Perché Notre-Dame ricorda le Torri Gemelle (prima parte) – di Mario Di Giovanni

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A dieci giorni dall’incendio di Notre-Dame, ne sappiamo quanto ne sapevamo all’indomani dell’evento, e non vi è da credere che il vuoto di notizie sia legato al riserbo dovuto alle indagini in corso: come vedremo, altro è il problema. Riassumiamo i pochi dati fino ad oggi acquisiti.

Punto primo: secondo la Procura di Parigi, la causa dell’incendio è colposa, legata cioè a errore o incuria, e non dolosa, di matrice vandalica o   terroristica.

Punto secondo: gli addetti alla sorveglianza hanno riferito che vi è stato un errore nel programma che gestisce i segnali dei sensori. Il computer ha infatti segnalato un focolaio di incendio in un’area della cattedrale dove però non stava accadendo nulla. Pochi minuti dopo è scattato un secondo allarme localizzato in altra area, e questa volta l’incendio c’era.

Punto terzo: secondo la Procura, l’origine più probabile dell’incendio è un corto circuito.

Ripercorriamo i punti a ritroso, a partire da quest’ultimo. Nessuno ha ancora capito – perché nessuno lo ha ancora spiegato – come abbia potuto andare in fiamme la “foresta”, come la chiamavano i parigini. Era l’architettura di legno che sosteneva il tetto della cattedrale, costituita dai tronchi di 1300 querce utilizzati in epoca medioevale dai costruttori di Notre-Dame. Centinaia di tonnellate di legno bruciate.

Cortocircuito? Un classico. Potevano anche ipotizzare un mozzicone di sigaretta, tanto entrambe le ipotesi mostrano lo stesso grado di verosimiglianza. Giudicate voi.

Al momento dell’incendio, non vi era alcun lavoro in corso, e non era presente nessuno dei quindici operai che hanno lasciato il cantiere tra le 17 e le 17.30. Questo significa che nessun macchinario alimentato ad energia elettrica era in funzione, dunque neppure la misteriosa “saldatrice” di cui rimbalza la notizia, presunta causa del corto circuito stesso. L’incendio è divampato infatti alle 18.43, a cantiere vuoto.

In quanto al cortocircuito, ricordiamone la definizione “La sovracorrente che si verifica in un circuito a seguito di un guasto, tra due punti di diverso potenziale in condizioni ordinarie di esercizio”. “Condizioni ordinarie di esercizio” significa con l’impianto elettrico acceso, e con macchinari accesi. Ma impianti e macchinari alle 18.43 erano spenti.

La nostra fede nella Procura di Parigi però è incrollabile e tiriamo dritto. Un cortocircuito si sviluppa a causa di un surriscaldamento dei fili elettrici di rame.  Il calore fonde le guaine di copertura dei fili stessi e determina la dispersione di gocce di rame incandescente.

Non ci soffermeremo sul fatto che le coperture (conduttori) dei fili, in un cantiere addossato ad una nervatura di centinaia di tonnellate di legno, dovrebbero essere di materiale speciale e ignifugo: il punto non è questo. Il punto è che non è materialmente possibile che un corto circuito sia stata la causa dell’incendio.

Ne prendiamo atto correlando i tempi che hanno scandito gli eventi e per farlo passiamo al secondo punto dei tre sopra elencati: l’errore del programma del sistema di controllo e gli allarmi scattati.

Il computer della sorveglianza ha dato il primo allarme alle 18.20, segnalando una situazione anomala in una certa area della cattedrale. Gli addetti si sono recati nell’area segnalata senza però riscontrare alcunché: il computer aveva fornito un dato non veritiero.

Gli addetti sono tornati quindi alla loro postazione senza rilevare, lungo il percorso, né bagliori, né fumo, né crepitii. Dunque, intorno alle 18.20, la cattedrale non mostrava alcuna anomalia.

Alle 18.43 scatta un secondo allarme, e questa volta il computer non si è sbagliato: nella zona indicata è scoppiato l’incendio che ridurrà in polvere l’intero soffitto della cattedrale e la guglia.

Questo significa che in 23 minuti è scoppiato un focolaio di incendio che ha interessato un’area non piccola del tetto, tanto violento e tanto rapido nel propagarsi, che i Vigili del fuoco, accorsi sul luogo alle 18.50, sette minuti dopo il secondo allarme, non sono riusciti a domarlo.

