraverso le sue canzoni d’amore, il suo malessere esistenziale, che lo portò pure all’assunzione e alla dipendenza da  sostanze stupefacenti. Nei testi della canzone Senza fine (di cui esistono ben 300 versioni, data la vasta popolarità) credo che possiamo imparare cantando che non possiamo trasferire all’umano quelli che dovrebbero essere gli elementi sostanziali attribuibili a Dio: “Tu sei un attimo senza fine, non hai ieri e non hai domani … tu per me sei luna e stelle, tu per me sei sole e cielo, tu per me sei tutto quanto, tutto quanto voglio avere”.  In un’altra sua famosa canzone: “Albergo a ore”, cantata anche dall’amico Bruno Lauzi, Gino Paoli riduceva l’aspirazione alla vita eterna e l’amore ad una parodia meschina giocata sul solo piano immanente: “E ho messo nel letto i lenzuoli più nuovi poi, come San Pietro, gli ho dato le chiavi di quel paradiso e ho chiuso la stanza sul loro sorriso!”. Anche la canzone Il cielo in una stanza, resa famosa nell’interpretazione di Mina, fu ispirata da Paoli (secondo le sue stesse parole) da un bordello nel quale un giorno era capitato. La sua chiusura ad una prospettiva trascendente si è riflessa ovviamente anche nelle scelte politiche, tanto che fu eletto deputato nel 1987 tra le fila del Partito Comunista Italiano. Un tratto caratteristico delle canzoni di Gino Paoli, se le analizziamo accuratamente, è la disillusione triste di una speranza frustrata, espressa ancora nel brano Quattro amici, vincitore del Festivalbar del 1991: “Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo, destinati a qualche cosa in più che a una donna ed un impiego in banca … son rimasto io da solo al bar”oppure l’amarezza di un materialismo che non riesce a giustificare il bisogno legittimo di essere amato, come nella pessimistica Sassi: “Sassi che il mare ha consumato sono le mie parole d’amore per te”. Attraverso le canzoni di Gino Paoli impariamo ancora cantando a comprendere il significato evangelico ad essere sale della terra, distinguendosi da essa e dalla mondanità del successo. Altrimenti il sapore di sale, evocato da Gino Paoli, rivela l’insignificanza del tempo e l’amarezza della vita : “Qui tempo è dei giorni che passano pigri e lasciano in bocca il gusto del sale”.

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“Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale per vedere se la gente poi piange davvero e scoprire che è per tutti una cosa normale e vedere di nascosto l’effetto che fa”.

znzjnnccL’ultima strofa della famosa canzone: “Vengo anch’io! No, tu no”, scritta da Enzo Jannacci (1935-2013) in collaborazione con Dario Fo, condensa il surrealistico graffiante sarcasmo del cantautore milanese  scomparso nel 2013. Al tormentone reiterato della richiesta: “Vengo anch’io”  rispondeva, senza spiegazioni, con un secco: “No, tu no”.  La canzone attestava l’esclusione sociale denunciata, seppur in modo grottesco ed irriverente, nei confronti di chi vorrebbe andare allo zoo comunale, teatro e metafora dell’emarginazione (“Gridare di nascosto è scappato il leone”) , oppure di chi vorrebbe andare a passeggio a primavera con la sua bella  e così sperare in un mondo migliore (“Si potrebbe tutti quanti sperare in un mondo migliore, un bel mondo sol con l’odio ma senza l’amore”), come a ribadire dell’impossibilità di un cambiamento rivoluzionario. Anche la celebre canzone: “Ho visto un re”, il cui testo è di Dario Fo, irride alla violenza del potere e del possesso in cui, dall’imperatore al re, dal cardinale al vescovo, piangono per il solo venir meno di un po’ di ricchezza (“Ho visto un re … che piangeva … l’imperatore gli ha portato via un bel castello di trentadue che lui aveva”). Solo il povero, secondo la denuncia della canzone, che era rimasto privo di tutto, rideva per non intristire i potenti (“Sempre allegri dobbiamo stare che il nostro piangere fa male al re, al ricco, al cardinale”). Jannacci si era proposto di portare la canzone scritta da Dario Fo a Canzonissima del 1968, ma il brano venne rifiutato. Di tutti quei temi sociali e di protesta denunciati nelle canzoni sopra evocate, il cantautore-medico (cardiologo) Jannacci si era occupato da tempo, ad esempio nella canzone in dialetto milanese del 1964: “El portava i scarp del tennis”, nella quale richiamava la storia di un barbone ed il suo desiderio di libertà e di amore (“El parlava de per lu, rincorreva già da tempo un bel sogno d’amore”). Venuta meno la speranza utopistica di una società diversa, egualitaristica e anti-gerarchica, frutto di un desiderio contro natura e di una ribellione contro qualsiasi autorità d’ordine sociale, il ripiegamento di Jannacci è stato inevitabile ed è tuttora rinvenibile in tante sue canzoni, una su tutte la celeberrima: “Quelli che…”,  dove la denuncia è generalizzata ed anziché colpire i cosiddetti classici “centri del potere” inveisce ed ironizza sui costumi e sui luoghi comuni, sulle debolezze e i piccoli vizi degli italiani. Se si osserva ed ascolta attentamente, dalle canzoni del cantautore milanese, come da altre canzoni rivoluzionarie, traspare un velo di tristezza, talvolta coperto dalla dissacrante ironia di cui il cabarettista e amante del jazz Enzo Jannacci sapeva miscelare intelligentemente.

