Perché la Chiesa ha tanta paura di parlare di castità?  –  una lettera di Carla D’Agostino Ungaretti

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zzgrttCaro Direttore,

su AVVENIRE di ieri, 9 dicembre, pag. 19, ho letto un articolo di Mimmo Muolo che mi ha lasciato disorientata, come purtroppo mi accade spesso quando leggo notizie riguardanti Papa Francesco.

Orbene – come riferisce l’articolista – il Papa, rispondendo a un’intervista, avrebbe detto che il problema dei divorziati risposati non risiede nell’essere ammessi o meno all’Eucaristia, ma nella maggiore integrazione nella compagine ecclesiale di cui essi avrebbero bisogno. “Essi non sono scomunicati, ma non possono essere padrini di Battesimo, non possono leggere a Messa, non possono  dare la Comunione, non possono insegnare il Catechismo. Perciò sembra siano scomunicati di fatto” . “Allora sono scomunicata di fatto anche io”, mi sono detta “visto che non ho mai svolto queste funzioni, o ministeri, in seno alla mia parrocchia“. Infatti io non sono catechista, non sono ministro dell’Eucaristia, non svolgo attività di volontariato, perché sono una pecorella qualunque che sente diversa da queste la propria vocazione in seno alla Chiesa di cui, peraltro, si sente “figlia” al 100%. Ma il Papa dice che “bisogna aprire un po’ di più le porte“, per esempio consentendo a questi nostri fratelli di essere padrini di Battesimo o di Cresima e,  all’obiezione opposta da tutti i cattolici “bambini” (che si chiedo: “quale testimonianza possono dare al figlioccio?”) risponde “La testimonianza di un uomo o di una donna che dicano : Guarda, caro, io mi sono sbagliato, sono scivolato su questo punto, ma credo che il Signore mi ami, voglio seguire Dio, il peccato non mi ha vinto, vado avanti”. Ecco il punctum dolens del discorso, secondo me: questa risposta, a mio giudizio (devo dire “Dio mi perdoni”  … ? ) autorizza l’adolescente cresimando a interpretarla come: ho peccato, contravvenendo alla legge di Dio, ma il peccato non mi ha vinto perché Dio mi ha autorizzato a continuare a peccare. Come si può interpretare in altro modo quella frase?

       Ecco il punto che mi confonde e, in un certo senso, mi scandalizza: perché la Chiesa, a cominciare dal Papa, ha tanta paura di nominare la castità, che dovrebbe essere espressamente richiesta a chi vive in quella condizione, per poter svolgere certe funzioni o ministeri da cui dovrebbe irradiarsi il buon esempio? Perché non spiegare apertamente al proprio figlioccio che si può essere il suo padrino perché, pur essendo divorziati e risposati, si vive in castità? Non sarebbe un’ottima occasione parlare del valore della castità agli smaliziati adolescenti moderni, bersagliati come sono a tanti messaggi mediatici distorti?

       Mi sembra una soluzione lapalissiana, eppure non ne parla nessuno.

       Grazie per avermi letto.

Carla D’Agostino Ungaretti

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20 commenti su “Perché la Chiesa ha tanta paura di parlare di castità?  –  una lettera di Carla D’Agostino Ungaretti”

  1. Sì, cara Carla, sono d’accordo: perché non parlare di castità, a tutti? Perché non offrire a questo mondo spaesato la bellezza di una vita che segue i comandamenti, che mostri che i comandamenti in fondo fanno il nostro bene già su questa terra (ricordiamo le parole di Dio a Mosè prima di consegnare le tavole della legge: perché tu sia felice, ecc.), che “il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”?
    Si sarà sbeffeggiati in tutti i media? Pazienza. Ma siamo proprio sicuri che nessuno ne resterà colpito e si interrogherà? Non so se penso giusto, ma ho l’impressione che questo periodo storico, fatto di stanchezza, delusione, crisi morale ed economica, possa essere favorevole all’accoglienza del vero messaggio cristiano. Ma bisogna darglielo, e genuino! E qui davvero la Chiesa rischia di essere in ritardo rispetto al vero e profondo desiderio del mondo.

  2. Perché la castità è il segno più esplicito, comprensibile a tutti, di due fatti:

    1- che l’essere umano vive in questo mondo, ma non è “figlio” del mondo, né tanto meno dell’inesistente “Madre Natura”: è figlio di Dio
    2- che la vita definitiva, oltre il passaggio di questa esistenza, è sponsale nel senso dell’unione della persona umana con Cristo Sposo, e non con altre persone

    Quando si sentono dire queste cose dal pulpito, o le si leggono?