Noi quindi dovremmo supporre che in 23 minuti – il tempo che separa la verifica degli ambienti avvenuta a seguito del primo allarme, e lo scoppio dell’incendio – gocce di rame fuso, prendendo contatto con travi di quercia, abbiano attivato un incendio incontrollabile. Tutto questo in assenza di materiali come carta, cartone, plastica, moquette, liquidi infiammabili, che possano aver innescato, alimentato e propagato il fuoco. Solo travi di quercia.

Occorre intendersi. Chi scrive non ha intenzioni di improvvisarsi consulente, d’altro canto gli scenari di una calamità non sono tutti uguali. Ve ne sono alcuni che possono essere valutati solo ed esclusivamente da tecnici o addirittura da scienziati, ma non è questo il caso. Non stiamo parlando di un incidente in una centrale nucleare o in un acceleratore di particelle. Questo è l’incendio di una struttura di legno, dunque il buon senso e un’elementare esperienza di vita non perdono i loro diritti e possono almeno orientare una valutazione di fondo.

Poniamoci ancora la domanda: si può credere che gocce metalliche incandescenti, prendendo contatto con una superficie lignea, densa e levigata, provochino in 23 minuti un incendio di questa natura?

Ho presentato lo scenario ad un Vigile del fuoco di mia conoscenza (non un pivello: una vita trascorsa nel Corpo e due medaglie d’oro), il quale mi ha risposto: “Impossibile”. Appunto: le incongruenze della versione ufficiale sono irrisolvibili.

La logica torna al suo posto in una sola veste: quella del dolo. Quale sia stato l’innesco, un incendio di quella forza, propagatosi con quella velocità, si spiega solo con la presenza di sostanze acceleranti presenti nell’ambiente.

È proprio questa logica che la Procura di Parigi sta evitando come la peste, e con questo torniamo al primo punto dei tre elencati: le valutazioni degli inquirenti sulla natura dell’evento.

I magistrati francesi dicono di credere, e invitano a credere, che le cause dell’incendio siano accidentali, non procurate.

Il problema è che hanno dichiarato questo mentre le macerie erano ancora calde. Cosa ne sapevano? Erano sul posto, quando l’incendio è scoppiato? Come hanno potuto escludere la matrice terroristica?

La facciamo breve: il problema è che, per gli inquirenti, l’incendio non deve essere doloso, perche le ipotesi del dolo sono, per il sistema francese ed europeo, una peggiore dell’altra, devastanti quanto l’incendio.

La prima ipotesi è la più ovvia: quella islamica. In Francia non si fonda sul pregiudizio ma sulla cronaca: negli ultimi tempi sono stati contati 300 atti vandalici, di diversa entità, ai danni di simboli della Fede, ultimo l’incendio di un’altra Chiesa-simbolo di Parigi: S. Sulpice.

Non occorre soffermarsi sulle ragioni che consigliano ai magistrati un prudente silenzio: i francesi non perdonerebbero ai musulmani l’incendio della loro cattedrale e la comunità islamica francese è la più numerosa in Europa. Tutto il necessario per appiccare un incendio peggiore di quello di Notre-Dame.

La seconda ipotesi, di pari probabilità, secondo il parere di chi scrive, è peggiore della prima, ed è vietato soltanto pensarla: un auto-attentato, congegnato non da terroristi islamici ma da uomini del “Sistema” francese.

Questo poi no, si dirà. E con quale scopo? Si può concepire, da parte di uno dei “nostri”, una tale condotta? Domande legittime per chi, sia detto senza paternalismo, non conosce il mondo in cui vive.

Le ragioni di un auto-attentato ruotano intorno alle fortune dei poteri “liberal” oggi al lavoro per la creazione di un’Europa massonica, sulle rovine dell’Europa cristiana. Fortune che sono in gioco sul tavolo delle elezioni europee, sullo sfondo della Brexit e dell’emergente fronte politico sovranista. Come è noto, i poteri mondialisti “liberal”, con centro in America, hanno in Europa il loro punto di forza nell’asse franco-tedesco. Ora, fino a due settimane fa, tra fallimenti in politica interna, i “gilet gialli” e un indice di gradimento in caduta libera, per Macron, uomo di questi poteri, in vista delle elezioni europee non si profilava una sconfitta ma una catastrofe. Non vi sono dubbi che l’incendio di Notre-Dame trovi, in questo scenario, la sua “utilità”.

Macron ha raccattato una solidarietà e una benevolenza che non potranno non avere effetti sul piano politico ed elettorale. Ha rivestito un ruolo che sarebbe stato diversamente impensabile per uno della sua razza.