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30 commenti su “Perché dico “No” al Meeting di Comunione e Liberazione  –  di Fabio Trevisan”

  1. Ringrazio Trevisan per le ottime analisi in relazione ai due cantautori. Ammetto di essere totalmente estraneo alla musica italiana e alla scena dei cantautori del nostro Paese. Approfitto per segnalarvi un bellissimo libro edito dalla casa editrice Il Cerchio di Rimini, IL RIBELLE DI REGIME – la funzione antisociale delle canzoni di De Andrè, di Michele Antonelli. Un libro politicamente e ‘musicalmente’ scorretto sul cantautore più amato. Ne vale la pena.

  2. Da tempo il movimento di Comunione e Liberazione ha intrapreso una strada fallace. E mi rammarico che l’ abbia fatto, avendo condiviso col gruppo fondato da don Giussani molte battaglie negli anni di piombo. Quando nelle scuole ma anche nelle banche – io lavoravo alla Bpm – veniva deriso e conculcato. Grazie alla pavidità dei cattolici già allora dallo stemma ecumenista e all’ approvazione, implicita o esplicita poco importa, delle sinistre mafiose e violente.
    So che molti ciellini della prima ora non condividono ; ma subiscono in silenzio. E’ ora urlare basta, nella Chiesa e nei movimenti. Viva Gesù Cristo, abbasso Bergoglio e i suoi accoliti.
    Gaetano

    1. Bravo Gaetano ! così si parla, senza circonlocuzioni astruse e cervellotiche, incomprensibili ai più ed in realtà aventi il solo scopo di depistare, ci confonde le menti, di incamminare il gregge verso la scarpata, al fondo della quale c’è Lucifero in attesa. Pane al pane, vino al vino (specialmente quando il pane è il Corpo di Cristo ed il vino il Suo Sangue, come diceva don Camillo del Guareschi). Il si si no no è il criterio del discernimento degli spiriti, che ci permette di rigettare in toto il pensiero dei vari Bergoglio, Galantino, Ravasi, Schonborn e compagni.

    1. Magnifico! La smania, cioè, di appartenere alla classe degli “Illuminati”, e di mostrarlo al Volgo.
      Ricordiamo che l’ era cristiana (“a Partu Virginis”) è, per gli Ebrei, “Era Volgare”

  3. Bravo Fabio Trevisan! Sulla deriva di Cl non si può che sottoscrivere tutto. Povero don Giussani, si riempiono la bocca dei suoi scritti che in molti conoscono a memoria e contemporaneamente lo stanno facendo rivoltare nella tomba. Questo loro modo di agire correndo sempre incontro ai potenti di turno è diventato davvero stomachevole e c’è da meravigliarsi come mai anche coloro che fino a qualche tempo fa erano o perlomeno sembravano cattolici convinti e tutti di un pezzo, si sono lasciati trasportare da questa corrente insana che ha portato Cl molto ma molto lontana da ciò che Giussani desiderava che fosse. Speriamo che di quel reale di cui continuamente dicono di fare esperienza si decidano finalmente a percepire tutti gli aspetti, specialmente quelli che giovano allo spirito, tralasciando quelli che invece giovano solo alle tasche.
    Caro don Gius, prega per loro!