  3. Una frase come :’ Credo che il Signore mi ami … il peccato non mi ha vinto , vado avanti ‘ cioe ‘ una autoassoluzione in piena regola , la puo’ dire solo un appartenente a quelle sette protestanti americane in cui uno dapprima ‘ accoglie Gesu’ nel suo cuore ‘ ( qualunque cosa questo significhi ) e poi crede nel concetto di ‘ once saved , always saved ‘ cioe’ ‘ una volta che sono stato salvato da Gesu’ , resto sempre salvato ‘. Queste sette ritengono quindi che tramite un atto iniziale di fede in Gesu’ Cristo , indipendentemente da quanti e quali peccati si commettono in vita , si vada poi direttamente in Paradiso . Salvezza sicura e per di piu’ molto a buon mercato , quindi . Saltano completamente l’idea di Chiesa , il rapporto redenzione – salvezza e tutti i sacramenti come sono intesi nel cattolicesimo . La religione ideale per tipetti come Hitler e Stalin. In queste ‘ Chiese ‘ protestanti , e’ totalmente disconosciuta la relazione fra atto e potenza data da S. Tommaso d’ Aquino

  4. Articolo eccellente!
    La castità è da molti sottovalutata e da molti altri ritenuta un ideale troppo difficile da proporre: ovviamente sbagliano entrambi!
    “Guarda, caro, io mi sono sbagliato, sono scivolato su questo punto, ma credo che il Signore mi ami, voglio seguire Dio, il peccato non mi ha vinto, vado avanti”: questa frase trasuda immanentismo da tutti i pori..semplicemente ci si è dimenticati dell’aldilà!
    Un mafioso impenitente avrebbe potuto pronunciare la stessa frase e sarebbe stata altrettanto (in)valida!
    Chi PERSEVERA nel peccato è stato VINTO dal peccato, cosa intende Bergoglio per “essere vinti dal peccato”? Coprirsi di verruche e pustole? Diventare verdi? Perdere l’uso delle gambe?…O semplicemente provare un forte dolore di contrizione? Se quel santo dolore ci fosse, in effetti, non si riuscirebbe ad “andare avanti” nell’adulterio!
    Voglio proprio vedere se qualche normalista proverà a giustificare anche queste esternazioni!

  5. Se non sbaglio Gesù disse all’adultera “va’ e d’ora in poi non peccare più”. Ma forse per la chiesa moderna questo non vale per tutti. C’è chi può continuare a peccare.
    Dagli scritti di Sant’Andrea Avellino: “Essendo dunque concluso che il Figliuolo d’Iddio doveva prendere la nostra umanità con tutte le nostre miserie (senza difetto però di peccato) per espugnare il peccato, e vincere il Demonio autore del peccato…”. Come si concilia il Vangelo e quanto scritto da sant’Andrea Av. con “Guarda, caro, io mi sono sbagliato, sono scivolato su questo punto, ma credo che il Signore mi ami, voglio seguire Dio, il peccato non mi ha vinto, vado avanti”?
    Il Regno di Dio appartiene ai “violenti”, bisogna farsi violenza (con la grazia di Dio) per non cedere alle tentazioni e poter così, un giorno, entrare per la porta stretta. Dio vuole che facciamo la nostra parte.

  6. Beh, la castità e la continenza – così mi hanno insegnato – sono la norma nella condotta del Cristiano. I rapporti sessuali sono leciti solo nel matrimonio e solo se non esplicitamente preclusi alla possibilità di generare. Difficile, certo, ma l’impegno dovrebbe essere quello. E questo smarca alla radice tutti gli altri problemi: rapporti prematrimoniali, convivenze, coppie di fatto, seconde nozze, coppie gay ecc. Rivolgo una domanda a chi ne sa più di me (ci vuol poco…..): è vero che nei documenti del CVII non si parla di castità?

  7. Sono anch’io stupito dal fatto che noi cattolici, non solo questo Papa, cerchiamo di giustificare le nostre scelte con la ragione, senza mai rifarci alla nostra fede e quindi alla nostra dottrina. Data l’età, conosco le durezze di una fede esigente, ma anche le nostre capacità di sopportarle, soprattutto per l’aiuto che ci viene dall’affidarci a Colui che può molto più di noi. Ma detto ciò, non mi scandalizzo per le uscite di Papa Francesco, anche se a volte le trovo molto discutibili. Innanzitutto perché penso che alla fin fine io sono comunque ben poco al suo confronto, in secondo luogo perché anche lui non mi sembra un’aquila e da ultimo perché trovo che comunque provi a parlare di Dio ad un mondo indifferente, ancor più che ostile a Dio. Purtroppo quello che manca clamorosamente nella vita della Chiesa attuale, è il riconoscimento della reciproca buona fede nel tentativo di incidere tra gli agnostici. Io prego perché si superi questo problema e spero di essere insieme a molti.

  8. Cara Carla, ha perfettamente ragione!!!
    In nessuna occasione e, sono convinta, neanche nella Confessione viene pronunciata la parola castità!!!!
    Il farlo sarebbe scandaloso, offensivo, forse i giovani non capirebbero?
    Oppure è demoniaco?

    1. Carla D'Agostino Ungaretti

      Secondo me, è demoniaco. Forse passerò per matta (ma non mi importa) perché non perdo occasione, quando si presenta, per dire che il mondo moderno mi sembra caduto in pieno sotto l’influsso del demonio il quale, da un lato, sta convincendo tutti della sua inesistenza, dall’altro, sta plasmando il mondo secondo il suo gusto come se fosse un vaso di creta. Veni Creator Spiritus, mentes tuorum visita … Hostem repellas longius …
      .