La sera stessa dell’evento, davanti alle telecamere, Macron ha ostentatamente ceduto la parola a un ecclesiastico. Il Venerdì Santo è stata concessa una processione pubblica a Parigi. Macron ha proclamato il valore simbolico di Notre-Dame per cristiani e non cristiani, in Europa. Ha attivato una raccolta di fondi che ha dato risultati straordinari. Si è gloriato di essere il primo costruttore della nuova Notre-Dame.

Non male per un individuo che, fino al giorno prima, a cristiani e non cristiani, non era decisamente simpatico.

Oggi Macron è l’uomo della ricostruzione di Notre-Dame, e può dunque mostrare a tutti che lui, e quelli come lui, sono capaci di rappresentare non solo l’Europa delle banche ma anche l’Europa dei popoli.

Tutto questo, come si ripete, non gli eviterà una sconfitta alle elezioni, ma potrebbe risparmiargli una catastrofe, ed è ciò che più importa, per il momento, ai poteri forti francesi e non solo francesi.

Tanto basta per pianificare l’incendio di Notre-Dame, e senza neppure avvertire Macron. Complottismo? Si ritorni alla vicenda delle Torri Gemelle, e si prenderà atto di due cose.

La prima è la criminalità inarrivabile dei poteri che silenziosamente governano l’Occidente. La seconda è l’inarrivabile capacità, da parte del sistema delle comunicazioni di massa, di raccontare balle.

 

(1 – continua. Domani la seconda e ultima parte)

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22 commenti su “Perché Notre-Dame ricorda le Torri Gemelle (prima parte) – di Mario Di Giovanni”

  1. Tutto logico tutto ad alta tragicità, soprattutto grazie all’inarrivabile capacità della massa di credere alle balle del sistema di comunicazione omonima….

  2. Di fronte a questi attentati e stragi, bisogna sempre domandarsi: cui prodest?
    • Chiunque siano gli esecutori materiali, i mandanti sono le forze che combattono per una concezione immanentistica del mondo.
    • Questo vale per l’11 settembre come per Notre Dame di Parigi, per Nizza il 14 luglio 2016 come per il mercatino di Natale a Berlino il 19 dicembre 2016 – agli ultimi due dei quali erano presenti “per caso” degli israeliani legati ai servizi di Israele e per altri che non ricordo.

    1. agli arabi i soldi glieli diamo noi ogni volta che facciamo il pieno dal benzinaio e per il tramite dei meccanismi commercial-estrattivi instaurati dalle sette sorelle occidentalissime che hanno imposto il dollaro come moneta di scambio del petrolio.
      Quello che poi gli arabi fanno con quel danaro è facilmente intuibile.
      Che Israele stia dietro a tutto mi sembra francamente improbabibile: gli israeliani non hanno bisogno di farci sapere che gli arabi vogliono fargli la pelle: ci pensano già gli arabi.
      Rimane il grosso dubbio riguardo a chi in occidente gioca ambiguamente con gli arabi e la certezza che comunque gli arabi si scannano a vicenda.
      In sintesi: notre dame come wtc?Non impossibile.
      PS: legni vecchi di secoli sono talmente impietriti che non si incendiano neanche con la fiamma ossidrica, se non sono previamente “preparati”.
      Forse rimarremo sempre con i nostri dubbi e interrogativi.
      Di certo è un segno dei tempi.
      Passo.

  3. Ho visto personalmente nella mia vita bruciare in situazioni diverse e teti di 3 case. Altro che se 23 minuti bastano e avanzano per appiccareun incendio di quelle dimensioni. Le congetture di questo articolo sono pura fantasia. Un corto circuito puó anche avere rilasciato qualche scintilla che é caduta su scarti o ritagli di lavorazione e il vento poi ha fatto resto. Legni secchi di secoli bruciano come paglia. E per domate un incendio del genere si dovrebbe infilarsi nel sottotetto a gettare acqua, e non sopra, cosa impossibile. Mi spiace ma ritengo questo articolo un cumulo di sciocchezze.

    1. Neanche il link di un video francese, che dimostra e conferma quanto esposto nell’articolo, piace alla Redazione?
      Le basta che Antonello abbia visto 3 case bruciare (quelle dei 3 porcellini?) e che dichiari che l’articolo sia “un cumulo di sciocchezze”?

      1. Ciò che aggiunge informazioni è tutto bene accetto, infatti lo pubblichiamo. Questo fa parte del lavoro di ricerca e rende i niostri lettori parte attiva del nostro lavoro. Grazie di cuore

  4. Carla D'Agostino Ungaretti

    Non voglio neanche pensare una ipotesi simile, ma il Male non ha limiti e maii si è tanto scatenato come negli ultimi secoli.