  4. Comprendo la buona fede e la genuinità di molti ciellini, alcuni sono anche miei amici,
    cio’ che li rende miopi in questo triste momento della Chiesa, è l’assenza di una figura carismatica come Don Giussani. Tutto cio’ ha generato una perdita graduale d’identità del movimento. La rivista Tempi ,al contrario, ha mantenuto una visione della realtà sociale ed ecclesiale apprezzabile. Complimenti a Fabio Trevisan perchè ha descritto la situazione del “Meeting di Rimini” in modo chiaro e ineccepibile.

    1. riflessione.: si diventa miopi consegnando la propria coscienza,senza se senza ma, al responsabile di turno,dal più piccolo gruppetto di S.di C.in su, come se si avesse fatto VOTO di obbedienza ,(Che è quello che di fatto ti chiedono!)!
      la perdita di identità rispecchia così la propria perdita di coscienza entrata in una nebulosa di distinguo e di precisazioni infinite in cui tutto è l’incontrario di tutto.

      1. La formula classica dell’Obbedienza reliigiosa è “obbedienza cieca, pronta, assoluta, OVE NON SIA PECCATO”. Inoltre essa attiene alle cose da fare, non a quelle da pensare.
        Il Superiore mi dice di tagliare un albero? Subito, ance se non sono d’accordo.
        Il Superiore mi dice di votare per “le forze democratiche e di Progresso”? Mai

  5. luciano pranzetti

    COSTRUZIONE E DELIBERAZIONE! altro che Vangelo. Una zuppa di potere laicista/clericalista cucinata da quel celebre chef che è quel “loico” Satana. In quanto ai due cantautori, che conosco per averne letto e ascoltato le produzioni, non trovo niente che possa essere additato a motivo di riflessione. Canzoncine e basta, banali nei testi, che niente hanno da spartire con la musica. Ma è tanta la presa sul serio di questa categoria che la figlia di Giorgio Gaber ha saputo e potuto dire, in un’intervista televisiva che suo padre “è stato un elemento fondamentale del pensiero del ‘900”.

  6. Federico Fontanini

    Veramente ottimo l’articolo di Trevisan nella descrizione di quel “deterioramento cognitivo” che ha colpito da tempo la realtà fondata da un grand’uomo qual fu don Giussani. Niente di cui meravigliarci, e ne vedremo altre nella neo-chiesa finchè Dio non dirà il suo BASTA!. Vi si legge un discreto e breve riferimento al papa (la chiesa bergogliana); la Chiesa è di Cristo. Punto! Anche quand’Egli permette vi siano papi non proprio all’altezza della situazione; Lui sa come agire, noi no!. Non perchè io non condivida, ma parlerei sempre meno in tono critico di papa Bergoglio (parlo in generale, non mi riferisco a questo ottimo articolo); e del resto RC ha già iniziato a farlo. Scegliamo un linguaggio positivo non perchè siamo scemi, ma perchè crediamo che Cristo è ancora lì sulla barca in mezzo al mare, forse dorme, ma stiamo certi che c’è! Ho infine davvero apprezzato le due note sui due cantautori, tra l’altro da me poco conosciuti.

  7. Se ora si può criticare il Meeting è perché esiste. Preferivate i tempi in cui c’era solo la festa dell unità?
    E senza l aiuto dei “potenti” o senza soldi pensate che sarebbe stato possibile? A me fa piacere che ora i potenti LAICI O LAICISTI facciano a gara a voler comparire in un raduno cattolico. È l’unica realtà dove “loro” vengono da “noi”. Costantino aiutò la Chiesa. Non importa se l abbia fatto per convinzione o per opportunismo!

    1. A me (“vecchio” ciellino di una vecchia e dispersa CL…) pare che la questione toccata da Trevisan non sia “criticare il Meeting” e fermi lì, bensì piuttosto evidenziare l’ormai totale assenza di capacità (o volontà) dei vertici di CL di distinguere il bene dal male e favorire la scelta del Bene, cosa che dovrebbe essere il primario scopo umano di un’associazione cattolica. La sconcertante pseudo-giustificazione delle unioni omosessuali scritta da Carron nella lettera al Corriere del 24/1/16, perchè “dietro ogni tentativo umano c’è un grido di compimento”, ne è parsa a me un chiaro segno ed esempio, per dirne uno. Le attuali passerelle del Meeting ne sono solo un’ulteriore conferma. E quelli che adesso si fa a gara a invitare al Meeting sono più o meno gli stessi che andavano in pompa magna proprio alle feste dell’Unità: non perchè si siano convertiti “loro” a Nostro Signore Gesù Cristo (visti i pubblici comportamenti…) ma perchè si è convertita CL a questo “loro” mondo. Spiace dirlo.