    1. LO SPERIAMO IN MOLTI E PIU’ DI QUANTO SI PIOSSA PENSARE A QUESTO PUNTO
      E’ PRETICAMENTE PIU’ CHE NECESSARIO PERCHE’ LA CRISI DI FEDE E DOTTRINALE
      ORMAI E’ SCESA ALLO SPROFONDO

  9. la lettera e’ molto bella, ma la castita puo’ essere messa in pratica in tanti atti umani, non solo nella passione della carne, la castita’ nel parlare, nel muoversi, nel gesticolare, dobbiamo stare attenti a non commettere peccati gravi, poi se cadiamo Gesu’ ci ha lasciato i sacramenti, la confessione da un buon sacerdote, per essere assolti dalle colpe gravi, ma poi rimangono sempre i debiti da scontare, e quelli si possono assolvere con la penitenza, i digiuni, la castita’ carnale, portare un buon esempio hai figli su’ tutte le cose, sopratutto la fede in Gesu’, adesso c’e’ la liberta’ di coscienza, coppie che convivono, e poi fanno battezzare i figli, un cattivo esempio, le coppie oltre a vivere uno stato di peccato grave tutti i giorni, i figli crescendo gli chiederanno, io sono battezzato e voi non siete sposati, come e’ possibile? e forse non sapranno mai neanche il peccato grave in cui vivono i genitori perche’ nessuno glielo spiga
    PACE E BENE

  10. Un tempo si diceva che padrini e madrine di Battesimo e Cresima dovessero essere scelti con oculatezza poiché il loro compito è quello di affiancare o sostituire i genitori eventualmente mancanti nell’educazione dei loro figliocci. Un padrino o una madrina divorziati che esempio di vita danno? Se non sono stai capaci di educare se stessi rispettando l’insegnamento di Gesù, con quale autorità si pongono di fronte a un giovane loro affidato? Mi spiace esprimermi in maniera così dura, ma nel rispetto della legge di Dio il rigore è necessario,anzi, è d’obbligo. La castità praticata nell’ambito della coppia di divorziati risposati che desiderano seguire il Signore dovrebbe essere il “sine qua non” per accostarsi alla S. Comunione. Questo si dovrebbe predicare.

  11. Dunque: da divorziata sono anni che ( ma SOLO grazie alla Grazia di Dio! e solo con il Suo aiuto) ho “dovuto ” vivere e vivo in castità per poter accedere ai Sacramenti ….ora mi chiedo se si “aprisse” la Comunione ai divorziati risposati . …ho forse “perso” 15 anni
    di vita per il mio Cammino Cristiano???
    Ovviamente la domanda è ironica!
    La risposta? la conosco molto bene grazie al Catechismo della Chiesa Cattolica fonte di ogni nostra corretta informazione cattolica …DIO È IL PERFETTISSIMO L’IMMUTABILE E …..LA PERFEZIONE NON SI PUÒ E NON SI DEVE PERFEZIONARE! PdD
    ….a prescindere le “opinioni personali ” del Vescovo Bergoglio & C …continuerò a vivere in castità
    ” perdendo ” per gli stolti ma “trovando” per Dio !
    Siamo liberi di scegliere o la Vita o la Morte eterna.
    Riflettere a questo punto mi sembra indispensabile …si tratta di scelta ETERNA e Dio NON mente.

    1. Cara Martina, ringrazio Dio per la forza che ti dona di vivere la tua condizione di divorziata controcorrente e da vera cristiana. Uno dei miei migliori amici vive la tua stessa condizione da 13 anni. Poteva rifarsi una vita, ne ha avute di possibilità, dopo che è stato lasciato e dopo aver provato in qualsiasi modo a tenere saldo il suo matrimonio. Ebbene, tra l’amare un’altra donna (crocifiggendo nuovamente Cristo con l’adulterio) e amare Gesù ha scelto il Figlio di Dio. Tra il “cibarsi” dell’amore di un’altra donna e il deliziarsi con il Pane di Vita Eterna, ha scelto quest’ultimo. Dopo 13 anni ha raggiunto un equilibrio, oserei dire, soprannaturale, una pace interiore che gli vengono dalla Santa Eucarestia e dalla preghiera continua, grazie alle quali è riuscito a perdonare sua moglie (convivente con un altro) e a pregare incessantemente Dio non perché torni da lui (la ama ancora come il primo giorno) ma per la sua salvezza. Non sente altro bisogno che vivere per Gesù e con Gesù.

  12. questa frase “Ho peccato ma vado avanti”, rappresenta praticamente il grado più alto della superbia descritto da san Bernardo di Chiaravalle che ne elencava dodici in ordine crescente di gravità. Cioè si può descrivere come l’ostinazione nel peccato, tra l’altro mortale, l’abitudine a compiere il peccato, perchè tanto Dio ci perdona, l’abusare della pazienza di Dio impunemente….potenzialmente questo atteggiamento di aperta sfida a Dio porta dritti all’inferno. Curioso che lo dica un papa, che dovrebbe essere il custode della Fede e il sapiente in tutte le questioni riguardanti Dio…….

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