  5. Aggiornamento della procura francese : é stato il cortocircuito della sigaretta elettronica dell addetto alla sicurezza, mentre faceva fare la pipì al cane nella foresta di quercie.

  6. Io ci metterei proprio la volontà di distruggere Notre Dame per ricostruirne una nuova mondata dai simboli cattolici, tipo una sala Nervi in Vaticano o la chiesa di S. Giovanni Rotondo,piena di riferimenti massonici. Era insopportabile che la Francia e Parigi dove impera il laicismo avessero la loro cattedrale così profondamente cattolica.

  7. Sul fatto che non ci fosse nessun circuito elettrico alimentato a quell’ora c’è qualche dubbio, il ponteggio poteva essere allarmato , oltre allo stesso sistema antincendio. La polvere depositata nel sottotetto rappresenta un potente innesco per un legno di quercia vecchio di 700 anni. L’autoattentato governativo poi che senso avrebbe? Macron non ha speso una parola per gli assalti alle chiese cattoliche , quelle sì in aperto “odium fidei” che possono aver avuto matrice più varia nella Francia laicista che egli rappresenta. Si è detto anche che lo ha fatto perchè lo Stato non aveva i soldi per restaurarla, ma in quanto proprietario degli edifici è anche assicuratore stesso.

  8. antonio corso

    c’e’ una terza possibilita’: che siano state persone di un popolo che non e’ bene nominare, per vendetta contro il rogo di copie del talmud che ebbe luogo di fronte a questa chiesa nel XIII secolo. Le affermazioni di gioia di alcuni rabbini (da me lette nel blog od Blondet) legittimerebbero tale tesi.

    1. Esatto caro Antonio, ma in questo caso non lo sapremo mai… Non sono mai “loro” ad eseguire questi gesti, ma qualche utile idiota magari col nome islamico e un bel po’ di psicofarmaci in corpo…

  9. Per incendiare una trave di quercia (o anche legno meno pregiato) di 700 anni (o anche solo di 100 o di 50 o di 20 anni) non basta la scintilla di un corto circuito e men che meno la brace di una sigaretta. E non è sempre vero che “legni secchi di secoli bruciano come paglia”: dipende: talvolta si consumano senza fiamma. E, comunque, hai voglia ad incendiarli, non basta certo un scintilla. Per affermarlo, non è necessario essere laureati in Scienza dei materiali, in Fisica o essere un esperto dei Vigili del Fuoco. Basta possedere un caminetto. E, data l’estensione dell’incendio, l’ipotesi di un focolaio con “materiali di scarto” (quali?) è ben poco credibile.
    Per questo, i dubbi di Mario Di Giovanni sono più che legittimi e sono anche i miei, fin dal primo momento. D’altronde i possibili colpevoli non mancano: islamici, laicisti giacobini, satanisti e altri ancora…
    Silente

    1. Personalmente, punterei a chi sta sempre dietro alle “cellule impazzite” islamiche, al laicismo dal 1789 (e prima), al satanismo, ad altri ancora (comunisti, anarchici, ecc). Intelligenti pauca.

  10. 23 minuti sono più che sufficienti per l’innesco d’un incendio del genere, ma solo a determinate condizioni, difficilmente presenti nella circostanza specifica (materiali ad alta infiammabilità).
    Il legno di quercia subisce nel tempo un processo di ossidazione progressiva che ne aumenta la densità, la durezza ed il peso in maniera impressionante. Rimane ovviam. combustibile, ma ad innescabilità molto molto bassa.
    Certamente vi erano impianti elettrici inseriti nei ponteggi al momento di inizio dell’incendio, ma a basso amperaggio e dotati presumibilmente di interruttori automatici in caso di assorbimento anomalo, come sono normalmente tutti questi (come da normativa).
    L’incendio di Notre Dame de Paris è, di conseguenza, moooolto sospetto!

  11. L’attentato alle Torri Gemelle provocò tremila morti circa. Ricordo ancora quel buon sacerdote che indisse un’adorazione continua per tutta la giornata per accompagnare morti e moribondi ancora intrappolati nel rogo. Una vera sciagura.
    Ma a Nôtre Dame chi è morto?.
    Un tetto e una guglia farlocca? (per dirla alla Sgarbi)
    L’imponenza maestosa dell’edificio è intatta, e soldi per la riparazione ne hanno già raccolti tanti.
    L’attentato di solito vuole provocare morti come in Sri Lanka, quella sì una tragedia di morte..
    Se è stato un attentato non erano certo specialisti come quelli alle Torri Gemelle.

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