      1. Ovvero: “chi fa l’omosessuale un giorno, forse, sarà un perfetto padre o madre; chi fa il comunista un giorno, forse, sarà un perfetto operaio nella Vigna del Signore; chi fa il massone, invece, è già perrfetto”.
        E tutto questo non nasce certo da Carron o dal prete hegeliano lombardo che ciitavo: nasce dal card. Martini e da “Francesco”

    2. Caro Giuseppe, non crede che questo aiuto di cui lei parla puzzi un po’ di bruciato? Per far soldi facciamo sviolinate a quelli che il cattolicesimo o non lo conoscono affatto e se ne tengono quanto più possibile alla larga, o addirittura lo osteggiano? Ma noi cristiani non dovremmo essere per il “sì, sì” e no, no”? Costoro non mi pare che facciano a gara per comparire in un raduno cattolico(?) per qualche buon motivo che riguarda l’avvicinamento alla Santa Religione; lo fanno con un atteggiamento che definirei “snob”, in fondo lo stesso atteggiamento di chi li invita. Sono compromessucci, da entrambe le parti, per non inimicarsi platealmente nessuno, per dimostrare un “cattolicesimo adulto”; aperture che, quanto all’elevazione dello spirito (come dovrebbe risultare in una adunata di quel tipo), non fanno bene a nessuno; all’elevazione economica, invece, fanno senz’altro bene: a molti. Oh, che Bel cristianesimo! E che bel raduno cattolico!

  8. Beh, Iannacci alla fine sentiva la nostalgia del Nazareno, come lo chiamava lui.
    A parte ciò, mi sembra che invece sarebbe opportuno andare al Meeting di Rimini proprio per contestare almeno qualcuno degli illustri personaggi in questione, soprattutto p. Spadaro, la mente dietro Bergoglio. Perché non ci si organizza in tal senso? O perché non lo fa Trevisan stesso?

  9. Beh anche a Don Giussani si potrebbe rimproverare la frequentazione di Giulio Andreotti, lasciamo perdere poi nostro Signore: Gesù Cristo frequentava proprio tutti. Io non vedo in Don Carron un cedimento al modernismo, basta leggere gli esercizi spirituali di quest’anno per vedere che l’impronta teologica non è cambiata. Quello che è mutato è sicuramente l’approccio politico, dopo aver silurato Formigoni e soci. Qualcuno voleva vedere CL sul palco al family day, a fare guerra a Cirinnà e Renzi, da qui origina la vera delusione di molti. Potrebbero avere ragione, ma neanche l’Opus Dei o il Rinnovamento c’erano. Ma solo l’assenza di CL ha fatto notizia. Per Carron è prioritario tornare a trasmettere il cristianesimo come avvenimento presente. Le conseguenze sono rimesse alla totale libertà dei laici.

    1. Ieri ho sentito, in Lombardia, un’omelia radicalmente eretica, basata sull’affermazione che “Dio Si rivela nella Storia dell’Umanità”. Hegelismo allo stato puro, duecento anni dopo Hegel..
      I famosi “duecento anni di ritardo” con cui la Chiesa si adegua alla Modernità, citati dal card. Martini.
      Questa è “la Presenza” che i Novatori considerano ovvia e interessante: quella di un inesistente Spirito Assoluto, che faccia dimenticare quella di Dio Incarnato in Maria

      1. A me sembra una frase cristiana, cioè Dio si rivela all’interno della storia incarnandosi = Gesù di Nazareth. Altro che hegelismo. Il carisma di CL,come riconobbe il card.Ratzinger,è proprio quello di presentare il cristianesimo nella sua ontologia. Il cristianesimo non è una filosofia o un sentimentalismo o una morale, ma in primis un FATTO. Da qui la demolizione degli errori rahneriani-bultmaniani (hegeliani loro sì).

        1. Il card..Ratzinger ai funerali di don Giussani mise in luce il valore del defunto proprio nell’aver richiamato la concretezza personale di Cristo. Lui sì, lo fece innumerevoli volte.

          Il prete di domenica ha parlato di Storia dell’Umanità. Cioè: esisterebbe un’ “Umanità” con la sua “Storia”, che sarebbe il luogo della manifestazione di Dio. Questo andrebbe a sostituire la Storia Sacra, cioè la storia degli effettivi interventi del Signore, in chiave personale e tangibile.
          Nessun cenno a Gesù Cristo.
          “Dio sì, Cristo no” fu il motto del Settecento; “Dio no” quello dell’Ottocento. Hegel sta al contatto fra i due secoli, e fra l’ambito francese e quello tedesco

          1. Detto in terminni pratici: se “Dio Si rivela nella Storia umana”, allora il combattente musulmano che stritolava i passanti a Nizza era un “momento dell’autorivelazione di Dio”.
            Se invece “Dio è miirabile nei Suoi Santi”, allora le vite, le morti, i miracoli dei Suoi Amici (pochissimi, rispetto al gran numero degli uomii, ma preziosi per chiunque si rivolga a loro) sono finestre aperte su di Lui

    2. L’assenza di CL al Family day ha fatto particolarmente notizia – a differenza di quella di Opus Dei e Rinnovamento nello Spirito – poiché CL si è contraddistinta fin dall’inizio per la sua concezione di fede che “c’entra con tutti gli aspetti della vita”, compreso quello sociale e politico, e in forza di questo principio non aveva mai esitato a prendere una posizione chiara e decisa su qualunque questione che riguardasse l’umano, specie se la dignità dell’essere umano era attaccata o vilipesa.
      Oggi questa ‘baldanza’ (parola di don Giussani) si è quasi del tutto dissolta, lasciando il posto a tanta retorica intimistica e politicamente sempre più corretta, proprio mentre l’uomo, nella sua dignità originaria, sta subendo l’attacco più devastante e capillare cui mai si sia assistito nella storia, per altro con la connivenza di tanta parte della Chiesa.
      Ma, evidentemente, la coscienza del Cristianesimo come ‘avvenimento presente’ con tutto ciò non ha nulla a che fare…

      1. La consapevolezza della “Chernobyl” dell’umano resta. C’è però anche quella che solo attraverso la testimonianza dell’incontro con Cristo l’umano possa essere ridestato. Non quindi attraverso un discorso o una legge, ma riconoscendo Cristo presente. D’altronde a cosa serve andare al family day se la società tutta ha preso un’altra strada, e ciò al di là dell’ideologia gender che è solo l’avanguardia ideologica della dissoluzione della persona e della famiglia? Io personalmente sono andato, ma non mi pare ci abbia ascoltati qualcuno. Bisogna fare comunità che reggano l’urto e da cui ripartire, come fece san Benedetto con il monachesimo. Non però fuggendo il mondo,ma continuando a viverlo testimoniando con le nostre vite Cristo e la Sua Misericordia. Saremo allora attrattiva per molti. Come nei primi secoli.

  10. Ottimo articolo, in un mondo nel quale pochi hanno ancora il coraggio di affermare la verità… chi non è con me è contro di me ha detto il Signore, non ci sono vie di mezzo, chi non sta con Cristo e i
    suoi comandamenti, sta già con Satana …

  11. Io ricordo bene i ciellini 40 anni fa alla “Sapienza” di Roma: ostentavano un “antifascismo militante” virulento come quello dei compagni. Ciò peraltro non li salvava dall’essere definiti provocatori, agenti della CIA e chi più ne ha più ne metta. E ricordo bene “Jaca Book” pubblicare libri sulla costruzione del socialismo nella Mongolia Esterna

  12. Per Giampiero. Credo che, come dice Raffaele, “Dio si rivela nella Storia dell’Umanità” sia davvero hegelismo, cioè divenire dello Spirito nella storia. Altro invece è dire “Dio si è rivelato, incarnandosi, nella storia”.

  13. Come già accaduto ad altri, l’equivocita’ di Comunione e Liberazione, guarda caso, è iniziata giusto dopo l’incontro del Movimento a Roma con papa Bergoglio.
    Altre vittime del pifferaio di Hamelin.

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